Artisti in Lucania

Matera

 

Home - Gaudiano Carmelo


Gaudiano Carmelo


     
Visita guidata

 

2) Titolo: "FAI BENE E SCORDATELO!" - I proverbi non sbagliano mai! (in Italiano)


Titolo: " FAI BENE E SCORDATELO! "

Sottotitolo: I Proverbi non sbagliano mai!

Commedia in due Atti
dei coautori Gaudiano Carmelo & Piccirillo Alfonso

Versione in lingua italiana



Personaggi:
1) L’anziano padre Alberto PICCIANO
2) Il dottore (complice) Ausilio COMPLICE
3) Il notaio Noto GAUDILLO
4) La figlia maggiore di Alberto Luisa
5) Altra figlia (facoltativa) Ida
6) La figlia minore Lucia
7) Fidanzato di Lucia Ing. Felicetto STRAZZONE
8) Il figlio maggiore Giuseppe Picciano
9) Altro figlio (facoltativo) Antonio “
10) Il figlio minore Agostino “
11) Il Parroco Don Biagio
12) Amico di Alberto Pasquale (detto "Nasone”)
13) Altro amico di Alberto Saverio (detto “Sicch Sicch”)
14) La vicina Filomena CANINA
15) Badante albanese Sofìa




AMBIENTAZIONE


La Commedia si svolge tutta in casa di Alberto, Maestro in pensione e vedovo da 10 anni. E’ il pomeriggio di una domenica particolare, poiché compie 73 anni e aspetta la visita serale dei suoi tanti congiunti. Infatti Alberto ha dieci figli: cinque maschi e cinque femmine, di cui nove già sistemati; quattro vivono altrove mentre gli altri sei vivono al paese (tre maschi e tre femmine). Solo la più piccola, Lucia, ormai 30enne, è rimasta in casa con lui nonostante sia fidanzata da anni. Questo è il suo cruccio: in passato la ragazza ha già dovuto assistere la madre malata ed Alberto teme che non si sposi perché sente il dovere di accudire lui.


Piccola premessa e indicazioni scenografiche

E’ il primo aprile dell’anno 2003. Ci troviamo nel soggiorno della casa di Alberto. E’ una casa di media borghesia con relativo mobilio, possibilmente costituito da due vetrine con piatti, bicchieri e bottiglie a vista, un tavolo con 4 sedie, ed altre sedie ai lati della scena. Radio, TV e telefono fisso. Quadri ai muri e un piccolo altarino a mensola con foto e lumino. Al centro sinistra della scena, rispetto al pubblico, vi è una finestra con vista sulla Chiesa Madre. Sul centro destra c’è la porta d’ingresso nascosta alla vista da un pannello di scena. Tra le quinte di destra, sempre rispetto al pubblico, c’è una tenda che nasconde la porta che da all’interno della casa, mentre tra le quinte di sinistra, un’analoga tenda nasconde la porta dalla quale si accede alla cucina.



La Trama in breve

Alberto è un vedovo in pensione che oggi festeggerà il suo 73° compleanno, allietato dalla presenza dei suoi numerosi congiunti. Purtroppo, essendo alquanto superstizioso, si troverà alle prese con un’infausta premonizione di morte originata da un brutto sogno. Pertanto, si preoccuperà di provvedere con urgenza alla successione delle sue proprietà in favore dei dieci figli. Questi però, invece di agevolare i coscienziosi propositi del genitore, faranno di tutto per complicargli la vita, tirando ognuno a destra ed a manca per i propri biechi interessi. Alberto, padre onesto ed irreprensibile, non saprà che pesci prendere: soprattutto non vuole che i figli si scaglino gli uni contro gli altri a causa dei suoi beni… Così, fiaccato dalla maledizione del sogno e deluso dall’egoismo sfrenato dei figli, verrà colto da un brusco malore, comunque passeggero.
Nel secondo atto Alberto, dimesso dall’Ospedale dopo alcuni giorni di accertamenti, senza che nessuno dei figli si sia curato di fargli visita, escogiterà un sottile stratagemma per sincerarsi delle intenzioni dei figli nei suoi confronti. Infatti, con l’ausilio del medico di famiglia e poi dell’amico Notaio, si fingerà gravemente ammalato a causa dei postumi di un pesante infarto… I figli, messi di fronte agli onerosi obblighi di assistenza nei confronti del genitore, non solo proveranno uno alla volta a defilarsi, ma in vista di una sua prossima scomparsa, cercheranno in tutti i modi di estorcergli una firma sul Testamento che favorisca gli uni ai danni degli altri…
Alberto, profondamente deluso dal comportamento dei figli, da buon padre di famiglia farà comunque buon viso a cattivo gioco…
Perché un padre non può odiare i propri figli, e Alberto non se la sentirà nemmeno di punirli; ma l’ultima lezione che impartirà loro nel finale se la ricorderanno per tutta la vita…



PRIMO ATTO


Scena 1^
(Lucia e suo padre Alberto)


Appena si apre la scena si vedrà Alberto, vestito di tutto punto, seduto alla poltrona mentre schiaccia un pisolino; Lucia entra aprendo la porta dall’esterno e gli va vicino quatta quatta come per controllare se respiri ancora…

LUCIA – (Entra, si toglie il soprabito che appende all’attaccapanni; poi in punta di piedi si avvicina a suo padre e si abbasserà ponendosi a pochi centimetri dal suo viso)
ALBERTO – (avvertendo così vicino la “presenza” di sua figlia, si spaventerà) … Lucì, e che caspita: così mi fai venire un accidente! Mi vieni vicino come un fantasma…
LUCIA – Papà, ti avevo detto di andare a riposarti; tu dopo pranzo sei abituato così…
ALBERTO – Ma oggi non posso Lucì, e tu lo sai…Spero che sei stata convincente e che nessuno…
LUCIA – Si papà, ho detto a tutti che è “questione di vita o di morte”… Vedrai che uno alla volta verranno a farti gli “auguri”, nell’ordine che mi hai detto tu…
ALBERTO – Altro che auguri Lucì… qua il tempo passa e la morte s’avvicina…
LUCIA – Ancora co’ sta fissazione papà? Pensa alla salute…
ALBERTO – Che proprio la salute è la mia fissazione Lucì… Ti sei scordata il brutto sogno che ho fatto stanotte? La buonanima di mio padre mi ha detto…
LUCIA – Basta, me l’hai già raccontato tre volte… Papà, ma possibile che tu a 73 anni, ti fai ancora impressionare da un sogno?
ALBERTO – Quale sogno Lucì, qua le “convergenze” sono assai… Lo sai come morì tuo nonno?
LUCIA – Lo so! Morì d’infarto al miocardio!
ALBERTO – (non capisce) Al suo…
LUCIA – Al suo cosa?
ALBERTO- L’infarto venne a lui Lucì! Tu dici “mio”…
LUCIA – Papà, si dice infarto del “miocardio”, ma si capisce che era suo “di lui”…
ALBERTO – Ah! E ai tempi miei si diceva “cuore” … E lo sai quanti anni teneva?
LUCIA – Oltre la settantina…
ALBERTO – Questa è una risposta troppo generica Lucì… Ne aveva precisi 73!
LUCIA – 73 precisi?... Come te?
ALBERTO – Eh, come me Lucì: morì proprio il giorno che faceva il compleanno…
LUCIA – E questa coincidenza ti crea un problema?
ALBERTO – E ti pare poco Lucì? Perché tua madre non morì come oggi, 10 anni fa? Non te lo ricordi? Proprio il giorno del compleanno mio …
LUCIA – Me lo ricordo papà, me lo ricordo… Ma tanto, per morire, un giorno è uguale a un altro… Si tratta solo di stupide…
ALBERTO – (la interrompe mentre fa le “corna”) Zitta, non lo dire: stavi dicendo di nuovo “coincidenze”…
LUCIA – Lo vedi che mi conosci bene papà? Sono “stupide coincidenze”…
ALBERTO – Eh si, come il sogno di stanotte. Ma se io a mio padre non me lo sognavo mai… mai, e stanotte invece, proprio stanotte…
LUCIA – Papà, quando uno si fissa, poi fa di questi sogni… E il cuore allora? Il cuore?
ALBERTO – Quale cuore Lucì? Quello di nonno Giuseppe?
LUCIA – No, il tuo!
ALBERTO – Il mio?... (si atteggia) Il mio sento che “oscilla” Lucì…
LUCIA – Ma se il dottore la settimana passata ha detto che tieni “Un cuore di leone”…
ALBERTO – Pure tuo nonno Giuseppe era forte come un leone Lucì, ed è morto d’infarto! Senza preavviso…
LUCIA – Ma il preavviso dell’infarto papà, sono altri, non i sogni…
ALBERTO – E io per questo ti ho fatto richiamare il dottore Lucì. Gli hai detto che è urgentissimo?
LUCIA – Si papà! Ma tu così lo metti in croce inutilmente… Poi se ne hai bisogno davvero un altro giorno quello non viene più…
ALBERTO – Chi se ne frega di un altro giorno? Il problema mio è oggi Lucì…

