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Scriversi addosso - 02 - Scrivere è far prendere aria all’anima

Scrivere, scrivere oggi; di questi tempi, con questi chiari di luna e scuri di memoria.
Scrivere perché, per chi o per che cosa. Scrivere quando, come, di che…
Domande semplici? No, per niente. Domande complicatissime, invece.
Domande che nessuno, in pochi, in pochissimi o comunque non in moltissimi si pongono, altrimenti ci sarebbero meno siti letterari, meno scrittori e meno “poeti” e, di certo, meno “case editrici” per “scrittori e poeti emergenti”.
Aiutare i deboli talenti letterari a profanare i templi della cultura e sfondare nel mercato del libro richiede qualche sacrificio da parte di tutti e, in molti casi, agli aspiranti poeti e scrittori anche qualche migliaio di euro.
Non si bada a spese, in fatto di narcisismo.

Apriamo una “parente”.
La cultura costa e la ex ministra Moratti ci è costata anche di più, in termini di cultura e di democrazia. “Chi deve imparare impari prima di tutto a pagare”, le tasse non si riducono senza sacrifici in termini di servizi. Scuola, sanità e pensioni prima di tutto, sono queste le “spese” sulle quali bisogna intervenire. Le tasse, ammesso che hanno intenzione di ridurle veramente, non si riducono a gratis, da qualche parte bisogna pur tagliare. Chi crede al premier e ai suoi “amici” sarebbe da santificare o da pigliare a calci nel sedere.

Ma ritorniamo alla scrittura, ai suoi strani meccanismi e al bisogno di “consumare”, di spendere. Scrivere e leggere costa, e non soltanto in termini di tempo e di pazienza.
La scrittura è un bene di consumo, un “affare” per molti, se intorno alla scrittura non “girassero” soldi ci sarebbero, dicevo, meno siti letterari e meno case editrici.
“Soprappiù” ci sarebbe meno economia, anche la scrittura fa girare l’economia, oltre a far girare altro.
Tutto sommato, diviso o sottratto, moltiplicato o esposto all’ennesima potenza, ci sarebbero meno sognatori che invece di stare davanti a uno schermo cercando di scrivere o leggere qualcosa di interessante andrebbero fuori in camporella, a spasso con la morosa o per i campi a respirare aria fresca o, più proficuamente, a raccogliere asparagi o cicorie.
Ma l’economia gira con te e anche con la scrittura, e assieme alla scrittura le aspirazioni di chi scrive.
L’arte, qualsiasi arte, è una brutta bestia; gli artisti solitamente restano ignoti, incompresi e vivono di stenti, spesso sono prede d’illusioni e intorno a questi campano e proliferano un sacco d’altri che di artistico hanno solo l’intuito di sfruttare l’arte o chi crede di farla.
Sulle speranze di chi scrive poesie e racconti si muove una certa quantità di denaro. Concorsi ai quali per partecipare bisogna versare “quote di iscrizione” dei quali poi non si riesce a sapere più niente, antologie che richiedono l’acquisto, da parte dell’autore, di una quantità di copie da pagare anticipatamente e che poi non arrivano, case editrici che propongono la pubblicazione del “capolavoro” a spese dell’artista e robe simili.
Per diventare famosi qualcosa bisogna darla, alle “veline” viene richiesto non so bene cosa, agli scrittori d’anticipare i costi del volume e le spese d’organizzazione.
E sono in tanti quelli che ci provano… Con la speranza che per strada almeno qualcuno li ringrazi, come nella nota pubblicità, invece di ignorarli o di mandarli direttamente a fare in culo.

Trasmissioni come “Il grande fratello”, “Diventeranno famosi” e altre dello stesso genere creano aspettative e illusioni e amplificano il desiderio di diventare persone note, magari ricche. E lo scrittore e il poeta non sono esenti e insensibili a tali lusinghe.
“Se ce l’hanno fatta quelli del grande fratello ce la possono fare tutti…” viene da pensare, sbagliando, perché quelli del grande fratello, non ce l’hanno fatta, gliel’hanno fatta, secondo me, e non soltanto in termini di dignità.
Ma chi scrive, a volte anche decentemente, non può e deve preoccuparsi di questo. Per fortuna, male che vada, e ci sono buonissime possibilità che così vada perché non credo che esistano case editrici realmente interessate a valorizzare giovani e sconosciuti talenti, si tratta di perdere solo un po’ di denaro ma resta la soddisfazione di averci provato.
D’altronde la poesia e la prosa, come la pittura e molte delle altre attività artistiche, non hanno arricchito ancora nessuno, o pochissimi.
Persino i “grandi per davvero” in vita non hanno ottenuto fama e successo e solo in pochissimi casi tale arte è riuscita a dare soldi e successo.
Da qualche parte ho letto che gli scrittori, e ancora meno i poeti, che hanno avuto, o hanno, la fortuna di vivere della propria opera si possono contare sulle dita delle mani, a voler essere pignoli su una sola.
In tutti i casi sarebbe da stronzi, o da perdenti, non provarci nemmeno.

La passione e la speranza, verso qualsiasi cosa, sono alcune delle pochissime veritĂ  della vita alle quali non sappiamo e non dobbiamo mai fare a meno.
Per molti versi vivere è avere e vivere con passione perché, questa debolezza umana, ci rende vitali e vivi ed è la vera essenza di sentire e sentirsi.
Se si ama qualcosa o qualcuno si ama la vita e tutto acquista valore e interesse e chi scrive sicuramente lo fa per amore con passione.
Basta questa convinzione per giustificare ogni illusione e ogni altra azione.

Scrivere è, in fondo, portare a prendere aria l’anima e cercare di trasmettere questa voglia agli altri giustifica e rende credibile e vera ogni vicenda, per quanto improbabile e irrealizzabile.







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