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Don Antonio Verrastro
- Avigliano, città di Maria
 

PROSPETTIVE TURISTICHE

Una felice espressione del grande pontefice il papa Paolo VI, definisce i Santuari "cliniche dello spirito" .
E a ragione: l'incontro con il divino realizzato nei santuari, tramite Maria o qualsiasi Santo, porta a scandagliare nel raccoglimento interiore la propria anima, a diagnosticarne lo stato di salute e ad intraprendere una terapia d'urto immediata.
Lo spirito si riprende, ritorna il gusto nostalgico dell'innocenza e si diventa più buoni.
Si ritorna così a pregare e nella preghiera umile, fiduciosa, fatta di ascolto della parola di Dio, prima ancora che di domanda, l'uomo ritrova se stesso e con se stesso la gioia di vivere e di fare del bene.
In questa luce nuova in cui son viste le verità evangeliche e nel senso nuovo e profondo che trovano le azioni spirituali, il silenzio della natura, l'incanto dei panorami, la purezza dell'aria, il verde dei boschi hanno un peso non indifferente nel creare un'atmosfera adatta.
E tutti questi elementi non mancano come cornice al nostro Santuario.
Salendo l'erta tortuosa, ma agevole, della provinciale n. 50 che dal versante di Lagopesole porta al Carmine, un meraviglioso panorama si dispiega sotto gli occhi ridenti e compiaciuti del pellegrino.
La ridente valle di Vitalba, solcata dalla sinuosa fiumara di Atella, ricca di biade e trapuntata da linde casette sparse od agglomerate nei centri di Filiano, Inforchia, Iscalunga, Dragonetti, Scalera.
La possente mole federiciana del Castello di Lagopesole, che su quella sovrasta, quasi baluardo inespugnabile, alla difesa del territorio circostante.
Più in su Frusci, rimesso a nuovo dal Centro Sociale che ospita la Chiesa, la Scuola, l'Asilo e dalle altre casette costruite appositamente per i contadini, caratterizzato dalle sue abbondanti acque fresche e chiacchierine.
In un crepaccio selvatico e pittoresco le casette occhieggianti di Tuoppo, Canestrelle, Paoladoce; appena visibili, ai piedi di un pendio coperto da verdi fronde, le abitazioni di Possidente e poi quelle di Bufalaria, Canarra, Torretta.
Dall'altra parte su cocuzzoli quasi inaccessibili - almeno così si presentano da quell'altura - gli agglomerati di Miracoli, Stagliuozzo, Sassano e poi, a sinistra - ai piedi della foresta demaniale, che a perdita d'occhio ricopre la zona circostanze fino a Forenza, posta all'orizzonte come su di un piedistallo - le accoglienti casette coloniche di Piano del Conte, disseminate ordinatamente tra il verde dei prati, animati da cavalli e puledri della migliore razza "avelignese" ed infine l'alveo del Lago pensile, prosciugato nel '30 perché fonte di malaria, ora fecondo di messe verdeggianti.
Inoltrandosi nel bosco, quasi oasi di sereno e di pace, ecco il rifugio forestale, il CASONE, lambito da una fresca e chiara fontanella e la zona della Pietra del Sale, meta di comitive chiassose e giovanili.
Ancora più in su l'occhio si spazia all'infinito verso le alture degradanti, fino a raggiungere il mare di Salerno da un lato e l'Adriatico dall'altro, che hanno sempre detto potersi ammirare all'orizzonte, alla mattina, all'alba.
Poi le montagne di Rifreddo e le migliaia di casette sparse e disseminate nel territorio che fu già di Avigliano e che ora appartiene a Potenza e a Pietragalla ed infine Ruoti, appollaiato su di un rialzo lungo e sottile, come in un presepe, che occhieggia di mezzo ad un varco aperto tra due montagne, detto appunto "varco dei rotesi", perché in una notte fonda, travolti da una tormenta, trovarono la morte alcuni abitanti di quel centro.
E sulla cima l'austero Santuario della Madonna del Carmine, donde il monte prende il nome, centro galvanizzatore della gente di Avigliano, intesa nella più ampia accezione del termine e non solo di essa.