A questo punto si sentirà il sonoro di un cane-lupo che abbaia; Lucia si spaventerà…

LUCIA – … Che paura! Il cane di commà Filomena! Sembra come se sta dietro la porta! Quel maledetto un giorno di questi mi farà venire veramente un infarto…
ALBERTO – Ecco Lucì: tu per esempio hai paura di Zorro! E io invece sono così affezionato a quel cane! Ricordati: i cani non ti tradiscono mai! Quello quando passa sotto casa nostra mi vorrebbe salutare: me l’ha detto proprio commà Filomena…
LUCIA – Eh! Che quella prima mi ha detto che voleva salire…Ho detto di no! Noi aspettiamo da un momento all’altro il dottore papà…

CAMPANELLO (o bussano alla porta)


Scena 2^
(Si aggiungono Pasquale e Saverio, i due confinanti del terreno di Alberto)

ALBERTO – E questo è proprio lui Lucì… (indossa in fretta la vestaglia poggiata sul divano)
LUCIA – E’ pure in anticipo: lo fai uscire pazzo! (poi guarda dallo spioncino e vede i due amici confinanti) Non è il dottore papà, è Pasquale “Nasone” con Saverio “Sicch Sicch”…
ALBERTO – Non ci sono Lucì (mentre la figlia va, lui cambia idea) Lucì, ci sono, ci sono!
LUCIA – Ma ci sei o non ci sei? Che devo fare? Non mi dire che ci hai litigato...
ALBERTO – (si toglie la vestaglia e la rimette sul divano) No, finora mai! Adesso apri e lasciaci soli! (tra sé) Mannaggia al ciucciarello: io mi prenderei a schiaffi (si schiaffeggia)… Fesso, fesso…
LUCIA - Ah, siete voi… Papà, sono Pasquale e Saverio … Avanti, avanti…(poi va in cucina)

(Alberto si asciuga il sudore freddo dalla fronte)

PASQUALE – E’ permesso? Oh, caro Maestro… (Alberto faceva il Maestro delle elementari)
ALBERTO – Maestro di musica!... (fra sé) “Sentirete che musica”… Entrate amici miei, accomodatevi (mentre i tre si siedono borbotta verso il pubblico) “speravo di non vederli più”…
PASQUALE – Avete detto qualche cosa Don Albe’?
ALBERTO – (guardando la vetrina) Pensavo: “Vermoùth non c’è ne più”…
PASQUALE – (ordina) Un Amaro di Padre Peppe!…
SAVERIO – (disapprova sempre Pasquale) Pare che sta ordinando al bancone del Bar…
ALBERTO – Ci sta! Ci sta! Un Padre Peppe; e voi compà Saverio cosa gradite?
SAVERIO – Pure io grazie, ma non vi disturbate Don Albe’, magari dopo…
ALBERTO – Meglio “prima” amici miei. Il Padre Peppe fa bene, fa digerire meglio “le cose”; ne bevo un goccetto pure io; voi lo sapete che non bevo quasi mai, ma oggi ne ho proprio bisogno…

(prende dalla vetrina 3 bicchierini e l’Amaro; poi versa)

ALBERTO – Avendone la possibilità sarei venuto a trovarvi quanto prima per parlarvi…
PASQUALE – (tracanna subito il suo bicchierino di botto; fa una smorfia, ma non dice niente)
SAVERIO – E di che cosa Don Albe’? Di quello che pensiamo noi? (beve pure lui)…
ALBERTO – Forse…
(Saverio prende il fazzoletto e ci sputa dentro)

SAVERIO – Puh! Puh! Che schifo!... Ma Don Albe’, che schifezza è questa che ci offrite?
ALBERTO – Come?
PASQUALE – Si, sembra vino vecchio “andato allo spunto” (diventato aceto)
SAVERIO – Ah! Tu l’avevi già bevuto carognone! Lo sapevi e non mi hai detto niente…
PASQUALE – Ma io non ero sicuro; e poi non volevo offendere Don Alberto…
ALBERTO – (Sorseggia il suo goccio) Ma questo è il mio vino andato a male… Lucì, Lucia…
LUCIA – Sto qui papà, cosa urli?
ALBERTO – Benedetta figlia, cosa ci fa il mio vino guasto nella bottiglia di Padre Peppe “originale”…
LUCIA – Oh, Gesù!... Dovevo disfarmi del vino andato a male e della bottiglia vuota di Amaro, così ho pensato di tenere quella bottiglia particolare in bella mostra nella vetrina…
ALBERTO – Eh si: due piccioni con una fava! Ma almeno mi vuoi avvisare Santa Lucia…
LUCIA – E… me ne sono scordata papà…
SAVERIO – (paziente) Don Albe’, cose che capitano, non è successo niente…
PASQUALE – Perché tu hai sputato Save’; io mi so’ ingollato un bicchiere d’aceto senza insalata…
LUCIA – Poverino! Papà, non prendere più queste iniziative…
ALBERTO – Iniziative? E mica ho buttato giù una parete a tua insaputa Lucì … (agli amici) Ma vedete voi se è normale ‘sto fatto: uno non è più libero in casa sua di offrire da bere agli amici…
LUCIA – Ma potevi chiamarmi papà! (a Pasquale e Saverio) Vi prego di scusare mio padre…
ALBERTO – Ah, adesso è colpa mia!
LUCIA – Certo! Ma tu quando mai hai fatto gli onori di casa…
ALBERTO – Ah! (agli amici) Allora ci è andata pure bene! Ci poteva mettere pure il gasolio della motozappa…
PASQUALE – AZZ… (si massaggia la pancia e deglutisce) Stavo proprio a posto…
SAVERIO – Naso’ finiscila! E si sarà combinato col litro di vino che ti sei bevuto a pranzo…
PASQUALE – Peggio padre!... Il vino buono con l’aceto si inacidisce subito…
ALBERTO – Ma guarda un po’ che figure che mi fai fare Lucì: abbiamo rischiato di finire in ospedale col gasolio agricolo in corpo…
LUCIA – Esagerato papà…
ALBERTO – Esagerato un cavolo Lucì. Per fortuna che è successo a loro; e se fosse successo al dottore o al notaio…
PASQUALE - Ma perché Don Albe’, noi che siamo? Dei cani?
ALBERTO – Dei cani? No, io ho il massimo rispetto per i cani: quelli non ti tradiscono mai!
PASQUALE – Lasciamo stare i cani! Volevo dire: come “persone umane”, vi facciamo schifo?
SAVERIO – Già, “al dottore e al notaio” l’aceto fa male… a noi invece ci fa bene…
ALBERTO – (ripara la gaffe) Ma no, io volevo dire che voi siete amici stretti, quasi di famiglia…
PASQUALE – Ah, ecco: già mi sento meglio! Datemi solo un bicchiere d’acqua per allungare…

(Lucia torna in cucina a prendere un bicchier d’acqua)

SAVERIO – Pasqua’, adesso finiscila di fare una tragedia: ricordati il motivo per cui siamo venuti…(rivolgendosi ad Alberto) Noi siamo venuti perché stamattina vi aspettavamo in campagna Don Albe’… come d’accordo…
PASQUALE – Una bella domenica mattina come oggi e voi non c’eravate…
SAVERIO – Strano, abbiamo detto: avevamo preso appuntamento per aiutarvi a pulire il vigneto…
PASQUALE – Per l’ultima vendemmia… noi comunque ve l’abbiamo pulita alla perfezione…
SAVERIO – (sospira) Eh, caro Don Alberto! Un po’ ci dispiace che ve ne andate…
PASQUALE – Noi c’eravamo così affezionati…
LUCIA – (porta l’acqua, ma sentite le ultime battute) Perché papà? Che cosa hai intenzione di fare?
ALBERTO – Lucì, non ti intromettere per favore… Io lo so quello che faccio…
SAVERIO – Perché signorina Lucia? Mi pareva che eravate tutti d’accordo…
LUCIA – D’accordo che se ne va? Con quella salute di ferro che tiene…

