San Giovanni a Piro (SA)
 

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Comune di San Giovanni a Piro

 

Comune (SA)
Abitanti  3818
Altitudine 450 mt.
Superficie 37,90 Kmq
* C.A.P. 84070


SAN GIOVANNI A PIRO (SA)

Verso l’anno 990 d.C., i monaci basiliani provenienti dall’Epiro fondarono, in località Ceraseto - così denominata perché all’epoca ricchissima di piante di ciliegio - l’Abbadia di S. Giovanni Battista. Il Cenobio, diretto da illustri studiosi ed umanisti, fu uno dei più importanti monasteri del monachesimo greco dell’Italia Meridionale. Le notizie più cospicue ed attendibili sull’origine del Cenobio e della comunità di S. Giovanni a Piro, ci vengono fornite dall’avvocato Pietro Marcellino Di Luccia. Questi, in una sua opera del 1700, ci ha lasciato validi e sicuri elementi per la formazione di un attendibile disegno storico della cittadina. L’importanza della sua documentazione è notevole in quanto egli poté consultare documenti oggi scomparsi. Il territorio dove sorge il Cenobio, posto alle falde del monte, costituiva un rifugio sicuro e pressoché inattaccabile. I frati basiliani cercarono subito di iniziarne la coltivazione, dando notevole impulso, oltre che a colture di ogni genere, anche all’industria armentizia, in modo da garantire al sorto cenobio una cospicua e necessaria risorsa economica che assicurasse una completa indipendenza ed una vita propria alla nuova comunità. I monaci basiliani, oltre a servirsi dell’operosa attività della scarsa popolazione del vicino nucleo abitato, chiamarono sul posto anche numerosi coloni dei villaggi circostanti che ben presto si stabilirono anch’essi ai piedi del monte di Bulgheria. Un primo nucleo abitato degno di tale nome sorse, sul territorio ove è oggi S. Giovanni a Piro, soltanto nei primissimi anni del X secolo, quasi sicuramente dopo la terribile distruzione della vicina Policastro del 915 ad opera dei Saraceni agropolitani. I numerosi policastresi scampati alla rovina decisero di abbandonare la costa e rifugiarsi in luoghi più sicuri e nascosti.. La popolazione crebbe in modo notevole, nuove dimore furono costruite, ed il piccolo centro diventò ben presto un vero e proprio borgo che, traendo il nome dal titolo della vicina Abbadia basiliana, cominciò a chiamarsi S. Giovanni a Piro.

Origine del toponimo - Se gli storici si sono trovati quasi tutti d’accordo sulle vicende che hanno determinato la nascita del paese, non altrettanto si può dire per quel che concerne la derivazione filologica del toponimo “a Piro”. A molti è piaciuto ritornare ad un lontano passato per ricercare la sua origine da “ton-apeiron”, termine greco che , secondo quanto scrive il Cappelli, uno tra gli studiosi del monachesimo basiliano nell’Italia meridionale, vuol dire “il remoto”, “il nascosto”, alludendo proprio all'invidiabile posizione geografica che aveva l'abbazia. Un'altra ipotesi lega il suddetto toponimo alla distruzione di Policastro, ricordando un altro vocabolo greco “pur-roV” che significa appunto “fuoco”. Altri storici ritengono che il toponimo in questione faccia riferimento all'usanza dei profughi di rinnovare le memorie dell’abbandonata patria, per cui con il termine “ab Epiro”, mutato poi, col passare dei secoli in “a Piro”, si intende proprio il luogo di provenienza dei frati di San Basilio. A sostegno di tale tesi concorrerebbe lo stemma vescovile di Monsignor Fra’ Nicola, eletto Vescovo di Policastro nel 1417, mentre era alla direzione del Cenobio Basiliano, stemma su cui si legge, tra l’altro: “Nicolaus ... Sancti Ioannis ab Epiro”. Tra tante sofisticate e colte spiegazione emerge quella del Di Luccia che, "secondo quanto intese per tradizione dai vecchi di detto paese", trae l’essenza storica del toponimo dal dialetto indigeno. Nel linguaggio volgare pare, infatti, che il termine derivi da “piro”ovvero da albero di pero, in quanto nel luogo del sorto villaggio vi era appunto un grande albero di pero. Oggi, concorde con tale tesi, lo stemma del Comune rappresenta una pianta di pero con due leoni rampanti a testimonianza della decisa volontà del popolo di resistere, ad ogni costo, alle difficoltà.