Guardando verso il nord si dispiega all'orizzonte il magnifico scenario del Vulture, degradando man mano verso la Valle di Vitalba, con le pendici ammantate da una folta ed incontaminata vegetazione, ricca di foreste e di boscaglie con alberi secolari e alle cui falde si adagiano numerosi centri come Melfi, Rionero, Atella, inseriti in panorami di incomparabile bellezza sia sul piano paesaggistico che su quello naturale e che custodiscono originali ed inestimabili tesori artistici e monumentali da visitare.
Veramente la zona del Carmine, trovandosi a metà strada tra la zona di Rifreddo e quella di Monticchio, rilanciata convenientemente, potrebbe assurgere a terzo polo di attrattiva turistica.
Nel turismo e nel tempo libero bisogna ravvisare un "segno dei tempi", un fenomeno di grande ampiezza ed incidenza, un diritto dell'uomo, soprattutto nell'odierno ritmo stressante di lavoro, un dono di Dio da valorizzare con responsabilità.
E in questa luce agevolare il cammino di questo meraviglioso lembo della montagna lucana, che ha come luogo di richiamo il Santuario del Carmine, con la costruzione di una casa accogliente per i pellegrini là sulla cima del Monte, con annessi locali di riunione e convegni a carattere religioso e civile; un posto di ristoro alle pendici della Montagna; un grande albergo ristorante in mezzo al bosco e campi di bocce, tennis, piscine, attrezzature per sports invernali e tutto quanto è in grado di richiamare gente che, sentendosi a suo agio, riposando le stanche membra dal lavoro, potesse nella devozione alla Madonna trovare la forza per ritemprare lo spirito e ricominciare con maggior energia il lavoro usato, testimoniando la propria fede tra i fratelli con impegno e con amore.
Il tutto coronato dalla costruzione di un nuovo Santuario più degno della Madre di Dio e più accogliente per i suoi figli, non ricco di ori o di marmi, ma più ampio, più funzionale, più rispondente alle nuove esigenze liturgiche, senza con ciò voler cancellare il valore storico e di fede dei nostri padri, ma armonizzandolo con esso, come certamente non riuscirà difficile ad architetti degni di tal nome.
Allargando lo sguardo alla zona circostante, si potrebbe creare alla Pietra del Sale una riserva faunistica per daini, cervi e caprioli, una specie di parco da visitare, un fiore all'occhiello per il dipartimento regionale forestale.
Particolare attenzione dovrà essere data al Castello di Lagopesole, che con la sua possente mole, domina tutta la valle di Vitalba: si continui pure nell'opera di restauro a breve o a lungo termine, ma si tenga presente la destinazione da dare all'opera a lavori ultimati, consentendo nel contempo ai numerosi turisti che vengono da lontano, la gioia di ammirare la mastodontica mole e di non trovare la scritta: "chiuso per restauri".
E per raggiungere lo scopo di farne un centro, oltre che di attrattiva turistica, anche culturale, potrebbe essere adibito in parte a museo per i reperti archeologici della Valle di Vitalba e in parte come luogo di convegni socioculturali o, magari, di sedute estive della Giunta Regionale o, meglio ancora, come sede per il Dipartimento Forestale della Facoltà di Agraria della nascente Università Lucana.
Per chi poi predilige la natura più che l'arte non gli resta che di allontanarsi di qualche chilometro da Lagopesole e raggiungere il bosco di "acqua di penne" in quel di Possidente.
Qui tra i cerri di alto fusto, con una sorgente di acqua, leggera come la piuma - di qui il nome di acqua di "penne" -il soggiorno diventa incantevole e fatato.
Peccato che oltre lo chalet, piccolo, ma caratteristico, annesso al distributore della Esso, non vi sia altro posto di ristoro o luogo alcuno dove poter pernottare, anche nella vicina Possidente.
