Atena Lucana (SA)
 

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Comune di Atena Lucana

 

Comune (SA)
Abitanti  2288
Altitudine 625 mt.
Superficie 26,01 Kmq
* C.A.P. 84030


ATENA LUCANA (SA)
è uno tra gli insediamenti più antichi del Vallo di Diano, come testimoniano i resti delle mura megalitiche del IV secolo a.C., addirittura preistorico, come suggerisce la presenza delle grotte nel vallone Arenaccia. Fu fondata dai Pelasgi con il nome di Larissa, dal toponimo della capitale della Tessaglia, che significa fortezza. Dell’epoca sono ancora visibili le tracce delle Mura Ciclopiche in località Serrone. Al periodo pelasgico seguì un periodo enotrio e quindi uno ellenico,e a questo periodo risalirebbe il nome Atena. Fu poi conquistata dai Lucani, che la resero grandiosa, tanto che essa fu una delle 12 città della loro confederazione. Conservò i suoi antichi privilegi,come il conio numismatico, anche in periodo Romano, quando divenne Municipio . Una importantissima epigrafe in lingua osca e grafia greca fa riferimento alle istituzioni romane e costituisce reperto fondamentale per la conoscenza degli istituti amministrativi nel passaggio dalla dominazione lucana a quella romana. I Romani conservarono il teatro greco presente nell’Acropoli di Atena e vi aggiunsero un tempio ad Esculapio, un tempio di Giove (attestato da un’epigrafe), un tempio di Cibele (anch’esso testimoniato da un’epigrafe), le terme, un foro lastricato ed un anfiteatro, venuto alla luce nel 1880. Numerose erano le ville di campagna dei ricchi patrizi, concentrate in particolare nella zona Fontana Casata, dove erano presenti anche terme private. Celebre è quella della gens Helvia, cui apparteneva la madre di Cicerone, che lo ospitò in una notte di aprile del 58 a.C. durante la sua fuga verso Brindisi e l’esilio. Dal Medioevo fino alla fine dell’Ottocento fu feudo quasi esclusivo delle famiglie Sanseverino e Caracciolo. Oggi, sebbene l'economia locale abbia radici agro-pastorali, l'impulso di nuove tecnologie, la qualificazione professionale, oltre ad innumerevoli investimenti, hanno promosso l'espandersi di attività artigianali e commerciali.

 

tratto da: http://www.comune.atenalucana.sa.it

 

le Chiese

Chiesa Collegiata di S. Maria Maggiore
La chiesa di Santa Maria Maggiore sorge nell'area del Forum della città romana di Atina come attesta un ritrovamento avvenuto nel 1880, consistente in una porzione di pavimentazione lastricata con iscrizione, la quale indica i nomi di due dei quattuorviri (i quattro magistrati cittadini in età romana), Logismus e Marcellus, che finanziarono con denaro pubblico la pavimentazione forense. La prima notizia dell'edificio però risale solo ad un documento datato 23 agosto del 967 quando, sotto il pontificato di Giovanni XIII, la chiesa venne enumerata tra gli altri edifici come facenti parte della diocesi di Capaccio. Nelle Rationes Decimarum (registro delle decime che venivano riscosse dagli enti ecclesiastici) del XII-XIII secolo venne designata come Ecclesia Archipresbyteralis Sanctae Mariae Majoris. Nel 1541, Paolo III la elevò alla dignità di collegiata e venne retta da un capitolo di canonici, tra cui vi furono le dignità di Arciprete, Primicerio e Cantore. Poco in verità conosciamo della facies medievale dell'edificio. Dal 1741 in poi (come testimonia l'iscrizione posta sul portale d'ingresso) vi furono importanti lavori di ristrutturazione e restauro che cancellarono definitivamente le fasi precedenti. Nel 1753 fu stipulata una convenzione tra mastro Carlo Peccheneda e il figlio, di professione pittore, Nicola e il capitolo di Santa Maria Maggiore per i lavori di ricostruzione e decorazione della chiesa. Carlo Peccheneda si occupò della ricostruzione a fundamentis dell'edificio, mentre il figlio Nicola si occupò di decorare l'aula e l'abside con delle tele[7]. A sovvenzionare i lavori di restauro e abbellimento, forse fatiscente e vetusto, furono la munificenza dell'arciprete-abate Nicola Sabini Del Sole e le offerte raccolte dagli altri luoghi pii. Anche la torre campanaria, di impianto trecentesco, che si erge sulla sinistra dell'edificio, subì interventi di rifacimento. L'interno ad aula unica ospita dieci altari laterali (la cui proprietà un tempo era detenuta dalle famiglie nobiliari e borghesi che vi esercitavano lo jus patronatus) che conservano simulacri lignei e altari in marmo o pietra. Da segnalare sono: l'elegante busto ligneo di San Biagio del XVIII secolo (di scuola napoletana), patrono della cittadina, l'Assunta di Giacomo Colombo e un elegante simulacro della Vergine del Rosario, attribuita al medesimo Colombo. Sull'aula si imposta un soffitto a cassettoni interamente stuccato. Nel secondo registro, invece, furono realizzati nel 1751 otto ovali in tela dal pittore di Polla Nicola Peccheneda, raffiguranti i Santi Apostoli. Sempre della stessa campagna decorativa fanno parte i quattro ovali presenti nel catino absidale e che rappresentano l'Annunciazione, la nascita di Maria Santissima, la Presentazione di Maria al tempio e la visitazione a S. Elisabetta. Dietro l'altare maggiore del XVIII secolo con balaustra in marmi policromi fa bella mostra di sé la grande tela di ignoto autore dell'Assunzione di Maria Vergine al cielo. A culminare lo splendore, tra oro e stucchi, è la controfacciata: su un tamburo ligneo affrescato, dove nel centro campeggia un dipinto dell'Immacolata, è collocata la cassa lignea in oro di un pregevole organo della metà del Settecento. Al di sopra, di ignoto autore, si possono ammirare due tele centinate realizzate per la Confraternita del S. Rosario che raffigurano la Vergine del Santo Rosario tra santi domenicani e una Sacra Famiglia con San Vincenzo Ferrer adorante. Degno di ammirazione è il pavimento, realizzato con materiali lapidei romani e coccio pesto. Sullo stesso sono presenti tombe funebri a terragna di famiglie gentilizie atinati come gli Spagna, i Sabini del Sole, i Cicchetti e i principi Caracciolo.