(i due amici si guardano inebetiti)

ALBERTO – Lucì, ma che hai capito? Lascia stare, questi sono discorsi da uomini... Me la vai a finire in cucina questa benedetta torta?…

(Lucia esegue di malavoglia)

PASQUALE – La torta? Ah, ecco perché siete vestito così don Albe’: ma festeggiate qualche cosa?
LUCIA – (prima di entrare in cucina) Come non lo sapete? Papà oggi compie 73 anni…
SAVERIO – E bravo don Alberto…Auguri… E già, voi siete del ’30: classe di ferro!
PASQUALE – Auguroni! E poi come si dice: il ferro si piega, ma non si spezza…
ALBERTO – Così dicono, ma sono tutte fesserie cari miei: gli anni mi pesano maledettamente…
SAVERIO – Ma cosa dite Don Albe’: vestito così fate ancora un “figurone”…
PASQUALE – …E se vi mettete a dieta sembrerete un “figurino”…
ALBERTO – Troppo buoni! Ve ne sarete accorti pure voi quanto mi va stretto… Eh, se campava la buonanima di mia moglie me l’avrebbe scucito e allargato; giacca, gilè e calzoni. Ma adesso non vale la pena… Tanto è l’ultima volta che me lo metto…
SAVERIO – E ci credo don Albe’! Vi comprate un vestito nuovo! Noi per questo siamo venuti!
PASQUALE – Vi abbiamo portato la caparra per impegnare il terreno…
ALBERTO – Sssh… (si alza e va verso la cucina) Parlate piano! (torna a sedersi al tavolo) I miei figli non sanno niente…
SAVERIO – Ah! E che male c’è? Avete detto che vendete per dividere il ricavato in parti uguali…
ALBERTO – Be’, certamente! …
PASQUALE – L’altro giorno io e Saverio non avevamo le idee chiare, perché non avevamo tutti i Centomila Euri…
SAVERIO – Ma poi ieri sera, mentre ci facevano due passi nel corso abbiamo pensato: il terreno di Don Alberto si trova proprio in mezzo ai nostri… Perciò, io mi prendo la metà che confina col mio terreno e tu ti prendi la metà che confina col tuo…
PASQUALE – Perché noi due, strappando strappando, a 50 mila ci arriviamo Don Albe’…
ALBERTO – Bravi! Avete fatto proprio una bella pensata…
SAVERIO – Allora affare fatto… (porge la mano)
PASQUALE – Affare fatto Don Albe’… (porge la mano)

(rimangono delusi perché Alberto non ricambia il gesto)

ALBERTO – (si alza e cammina pensieroso) E fino a “ieri”, l’affare si sarebbe fatto, amici miei; ma oggi non più… perdonatemi…
PASQUALE – Ma che è successo?
SAVERIO – (sospettoso) Qualcuno stamattina vi ha offerto di più?
ALBERTO – Avete ragione a non capire amici miei. Una cosa è sicura: quel terreno vale molto di più di 100 mila Euro…
PASQUALE – Ah, di questo si tratta? Don Albe’, mi meraviglio di voi: vi credevo un uomo di parola…
SAVERIO – L’altro giorno ci avete detto che avevate fatto valutare il terreno da un perito di fiducia, e quello vi aveva detto che il prezzo “oscilla” dai 100 ai 120 mila Euro…
PASQUALE – E a noi ci diceste che per l’amicizia e il rispetto che ci legava, il prezzo non l’avreste fatto “oscillare”…
SAVERIO – Don Albe’, è una questione di principio: da Cento (mila) non si “oscilla”…
PASQUALE – (a Saverio) Bravo! Sangue della miseria don Albe’: da Cento non si “oscilla”.
ALBERTO – Sssh!... Ma chi vi ha mai detto che il prezzo “oscilla?”… Sono io che “oscillo!”… Dico io: uno non può oscillare come vuole, per gli affari suoi, senza dare conto agli altri?
SAVERIO – E no Don Albe’! Io non ci posso credere che ci fate uno scherzo simile. Qui sotto c’è qualcosa di misterioso…
PASQUALE – Di molto fumoso…
ALBERTO – Si, ci stanno i fantasmi... Ma per chi mi avete preso? Per un quaqquaraquà? A 73 anni suonati… mi metto a fare il quaqquaraquà?
PASQUALE e SAVERIO - (gridando insieme) Appunto!
LUCIA – (impaurita, si affaccia dalla cucina) Madonna mia! Qualcuno si è punto?
ALBERTO – Niente, niente… (autoritario) Cose di uomini; e tu continua a fare la torta…

(si riavvicina ai due amici e i tre si risiedono a tavola per parlare)

PASQUALE – Don Albe’, non ci fate questo tradimento…
SAVERIO – Voi non sapete come abbiamo scombinato le nostre famiglie per racimolare 50 mila Euro per ciascuno…
PASQUALE – (quasi pregando) Ma perché state oscillando?
SAVERIO – (idem) Già! Perché oscillate?
ALBERTO – (guarda verso la cucina circospetto e fa avvicinare gli amici) Io oscillo, perché… il terreno non è più in vendita…
PASQUALE – Come non lo vendete più!... Ma l’altro giorno eravate così convinto!

(A questo punto Saverio e Pasquale, ad ogni battuta, sgomiteranno Alberto che si troverà seduto in mezzo ed a stretto contatto dei loro gomiti)

SAVERIO – Ci diceste che da quando siete rimasto vedovo, era diventato troppo faticoso governare la campagna da solo ……
PASQUALE – Che la bella pensione che prendete vi soverchia, e dovete pensare solo alla salute…
SAVERIO – Che avete 10 figli, e con i 100 mila Euro avreste dato 10 mila Euro ad ogni figlio…
PASQUALE – Che dovete pensare solo a sposare Lucia, l’ultima figlia nubile…
SAVERIO – Che proprio Lucia e il fidanzato, con questi 10 mila Euro, avrebbero finito di sistemare la loro casa e si sarebbero finalmente sposati…
PASQUALE – (confidenziale) E che poi avete già preso accordi verbali con una badante albanese, che si trasferirà in questa casa dopo che si sposa Lucia…
ALBERTO – (si alza stizzito per sottrarsi all’assalto, assestandosi le maniche e il gilè) E basta! Ho capito! …Mi volete fratturare le costole?... Si, questi sono tutti gli argomenti che vi ho confidato l’altro giorno…e validi fino a stanotte… Ma oggi NO!
SAVERIO – (sconcertato) …Validi fino a stanotte?...
PASQUALE – … Mannaggia alla capa tua Savè! Te l’avevo detto che dovevamo venire ieri sera stessa!
SAVERIO – Ma avevamo già preso appuntamento per stamattina in campagna, potevo immaginare che Don Alberto nel frattempo si sognava “il monaciello?”…
PASQUALE – Ah! E tu come lo sai?
SAVERIO – Perché Don Alberto ha detto “stanotte”. E la notte che si fa?…
PASQUALE – Che si fa? (allude) Si pensa a come dare la fregatura al prossimo…
ALBERTO – …Voi avete ragione, ma mi dovete far spiegare il fatto: parlate sempre voi…
PASQUALE e SAVERIO – E sentiamo ‘sto fatto…
ALBERTO – Voi lo sapete che io non sono un uomo che si fa suggestionare dalle superstizioni…
PASQUALE – Ognuno è fatto a modo suo Don Albe’…
SAVERIO – Zitto!... E fallo parlare…
ALBERTO – Lo sapete di dove mi proviene quel terreno?
PASQUALE – (a Saverio) Posso rispondere? Ci ha fatto una domanda…
SAVERIO – (lo anticipa) Era di Don Giuseppe vostro padre…
ALBERTO – Che a sua volta l’aveva ereditato da mio nonno Alberto…
PASQUALE – Ho capito! Nonno Alberto da Bisnonno Giuseppe, “eccecetera eccecetera”…
SAVERIO – (a Pasquale “Nasone”) Ma fallo parlà Naso’… “eccecetera”…
ALBERTO – Io la bonanima di mio padre non l’ho sognato mai… mai, da trent’anni che sta all’altro mondo. Eppure mia moglie e mia madre le sogno spesso, sapete? Specialmente mia madre; almeno una volta alla settimana faccio un sogno ricorrente: me la sogno quand’era giovane, ed io ero “piccirillo”; che stiamo in campagna io e lei solamente; io mi guardo attorno ma mio padre non c’è mai…Non c’è mai!... Per farla breve succede questo: mia madre m’insegna a raccogliere l’uva, i pomodori, le bietole, le carote… Quando ho raccolto l’ultima carota allora mi dice: “Bravo Albertino mio”. E qui mi sveglio…
PASQUALE – Con la carota in mano?
SAVERIO – Quanto sei fesso Naso’! Ma ti sembra il momento?
ALBERTO: (estasiato, sorvola sui commenti) …E mi sveglio con un tale benessere, con una tale allegria che voi non potete immaginare. Se mi sono coricato col mal di testa o con un qualsiasi dolore, o con lo stomaco in disordine: niente, tutto passato! Fresco come una rosa!
PASQUALE: Ah! Come se passate un giorno a settimana in un “centro di salute”… Tutto gratìs…
SAVERIO – La finisci o no?
ALBERTO – (idem come sopra) …Ma mio padre, mai! Stanotte, cari miei, mi è successo quello che nessuno si poteva aspettare…
PASQUALE – Eh… a chi lo dite Don Albe’… (si riferisce all’affare sfumato)
SAVERIO – Lo sta dicendo a noi Savè! Ti stai un poco di zitto, o no?
ALBERTO – (idem c.s.) … Per la verità, il sogno è molto breve e pure un po’ confuso…
PASQUALE – Ma quando un sogno è confuso non vale Don Albe’…

