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CARMEN DI GIULIO


     
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16 - NEVICA

Si sfioccano le nubi e dolcemente
bioccoli cristallini l’aria culla,
la terra osserva, con pupille attente,
quel candido aleggiare e si trastulla.
Cade la neve cade
blanda dal cielo torbido, crucciato.

Silenziose le falde trasparenti
col lieve, vario rotear di piume,
si posano sui tetti sonnolenti,
nella strada,sugli alberi e di spume
soffici, immacolate
listano a gara e avvivano i balconi.

Che sapienti lavori in filigrana;
che merletti, che magico candore!
Ti suggestiona come una gitana,
che sulla soglia ti predice amore,
questa neve silente
che ti sorride e il sudicio nasconde.

Tutto si tace, tutto piano, piano,
in virginia coltre s’addormenta,
l’anima sogna, mentre di lontano
l’ombra s’avanza ed ogni stella è spenta.
Passa randagio un cane
che il bianco annusa ed ha l’occhio pensoso!



16 - NEVICA
Magnifico accostamento tra il candido evento invernale, che Carmen avrà osservato tante volte dalle finestre della sua casa di Banzi, e gli eventi della vita, che spesso promettono molto più di quanto non siano, poi, all’atto pratico, in grado di mantenere. La descrizione poetica è quasi ineffabile. Prelude a più felici conclusioni. Ma, quasi inatteso, specie dopo tanta poesia, si presenta il conto, e Carmen esprime ciò che realmente la neve è. Nasconde lo sporco, ricoprendolo di candore. Ma il marcio non sparisce, non viene lavato via, anzi, è più che mai pronto ad riemergere, più sudicio di prima. Anche le stelle solo obnubilate, nascoste dal cielo plumbeo che neve porta, col freddo che arriva anche al cuore. Stupenda l’immagine del cane randagio, che annusa, cerca di classificare quella strana materia bianca. Ma non si sofferma più di tanto. Non interessa a chi cerca solo la sostanza vera delle cose. E passa via indifferente.


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