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Guerrieri Gaetano


          
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Occhi

Occhi nella finestra.
Il sole si è svegliato prima di me. Lo guardo nei vetri e sembra sorridermi. Al mio fianco lei, conosciuta e sconosciuta compagna. Lontano è il tempo della passione e adesso le voglie, i desideri e le speranze sono solo ricordi che si perdono in grandi silenzi. La guardo dormire, amica nemica di sempre. Lontano è il tempo delle illusioni. Trascorso è il tempo di quando eravamo una coppia e dividevamo ogni speranza e ogni passione. Allora le notti e il caffè di prima mattina erano storie da vivere insieme.

Occhi nel soffitto.
Bianco in contrasto con le mura grigie. Un altro giorno per lavorare e provare a fare le cose di sempre. Mi aspetta una giornata come altre seduto ad una scrivania che non sa dirmi e darmi più niente. Sei ore fra colleghi che frequento da troppo tempo ma dei quali conosco solo la noia, l’abitudine, la stupidità e la cattiveria. Gente che, come me, avrebbe tante cose da dire e tanti sogni da realizzare ma che perde tempo, occasioni e voglie dietro apparenze e abitudini che non portano da nessuna parte. E’ silenziosa e fredda la casa e non ho voglia di alzarmi. Pensieri sparsi, sul letto con le camicie.

Occhi sulla sveglia nemica.
Suona, la spengo. E’ tardi, devo alzarmi. Mi allungo nel letto e mi volto dall’altra parte. Con gli occhi chiusi la sento che si alza, raggiunge il bagno, poi la cucina. Ho voglia di rimanere ancora qualche minuto a letto. Riapro gli occhi è lei che mi ha portato il caffé. Quant’è dolce…Non ha ancora imparato che lo bevo più amaro o è solo un’altra delle sue sottili e perverse vendette.

Occhi nello specchio.
Devo radermi e non ho una lametta nuova. Guardo quel viso e mi chiedo cosa nasconda. Inquietudine, noia o solo un bel nulla. Mi rado e mi taglio, come al solito. Sorrido, nonostante gli anta non ho ancora imparato a maneggiare il rasoio. Mi sciacquo e il dopobarba mi sveglia definitivamente. Il sapore del caffé si mischia a quello del dentifricio. Sorrido ancora, provo a farlo. Ma è solo una smorfia che si perde in un ghigno.

Occhi sulla strada.
Il solito caos, il solito traffico. All’incrocio c’è il solito vigile e la solita paletta. “Possibile che ogni mattina m’aspetti per farmi fare più tardi?” Rumori d’auto e clacson che provocano il fastidio di sempre, la solita fila al solito incrocio e il solito furbo che mi passa sulla destra; la solita buca che centro in pieno e il parcheggio che "come al solito" non c’è dà il colpo di grazia. Un altro giorno è iniziato, uguale eppure diverso.

Occhi sul computer.
Un lavoro noioso da completare entro le quattordici. Il capo petulante che m'assilla ogni mattina e carte sparpagliate, qua e là, sulla scrivania. “Chissà cosa avrò fatto di male per meritarmi questo…”. M'accendo una sigaretta, la spengo. Sarebbe ora di cambiare registro ma non ho il tempo e la voglia di farlo. Accendo un’altra sigaretta e bussano alla porta.

Occhi negli occhi di una fata.
Un metro e settantacinque per nemmeno sessanta chili, capelli castani corti, due occhi chiari colore del cielo sereno e mani lunghe e affusolate. Mi guarda e sorride chiedendo qualcosa. Non la sento ma le rispondo con un sorriso e un si. Continua a parlare guardandomi negli occhi sorridendomi. Mi lascia un biglietto da visita con un numero telefonico. Continuo a sorridere e a risponderle si.

Occhi nei vetri della finestra.
Fra i troppi palazzi è sopravvissuto uno spicchio di montagna e del verde. La rivedo come se fosse ancora con me. Bella, simpatica, sicura e sorridente. Dovrei chiamarla. E Per dirle cosa? Una scusa, qualcosa. Se ci provo lo saprò. E perché no? Tutto sommato “La bella e la bestia” qualcuno l’ha scritto. Alla fine la bella s’innamora della bestia. Potrebbe succedere per davvero. Ma quando mai? A me sicuramente no, non è mai successo e questa volta non sarà la prima. Uscendo devo comprare il latte e le mozzarelle. A casa senza mozzarelle mia figlia non mangia nemmeno se la paghi.

Occhi sulla strada.
Il solito traffico, la solita fila, il solito pezzo allo stereo. Accendo un’altra sigaretta, la dodicesima; la giornata è ancora lunga e ho speranza di arrivare alle solite venti. Tre euro e trenta, il giusto prezzo per avere qualcosa da mandare dentro oltre ai soliti rospi. Al supermercato il prezzo del latte è ancora aumentato…Meno male che l’istat ha rassicurato che l’inflazione è soltanto del 2,4%…. A me, a occhio e croce, sembra che tutto sia aumentato del 100%. La fortuna, per fortuna, inizia a sorridermi: alla cassa, questa volta, non c’è la solita fila.

Occhi nello specchio.
“Non sono poi tanto male… Non sono bellissimo ma nemmeno brutto… Chi se ne frega, sono io e non ci posso fare niente”. Sotto la doccia provo a pensare a quello che mi aspetta. “Sarà vero? La vita è questa sera?” Altre volte è capitato ma poi tutto è svanito e mi sono ritrovato deluso e sconfitto come sempre. Ma é sera e sono pronto per uscire.

Occhi negli occhi di mia moglie.
La solita storia. Le solite scuse, le solite bugie. “ Non mi va ma non posso farne a meno. Mi aspettano. Pensa che non lo vedevo da anni…” “Ti aspetto per mangiare?” “No, non so a che ora torno, probabilmente mangio qualcosa con Vincenzo….” Non ho mai avuto nessun amico che si chiamasse Vincenzo. In fatto di bugie non sono secondo a nessuno.

Occhi nei suoi occhi.
Non mi sembra vero ma è così ed è talmente bello che tutto il resto non conta. Ho il cuore che batte come un tamburo mentre sorrido e la guardo mangiare. Dio quanto è bella! Continuo a sorriderle e a dire di si. Che classe, che charme, è questa la donna che voglio, quella che può farmi felice. Pago e usciamo per strada a fare due passi.

Occhi nel cielo stellato.
Ho voglia di fumare ma riesco a farne a meno. L’ascolto mentre racconta di lei, delle sue cose, della sua famiglia e del suo lavoro. Mi trema forte la mano quando la sua me la prende e avverto un brivido intenso lungo tutto il corpo mentre la bacio. Poi tutto diventa solo splendido e meraviglioso e avverto la felicità. Ma è già tardi e l'accompagno a casa.

Occhi sulla strada buia.
Devo percorrere troppi chilometri. Meno male, non ho voglia di tornare a casa. Mi fermo in un bar a bere un caffé e faccio benzina in un distributore automatico. La vita è stata buona con me, non vedo l’ora di rivederla.

Occhi sul soffitto buio.
Lei dorme e tutto è silenzio. Ho il cervello che sembra friggere. Non sono sicuro di niente e di nessuno. “Chi sono? Cosa ci faccio qui? Ho sognato o forse sto sognando in questo momento?” Non lo so. Non ne sono certo. Forse, chissà. Credo d'essermi innamorato. Forse. Chissà.







Con gli occhi possiamo descrivere il mondo e tutto ciò che vive intorno.


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