(Saverio lo strattona per un braccio e glielo serra in una morsa)

ALBERTO – Vale, vale Pasquà: adesso sentirai… Dunque, ci trovavamo in campagna…

(Commenti a soggetto dei due amici, ma Alberto non se ne cura, così preso dal ricordo del sogno)

ALBERTO - A un certo punto mi dice: “Tino”… vezzeggiativo di Albertino… così mi chiamava sempre (si commuove e prende un fazzoletto dalla tasca) “Questa terra deve rimanere alla famiglia Picciano… al tuo primogenito Giuseppe Picciano, come ho fatto io con te”…
SAVERIO – Scusate Don Albe’, se non sbaglio voi eravate l’unico figlio maschio di tante femmine
PASQUALE – E già: per vostro padre è stato più facile! …
SAVERIO - Ma voi di figli maschi ne tenete cinque!
ALBERTO – Bravi! Avete capito subito il mio dilemma… Ma non è finita… Poi mi ha detto: “Tino, nel tuo petto batte il mio stesso cuore e ricordati: se dividi ricchezza diventa povertà”…
PASQUALE – E voi non dividete Don Albe’: i soldi nostri dateli tutti a vostro figlio Giuseppe…
SAVERIO – I soldi? Non hai capito Pasqua’! La buonanima di Don Giuseppe non vuole che Don Alberto vende il terreno…
ALBERTO – Proprio così! Mi dispiace, ma dopo stanotte non la posso vendere assolutissimamente

CAMPANELLO

ALBERTO – (alla figlia che è in cucina) Lucì, l’hai sentito il campanello?... Be’, ora mi dovete perdonare amici miei, ma magari ne riparliamo… pure domani, se Dio vuole (lui sa quel che dice)
SAVERIO – (ironico) E già don Albe’, non si sa mai stanotte che cosa può succedere…
PASQUALE – Magari Don Giuseppe buonanima vi da il “contrordine”…
ALBERTO – Magari, non si sa mai…(Prende la vestaglia ed esce dalla scena)


3^ Scena
(Detti più il dottore)

LUCIA – (Scosta la tenda per Saverio e Pasquale che escono, facendo poi entrare il dottore) Buona sera… buona sera… Avanti dottore… E scusate se ultimamente mio padre vi sta dando un po’ di grattacapi… Sapete come a volte è difficile accettare l’età che avanza…
DOTT. COMPLICE – Ma figuratevi signorina: magari i miei assistiti fossero tutti come voi… La settimana scorsa veniste a trovarmi in ambulatorio, ed oggi torno in questa casa per la prima volta dopo la morte della signora… era l’anno?…
ALBERTO – (rientra indossando la vestaglia) Era il 1993 dottore, giusto 10 anni fa, proprio come il giorno di oggi…
DOTTORE – Proprio come il giorno di oggi?...(poi fa mente locale sull’urgenza prospettata) Ah, ma voi state in piedi, e potete anche parlare! E dove sarebbe la “questione di vita o di morte?”.
ALBERTO – Dottore, io vi ho chiamato per evitare il peggio, ma se volete io schiatto subito…
DOTTORE – Ma no Maestro, io scherzavo: sono contento di trovarvi “così arzillo”…
ALBERTO – Sono costretto a stare “arzillo”. Oggi devo sistemare le “ultime faccende” perché è il mio compleanno, “ma mi sento la morte nel cuore” e non auguro a nessuno di sentirsi come mi sento io…
LUCIA – Papà oggi compie 73 anni…
DOTTORE – Allora auguroni Don Alberto e altri cento di questi giorni per tutta la vostra famiglia (si accorge della gaffe)… Oh, pardon! Scusate, intendevo…insomma…
ALBERTO – Abbiamo capito dotto’; ma aiutatemi a superare questo “punto critico”…
DOTTORE – Certo, certo… Be’ adesso veniamo a noi: ditemi i vostri sintomi…
LUCIA – Dottore, per come conosco mio padre, ha bisogno solo di essere tranquillizzato…
ALBERTO – E si, i vecchi che diventano come i bambini e hanno di nuovo paura dell’uomo nero… Poi vanno dal dottore che da loro una caramella e li tranquillizza… Lucia, devo dire al dottore delle cose “da uomo a uomo”, perciò vai in cucina e finisci quella benedetta torta…
LUCIA – E sta bene papà! Trovi sempre il modo di allontanarmi. Dottore lo affido alle vostre cure...
DOTTORE – Andate pure signorina Lucia, vi chiamerò dopo la visita se è necessario… Allora Maestro, che vi sentite?
ALBERTO – Dottore, da stanotte mi sento “opprimere” qui: tutto il petto…
DOTTORE: Ah! (Mentre gli palpa il petto, le braccia, gli guarda le pupille etc. etc.) Ma la settimana scorsa in ambulatorio avvertivate la stessa “oppressione?”
ALBERTO- No dottore, più che altro l’ultima volta avvertivo un certo… “presentimento”…
DOTTORE – Ah! Presentimento… Intanto toglietevi la vestaglia… (Alberto esegue)
DOTTORE – (si accorge del completo che veste di sotto) Ah! La vestaglia era solo una paratura?
ALBERTO – Veramente dottò, per come mi sento, la paratura di oggi è proprio questo vestito…
DOTTORE – Niente paratura, via la giacca, gilè e camicia…
LUCIA – (Si affaccia dalla tenda della cucina) Bravo dottore! Stamattina ha voluto mettersi per forza quel vecchio completo… Specialmente quel gilè è strettissimo: sfido io che si sente “opprimere”…
ALBERTO – (a torso nudo o in canotta) Lucia, tu come tutte le donne devi sempre fare almeno due cose contemporaneamente. Non ti basta la torta? No! Devi per forza origliare i fatti miei!
DOTTORE – Ma caro Maestro, vostra figlia ha ragione! Questo non è un gilè: è un cilicio! … Così costretto facevate fatica pure a respirare… Sedetevi qui…

(Alberto si siede. Il dottore prende lo stetoscopio dalla borsa e comincia a fare una visita più approfondita. Gli ausculta il petto e la schiena)

