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Guerrieri Gaetano


     
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FramMenti – 04 – Sbirri – 01 - Uno scambio congruo

Chi l’avrebbe mai detto? Non mi resta che qualche ora di lavoro, questo è il mio ultimo giorno di servizio.
In tutti questi anni, tantissime volte ho pensato a quando avrei smesso di fare questo lavoro e, ogni volta, mi son sempre augurato d’arrivarci. Ora che sto per farlo, invece, ho solo un gran nodo alla gola e tanta ansia.
Da domani sono in pensione. Pensione anticipata.
Non è una scelta mia ma una obbligatorietà.
Prepensionamento lo chiamano. Ordine del dottore. Ho il cuore ammalato. Angina. Secondo lui non posso più continuare a fare il poliziotto. Lavoro troppo stressante che richiede un cuore forte e solido e non uno fesso come il mio.

Lucido il distintivo, prima di uscire di casa e cerco di abituarmi all’idea di dirgli addio, assieme alla mia 44 magnum, identica a quella dell’ispettore Callaghan, un pistolone più che una pistola, una di quelle che spara lontano proiettili più grandi e che, quando colpiscono ammazzano e fanno male, male veramente..
Devo dire addio ai miei trenta e più anni di servizio passati a far rispettare la legge, a catturare ladri, assassini, maniaci e corrotti. Anni di sacrifici, lacrime, sangue, terrore, sconfitte e trionfi.
Ho sempre amato il mio lavoro e sono sempre stato dalla parte giusta. Non ho mai approfittato della mia posizione per trarre vantaggi, non mi sono mai venduto, nessuno è mai riuscito a corrompermi.

Saluto mia moglie e torno in servizio.
M’avvio lungo la strada lunga e stretta che mi riporta nel traffico e nel caos di quest’ultima sera di servizio.
Con un sorriso penso alla grossa e grassa bistecca di vitello che ho mangiato e a quell’unico “caso” che non ho risolto e che proprio non riesco a mandare giù, visto che da domani divento un cittadino qualsiasi. Già, un “caso speciale” non come gli altri: un maniaco omicida che rapisce violenta e uccide bambine e che, proprio oggi, ne ha presa un’altra. Una ragazzina di undici anni che è qui fuori da qualche parte, chissà dove, nelle sue luride mani.

Squilla il cellulare, è il confidente giusto, quello che mi ha sempre dato notizie esatte. Rispondo.
Strana sorte: mi svela dov’è e con chi è la bambina.
Il maniaco è il figlio del sindaco e, il posto, una carrozzeria appena fuori dalla città. Decido di chiudere in bellezza, conosco il posto. Devo prenderlo, non posso lasciarlo libero. Non posso andarmene con questo scrupolo.
Col cellulare chiamo il mio collega di pattuglia e l’avviso di tutto. Gli dico d’aspettarmi nei pressi del supermercato “Onix” a due passi dal posto ove faremo irruzione e chiudo quasi subito perché lui protesta.
- Fatti trovare lì, cazzo. E non fiatare – dico per ultimo.
Chiudo e ingrano la prima, l’auto s’avvia in tutta fretta e sgomma. Accendo una sigaretta. Devo smettere di fumare, il cuore non me lo permette. Giuro è l’ultima.

