Alfano (SA)
 

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Comune di Alfano

 

Comune (SA)
Abitanti  1097
Altitudine 260 mt.
Superficie 4,82 Kmq
* C.A.P. 84040


ALFANO (SA)

Sono poche le notizie effettivamente attendibili sulla storia di Alfano: ci sono delle storie tramandate dagli anziani che vorrebbero che sulle pendici del monte Centaurino esistesse una grossa città che costeggiava la sponda sinistra del fiume Faraone, dalle pendici del monte fino all'attuale Roccagloriosa. In seguito alla distruzione di questa città, secondo alcuni per un catastrofico terremoto, secondo altri a causa di una guerra, i superstiti si sarebbero divisi tra l'attuale Rofrano e Alfano. Questa notizia acquista una certa credibilità se si pensa che alcuni luoghi sulle falde della montagna portano il nome di contrada di questa vecchia città; si ricorda San Leo, dove c'era una Chiesa dedicata a San Leo, "Torretta" dove dovevano esserci gli accampamenti dei soldati ed era il luogo posto molto in alto per avvistare i nemici "Pantano delle monache" dove doveva esserci un nucleo di abitanti.Vi è poi un'altra leggenda che cerca di spiegare l'origine di Alfano, secondo la quale in questo luogo sono venuti ad insediarsi gli abitanti di alcune città costiere, distrutte dai pirati, che avevano nome Malpa e Pixus, di cui si sono perse le tracce, che dovevano essere situati: la prima alla foce del fiume Mingardo-Faraone; la seconda alla foce del Bussento.
Queste popolazioni potrebbero aver risalito il fiume fino a trovare un luogo sicuro dove fermarsi al riparo da ulteriori attacchi nemici.La prima notizia effettivamente attendibile riguardante Alfano la troviamo nei Registri Angioini dove si afferma che gli abitanti di questo luogo avevano nascosto tre fuochi per cui dovevano pagare una multa di 22 tari e mezzo. Il 4 Febbraio 1946 Re Ferrante II concesse a Giovanni Caraffa, nobile napoletano, il territorio di Alfano insieme a quello di Policastro, S.Giovanni a Piro, Bosco e Torre così come li aveva posseduti Antonello de Petrtiy che era stato decapitato. Nel 1561 Muzio Dal Verme denunziò la morte del padre che aveva Alfano in feudo. Nel 1566 G. Battista Carrofa, conte di Policastro, rinunziò alla lite mossa contro di lui da Muzio Del Verme, circa la giurisdizione di Alfano. Risulta che nel 1588 Alfano fu acquistata da Paolo Brancaccio.
Nel 1619 il Viceré Duca d'Ossuna diede l'assenso alla vendita fattane da Scipione Brancaccio al dott. G. Andrea Vernallo di Campagna, per ducati 9500, il quale vi rinunciò a favore del figlio. Costui vendette poi il Feudo a Diego vitale di Cava per ducati 10500 nel 1624. Nel 1669 era in possesso di G. Andrea Bernalla, famiglia che lo possedeva ancora nel '700. Fin qui le origini storiche. Merce di scambio da un feudatario all'altro, Alfano visse la storia politica, sociale, culturale, economica del Cilento, al quale appartiene, del periodo borbonico, rivoluzionario, risorgimentale, contribuendo col sangue dei propri figli a migliorare le condizioni sociali, culturali, economiche e morali del Mezzogiorno d'Italia.