Santuario di S. Ciro (già chiesa di S. Michele Arcangelo)
È tra le chiese più antiche di Atena. Le prime testimonianze risalgono al secolo XI e sorge sul sito di un tempio romano, sacro alla dea Cibele. Fino al 1965 questa chiesa era dedicata all'arcangelo Michele e le sue origini sono da considerarsi immemorabili, come reca incisa l'iscrizione lapidaria apposta sull'architrave del portale d'ingresso: TEMPLUM HOC AB IMMEMORABILI CONSECRATUM ET DIVO MICHAELI DICATUM DECENTIUS ET COMMODIUS REDACTUM/ R. D. SILVERIO ABB. BARRILE RECTORE A.D. MDCCXXXIX. Dell'architettura romanica conserva la facciata a capanna e l'impianto basilicale a tre navate. Coevo è un prezioso affresco, conservato nella sagrestia, raffigurante il Christus patiens. L'altare maggiore fu realizzato nel 1861 dai marmorari Agnello e Fiorentino Conforti da Salerno che separa la navata centrale dal seicentesco coro ligneo, sovrastato da una cupola ornata da stucchi. Nella parte centrale della scarsella, sopra il coro ligneo, è collocata una tela del 1862 secolo rappresentante San Michele arcangelo che sconfigge il demonio. Tra le cappelle laterali si segnalano: la cappella marmorea di San Ciro (al termine della navata destra) con un altare in marmo policromo dove è conservata la statua del martire del 1863 di Michele Abruzzese da Salerno; la cappella della famiglia Pessolano che conserva una tela di Nicola Peccheneda riproducente la Vergine Immacolata tra i santi Stefano, Luigi e Pasquale; cappella della Crocifissione con omonima tela del XVIII secolo; cappella Curto con tela del Seicento della Vergine delle Grazie ed infine la cappella dei Sabini del Sole con tela ad opera del pittore Feliciano Mangieri di Brienza raffigurante la Vergine del Carmine tra i santi Giovanni Battista ed Evangelista e Vito martire. Il 19 maggio 2013, in occasione del 150º anniversario del miracolo di S. Ciro a Atena, la chiesa è stata elevata a Santuario diocesano.

Chiesa di S. Nicola
L'edificazione della chiesa di San Nicola è ascrivibile tra la fine del IX e gli inizi del X secolo d.C. L'edificio sorge intra moenia della città medievale e come tutte le chiese anteriori al Mille ha l'abside rivolto ad est, in modo che i fedeli, pregando, volgano le spalle all'Occidente, simbolo del peccato. Fu chiesa parrocchiale fino alla prima metà del Seicento, quando venne incorporata alla parrocchia di Sant'Angelo cum juribus, honoribus et oneribus. La struttura a navata unica termina con un'abside a pianta quadrata, sormontata da una volta a crociera del XIV secolo. L'altare maggiore in pietra e marmi intarsiati è datato 1790 ed apparteneva all'antica parrocchia di San Michele come dimostra il bassorilievo sotto la mensa, raffigurante l'Arcangelo. Dietro l'altare maggiore vi è una tela del 1645 raffigurante il miracolo di S. Nicola di Bari. Ha subito nel corso dei secoli vari rimaneggiamenti, in particolar modo nel XIX secolo, quando l'interno fu completamente rifatto in stile neoclassico. Il coro ligneo ai lati dell'aula fu realizzato nella seconda metà del XIX secolo per ospitare i confratelli della congrega di S. Maria della Colomba che qui aveva la propria sede. È la chiesa dove, nel 1863, la giovane Marianna Pessolano "moribonda, andò a prostrarsi dinanzi alla statua di San Ciro e fu guarita", come ricorda la lapide posta in occasione del 150º anniversario del miracolo.