LUCIA – (ormai entrata in scena, assiste alla visita) Papà, hai visto che avevo ragione?
ALBERTO – Lucì, quando hai ragione tu, pure per me è una “coincidenza”…
DOTTORE - Ora fate un bel respiro…, un altro, un altro ancora… Tenete il respiro, tenetelo più che potete… ora buttate l’aria fuori con forza… Bene!... Ora dite “Trentatré”…
ALBERTO – Trentatré!… (mentre il dottore ripone lo stetoscopio)… Be’, come sto dottore?
DOTTORE – Un po’ di affaticamento nel respiro c’è; comunque, considerata l’età, nel complesso... Ma fatemi sentire: avvertite dolori alle braccia di tanto in tanto… (specie a sinistra)
ALBERTO – Si, dotto’: certe volte mi capita quando chiudo la saracinesca del garage… E’ grave!
DOTTORE – Per la verità, capita spesso anche a me…
ALBERTO – Eppure dottor Complice, voi siete così giovane…
DOTTORE – Infatti, non dipende dall’età, ma dallo scarso allenamento dei muscoli… è normale! Di fumare ricordo che non fumate, di bere mi pare che non bevete; quindi, che posso dirvi?
LUCIA – Papà, perché non gli dici la verità? Così dopo stiamo tutti più tranquilli…
ALBERTO – (mentre si riveste) Vuoi che racconto al dottore le “coincidenze?”
DOTTORE – Be’ ormai sono qui don Albe’: ditemi pure! A volte un dottore deve saper fare anche il confessore…
ALBERTO – Dotto’, io mi confesso, ma da questo confessionale non deve uscire una parola…
DOTTORE – (ride) Oh, oh, oh… Ma non lo dite neanche per “ischerzo”, caro il mio Maestro, ne va del mio prestigio professionale…

(Alberto alza le mani e tiene le corna ben in vista)

ALBERTO – Dottor Ausilio Complice, oggi è il primo di aprile e come sapete ricorre il mio 73° compleanno… E il primo aprile di dieci anni fa morì la buonanima di mia moglie…
DOTTORE – E quindi? Questa sarebbe la terribile “coincidenza?”
ALBERTO – Purtroppo non è la sola: pure mio padre morì a 73 anni. Alla mia stessa età…
LUCIA – Altra coincidenza…
DOTTORE– Gesù, Gesù… interessante…
ALBERTO – Interessante? Sentirete adesso…
LUCIA – Ce ne sono altre caro dottore…
ALBERTO – Mio padre non solo morì a 73 anni, ma morì proprio il giorno del suo compleanno…
DOTTORE – Del “suo” compleanno, bene! Che giorno era?
ALBERTO – Il primo di aprile del 1973…
DOTTORE – Non ci posso credere… Ma è uno scherzo? Mi state facendo “il pesce di aprile?”
LUCIA – Quale pesce d’aprile dotto’… Con mio padre non si scherza…
DOTTORE – Be’ certo, chiunque potrebbe impressionarsi. Tuttavia, stiamo coi piedi per terra: si tratta comunque soltanto di tragiche, banali “coincidenze”…
ALBERTO – Dotto’ ma voi dite così perché col “pesce d’aprile” non c’entrate niente… Ma io che oggi faccio 73 anni… Vi potete immaginare la strizza che tengo addosso? Vedete? Sto tremando…
DOTTORE – Suvvia Don Alberto, voi state benone… Non avete nessun sintomo, nessun preavviso di malore…
ALBERTO – Dotto’, pure mio padre non ebbe nessun preavviso e morì d’infarto preciso 30 anni fa!
DOTTORE – Ma che significa?... La probabilità che il figlio muoia all’età di suo padre, nello stesso giorno e della stessa malattia, magari è capitata una volta su un milione!...
ALBERTO – Ah!... (pensoso) E l’ultima volta quand’è capitata?
DOTTORE – Ma cosa volete che ne sappia don Albe’… Comunque, se volete che svolga degli esami più approfonditi, domani mattina venite in ospedale e vi faccio un check-up completo…
ALBERTO – Ma domani mattina sarà 2 aprile dotto’: pericolo scampato! Il pericolo è oggi fino a mezzanotte…
DOTTORE – Ma dove sta scritto? Scusate Don Alberto, ma non capisco questo vostro terrore…
LUCIA – Nemmeno io…
ALBERTO – Dottore, e se vi dico che io mio padre in 30 anni non l’ho mai sognato e che la notte scorsa mi ha detto le testuali parole: “nel nostro petto batte lo stesso cuore”…
LUCIA – Io la interpreto come una frase bella che un padre dice al figlio…
ALBERTO – Ah, si? E dopo si mette la mano sul cuore sofferente e mi dice “Oggi sistema tutto che io ti aspetto”…
DOTTORE – Un momento un momento… Ora ho capito tutto: voi siete terrorizzato dal fatto che questo possa essere un infausto sogno premonitore … Ho capito bene?
ALBERTO – Si dottore, finalmente!
DOTTORE – Ma è semplicemente ridicolo… Orbene don Alberto, voi siete chiaramente suggestionato da queste ripetute “coincidenze”, tanto da condizionare i vostri stessi sogni… Dite la verità: sono anni che pensate di non poter superare l’età di vostro padre; anzi voi già immaginate nel vostro pensiero le date scolpite sulla vostra tomba…
ALBERTO – Bravissimo dottore, siete un indovino! A volte immagino la mia tomba con queste scritte: Alberto Picciano, nato il 1° Aprile 1930, morto il 1° aprile 2003… I figli affranti, posero…
LUCIA – Ma che dici papà! Lo vedi che anche il dottore mi da ragione? Sei tu che ti fissi…
ALBERTO – Aspettate, aspettate… e questo mi succede da sveglio… Mentre una volta sognai che ancora più sotto si leggeva pure la mia iscrizione tombale… (epigrafe)
DOTTORE – Interessante: e cosa c’era scritto?
ALBERTO – C’era scritto: “E adesso avete visto che tenevo ragione?”
LUCIA - (ride di gusto) Papà, sei troppo forte…
DOTTORE – (ride anche lui) Don Alberto, si, siete una vera potenza… E così che dovete combattere le vostre paure… Con l’ironia! E a voi chi vi ammazza? Camperete cent’anni…
ALBERTO – Magari dotto’, se bastasse l’ironia sarei a posto. Ma io sono torturato dai pensieri, dalle ricorrenze, dalla càbala. Per esempio: lo sapete che significa il “73” nella smorfia napoletana?
DOTTORE – Il 73, il 73…. no; in questo momento non mi sovviene. Perché che cosa significa?
ALBERTO – (con tono funereo) L’ospedale…
DOTTORE – Addirittura! Ma questa è una mania di persecuzione… Don Albe’, questo è un ordine del vostro medico: non ci pensate più!…

CAMPANELLO

DOTTORE – Bene, devo proprio andare! In ogni caso signorina Lucia, avete il mio cellulare… Buona sera…
LUCIA – (mentre lo accompagna alla porta) Hai sentito papà?... Dottore, buona sera e grazie di tutto… (vede chi è) Ciao Felicetto, amore mio, entra…

4^ Scena
(Entra Felicetto, il fidanzato di Lucia)

