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La casa sulla scogliera – 01 - Il sogno

Sto guidando da troppo tempo e sono stanco. Si è fatto buio già da qualche ora e piove così tanto che non ci vedo più niente.
- Bel compagno di viaggio che sei… non hai detto neanche una parola da quando siamo partiti – le dico.
- Ti sei perso? – mi risponde.
- Non mi sono perso, avrò fatto solo una via più lunga, posso ritornare sulla strada giusta.
- Ci siamo persi.
- Siamo qui, ne sono sicuro.
- No, non siamo qui.
- Si che siamo qui, conosco le mappe e le so leggere.
- Questa non l’hai letta bene, non siamo qui. Ci siamo persi.
È notte fonda e piove a dirotto e non so dove mi trovo. Ho fermato l’auto e sto guardando sta cazzo di mappa. Aveva ragione, ho sbagliato strada e ci siamo persi.

C’è solo il rumore della pioggia e dei tergicristalli ma è assordante. Accendo una sigaretta e smetto di guardare la mappa. Non ha più alcun senso.
Lei dorme da almeno un quarto d’ora e dovrei farlo anch’io. Spengo i tergicristalli, butto via la sigaretta e lo faccio. Almeno ci provo.
È giorno quando mi sveglio e m’accorgo d’essere solo in macchina. Mi guardo intorno e la vedo. È lì, a una cinquantina di metri più a valle, ferma sulla scogliera.
Siamo vicini al mare, in un paesaggio splendido.
Esco dalla macchina e gli vado incontro.
È ferma accanto a un grande masso nella parte più vicina all’azzurro del mare. La chiamo. Lei gira intorno al masso e scompare dalla mia vista.
“Caspia che paesaggio, che posto bellissimo” penso ancora una volta camminando.
Adesso sono vicino al masso e gli giro intorno anch’io ma non la trovo. È come se fosse scomparsa.
Com’è possibile? Se si fosse mossa l’avrei vista, l’avrei vista per forza.
La paura mi prende all’improvviso e completamente così mi volto verso la parte più lontana della terra sulla quale ci troviamo, quella che nell’orizzonte sembra toccare il mare.
Raggiungo il punto più lontano accessibile di terra ferma e guardo di sotto. Non c’è altro che scogli e mare.
È un dirupo che finisce su delle rocce lambite e sovrastate a tratti dalle onde del mare.
“Sarà caduta? Si sarà buttata di sotto?” penso.
La chiamo gridando in preda al terrore e poi avverto una presenza alle mie spalle..
Ho appena il tempo di girarmi per vederla un solo istante. È lei, proprio lei, mi spinge e sono io che finisce sugli scogli di sotto.
Urlo mentre cado, poi apro gli occhi.

Mi sveglio per davvero questa volta e, per fortuna, è stato solo un brutto sogno.
Lei è ancora in macchina con me e sta ancora dormendo però il posto è proprio uguale, identico e c’è persino la pietra, proprio come nel sogno.
“Che strano” penso “io questo posto non l’ho mai visto prima ne sono sicuro. Ieri notte era buio quando mi sono fermato, eppure l’ho sognato proprio com’è per davvero. Non sto ancora sognando e sta continuando quell’incubo?”

Scendo. La pioggia ha trasformato il terreno in una vera e propria pozzanghera e ho le gomme dell’auto infossate nel fango. Per fortuna ha spiovuto e in cielo c’è un bellissimo sole che mi riscalda.
M’avvio verso la pietra e la scogliera a valle.
Raggiungo la grossa pietra e gli giro intorno, guardo l’auto a monte e poi m’avvio verso il punto di terra calpestabile più lontano e lo raggiungo guardando di sotto. Uguale al sogno.
Mi riprende quella strana emozione, proprio identica a quella di prima nel sogno e avverto la stessa presenza alle spalle e, proprio come prima nel sogno, mi volto e ho appena il tempo di rivedere la stessa scena.
È lei e mi spinge di nuovo di sotto. Cado urlando chiudo e poi riapro gli occhi.

Mi sveglio ancora nell’auto proprio come l’altra volta e lei è ancora dentro che mi dorme accanto.
Mi riguardo intorno e rivedo il masso, il sole e la scogliera.
Ridiscendo dall’auto e anche il terreno è come prima. La pioggia ha trasformato il terreno in una vera e propria pozzanghera e ho le gomme dell’auto infossate nel fango.
Non mi muovo stavolta, decido di non curiosare e provo a capire se sto ancora sognando o sono sveglio quando anche lei si sveglia e scende.
Finalmente cambia qualcosa nella scena.
Forse stavolta non sto più sognando.

Mi viene accanto sorridendo e mi guarda.
- Ho avuto un’idea geniale – le dico – proseguiamo a piedi – concludo.
- Lo supponevo – risponde ridendo.
(continua)



La casa sulla scogliera


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