Salvitelle (SA)
 

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Comune di Salvitelle

 

Comune (SA)
Abitanti  582
Altitudine 640 mt.
Superficie 9,60 Kmq
* C.A.P. 84020


SALVITELLE (SA)

Dal libro "Salvitelle" Itinerario storico dal 700 ad oggi a cura di Pietro Zirpoli - Patrocinato dall'Associazione Terra delle Selve e Provincia di Salerno CENNI STORICI.
Le origini storiche di Salvitelle vengono fatte risalire al V/VI secolo dopo Cristo, quando nella regione le popolazioni lucane si sarebbero rifugiate sulle alture abbandonando i villaggi delle valli invase da Goti, Bizantini e Longobardi a partire dal '400 fino ad oltre la metà del secolo seguente. "E' situata questa terricciola - scrive Giustiniani - su una collina; ma si vuole che anticamente fosse stata situata un po' più in basso, ove tuttavia veggonsi avanzi di fabbrica e sonovisi ritrovati delle iscrizioni e resti di tombe". Nei terreni vallivi circostanti, infatti, numerosi sono stati i ritrovamenti archeologici romani e preromani, ma una campagna di scavi e di studi sistematici ed a vasto raggio non è mai stata compiuta. In località Pareti (tenimento di Buccino) venne alla luce una vasta fortificazione che controllava la valle del fiume Platano, fortificazione completamente priva di tracce di edifici all'intemo. La cinta muraria dei Pareti potrebbe essere la costruzione di un santuario (IV secolo a.c. ?). Come pure a S. Marco, località in Salvitelle (proprietà Zirpoli) vennero scoperti resti di una cinta di mura "ciclopica", enormi blocchi irregolari, incastrati secondo una particolare tecnica, dalla misura di m. 1,50 x 0,90, di calcare locale. La cinta di mura si affaccia sulla vallata percorsa dal fiume Melandro - Bianco. Agli inizi degli anni settanta, invero, uno scavo, in zona Tufariello, fu effettuato da una missione archeologica americana della Brown University diretta da R. Ross Holloway e venne alla luce un villaggio del secondo millennio avanti Cristo, età del bronzo, la cui economia, praticando alcune forme rudimentali di agricoltura, era principalmente basata sull'allevamento di ovini, caprini e bovini. Molti altri reperti, anche prima però, erano venuti fortuitamente alla luce senza connessione e continuità. Molti trafugati, altri distrutti. Cinque epigrafi tombali, probabilmente risalenti al periodo delle guerre sociali ed inneggiami Marco Manilio ed altri, incise su plinti rettangolari di pietra, si trovano murate nella chiesa del SS. Rosario che, insieme a vasellame, a resti di mura ed acquedotti, nonché diverse sepolture e numerose are funerarie, testimonierebbero l'esistenza, lungo le valli del Melandro e del Tanagro, di un "vicus" o di un "fundus" (centro agricolo autonomo) che sarebbe stato, poi, abbandonato dagli abitanti in seguito alle continue scorrerie barbariche. Con il dissolvimento dell'impero romano e con le invasioni barbariche si ebbero questi nuovi insediamenti di sommità in zone, allora, prettamente boschive. E tale caratteristica naturale sembrerebbe essere testimoniata anche dal nome stesso di Salvitelle che, per alcuni, trae origine dal latino "Silvae tellus" (terra di selve o delle selve), e che per altro verso in un documento o meglio in vari documenti del Settecento viene riportato come "Selvetelle" (piccole selve). Altra ipotesi sull'origine del toponimo, secondo altri, potrebbe riferirsi alla tipologia dell'insediamento, similmente a Sala Consilina ed alla stessa Salerno, quale "Sala e Vitelli" della omonima gens romana. Il primitivo centro abitato sorse, dunque, sulla cima di un'altura sulla quale, pare, esistesse già un fortilizio romano, eretto, dopo la seconda guerra punica, in seguito alla sconfitta subita dall'esercito romano nella famosa battaglia dei "Campi Veteres", tenimento di Vietri di Potenza, nel 212 a.c. da parte dei Cartaginesi. Questo piccolo presidio fu consacrato alla Dea Tellure come lo spazio libero il più adatto, sia per la sua feracità che per la sua bellezza, a venerare la Dea. Salve Tellus! ripetevano i legionari di Marco Manilio (ritenuto da alcuni il fondatore del paese) quasi a propiziarsi la Dea ... Salve Tellus! scandivano con ritmo devoto tutti i residenti nell'euforia bacchica prodotta da quel vino meraviglioso del posto ... E questo saluto, che era una invocazione, un ringraziamento ed una preghiera rivolta alla dea dagli abitanti del luogo, divenne, secondo alcuni storici dei secoli scorsi, il nome del paese. Salve Tellus ex templo Telluris nuncupata nunc Salvetella (Mons. Arcangelo Lupoli) (Salve Tellus o Terra (come divinità nutrice) dal tempio di Tellure (è) chiamata ora Salvitelle).