Bisognerà per forza raggiungere SARNELLI presso lo scalo ferroviario di Lagopesole per gustare un piatto di fusilli o il così detto "cutturieddu" al "Vecchio lume" o, Avigliano, dove è possibile pernottare all'albergo-ristorante "Al fusillo" o gustare la buona cucina aviglianese e la sua pregiata pasticceria, con i famosi "taralli", anche presso l'altro ristorante, "La dolce vita" o la pasticceria "Mancusi".
E non si potrebbe dar vita all'antico LAGO PENSILE?
Come Federico II, quanti amanti della pace e della dolce amica aura delle elci e dei roveti secolari, non preferirebbero per il loro riposo le nostre zone!
E' chiaro che ridando vita al lago pensile potrebbero prolificare tutt'intorno delle villette civettuole, se mai un villaggio turistico, dei camping, con possibilità ai cultori delle antichità di visitare i reperti archeologici di "toppa di sasso" in quel di Filiano, i ruderi di altri due castelli esistenti nella zona, mons marconis e ager mons e ancora, a pochi chilometri di distanza, il Duomo trecentesco romanico di Atella, la monumentale Cattedrale di Rapolla, il Castello di Melfi e i resti della Chiesa della SS. Trinità in Venosa.
Altra attrattiva turistica per questo meraviglioso lembo di terra lucana potrebbe essere rappresentata dai pregiati lavori artigianali in legno, in ferro battuto, a ricamo, a maglie che vengono prodotti soprattutto nel centro cittadino, ma che non mancano anche nelle località rurali più popolate, a patto però che - specie nei mesi estivi - vengano allestite mostre, incentivando magari anche l'artigianato sacro, quello artistico - di cui il Mezzogiorno difetta - già presente, lassù, nella Chiesa del Carmine, con qualche pezzo di rara bellezza, che qualche anno fa ottenne lusinghieri apprezzamenti alla Mostra dell'Artigianato di Firenze, classificandosi nella premiazione al secondo posto.
Ma il richiamo del Carmine è e deve rimanere fondamentalmente un richiamo religioso, sia pure con tutti gli incentivi che comportano le nuove esigenze della vita moderna.
I Santuari Mariani sono sempre un luogo di appuntamento della Madre con i figli; una sorgente di "grazie" e soprattutto di "grazia" !
Vorremmo perciò, tutti, che il nostro Santuario si attrezzasse man mano a dare ospitalità a schiere sempre più numerose di pellegrini che oggi più che mai vanno in cerca di oasi di pace e di preghiera; a laici e religiosi desiderosi di rinnovarsi nello spirito sotto lo sguardo materno di Maria e, perché no!, a visitatori in cerca di svago, che la Madonna attende per aprir loro le braccia della sua misericordia...
Sono idee, d'accordo! ma realizzabili con un po' di coraggio e di fiducia e con tanta buona volontà... a patto che si fanno circolare.
Certo tutto questo pone problemi sempre crescenti alla pastorale dei Santuari ma non per questo non bisogna proporre iniziative per agevolare la realizzazione di un piano turistico.
A noi - è chiaro - corre l'obbligo specifico di far sì che nella legislazione a livello nazionale, regionale e comunale, relativa al turismo, venga tutelato quello religioso nella sua originale fisionomia, e nel complesso delle strutture sociali che gravitano attorno ad esso al servizio dei pellegrini, che vanno accolti fraternamente, evangelizzati appropriatamente nelle celebrazioni liturgiche, negli incontri di preghiera, dando loro spazi di silenzio e di contemplazione, ma non dobbiamo dimenticare anche il resto, quanto di umano, cioè, il pellegrinaggio comporta.
Promuoveremo così un'etica del turismo, liberandolo dalle sue ambiguità, per dargli come va ripetendo il papa Giovanni Paolo II - un volto umano e cristiano, allontanando conseguentemente dal Santuario ogni possibile forma di sfruttamento o di illegalità per testimoniare disinteresse, giustizia, solidarietà soprattutto con i poveri e con le classi meno abbienti.

 

 

 

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