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Donato M. Mazzeo  MASCHITO
Maschito  Storia e Leggenda Verso il Futuro
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LE CHIESE
ED I LUOGHI
DI CULTO

Le già numerosissime chiese erette sul territorio maschitano, anche di rito bizantino e con liturgia professata in lingua greca sino al Concilio Vaticano Il (quando nelle Eparchìe si iniziò a pregare in lingua Arbëreshe cioè Albanese d’Italia) a causa di terremoti, intemperie atmosferiche ovvero incuria materiale, venivano man mano a ridursi.

Da quasi una quindicina, tante se ne contavano, resistettero al tempo ed al degrado degli uomini solamente le attuali, fra cui la Chiesa Matrice di Sant’Elia Profeta, affrescata mirabilmente dall’artista abruzzese Domenico Pennino, a metà dell’Ottocento e quella del Purgatorio. della Madonna del Caroseno con un affresco miracolosamente ancora (perché non restaurarlo?) leggibile del 1558.

Il rito bizantino fu professato a Maschito sino al 1628 quando intervenne per volontà del domenicano Diodato Scaglia, cremonese come lo zio Desiderio, Vescovo della Diocesi di MELFI, l‘iniqua Bolla episcopale di abolizione “suaviter’ ovvero “consentientihus’ della ritualità bizantina nelle comunità greco-albanofone di Maschito, come pure di Ginestra e, ma molto più tardi per il tenacissimo attaccamento della popolazione alle tradizioni liturgiche avite, a Barile: mentre resiste ancora oggi e brillantemente, tramite lo zelo dei Papàdes Francesco Mele e Lorenzo Forestieri, a testimonianza del radicamento antico e sentito dell’etnìa di Skanderbeg in Basilicata, a San Paolo ed a San Costantino Albanese nei pressi del Parco Nazionale del Pollino.

Ancora, la grande fede e devozione popolare per il taumaturgo Sant'Elia Profeta, di chiara ed inconfutabile matrice orientale, legano Maschito all'etnìa immarcescibile dei suoi antenati.

 

 

 

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