FELICETTO – Ciao Lucia (bacino); caro Maestro, tanti auguroni di buon compleanno… (lo abbraccia)
ALBERTO – Grazie, grazie, siediti, che mi racconti? “Lavoro” e “progetti futuri”…
LUCIA – (imbarazzata, dice piano al fidanzato) Felicetto, io vado a finire in cucina…
FELICETTO – Vai pure cara… Don Alberto, “il lavoro” va bene, grazie a Dio. Lo studio Tecnico Associato è ben avviato e gli altri colleghi Ingegneri sono tutti amici fidati… Per il “futuro” stiamo lavorando al “progetto” di un grande Centro Commerciale per conto di una grossa Ditta di Costruzioni…
ALBERTO – Non quei progetti, Felice’, io intendevo i progetti futuri “con Lucia”… Tu ormai hai 35 anni e Lucia quasi 30… è vero Lucia?... (si gira e non vede sua figlia) Lucì, ma quando voglio che stai presente ad un ragionamento, tu stai sempre in cucina?
LUCIA – (si affaccia dalla cucina) Mi hai chiamato papà?
ALBERTO – Certo che ti ho chiamato. L’hai terminata questa torta?
LUCIA – Si, papà, tutto a posto! Ci stavo mettendo su le candeline…
ALBERTO – Ma lascia stare le candeline: vieni qui che dobbiamo parlare di cose serie… Qui ci sta il tuo “eterno fidanzato” ed è bene che prendiamo qualche impegno… prima che…
FELICETTO – Prima che?
LUCIA – Prima che viene il resto della famiglia….
ALBERTO – Eh, si, non tarderanno molto… Dunque, si può sapere quali sono i vostri progetti futuri?
FELICETTO – (a Lucia) Se permetti, mia cara…
ALBERTO – Permette, permette: preferisco che parli tu… “da uomo a uomo”…
LUCIA – (riprova a rifugiarsi in cucina) Allora posso andare papà?
ALBERTO – No, cara, questa volta ti voglio partecipe… Felicetto, allora?
FELICETTO – Per la verità, noi stiamo bene così e non abbiamo nessuna fretta, è vero Lucia?
LUCIA – Si, si.
FELICETTO – Pian piano stiamo procedendo a ristrutturare quella casa di periferia che vostra moglie buonanima volle donare a Lucia. Lavori in economia, intendiamoci! Ho calcolato che ci vorranno ancora un paio d’anni per finirla e almeno 8 o 9 mila Euro tra materiali e mano d’opera…
ALBERTO – Ah! Ho capito! Quindi, il desiderio che ogni padre ha di vedere sistemati tutti i figli prima di morire, non si sa se potrete esaudirlo…
LUCIA – Ma papà, tu non sei vecchio, e noi siamo ancora giovani…
ALBERTO – Ma io lo dico per voi: alla vostra età io e tua madre buonanima avevamo già 6 figli…
FELICETTO – Ma noi però, non la vogliamo una famiglia numerosa, è vero Lucia?
LUCIA – (timorosa) Anzi papà, noi abbiamo deciso di non avere figli…
FELICETTO – Noi vorremmo adottare dei bambini sfortunati del terzo mondo…
LUCIA – Si, papà: del terzo mondo, cioè africani…
ALBERTO – Ma cose dell’altro mondo… Scusate, ma bambini sfortunati italiani non ne stanno?
FELICETTO – Si che ce ne sono, ma si tratta di una scelta culturale in un mondo globalizzato che deve lottare contro le disuguaglianze sociali, razziali e geo-politiche…
ALBERTO – Troppo complicato per me Felicè… Io capisco soltanto che il mondo cambia e che voi siete liberi di fare quello in cui credete. Ma dico io, benedetti ragazzi: voi due preparate le altre coppie al matrimonio e non avete nessuna intenzione di mettere su… una famiglia vostra?
FELICETTO – Ma caro don Alberto, una cosa non esclude l’altra. La famiglia ce la formeremo senz’altro, ma senza alcuna fretta…
LUCIA – Si, vogliamo goderci la vita adesso, senza l’assillo di obblighi familiari. Vogliamo partecipare a tutte le attività in Parrocchia: il catechismo, il volontariato, i poveri, gli immigrati, le gite in comitiva a Lourdes, a Fatima, a Medjugorje… Don Biagio ha tanto bisogno di noi…
ALBERTO – Ma di questo passo, quando ti vedrò sistemata figlia mia?
FELICETTO – Don Alberto, Lucia forse non vorrebbe dirlo, ma lei sente forte il dovere di stare qui con voi, come ha già fatto con vostra moglie…
ALBERTO – E io invece non voglio che mia figlia rinunci alla propria vita per accudire me… Allora, statemi a sentire… Vi faccio questa proposta: ho un gruzzoletto da parte perché terminiate la vostra casa; nel frattempo vi sposerete e potrete abitare qui con me…
LUCIA – Non se ne parla nemmeno papà: se ci sposiamo ce ne andiamo nel nostro nido…
FELICETTO – Vogliamo evitare ogni problema di coabitazione, è vero Lucia?…
LUCIA - Proprio così…
ALBERTO – Mi sta bene: ognuno a casa sua… Perciò adesso vi faccio l’assegno, ma mi raccomando Lucia: nessuno deve sapere di questo… chiamiamolo “prestito”… (tira fuori il blocchetto)
LUCIA – Che sono scema papà? Si scatenerebbe una guerra…
ALBERTO – Felicetto, devi promettermi che al più presto sistemi la casa e ti sposi Lucia…
FELICETTO – Promesso! Ma volendo la casa si potrebbe già abitare Don Albe’; era solo per renderla più moderna e confortevole…
ALBERTO – Bene!... Lucia, adesso si tratta di parlare con Don Biagio per le pubblicazioni… Gli hai chiesto di venire qui?
LUCIA – Si, sbrigava alcune faccende e veniva a farti gli “auguri”. Papà; con Don Biagio non ci sono problemi… io e Felicetto in Parrocchia siamo la sua coppia di fiducia…

(Lucia prende l’assegno che gli porge il padre, lo fa vedere al fidanzato e se lo intasca)

FELICETTO – Ma cos’è questa fretta Don Albe’? Sembra quasi che dobbiate partire e ci vogliate liquidare al più presto…
ALBERTO – Ah, vi do questa impressione?
FELICETTO – Certo! Chiunque l’avrebbe. Ma avete considerato il fatto che poi rimarrete da solo?
LUCIA – Già, come farai da solo papà? E cosa mi diranno gli altri fratelli quando dirò loro che mi sposo e non posso più badare a te?...
ALBERTO – Lucì, tu continui ad essere “ottimista” per il mio futuro. Ricordati dei miei “presentimenti” di poco fa… Quando verranno i tuoi fratelli ci parlo io. Dirò la verità, cioè che ho voluto affrettare i vostri tempi e, se Dio vuole, superato questo “punto di pericolo”…
FELICETTO – Scusate Don Albe’, non capisco: cosa sono questi “presentimenti”, questo “punto di pericolo”…
ALBERTO – Felicè, è un discorso troppo lungo… Voglio dire che se ci sarà un “domani” per me, anch’io sono di idee aperte, un po’ come voi… Infatti ho già provveduto per precauzione a contattare una “badante straniera” che potrebbe accudirmi…
FELICETTO – E’ giusto! Conosco tanti anziani soli, assistiti dalle badanti…
LUCIA – Felicetto, lo so che è così, ma ogni caso fa storia a sé… Chissà che diranno i miei fratelli e tutti quelli che ci conoscono…
ALBERTO – Lucia, è una decisione che ho preso io e mi assumo tutte le mie responsabilità… Lascia fare a me…
LUCIA – Papà, io intanto apparecchio la tavola… (si assenta un attimo andando in cucina)
FELICETTO – Lucia, vuoi che ti dia una mano?
ALBERTO – Ma no, lascia stare Ingegnere mio, queste sono faccende di donne… Cosa posso offrirti da bere? (apre la vetrina e mostra i liquori)
FELICETTO – Ma veramente…
ALBERTO - Non fare complimenti Felicè: oggi non è solo il mio compleanno, è anche il giorno della vostra promessa ufficiale di matrimonio…
FELICETTO – (vede sul tavolo la bottiglia di Padre Peppe) Un Padre Peppe va bene…
ALBERTO – (fa un cenno d’intesa a Felicetto e grida) Lucì, porta due bicchieri puliti che ci versiamo il Padre Peppe…
LUCIA – (corre dalla cucina) Papà, ma ti sei rimbambito? (tutta mielosa a Felicetto) Mi sono accorta che col tempo questo liquore è andato a male…
ALBERTO – (ride) Ma no: ha solo uno strano retrogusto di gasolio Felicè, se vuoi assaggiare…
LUCIA – No paparino, lo vado a svuotare nel lavandino… A Felicetto piace il Martini…
ALBERTO – Col Martini allora andiamo sicuri Felice’… (prende bicchieri e Martini)
FELICETTO – Certo paparino…
ALBERTO – Paparino? (scherza) E come ti permetti? Vuoi già trattarmi da “vecchio suocero”?
ALBERTO – Maestro siete forte! Per la verità non me l’aspettavo questa imboscata, ma è stata una bella sorpresa. In fondo amo Lucia da più di otto anni e doveva accadere prima o poi…
ALBERTO – Meglio prima, credimi Felicè, meglio “prima” che si faccia troppo tardi… (bevono)
FELICETTO – Troppo tardi?
ALBERTO – Volevo dire, come si dice in questi casi? Si dice: “la cera si consuma e la processione non cammina”…
FELICETTO – Ah, nel senso che “chi si ferma è perduto!”
ALBERTO – Giusto! “Chi ha tempo non aspetti tempo!”... “Chi prima si alza, prima si veste!”
FELICETTO – Allora va bene pure “chi dorme non piglia pesci”…
ALBERTO – (perplesso) Questa non mi è piaciuta tanto: i pesci mi ricordano il primo di aprile… Io odio il primo aprile Felicè…
FELICETTO – Oggi? Proprio il giorno del vostro compleanno? Ma dite veramente?
ALBERTO – Felice’, certe volte le “convergenze” della vita… Non so se Lucia ti ha mai raccontato che io….
CAMPANELLO