Analisi del paese - Il tessuto edilizio di San Giovanni a Piro, situato a 450m. s.l.m., si svolge sulle linee tradizionali di una architettura fondata sul perseguimento di una elementare aderenza ai bisogni dell’uomo che, all’epoca della fondazione, erano quelli della difesa e della sicurezza. Le case del centro storico sorgono aggrappate l’una all’altra, con un prezioso risparmio di mura, separate da passaggi strettissimi, legate da ripide e lunghe scalinate. L’insediamento più compatto del paese è dominato dai caratteristici profili della Chiesa madre e della torre campanaria. Chiuso un tempo da mura, è oggi di difficile accesso e quasi impenetrabile alla circolazione veicolare. L’insediamento sparso è piuttosto raro e si riferisce in generale all’ultima fase della edificazione, legata alla diffusione di case per vacanze e ville. L’intensità della storia vissuta si manifesta pienamente nell’aspetto attuale del paese, che trasmette al visitatore una forte e suggestiva atmosfera di antichità. La caratteristica primaria dell’insediamento è la sua spontanea integrazione nell’ambiente paesaggistico, nel quale si prolunga con muri di confine, terrazzamenti, muretti di sostegno e viottoli pavimentati, che sono stati costruiti utilizzando la stessa pietra calcarea che è servita nei secoli a costruire le case. Percorrendo il nucleo più antico di S. Giovanni a Piro si può intuire quella che era la tipologia della casa contadina, un semplice cubo, con modeste aperture che si riproduceva, proprio in virtù dell’andamento accidentato del terreno e dei dislivelli, con una ripetitività tale da non raggiungere mai effetti di monotonia. L’abitazione era definita dalla sovrapposizione ad uno o più vani terranei, di vari ambienti quali la cucina, la dispensa, la stanza per la panificazione, la camera da letto, serviti con scala esterna in pietra da taglio o in muratura addossata alla facciata. La costruzione esterna della scala, frequente nel nucleo più antico del paese, era legata sia alla morfologia urbana che a problemi di spazi, ma era anche elemento di facciata che conferiva al manufatto edilizio un raccordo più articolato con il suolo. Sotto il ballatoio vi era un locale destinato al ricovero degli animali e quindi necessariamente separato dall’abitazione. I materiali usati nelle costruzioni erano quelli presenti sul territorio e i più semplici da mettere in opera. Si trattava prevalentemente di pietra calcarea, legno d’ulivo, di castagno e di quercia, terracotta d’argilla gialla cilentana. Le pietre provenivano dalle cave locali o da quelle vicine di Roccagloriosa e San Severino.

I borghi "Paese e Tornito" - San Giovanni a Piro è caratterizzato da due nuclei abitativi principali, conosciuti come il “Paese” e il “Tornito”. Il paese ha avuto origine in seguito allo spostamento dei monaci italo-greci, fondatori dell’Abbadia di S. Giovanni a Piro, dal luogo del Ceraseto ad una zona ad esso poco distante. Un luogo scelto, ancora una volta, per la sua configurazione naturalmente idonea alla difesa, accessibile solo da Pietra Pacifica e da piazza dell’Aquila. Le abitazioni sorsero intorno ad una cappella (distrutta negli anni ’70) che fu la prima chiesa del paese. In questo primo nucleo i fabbricati sono addossati gli uni agli altri, costituendo delle vie a gradini strette e ripide e dando origine ad un sistema difensivo compatto. Successivamente con la costruzione della chiesa di S. Pietro Apostolo si verificò una nuova aggregazione caratterizzata da vie più larghe di quelle del nucleo primitivo. Questi nuclei del paese, in seguito alle incursioni corsare e piratesche, furono, nel 1500, protetti con delle mura. Nel perimetro delle mura furono aperte cinque porte d’accesso al paese, ubicate nelle odierne via Pietra Pacifica, via dell’Aquila, via Roma, via Teodoro Gaza, e via Capocasale, che doveva costituire l’accesso principale. Ne possedeva il controllo un “castellano”, che le chiudeva al sopraggiungere della notte. Mura e porte furono, in seguito, demolite per comodità dei cittadini stessi, quando, con la cacciata dei barbari e con la definitiva sconfitta dei pirati, il popolo potette, finalmente, ritrovare tranquillità e fiducia nell’avvenire. Il “Paese” nasce, quindi, come nucleo principale, il “Tornito” (denominazione che pare si spieghi con il “vai e torna” dalle mura cittadine) come una sua diramazione. La conseguente subordinazione creatasi tra i due borghi produsse un antagonismo tale da spingere il rione Tornito a incrementare il suo sviluppo verso la piena autosufficienza. Si rese necessaria, a tal proposito, la costruzione di un nuovo luogo di culto che, al pari di quello che aveva già radunato le case del "Paese", raggruppasse le abitazioni del "Tornito". Nel 1940 esisteva ancora tra i due nuclei un muro di separazione - abbattuto, in seguito, per fare spazio alla strada di collegamento con Camerota - e solo una stretta stradina di collegamento, per evidenziare in modo decisivo la volontà del nuovo rione di differenziarsi dal "Paese". Al rione Tornito, quindi, si accedeva, preferibilmente, dalla parte opposta, precisamente da via Fontana, detta anche “Scisa o’ turnito”. In quei pressi si trova una fonte d’acqua detta appunto “la fontana”, con iscrizione del 1778, da cui deriva il nome della strada, che rappresenta un’importante risorsa e un lavatoio per le donne. Ancora oggi le donne vi si recano portando sul capo cesti di biancheria, lavata poi con sapone di potassio.

 

tratto da:  http://www.comune.sangiovanniapiro.sa.it/zf/index.php/storia-comune 


 

 

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