L'attaccamento a questa divinità fu tale che i salvitellesi resistettero moltissimo alla infiltrazione cristiana e quando Roma era già convertita, Salvitelle si stringeva ancora intorno all'antica divinità. Quando, però, la religione di Cristo conquistò i cuori di questi montanari essi divennero religiosi fino al fanatismo e nel 1500, in uno di questi impeti, secondo una leggenda popolare, distrussero l'icona della dea che era un saggio di pittura romana. Devoti a Maria Santissima, i salvitellesi dedicarono a Lei la chiesa dell'antica dea con il nome di "S. Maria Capua Vetere" e dopo la vittoria di Lepanto (1571) fu dato alla Chiesa il nome del SS. Rosario. L'origine del paese, dunque, come quella del nome Salvitelle è molto discussa. Al tempo dei Longobardi, scrive G. Lamattina, il paese aveva già una sua autonomia con amministratori e magistrati eletti dal "conventus civium", sorto con la fine dell'Impero, e tale forma di governo rimase anche quando, tra 1'844 e 1'853 dell'era volgare, dal Ducato di Benevento si staccò il Principato di Salerno. Scesero poi i Normanni, avventurieri senza scrupoli, che, approfittando dei dissidi e delle debolezze dei duchi longobardi, in pochi decenni si impossessarono di tutto il Mezzogiorno. E Salvitelle cadde sotto il dominio di qualche guerriero normanno il quale, esautorata l'autorità del "conventus civium", assunse i pieni poteri civili e militari del piccolo feudo. Ma verso la seconda metà del secolo XII Salvitelle passa sotto il dominio dei feudatari normanni di Caggiano. "Rogerius de Cajano tenet Silvitellam, quam dixit feudum 1 militis ..., scrive Alberigo da Montecassino nel "Catalogus Baronum". Nei secoli successivi ai Normanni di Caggiano subentrarono i Gesualdo e la posizione giuridica di Salvitelle non cambiò. Don Luigi Gesualdo, avendo bisogno di danaro, intorno al 1580, vendette il nostro paese all'Università di Caggiano e questa, a sua volta, verso la fine del secolo successivo e precisamente nel 1674, lo vendette a Don Nicola Potenza. Fino al '700, come gran parte dei piccoli centri del Mezzogiorno, Salvitelle fu teatro di continue incursioni di eserciti stranieri, i quali miravano soprattutto ad impadronirsi del luogo per la sua posizione strategica. Fu, altresì, tormentato dai soprusi dei feudatari a cui bisognava versare cospicui tributi. Fu colpito da pestilenze e carestie. "Dalla peste che nella metà del secolo XIV devastò l'Italia, Salvitelle ebbe a soffrire grandissimi guasti, scrive Don Alessio Lupo, e si ha memoria che solo diciassette case vi restarono aperte con pochissimi individui che poterono salvarsi da quel tremendo flagello. Dopo quell'epoca funesta parecchi naturali di Caggiano passarono ad abitarvi e di anno in anno ne accrebbero nuovamente la popolazione". E tali calamità, compreso il terremoto, si ripeterono ancora nei secoli successivi. Subì le conseguenze del malgoverno spagnolo quando, con la caduta degli Aragonesi nel XVI secolo, Francesi e Spagnoli si contesero il Reame di Napoli. I nuovi padroni, gli Spagnoli, considerarono il Mezzogiorno una terra di conquista. Nuove tasse si aggiunsero alle antiche, i soprusi e gli oneri fiscali si centuplicarono. Le nostre contrade divennero lande deserte, squallido regno di briganti e malandrini. La povera gente preferì il vagabondaggio o la migrazione verso contrade più tranquille e meglio governate. Ad aggravare, infine, la situazione vi fu il dilagare dell'usura nata per i gravi squilibri sociali provocati dal regime feudale. A queste condizioni di miseria, in cui versava anche il popolo salvitellese, non rispondeva e non rispose, purtroppo, l'interessamento dei Governi centrali. Rispose, invece, solo l'intervento generoso dei singoli cittadini che, tramite lasciti, consentirono il sorgere di "ospizi" e la istituzione dei "Legati pii dei" Monti frumentari" e dei "Monti pecuniari", i cosiddetti Monti di Pietà. "Queste abbondanti istituzioni di beneficenza che offre Salvitelle – scrive Don Alessio Lupo - depongono dello spirito caritatevole e generoso di quelle famiglie che le fondarono a sollievo della classe indegente la quale trova non piccolo sollievo nel poter facilitare il collocamento di ben diciassette zitelle ogni anno".


 

tratto da:  http://www.comune.salvitelle.sa.it 


 

 

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