ALBERTO – Scusami Felicè, dovrei ricevere degli amici che ho mandato a chiamare; potresti portare Lucia a fare una passeggiata? Dopo ti spiegherò… (va lui stesso ad aprire)
FELICETTO – Ma certamente don Albe’… (va in cucina da Lucia)

5^ Scena
(entrano il Notaio e Don Biagio)

ALBERTO – (apre) Carissimo notaio Gaudillo, che piacere, avanti; avanti Don Biagio: non capita tutti i giorni di prendere due piccioni di questa fatta con una sola fava…
NOTAIO – La “fava” è stata vostra figlia Lucia, la quale mi ha detto che oggi ricorre il vostro compleanno; don Albe’, altrimenti col cavolo che sarei venuto: la domenica a me non mi smuovono neanche le cannonate…
DON BIAGIO – Be’, certo caro notaio, voi non avete certo bisogno di fare gli straordinari…
NOTAIO – Caro Don Biagio, ringraziando Iddio... la Domenica per me è “sacrosanta”...
DON BIAGIO – Appunto per questo: ricordatevi che va anche “santificata”…
ALBERTO – Don Biagio, posso testimoniare io per lui. Tutti i sabato sera noi ci incontriamo alla Messa in Cattedrale… (li fa accomodare su poltrona e divano)
DON BIAGIO – Bene! Con un testimone così non posso che scusarmi se ho dubitato…
NOTAIO – Il fine giustifica i mezzi Don Biagio: mi credevate una pecorella smarrita, non e così?
LUCIA– Buona sera don Biagio, sig. Notaio… Papà, vi lasciamo tranquilli per un po’…
FELICETTO – Signori, con permesso…
ALBERTO – (mentre escono) Andate, andate, tanto qui ci trovate… (poi verso gli ospiti) Ah!.. Voi eravate rimasti alla pecorella smarrita…
DON BIAGIO – Già… Scovare nuove pecorelle da portare in parrocchia è il mio mestiere 24 ore al giorno… Ma vedo che anche voi, caro Notaio, siete venuto “armato” della vostra cartella di cuoio (il notaio porta sempre con sè una cartella di pelle)
NOTAIO – Solo per scaramanzia Don Biagio: la mia arma è il Codice! Quando lo lascio ho sempre bisogno di consultarlo: e allora sono dolori! Quando invece lo porto con me, finisce tutto a tarallucci e vino…
ALBERTO – Scusate se vi interrompo, ma dato che vi ho scomodato con urgenza, vorrei subito spiegarvi le ragioni che mi hanno fatto richiedere il vostro intervento, e non ho molto tempo…
DON BIAGIO – Per conto mio Don Albe’, Lucia mi ha già spiegato sommariamente…
NOTAIO – A me no. Ma la “questione di vita o di morte” era uno scherzo per farci accorrere qui?
DON BIAGIO – (al notaio) Dall’aspetto don Alberto sta meglio di noi due messi insieme…
ALBERTO – Ma l’abito non fa il monaco; voi capite: oggi è il mio compleanno e fra poco verranno i miei figli. Anche se mi sento una schifezza devo sorridere per la foto ricordo…
DON BIAGIO – Don Albe’, per me siete assolto…
NOTAIO – Anche per me, ma a questo punto sono curioso di sapere…
ALBERTO – Amici miei, io sono disperato! Qui il tempo stringe e mi serve un vostro consiglio su come mi devo comportare; un parere legale dall’amico Notaio e un parere di “giustizia cristiana” da parte del sacerdote…
DON BIAGIO – Don Albe’, ma così la prendete troppo alla lontana e il Notaio rischia di non capire… (al Notaio). Il nostro amico Alberto Picciano teme di essere “predestinato a morire” entro la giornata di oggi, e si fa lo scrupolo di non avere in precedenza disposto la giusta assegnazione dei propri beni nei confronti dei figli…
NOTAIO – Bene Don Biagio: questo significa avere il dono della sintesi. Caro Alberto, non devete preoccuparvi: questo è pane per i miei denti. Se ben ricordo il vostro terreno e questa casa sono di vostra proprietà esclusiva, in quanto donati da vostro padre prima che vi sposaste.
DON BIAGIO – Perfetto! D’altronde la moglie buonanima di Alberto, aveva solo una piccola casa, che ha donato alla figlia Lucia in virtù delle amorevoli cure ricevute durante la lunga malattia…
NOTAIO – Grazie Don Biagio, ora il quadro è chiarissimo…
ALBERTO – E ora dobbiamo dipingere; perciò fate la prova di calarvi nei miei panni: se voi foste al mio posto e sapeste di dover morire entro oggi (i due fanno le corna) come vi regolereste?…
NOTAIO – Ma come faccio a mettermi nei vostri panni Don Albe’, se non capisco la “vera” urgenza dove sta…
DON BIAGIO – Giusto! Poi ci dovete spiegare “Cui prodest”…
NOTAIO – Già, “Cui prodest” tutto questo…
ALBERTO – Cui prodest? Ma mi state facendo un esame di latino?
DON BIAGIO – Ma no, cui prodest: “a chi gioverebbe” quello che state facendo…
ALBERTO – Scusate, ma noi stiamo parlando delle mie proprietà e dei miei figli…
NOTAIO – E quindi? Voi avete qualche figlio che volete favorire?
ALBERTO – E se anche fosse? Sarei un padre snaturato?
NOTAIO – Non è la prima volta che succede… ci sono migliaia di casi…
ALBERTO – Ma io per questo vi ho chiamato: sia da amici che da esperti in materia. Dovete dirmi che possibilità ho di scelta… Parliamo prima del terreno, sul quale ho dei “vincoli”…
NOTAIO – Non avete nessun vincolo Don Albe’, né su questa casa e né sul terreno; non cominciate ad usare termini scorretti e a complicare le cose… Voi potete fare quello che volete!
ALBERTO – Scusate l’ignoranza: ammettiamo che non ci siano vincoli e possa fare quello che voglio… Suggeritemi le diverse strade che posso percorrere…
NOTAIO – Bene! Prima possibilità: vendete il terreno in vita e dividete in parti uguali in favore dei vostri dieci figli. Seconda possibilità: lasciate le cose come stanno e i figli alla vostra morte provvederanno alla successione; insomma, decideranno loro cosa fare della casa e del terreno; se vendere e dividersi le quote o se qualcuno di essi vorrà acquisire le quote degli altri dietro corrispettivo etc. etc… Terza possibilità: fate Testamento e indicate voi tutte le modalità a vostro piacimento…
ALBERTO – Bene! Non vi nascondo che io avevo già provveduto a mettere il terreno in vendita; l’avevo fatto valutare ed ho informato pure i confinanti, i quali se lo sarebbero acquistato entrambi al 50%. Il ricavato l’avrei devoluto in favore dei miei dieci figli, “in parti uguali”…
NOTAIO – Be’, siete nel pieno diritto di farlo… dov’è il “vincolo?”
ALBERTO – E qui casca l’asino…
DON BIAGIO – (lo anticipa) Per via di vostro padre che non approva?
ALBERTO – Già! Guardate in quale pasticcio mi trovo io Don Biagio…
NOTAIO – Chi non approva? Vostro padre Giuseppe? Don Alberto, ma avete bevuto?
DON BIAGIO – Caro Notaio, la faccenda intricata è questa: il nostro amico per una serie di avversità si vede in testa quella che si dice “una spada di damocle”. Proprio suo padre Giuseppe, apparsogli in sogno, gli ha imposto di donare il terreno al solo figlio primogenito di Alberto, che si chiama Giuseppe, proprio come la buonanima…
ALBERTO – Così facendo la proprietà del terreno tornerebbe dopo un secolo a Giuseppe Picciano, suo nipote omonimo…
DON BIAGIO – Giusto! Ma per quanto mi compete, caro don Alberto, per un senso di giustizia ed equità cristiana… io non vi consiglierei di fare, come si dice, “figli e figliastri”…
NOTAIO – Giusto! E per quanto mi compete don Albe’, vi avverto che se disponete Testamento in favore di vostro figlio Giuseppe, di conseguenza danneggerete gli altri figli. E questi ultimi, oltre a maledirvi, impugneranno di sicuro il Testamento, scatenando una guerra in famiglia…
ALBERTO – Povero me! Ora capite in che guaio mi trovo? Se vendo senza seguire la volontà di mio padre, sbaglio! Se invece, per seguire la sua volontà faccio Testamento, scateno una guerra in famiglia…
DON BIAGIO – Don Albe’, ma fregatevene del sogno e fate quello che ritenete “giusto” come un “buon padre di famiglia”… Quello che ha fatto vostro padre a suo tempo, oggi non si può fare…
NOTAIO – Ben detto! Mi allineo perfettamente; e il buon padre di famiglia farebbe come stavate facendo don Albe’: avrebbe venduto e diviso in parti uguali…
ALBERTO – (si alza in piedi e cammina avanti e indietro)…Quindi, voi mi consigliate di vendere…Oggi, nel 2003, il buon senso del buon padre di famiglia mi comanda di vendere… Ora ho capito il significato del sogno: è la mia coscienza che si ribella ai falsi valori di questa società… Riflettete amici miei. Da che mondo è mondo gli uomini passano, gli uomini muoiono e la terra rimane, la terra è immortale. Quel terreno è appartenuto alla famiglia Picciano da secoli e secoli; hanno impastato il loro sudore nella terra, traendone sussistenza. Quella terra, prima di venire a me era di mio padre, ma prima era di mio nonno Alberto, e prima ancora era del mio bisavolo, trisavolo e quadrisavolo. Quella terra è stata la ricchezza economica e culturale della famiglia Picciano, ma ora non più… “Dividi ricchezza e diventa povertà!”… E quando la terra sarà venduta, nel momento stesso in cui dividerò il ricavato tra i figli, saremo tutti più poveri… Questo voleva dirmi mio padre…
DON BIAGIO – Don Albe’, quello che avete appena detto è vero: oggi i giovani rifuggono dalla campagna attirati da valori effimeri …
NOTAIO – Purtroppo è così: il mondo d’oggi rinnega le proprie radici familiari e culturali, obbedendo solo al Dio denaro….
ALBERTO – Ma polvere siamo e polvere ritorneremo…
DON BIAGIO – Più tardi possibile Don Albe’, ve lo dice un Ministro di Dio…
ALBERTO – Sapete una cosa amici miei, dopo aver parlato con voi mi sento la coscienza a posto… e vi ringrazio di tutto cuore… Bene! Adesso cosa vi posso offrire?... Gradite un Martini?
NOTAIO – Con piacere!
DON BIAGIO – E bagniamo questo compleanno!
ALBERTO – (porgendo agli amici i bicchieri che riempirà) Beviamo al “buon padre di famiglia”…
NOTAIO – Si, e a chi si fa ancora degli scupoli di coscienza…
DON BIAGIO – Già, sperando che il Signore ci faccia tornare tutti con i piedi per terra…Cin cin… (bevono) Bene, sono contento che sia finita veramente a tarallucci e vino, ma io adesso devo andare a celebrare la Messa serale…
NOTAIO – Io invece me ne torno a casa per la solita passeggiata domenicale con mia moglie…
ALBERTO – Io non so come ringraziarvi entrambi; mi farebbe piacere se più tardi vorrete farmi l’onore di gradire una fetta di torta… Ci tengo veramente…

