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16 agosto 1860 - da: "la Basilicata" del 1928

Il giorno 16 agosto del 1860, a Corleto si celebrava la festa di San Rocco.

Un ardito sacerdote, Salvatore Guerrieri, dal pulpito della chiesa nella quale il popolo era raccolto, più che parlare del Santo, incitò i fedeli alla ribellione contro i Re di Napoli spergiuri e tiranni.

La sera, sulla piazza del castello, era già riuniti quattrocento cittadini armati, disposti a marciare su Potenza per proclamarvi la caduta dei Borboni. Il comitato che aveva lungamente preparato la rivolta era al completo.

Giacinto Albini, parlò al popolo, e, tra l’entusiasmo di tutti, proclamò senz’altro la costituzione del governo nazionale. Fu un delirio di applausi.

Più tardi cominciarono a giungere gli insorti di altri paesi. Primi quelli di Pietrapertosa, poi gli altri di Armento, di Ferrandina, di Miglionico.

Affidato il comando al colonnello Boldoni ed a Carmine Senise, la mattina del 18, si partì per Potenza. A Laurenzana quelli animosi incontrarono, con gli insorti del paese, quelli di Viggiano, di Marsicovetere e di Accettura; più in là quelli di Anzi, di Calvello e di Abriola.

La colonna che marciava ardita ed intrepida, quando, dalle alture di Rifreddo, scorse Potenza levò un formidabile grido di esaltazione e di saluto.

Sulla strada bianca di Napoli si vedevano gruppi della gendarmeria borbonica cacciati dal capoluogo.

Alcuni fuggivano, altri si appiattavano nelle strade e nei canneti.

La sera tardi, quel magnifico esercito di patrioti entrò a Potenza tra il tripudio e la gioia di tutto un popolo che sentiva finalmente spezzate e per sempre le catene della orribile tirannia.



da: "la Basilicata" del 1928

Autore: Testo di F. Di Sanzo

 

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