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Apologia della vita – 02 - Il perché di un racconto

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Per la prima volta scrivo qualcosa che mi è realmente congeniale. Una storia che, a differenza delle altre, non proviene dal cuore ma dal fegato, visto i risultati. L’idea è nata quasi per caso. Una vera e propria “botta di culo”.

Dicono che la fortuna sia cieca e che la sfiga ci veda benissimo ma si tratta di chiacchiere. Amo pensare che la fortuna, la sfortuna e il destino non esistano e che la realtà sia determinata, soltanto ed esclusivamente, dalle nostre scelte e dalle nostre azioni alle quali, solo casualmente, si sommano quelle di altri.
Dalle mie parti si sostiene che “chiacchiere e tabacchere di legno al banco dei pegni non s’impegnano” come a dire che, nella vita, le cose che contano hanno sempre un valore che si può tramutare in moneta contante.
Sono sufficientemente esperto e maturo per sapere che quello che realmente vale a questo mondo ha poco, o quasi niente, a che fare con il denaro.
Sarò rimasto, nonostante l’età e le brutte esperienze, un idealista o sono sempre e soltanto stato uno stupido ma sono convinto che la felicità, le soddisfazioni, come amava chiamarle un mio carissimo e scomparso amico, sono altre e, contro tutte le regole e le convenzioni, rimango fermo sulle mie tesi sperando che ciò possa aiutarmi a viverne qualcuna. Spero, per esempio in un grande e sensuale amore o in un’amicizia vera e sincera, di quelle alle quali nessuna persona assennata sembra più credere.
In realtà so che si tratta più di sogni che di speranze.
Questa consapevolezza mi riporta entro i limiti di ragionevolezza delle persone di questo tempo e potrebbe rincuorare i pochi che pretendono di occuparsi di me.
In sostanza, invece, svilisce e vanifica i miei miseri, sbagliati e irrazionali sforzi per migliorare la mia vita e conquistare una briciola di felicità.
Sono una persona sensibile ma perennemente distaccata dalla realtà e, ciò, non può che giovare alla mia promettente carriera di scrittore provetto.
La realtà è troppo legata a fatti fisiologici come il mangiare, il cagare, lavorare e scopare. Tutti bisogni prettamente fisici, pure importanti ed essenziali, ma tanto distanti dalle speranze e dalle aspettative d’un animo sensibile e disinteressato come il mio. E quanto dico disinteressato non mi riferisco esclusivamente ai bisogni del cuore, del cazzo o della pancia.
Probabilmente la mia umanità e magnificenza sono fortemente limitate dalle misere esigenze del vivere e da un costante e ineludibile bisogno di certezze.
Sono un essere debole e indifeso come tutti e, nonostante i desideri e le grandi idee, resto un animale contraddittorio e miserabondo.
Si tratta di deficienze mentali più che ormonali. Roba da tenere in gran segreto anziché spiattellarle in un racconto che mai diverrà un best seller.
Situazione di cui sono cosciente e preparato. Non mi stupirebbe affatto.
Il contrario, semmai, mi esalterebbe tantissimo.
E’ un sacco di tempo che scrivo. E quando affermo di scrivere, spero vogliate comprendere che si tratta, più che altro, di una mera aspirazione e non di una convinzione vera e propria.
Scrivere, talvolta è come masturbarsi senza farsi venire duro l’uccello.
Io, quando scrivo o, per meglio dire, tento di farlo, mi concentro soltanto sulla tastiera stando attento ad ammaccare i tasti giusti. Nonostante ciò i risultati sono sotto gli occhi di quanti hanno avuto la fortuna e l’ardire di leggermi.
Quando e se ciò accadrà sarò il primo a stupirmi e sarò grato a quanti avranno la bontà e la pazienza di farmelo sapere.
Semmai riuscirò a pubblicare questo incoerente racconto, cosa nella quale spero nonostante la mia poca convinzione e le scarse probabilità, mi auguro che i risultati non mi giungano solo dalle vendite.
Il denaro non è mai stato il mio obiettivo principale perché qualche spicciolo in più non servirà certo a migliorare la mia vita ma soltanto quella dei miei familiari, gente abituata a spendere e a dissipare il risultato di tutte le mie fatiche.
E questa rappresenta una delle poche soddisfazioni di cui vado fiero.
Non è, dunque, per i soldi che ho iniziato a scrivere né ho mai pensato che mettere su carta i miei sogni e le mie speranze potesse giovarmi a tal punto.
Ho iniziato a scrivere, invece, per raccogliere, ordinare e conservare le sensazioni e le emozioni che provavo allo scopo di comprenderne i contenuti. Un mero bisogno di capire il mondo e me stesso che mi portò, già in tenerissima età, a scrivere poesie.
Sono, pertanto, almeno nelle intenzioni, uno di quelli che hanno iniziato per prima.
Praticamente sono nato con la penna in mano.
E tutto ciò è, insieme, imbarazzante e deludente in considerazione che solo da pochissimo tempo ho trovato il coraggio di far leggere le cose che ho scritto durante tutta una vita.
Colpa della mia timidezza, sensazione oggi purtroppo completamente scomparsa o notevolmente attenuata.
Quando faccio leggere a qualcuno qualcosa di mio o lo pubblico su un sito letterario o su carta stampata, m’aspetto di ricevere grandi elogi e favorevoli giudizi e soltanto pochissime volte lo faccio con emozione o timidezza.
Per fortuna ciò non accade mai e questo è un bene, giacché giudizi troppo favorevoli potrebbero distogliermi dalla ricerca di un nuovo linguaggio e di nuovi contenuti che sono la base del mio amore per la scrittura.
Con questo bizzarro racconto so di favorire una naturale antipatia verso i miei scritti e la mia persona ma resto convinto che, nella vita, bisogna azzardare e io ho sempre e solo scelto quello che mi piaceva.
Sino a oggi non mi sono trovato benissimo, ma neanche male.
Non ho mai avuto l’aspirazione di diventare popolare, né mai avrei potuto iscrivermi a un partito politico. Al contrario ho sempre cercato nuove esperienze convinto, come sono, che la maggioranza non ha sempre torto.
D’altronde da un sacco di tempo ho smesso d’avvilirmi e di sentire il peso dei giudizi. Questo racconto ha, inoltre, il pregio di poter essere corretto strada facendo, oltre a quello di divertirmi.
Ciò è davvero straordinario.
Che volete, la globalizzazione richiede sacrifici a tutti quanti e io sono cosciente di non poterne fare più degli altri.







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