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CARMEN DI GIULIO


     
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8 - 2 NOVEMBRE

Abbrividendo sopra i muti avelli
pei morti le parole i crisantemi
serban dei vivi.
Con dita immacolate
vi sgranano un rosario di pietĂ 
che il suol riceve:”A voi pace fratelli”.

In quelle assurde immagini di vita,
nei marmi infisse, si rifletton lumi
di rimembranza,
lampade d’amore,
mentre, beffarda, nello scempio avvolta,
la morte guarda da un’erta romita.

Alle protese croci, del ricordo
tremuli i veli l’animo sospende,
indi a sfaldare del Mister s’adopra
la compagine tetra e poi s’arrende.

Un frusciar di preghiera e, sulle vette
dei cipressi affusate, un ondeggiare
di stanca luce. Dentro il petto un cuore
che si rinnova in quel suo travagliare.



8 - 2 NOVEMBRE
Giorno dei morti visto da una Carmen provata dal dolore e dal mistero che circonda quel mondo oscuro. Quasi dileggiati sono i poveri tentativi dei vivi di dare senso, e piccoli barlumi di vita, a ciò che della vita stessa è negazione. La Morte è lì, a guardare quel misero dimenarsi, forse finalizzato più ad esorcizzare quanto, inevitabilmente, a tutti, prima o poi, tocca. E’ evidente la mancanza di una fede forte e provata in un Dio che tutto dovrebbe giustificare con la resurrezione. Di questa speranza non vi è traccia, se non nell’ultimo verso, che discretamente apre una via di luce piena, diversa da quella offuscata dall’ondeggiare delle cime dei cipressi. Sembra, per chi conosce la sua vita, una anticipazione di un altro 2 Novembre, di tinte ancor più fosche, che sarebbe venuto molti anni più tardi.


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