Postiglione (SA)
 

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Comune di Postiglione

 

Comune (SA)
Abitanti  2198
Altitudine 605 mt.
Superficie 48,24 Kmq
* C.A.P. 84026


POSIGLIONE (SA)

L'ipotesi più accreditata è che il nome Postiglione sia stato dato al paese dalle numerose famiglie di Paestum che, tra l'800 e il 900 d.C., furono costrette a lasciare la loro città per i frequenti attacchi e saccheggi dei Saraceni e dei pirati turchi. Quindi il nome potrebbe derivare proprio da Paestum e da elios (έλιοσ), che in greco significa sole; oppure da Paestum e da elaion (έλαιον), che in greco significa ulivo; oppure da post (che in latino significa dietro) ed elios (cioè dietro il sole); o forse il nome deriva da un tale "Postilus", agricoltore, prima schiavo e poi affrancato, come dovrebbe suggerire l'aggiunta "ianus" che i romani davano ai liberti . Allora potrebbe derivare anche dal più recente vocabolo "postiglione", com'era detto il vetturino che conduceva la corriera postale. Alla "Duchessa", infatti, lungo la via che i Romani avevano rifatto a doppio strato e rastricata (rastricata et strada), come ancora oggi si può vedere, vi era una stazione di posta per il cambio di cavalli e vetturino.

