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A meno che (ma questa è un'altra storia) - 02 (zerodue)

Dovrei andare a nord dove vive lei, ma non ho né i soldi, né la possibilità di farlo.
Non ho neanche il coraggio e, tutto sommato, nemmeno la voglia.
Come sempre mi fingerò ferito e mi procurerò dei danni visibili ma superficiali per sanguinare.
A questo mondo, oltre alla maggioranza, c'è anche della brava gente e mi aiuteranno. A meno che non trovi soldi, coraggio e voglia, ma questa è un'altra storia.

Sono almeno in tre e m'attaccano senza neanche avvisarmi. Sono banditi o uomini di legge? Riuscirò a scoprirlo senza doverli uccidere?
Ho dovuto farlo. Li ho feriti con una botta in testa. Li lego e li lascio da qualche parte, non sono così cattivo da prendergli la vita, mi sono soltanto difeso, nient'altro.
Continuerò ad andare avanti. E' così che si fa o si dovrebbe fare, solitamente.
Invece non li affronto neanche, mi nascondo e tutto fila liscio. Forse.
A meno che non tornino indietro. In questo caso lo scontro sarebbe inevitabile. Ma questa, come l'altra, è un'altra storia.

Il tamburo napoleonico me lo ricordo bene.
Lo suonavo in mezzo ad altri. Quattro uomini e cinque donne, in tutto dieci con le majorette davanti e, subito dietro, le trombe egiziane. E poi, dietro ancora, tutta la banda. Ero talmente bravo a suonarlo che stavo in mezzo e comandavo tutti i tamburi scegliendo il ritmo. Le majorette ballavano con i tamburi, così comandavo anche loro e le trombe, di riflesso.
Mi divertivo a suonare anche perché nella banda c’erano un sacco di ragazze con le quali potevi avere delle storie, anche contemporaneamente. A meno che non eri talmente stronze da metterti con una gelosa e possessiva. In questo caso dovevi filare con una sola per volta ed evitare tutte le altre. Ma questa è un'altra storia che non ho voglia di raccontarvi.



A meno che (ma questa è un'altra storia)


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