Personaggi illustri
Tra gli uomini illustri vissuti in Alfano ricordiamo la famiglia Del Verme, originaria di Verona, la quale si stabilì a Salerno dove sposò una nobile donna di quella città. La regina Giovanna II in premio dei tanti servizi a lei resi, gli assegnava un feudo in Alfano, assegnazione che veniva confermata da Alfonso D'Aragona. Di questa famiglia il personaggio che interessa Alfano fu Cono Luchino nato al Alfano il 2 giugno del 1675 dal conte Camillo Dal Verme di Maratea e da Antonia Manforte Dei Duchi di Laurito, mentre questi si trovavano in villeggiatura nella zona.
Cono Luchino studiò filosofia e giurisprudenza sotto la cura di Antonio Manforte, parente della madre. A 23 anni entrò nel clero napoletano e, divenuto sacerdote attese agli studi storici dedicando le sue pubblicazioni allo zio Luigi Dal Verme, cardinale di Ferrara; queste pubblicazioni furono encomiate da papa Benedetto XIII. Clemente XI nominò Cono Luchino Vescovo di Fondi, ma, essendo questa una residenza malsana gli venne concessa la sede di Ostuni (Br). Fu anche consigliere di Carlo VI per parecchi anni. Morì a 72 anni nella sede vescovile di Ostuni.Nel 1583 il paese di Alfano era costituito da 30 famiglie. Nel 1588, Paolo Brancaccio comprò il feudo. Il 29 settembre 1619 il viceré, Duca di Ossuna diede a Scipione Brancaccio il permesso di vendere questo feudo al Dott. G. Andrea Vernallo o Bernardo, di Campagna per 9.500 ducati; costui però vi rinunciò in favore del figlio.Nel 1624 il figlio del Vernallo vendette il feudo a Diego Vitale di Cava per 10.500 ducati. Nel 1669 il feudo di Alfano era posseduto da Giovanni Andrea Bernalla che lo tenne fino al 1700.
Il 10 gennaio 1759 Maria Rosa Bernalla ebbe il feudo in eredità dal padre Andrea che lo aveva avuto dal fratello Benedetto. Nel 1648 Alfano era formato da 40 fuochi cioè 200 abitanti, nel 1669 i fuochi erano 41 (205 abitanti). In questo periodo e cioè nel 1656 vi fu una grossa pestilenza in tutta l'Italia meridionale, ma si pensa che Alfano non ne fu particolarmente colpita poiché non vi fu una diminuzione di popolazione. Dopo la pestilenza nel 1659 vi fu un'alluvione che distrusse il raccolto e le piogge torrenziali fecero smottare le montagne. L'8 settembre 1694, alle ore 13, vi fu un terremoto che durò secondo quanto è scritto nei Ricordi della Badia di Cava, la durata di un Credo e fece grossi stragi. In una statistica delle arti e delle industrie manifatturiere voluta da Ministero dell'Interno del 1857 si dice che in Alfano vi era una sola ferriera nella quale erano occupati: un maestro in capo, due lavoranti e oltre una ventina di carbonari sparpagliati per la campagna addetti per la fattura dei carboni.
Per l'importo di questa ferriera il signor Pietro Novelli proprietario del circondario di Laureto, in relazione d'affari con i Landolina e gli Speranza, le famiglie più facoltose della zona, aveva investito 8.000 ducati facendo venire da Acerno un operaio specializzato. La ferriera occupava 10 persone ed aveva un giro d'affari di 1.500 ducati annui, tuttavia aveva una vita molto stentata infatti importava dall'isola d'Elba il materiale ferroso che scaricato a Scario doveva essere trasportato per oltre 10 miglia fino ad Alfano. Il ferro era venduto sulla piazza di Vallo a 13 ducati il cantaio. In seguito però il prezzo lievitò, a causa del primo sisma stradale per cui vi era combattività con il prodotto di altre ferriere più vicine a Vallo per cui il ferro di Alfano costava troppo e non veniva più acquistato.La famiglia Novelli abitava nel palazzo Novelli ancora esistente. Di questa famiglia non si è più avuta notizia. In paese però si racconta che è stata sterminata da una maledizione divina. Si dice infatti che di fronte alla loro casa sorgeva una chiesa dove tutte le mattine si celebrava la Messa.
Sembra che le campane suonavano di buonora disturbando il sonno dei signori Novelli che fecero abbattere la chiesa. Che questa chiesa sia esistita è certo, si sono trovate tracce durante gli scavi fatti per le fondamenta di alcune case, infatti in profondità sono state trovate ossa di scheletri umani; che la famiglia Novelli sia sparita è pure un dato di fatto, infatti nessuno ha più avuto notizie di loro.

 

tratto da:  http://www.comune.alfano.sa.it 


 

 

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