Quando arrivo sul posto lui è già lì che m’aspetta.
Noto che è nervoso. Non è d’accordo. Si vede da come si muove e dallo sguardo. Fermo l’auto, scendo e lo raggiungo.
- Cazzo non te lo permetterò, non ti consentirò di farci ammazzare. E’ pericoloso lo sai… Chiamiamo la centrale – mi dice prendendomi per il bavero della giacchetta.
- Lasciami – gli urlo – muoviti, ogni minuto potrebbe essere prezioso…Lascia stare la centrale.
Insiste - Lavoriamo insieme da vent’anni, questo non è uno scherzetto. E’ gente pericolosa e disposta a tutto quella. Siamo solo in due, ci faranno fuori e non riusciremo a fare niente per la bambina. Ragiona Cristo, chiamiamo rinforzi.
- Già, chiamiamo i rinforzi e li aspettiamo mentre quel bastardo la violenza e la uccide. È la terza te lo ricordi? Si chiama Valentina e ha dodici anni. Verrà stuprata e fatta a pezzi mentre aspettiamo i rinforzi… Quando arriveranno sarà passato troppo tempo. Muoviti…Ogni minuto che passa potrebbe essere fatale…
Ancora insiste – Aspetta un attimo. Respira, fai un bel respiro e rifletti un secondo. Rilassati e ragiona. Hai quasi sessant’anni, t’hanno messo in pensione perché hai un cuore che fa schifo, non salvi più nessuno…
Ha rotto le palle - Ma che cazzo di poliziotto sei? Fai schifo… - Gli urlo in faccia.
- Calmati, hai una moglie. Ti sta aspettando. È una donna fortunata perché non sei morto sino a oggi e domani sarai in pensione… Vuoi morire proprio stasera? - dice con calma.
Mi fermo per un attimo, mi volto e lo guardo.
- Ok, probabilmente hai ragione. Lo farò per lei…
- È bello sentirti ragionare. Hai ancora buon senso amico…
Non lo faccio continuare a dire cazzate, non posso perdere tempo con lui, farò da solo.
Lo colpisco alla faccia con un destro e lui cade a terra.
Lo raggiungo e lo stordisco, mi alzo e m’avvio.
“Bella maniera di finire la carriera” - penso “bel modo di iniziare la pensione” – continuo a pensare.. – Un bel sistema per far terminare un’amicizia” – Concludo.
“Non ho più tempo, ne ho perso anche troppo. Ho sbagliato a chiamarlo, dovevo fare tutto da solo. Devo muovermi.” Mi dico da solo coi pensieri. “Ha solo dodici anni e, per quello che so, potrebbe essere già morta”.

Dalle notizie che ho è nel magazzino. Devo attraversare la strada, entrare nel vicolo e girare a destra.
Sono quasi alla porta del magazzino quando il dolore al petto ritorna a farsi sentire.
“Avrò digerito male. Spero sia la bistecca, era grossa e grassa e l’ho mangiata troppo in fretta”.
Nonostante il dolore diventi sempre più forte arrivo alla porta. E’ aperta. L’apro ancora sino a entrare stando attento a non far rumore. Entro.
La stanza è poco illuminata e, sul fondo, noto le figure di due uomini che parlano vicino a un’auto.
Attraverso tutta la grande sala in silenzio, con la pistola in mano percorrendola lungo la parete meno illuminata per arrivare alle spalle dei due uomini senza essere visto. Rimetto la pistola nella fondina e prendo un tubo di ferro che ho notato accanto ad altri oggetti “Non posso e devo far rumore ma fare in silenzio e in fretta”.

- Chissà cosa ci prova con le ragazzine. Questa poi dimostra ancora meno anni di quelli che tiene. Non ha neanche il seno ancora… - è uno dei due a parlare.
- Si, è come dici tu ma che cazzo te ne frega? Ci paga bene. Saranno cavoli suoi no?
- Si. Hai ragione. Mi chiedevo soltanto cosa cazzo lo spingesse a fare queste cose…
- Io non mi chiedo mai niente. A me basta che pagano, poi fanno quel cazzo che vogliono.

Uno dei due è un tipo basso, l’altro è una montagna e mi volta le spalle. Sono vicino a una Ferrari testa rossa. L’auto è del figlio del sindaco di sicuro.

- Speriamo si sbrighi, stasera ho uno strano presentimento…
- Hai paura di cosa? Non è mica la prima volta…
- Si ma ogni volta è peggio e più pericoloso. Di lui ormai ne parlano tutti i giornali. Sai quanti sbirri lo stanno cercando?
- Macché. Secondo me sanno già tutto e lo stanno coprendo e aiutando. E’ il figlio del loro padrone, come vuoi che gli diano la caccia? Faranno solo finta, devono farlo. Secondo me sanno tutto e non fanno un cazzo…

“Devo essere silenzioso e avvicinarmi senza farmene accorgere ed eliminarli in fretta”.
Colpisco quello alto alla testa con il tubo di ferro ma l’altro ha il tempo di tirare fuori una pistola. In queste cose sono un vero talento: lo colpisco al braccio e gliela faccio cadere poi lo colpisco ancora alla testa e lo tolgo di mezzo.