Le origini di Postiglione si fanno risalire al decimo secolo quando gli abitanti dell'antica Paestum, costretti dalle incursioni dei Saraceni e dei pirati turchi, ad abbandonare la propria terra, si rifugiarono in questo luogo considerato idoneo per la difesa. Per ricostruire la storia di questo paese è necessario considerare che nel periodo di tempo che va dal 476 d.C. al 1000 d.C., l'Italia meridionale restò in parte sotto l'influsso e sotto la protezione dell'Impero romano d'Oriente. Questa protezione finì quando un normanno, Rainulfo Drengot, di ritorno da una crociata, assunse il ducato di Aversa. Da quel momento i Normanni dilagarono nell'Italia del sud, cambiandone completamente la fisionomia. Il feudo di Postiglione faceva parte del potente Ducato longobardo di Salerno. Le prime notizie storiche ci dicono che questo feudo era stato in possesso di Guaimaro IV e poi di Gisulfo II, longobardi principi di Salerno. Quest'ultimo nominò suo successore il fratello Pandolfo. Ma all'incirca nell'anno 1060 d.C. la stella dei longobardi volse al tramonto e subentrò quella normanna, rappresentata da Roberto il Guiscardo (il furbo), degli Altavilla, che aveva conquistato la Puglia e la Calabria, aveva sconfitto Gisulfo, ne aveva sposato la sorella, sorella anche di Pandolfo, a cui il magnanimo Roberto aveva lasciato il possesso del feudo. A Pandolfo susseguirono nel possesso del feudo il figlio Euferio e a questi il figlio Lampo. Alla morte di Lampo il feudo passò a Tancredi d'Altavilla (1145) e poi a Guglielmo da Postiglione che secondo alcune ipotesi sposò una figlia di Tancredi. Guglielmo fu un uomo di coraggio e di specchia rettitudine, giustiziere regio e fedelissimo all'imperatore ed avveduto amministratore poiché allargò i confini del feudo con l'aggiunta di Aquara, Castelluccia, Civita, Selvanegra, Controne, Pantuliano, Serre e San Zaccaria, e con l'annessione di Corleto Monforte, Sant'Angelo a Fasanella, Ottati, Roccadaspide, Albanella e metà feudo di Capaccio. Guglielmo da Postiglione ebbe due figli: Tancredi e Guglielmo II. Il feudo andò in eredità al primogenito Tancredi e successivamente al marito di Alessandrina, figlia di Tancredi, Pandolfo Fasanella, anche lui di stirpe normanna e appartenente alla famiglia dei Sanseverino. Egli per rispetto del suocero non assunse il cognome "da Postiglione" come era in uso in quell'epoca. Pandolfo fu molto stimato da Federico II che tuttavia tentò in tutti i modi di catturarlo quando scoprì che Pandolfo era a capo di una congiura di palazzo contro di lui. A Pandolfo non rimase che fuggire da Papa Innocenzo IV, in quel momento acerrimo nemico di Federico II. Federico concesse allora il feudo a Giovanni da Procida, suo medico personale, nato a Salerno e marito di Pandolfina, unica figlia di Guglielmo II sopra riportato. Quando alla morte di Federico II il trono passò al figlio Manfredi, avuto dalla protetta del Papa, Bianca Lancia, i fuoriusciti Salernitani tornarono in patria per essere rivestiti dei loro domini. Tra essi c'era Domenico, il secondo figlio di Guglielmo II che fu insediato al posto di Giovanni da Procida. Ma alcuni di coloro che erano ritornati in patria ed erano stati rinsediati nei loro domini si ribellarono. La reazione di Manfredi fu spietata. Furono quasi tutti incarcerati e giustiziati, tra questi Domenico da Postiglione che fu portato a Foggia e impiccato. Il feudo tornò in possesso di Giovanni da Procida. Quando l'Italia meridionale passò alla dinastia dei D'Angiò, Carlo, fratello di Luigi IX re di Francia, fu nominato re di Napoli, i fuoriusciti che si erano ribellati a Manfredi tornarono nei loro possedimenti ed il feudo venne ceduto da Giovanni da Procida a Pandolfo Fasanella sopra riportato. Ovviamente per via dei cambiamenti il feudo di Postiglione si era impoverito di molto. Giovanni da Procida aveva avuto gran cura della ristrutturazione del castello ma il feudo contava solo 150 fuochi (ovvero famiglie) comprese quelle di Selvanegra. Per fortuna rinsediato Pandolfo Fasanella, stimato molto da Carlo I d'Angiò che lo nominò nel 1266 "giustiziere di Bari", capitano generale del principato, Vicario reale a Roma, Ciambellano del re e Vicere della terra di lavoro e di Bari, il feudo trasse profondo beneficio dalla posizione del suo feudatario e le sue condizioni generali migliorarono. Morto senza eredi Pandolfo Fasanella, il re Carlo II d'Angiò assegnò il feudo a Tommaso II dei Sanseverino, la cui famiglia aveva rischiato di essere annientata per aver capeggiato la congiura contro Federico II. Miracolosamente il piccolo Tommaso, di nove anni, si era salvato perché un fedele domestico della famiglia lo aveva condotto prima presso uno zio materno e poi alla corte del papa Innocenzo IV, che lo aveva accolto con ogni cura e gli donò in sposa una sua nipote. Tommaso II, conte, fece costruire la Certosa di Padula e capeggiò la difesa del Regno di Napoli durante la guerra del Vespro. Morì nel 1321. Dalla sua morte al 1523 il feudo restò assegnato ai Sanseverino senza nessuna nota di considerazione. L'unico fatto di rilievo avvenne nel 1472. Ai D'Angiò erano subentrati i D'Aragona. A seguito dell'ennesima congiura, il re Ferdinando I dichiarò ribelle Girolamo Sanseverino. Il feudo fu quindi incamerato della corona. Nel 1496 il re Ferdinando decise di perdonare i Sanseverino e li reintegrò nei possedimenti così, Bernardino Sanseverino, figlio del perdonato Girolamo, riebbe il feudo che passò in eredità al figlio Pietrantonio. Il feudo fu proprietà dei Baroni Riccio di Napoli dal 1507 al 1510, Patrizi del Sedile di Nido. Nel 1523 il feudo passò a Petraccone Caracciolo. Da questi ad Agostino Grimaldi, che lo cedette alla duchessa di Eboli, Laura Beltramo, la quale fu contestata dalla Universalità di Postiglione (era questo uno dei pochi diritti dei sudditi). La duchessa che risiedeva nei mesi estivi nella località che ancora oggi porta il suo nome, fu condannata alla restituzione di quanto aveva acquistato e pertanto il feudo passò al figlio della duchessa, Ottavio Franco. Alla sua morte gli successe il figlio Giovan Battista che molto amò il suo feudo mostrandosi sempre buono e generoso con tutti, tanto che, in occasione di una carestia, fu creato un monte frumentario per i bisognosi, i quali potevano avere in prestito il grano pagando un prezzo quasi nullo. Nel 1627 Postiglione fu elevato al rango di marchesato. Alla morte di Giovan Battista Franco, avvenuta nel 1648, il feudo passò al figlio Jacopo Milano che, contrariamente al padre, angariò l'universalità in diversi modi, e tra l'altro, vantando un credito inesistente, occupò i pascoli della difesa "Lagorosso". Fece infine trasferire il titolo di marchesato da Postiglione al suo possedimento di Polistena, in Calabria, per rivendere questo paese dopo pochi mesi. L'acquirente Giuseppe Spinelli, pentito, cercò di riavere il denaro. Ne nacque un contenzioso che finì solo con l'acquisto del feudo da parte di Ippolita Pelagnao di Cellamare che lo passò al duca Marcantonio Garofalo nel 1659. La famiglia Garofalo tenne il feudo di Postiglione fino al 1760 quando lo cedette al re Carlo II di Borbone che lo aveva acquistato, insieme al feudo di Controne, per ampliare la sua tenuta di caccia di Persano. Il feudalesimo finì con la legge nel 1806. Dal 1811 al 1860 è stato capoluogo dell'omonimo circondario appartenente al Distretto di Campagna del Regno delle Due Sicilie.

Dal 1860 al 1927, durante il Regno d'Italia è stato capoluogo dell'omonimo mandamento appartenente al Circondario di Campagna.

Architetture militari
Castello normanno (XI secolo). Questa struttura venne costruita verso l'anno 1000 da tre fratelli Normanni, ovvero Riccardo, Ruggiero e Guglielmo di Hauteville. Si presenta come un sistema di fortificazione articolate intorno ad un corpo principale. L’edificio era munito di sei torri. Una di queste consentiva l’accesso al carcere, un'altra, con delle scale, portava a parti sottostanti da dove accedevano le carrozze. Durante i conflitti mondiali era adibito a carcere militare successivamente museo, oggi vi si può ammirare uno splendido panorama che comprende il Golfo di Salerno, il parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni (in cui si trova), parte della costiera cilentana e di quella amalfitana e infine l'isola di Capri. Grazie alla sua posizione strategica, infatti, nel corso dei secoli fu conteso da molti personaggi illustri.


 

tratto da:  https://it.wikipedia.org/wiki/Postiglione_(Italia) 


 

 

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