Cappella di S. Giuseppe
È una cappella di origine medievale come dimostra l'affresco del XIV secolo sopra il portale d'ingresso. Precedentemente intitolata a S. Caterina d'Alessandria, l'edificio mutò intitolazione agli inizi del XIX secolo ad opera della nobile famiglia Pessolano Filos che la acquistò dal demanio facendone gentilizia cappella. Al suo interno è conservato un altare in pietra di Padula recante sui pannelli litici laterali l'arma araldica della famiglia. Sopra l'altare un elegante busto ligneo rappresentante San Giuseppe impreziosisce l'area sacra.

Cappella delle Anime del Purgatorio o di S. Sofia
La cappella fu eretta nei pressi dell'anfiteatro romano e intitolata inizialmente a S. Sofia. Nel XVIII secolo fu denominata sotto il titolo ''delle Anime del Purgatorio'' e successivamente divenne di proprietà della famiglia Mango e restaurata dal sacerdote don Lucantonio Mango in occasione dell'anniversario dell'ordinazione sacerdotale.

Santuario di Maria SS. della Colomba
Il santuario è posto fuori dal centro dell'abitato e si allunga sopra l'omonima valle detta della Palomba. Il culto è legato alla miracolosa apparizione della Vergine SS. ad un pastore che avendo smarrito un giovenco tra le forre e le pareti scoscese della roccia lo ritrovò prostrato dinanzi ad una sacra immagine mariana posta in un incavo di un albero. La tradizione vuole, inoltre, che una prodigiosa nevicata abbia tracciato il perimetro della cappella, proprio sul luogo dell'avvenuta apparizione. Prima dell'unità d'Italia, il convento fu sede dei frati francescani, i quali erano propagatori del culto della Vergine delle Grazie. L'entrata si apre con un portale in pietra del secolo XVIII, dove nella chiave di volta è scolpita una colomba; ai lati due angeli in pietra di Padula e opere di Andrea Carrara sorreggono una colomba. Accanto al complesso si innalza il campanile con tre campane che oltre a richiamare i fedeli per le funzioni liturgiche, venivano suonate per placare le tempeste. Prima di entrare nel sacello si attraversa il chiostro, ampliato nel 1840, quando fu necessario prolungare l'antica cappella e congiungerla con il nuovo corpo edificato a valle, per accogliere le salme dei defunti dopo la proibizione di seppellire i morti all'interno dell'abitato. Sotto gli archi che delimitano su di un lato il perimetro del chiostro, infatti, sono ben visibili alcune botole che chiudono camere sepolcrali. La struttura originaria della cappella - prima dell'allungamento - terminava dove finisce il ciclo pittorico di Anselmo Palmieri di Polla, realizzato nel 1713. Il ciclo pittorico diviso in varie scene dentro riquadri pittorici rappresenta la Nascita di Maria, la presentazione di Maria al tempio, lo Sposalizio con S. Giuseppe, la Visitazione, la Natività di Gesù e la Circoncisione. L'aula termina con un presbiterio rialzato e collegato da una imponente scalinata con balaustra in pietra di Padula. L'altare maggiore in commessi litici e marmorei conserva nell'edicola una pregevole scultura della Vergine in pietra e stucco del XIV secolo, legata all'iconografia bizantina.

Cappella dei Santi Sebastiano e Leonardo o S. Maria della Salute (XV secolo)
Cappella della Vergine del Carmine (XVIII secolo)
Cappella della Madonna di Costantinopoli (XIV secolo)
Cappella di S. Antonio agli Arnici (XVI secolo)
Cappella di S. Giuseppe ad Atena Scalo (XVIII secolo)
Cappella del Cuore di Gesù (XX secolo)
Chiesa Parrocchiale di S. Michele arcangelo (XX secolo)
Ruderi Chiesa paleocristiana di S. Pancrazio (VI-VI secolo)
Ruderi monastero verginiano di S. Ippolito (IX-X secolo)

 

tratto da: https://it.wikipedia.org/wiki/Atena_Lucana
 

 

Manifestazioni ed eventi:

31 gennaio

Solennità di San Ciro medico, eremita e martire. Protettore

3 febbraio

Solennità di San Biagio vescovo e martire. Patrono di Atena Lucana

3° domenica di maggio

Festa di San Ciro con tradizionale processione e fuochi artificiali

1° maggio

S. Giuseppe (Atena Scalo)

13 giugno

Sant'Antonio. Processione alla cappella in contrada Arnici

2 luglio

Solennità di Maria SS. della Colomba. Protettrice di Atena Lucana

2° domenica di agosto

Festa di San Biagio, Patrono. Il sabato, percorso storico-enogastronomico nel centro storico Piatti Poveri

8 ottobre

S. Francesco Borgia. Tradizionale Fiera

8 dicembre

Falò Immacolata ad Atena Scalo

13 dicembre

Falò di Santa Lucia Atena Paese
 

 

   Altri eventi:

 


 

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