Si fa sentire più forte il dolore al petto. Devo fermarmi un secondo per respirare e riprendere fiato. Devo dare tempo al cuore di rallentare ma lui non vuole proprio farlo e mi stringe come in una morsa. Soffro.
“Non ho tempo per soffrire, devo fare in fretta, devo riprendermi, devo muovermi. La bambina ha bisogno di me.” Penso e mi muovo.
“Il medico mi aveva avvertito. Non ho neanche preso le pillole. Le prendo adesso”.
Tiro fuori dal pantalone la scatola e ne prendo una. L’ingoio, ne prendo un’altra e butto giù anche questa.
M’avvio, il dolore è lo stesso. Continuo a camminare, non posso fermarmi. Devo andare avanti.
Il dolore però mi costringe a fermarmi. Avrei bisogno di buttarmi a terra e chiudere gli occhi ma non posso farlo. Cerco di concentrarmi sulle cose da farsi e prego il signore di darmi la forza. M’ascolta. Sto un pochino meglio. Mi riavvio, ogni minuto potrebbe essere quello giusto.
Giungo vicino alla porta interna che dovrebbe portarmi nel retro dove dovrei trovare finalmente il mostro.
“Adesso non serve più fare silenzio” penso.
Metto a terra il tubo di ferro e tiro fuori la pistola. Da qui in poi si gioca come piace a me e con questa.
“Niente prigionieri. Non andrà in prigione, smetterà semplicemente di farlo” Penso “Respira vecchio, non sei ancora finito e questa è la tua missione più importante. C’è di mezzo una bambina, quella che tua moglie non ha saputo darti e tu devi la devi salvare costi quel che costi”.
Devo salire tre gradini, aprire la porta ed entrare. Ricordo che le altre due vittime le ha uccise facendole soffrire e urlare. I loro cadaveri presentavano ferite, tagli e mutilazioni orribili e profonde e, nei loro occhi, era rimasto l’orrore. Sino adesso non ho sentito urla. Sono ancora in tempo o è troppo tardi”.
Ci sono. Dietro questa porta inizia il ballo.
Con un calcio sfondo la porta e mi trovo due uomini davanti. Li ammazzo tutti e due sparandogli in testa e nella pancia ma il maniaco, non so come, è alle mie spalle.
Mi spara ferendomi al braccio sinistro. Ha in braccio la bambina e scappa.
Mentre s’allontana incrocio, per un attimo, gli occhi della bambina che piange.

“Niente, è soltanto un graffio. In piedi vecchio, non puoi fermarmi ora. Lei è ancora viva”. M’alzo e l’inseguo.

S’infila in un vicolo cieco ed è costretto a fermarsi sempre con la bambina in braccio.
Gli sono davanti, finalmente, e lo tengo sotto tiro con la mia 44 magnum. Game over, è fatta. Ti ho preso.
- Arrenditi, lasciala andare – gli urlo mentre l’altro braccio, quello ferito, mi brucia da matti.
- Non puoi spararmi, sbirro. Non puoi farmi niente. Lo sai chi sono? Lo sai chi è mio padre? – Dice con spavalderia guardandomi in faccia.
- Si invece, posso farlo e lo faccio – rispondo.
Prendo la mira e, con un colpo, gli stacco un orecchio. Cade per terra. La bambina, finalmente libera, s’allontana da lui e si siede sulla mia destra. Avanzo.
La guardo e le dico “Chiudi gli occhi, Valentina, non voglio che guardi come l’ammazzo”.
Il bastardo approfitta della mia disattenzione e trova la forza per spararmi e colpirmi alla spalla.
Gli sparo anch’io col pistolone e gli tolgo ogni arma. Prima la pistola, staccandogli di tronco il braccio, poi quella più pericolosa nel baricentro del corpo.
Così conciato non potrà più violentare nessuno. Non potrà mai più fare del male alle bambine.

Mi sparano alle spalle una, due, tre volte e cado per terra ansimando. Alzo la testa per vedere chi l’ha fatto.
Cazzo, è il mio collega.
Ha avuto il tempo di riprendersi e fare un’altra scelta sbagliata, questa volta la peggiore di tutte.
Bel modo di far terminare un’amicizia. Bella maniera di iniziare una pensione. Bel sistema per finire una carriera.

- Non muoverti, non peggiorare le cose, non costringermi a ucciderti… - dice continuando a puntarmi la pistola.
- Sto bene, cazzo. Non ti preoccupare, mai stato meglio. Sto talmente bene che adesso ti sparo io… - Gli rispondo sorridendogli.

Devo farlo parlare e guadagnare tempo sinché non arrivano i “rinforzi” che lui voleva chiamare ma che avevo già chiamato io prima d’incontrarlo.
Se mi ha sparato alle spalle è chiaro, è dall’altra parte. I due vicino alla macchina non dicevano stronzate.
Ho sempre sospettato ci fossero poliziotti venduti ma non avrei mai immaginato che lo fosse anche il mio compagno. Eravamo anche amici.
- Resta giù a terra – mi grida continuando a puntarmi la pistola.
Ho paura per la bambina, cosa farà? Gli basterà uccidere me o vorrà eliminare ogni altro testimone? Probabile. Con la sua pistola non può farlo. Devo distrarlo e guadagnare tempo.
“Corri bambina, corri a casa, salvati” penso.
Lei, come se mi avesse sentito, prova ad alzarsi ma il mio collega le punta la pistola e dice – Resta dove sei, non ascoltarlo, è un vecchio pazzo.
Devo distrarlo da lei, non dargli il tempo di pensare.
- Spari alle spalle al tuo socio e poi terrorizzi una bambina? Sei così bastardo? Ora prendo il ferro di riserva e ti sparo per davvero. Ti sparo sulla faccia così vedi come si fa e quanto fa male – gli urlo piegandomi cercando di prendere l’altra pistola che ho sulla caviglia.
- Ci potevamo accordare e invece no, sei sempre stato un testardo e non hai mai capito niente di come va la vita – dice - Sta giù, non ti muovere o ti sparo ancora – continua a dire tenendomi sotto mira.
Mi fermo, l’ho distratto. Guadagno tempo.
- Credevo mi volessi bene. Che fossi mio amico…
– Lo sono, ti voglio bene. Non immagini quanto mi dispiace. Ho provato a farti ragionare ma non c’è stato verso. Lo sai chi è questo? Cosa cazzo pensavi di fare? Ti rendi conto di quello che hai fatto? Lo sai cosa hai combinato? Come cazzo pensi di cavartela?
- Lo sapevi eh? Ti pagano per non fare il tuo dovere?
- Sei un pazzo, ti sei messo e mi hai messo in un bel casino. Spero di cavarmela, per colpa tua rischio grosso anch’io sai?
Mi girano le palle e perdo la testa. Deve pagarla anche lui. E’ un bastardo e non può continuare a infangare l’arma.
- Adesso ti faccio fuori così non hai più di che preoccuparti… - Gli dico
- Fermo o ti finisco
- Lento come sei non ci riuscirai mai a fermarmi
- Stai giù, non muoverti
Prendo la pistola dalla fondina ma uno, due, tre, quattro, cinque colpi mi raggiungono alle gambe, al petto e alle braccia.
Sento le sirene della polizia e sto giù, finalmente. Proprio come diceva il collega. Lui sta scappando.
I poliziotti sono arrivati e la bambina è salva.
Mi viene vicino e mi abbraccia piangendo, poi qualcuno la prende e l’allontana.
Vedo tutto offuscato, sento troppe voci e non distinguo le parole. Ho anche smesso di sentire il dolore tanto é forte.
Sorrido, ce l’ho fatta. Ho salvato la bambina e reso inoffensivo per sempre il bastardo. Se dovessi anche cavarmela sarebbe perfetto.
Cala, invece, il buio intorno ma non importa; gli occhi si chiudono ma va bene. Ho salvato la bambina.
La morte di un vecchio, che doveva andare in pensione in anticipo per colpa di un cuore fottuto, in cambio della vita di una bambina. E’ uno scambio equo.








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