(rientra Lucia con Felicetto; saluti a soggetto)

DON BIAGIO – Oh, Lucia! Stasera voi fidanzati siete dispensati dal venire in Chiesa: fate una bella festa con vostro padre, ‘ché se lo merita… E tienimi una fetta di torta: la mangerò domani con piacere…
ALBERTO: E voi caro Notaio? Vi aspettiamo più tardi con la signora?
NOTAIO – Non so: mia moglie è così golosa di dolci; ma se non passeremo non datevi pena. Grazie lo stesso… (rivolto a tutti) Buona serata a tutti, e buon compleanno Maestro…

(Saluti a soggetto, mentre Don Biagio e il Notaio escono)

6^ Scena
(Alberto più Lucia e Felicetto)

Mentre Alberto passeggia pensieroso sulla scena, Lucia mette la tovaglia buona sul tavolo; poi vi poggia la torta, dei piatti con vari spuntini, bicchieri, bottiglie etc. etc. Intanto Felicetto è intento a leggere il giornale.

LUCIA - Allora papà, è andato bene l’incontro?... Cosa vi siete detti?
ALBERTO – Abbiamo parlato “del più e del meno” Lucì… Ma a che ora vengono i tuoi fratelli?
LUCIA – Intorno alle 7 (19,00)… “Del più e del meno?”… E mi fai dire “correte” a casa, è “questione di vita o di morte”… Ma ti rendi conto papà?
FELICETTO – Don Albe’, non vi preoccupate: voi la conoscete meglio di me! Adesso vi farà l’interrogatorio! La verità è che si è innervosita perché voleva sentire che diceva il Notaio…
ALBERTO – Lucia, se è per questo ti puoi tranquillizzare: mi ha solo aiutato a fare la scelta migliore…

CAMPANELLO

(Si aggiungono gli altri 5 figli di Alberto)

LUCIA – Sono arrivati (va ad aprire; auguri di tutti a soggetto)
ALBERTO – Grazie! Grazie!... Ma le vostre mogli? E i vostri mariti? I miei nipoti?...
GIUSEPPE – Papà, poco fa ci siamo sentiti per telefono e abbiamo deciso di venire solo noi…
AGOSTINO – Non ti ricordi papà l’anno scorso? Tra mogli, mariti e nipoti, qui dentro non si poteva parlare, non ci si poteva muovere…
IDA – Papà, quando ci riuniamo tutti quanti, qui succede la baraonda; non si respira proprio: l’anno scorso me ne tornai a casa con un mal di testa tremendo…
ALBERTO – Avete ragione, ma io oggi ci tenevo ad abbracciarvi tutti quanti, compresi i nipoti… (si commuove) E se non li vedo più?
LUISA – Come non li vedi più, papà!… I miei figli ti faranno gli auguri domattina stessa…
IDA – Pure i miei, papà
ANTONIO – Anche i miei
AGOSTINO – Pure i miei
GIUSEPPE – Anche i miei
ALBERTO – Passa l’Angelo a queste parole… e speriamo che mi trovano…
LUCIA – Papà non ricominciare… anzi, vai a sederti a capo-tavola che è tutto pronto. Sediamoci tutti quanti… Felicetto, siediti qui vicino a me… (tutti prendono posto e cominciano a mangiare)
ALBERTO – Ohhh… Brava Lucia: quanta bella roba che hai preparato… E’ da stamattina che sta trafficando vicino i fornelli… Felice’, tu sei un uomo fortunato… Assaggia questo rustichino…
FELICETTO – Volete che non lo sappia? Allora perché l’ho scelta? Perché cucina una bellezza!
IDA – Felicetto, non è per niente, ma devi sapere che Lucia cucina le stesse cose che preparava mia madre, le stesse cose che preparo io, e le stesse cose che sa fare Luisa…
ANTONIO – Per forza! Avete frequentato la stessa scuola della trattoria di casa Picciano…
ALBERTO – (divertito) Ascoltatemi, io so che le mie figlie sono tutte delle ottime cuoche, come pure le vostre mogli, poiché ho potuto constatare di persona quando sono stato vostro ospite...
Ma quel “profumo” di ragù che si “respirava” la domenica mattina, quando viveva vostra madre (ora si commuove di nuovo)… io non l’ho respirato più…
AGOSTINO – Papà, so’ passati 10 anni e tu ancora ti commuovi? …
LUISA – Papà, oggi è il tuo compleanno e si festeggia solamente…
ALBERTO – Perché? (pausa: che dirà?)… La pasta al forno che faceva, ve la siete scordata?
LUCIA – Ce la ricordiamo papà, ce la ricordiamo, ma senza piangere, per favore…
ANTONIO – Perché era “fessa” la conserva che faceva… e tutti quei sottaceti e sottolio… GIUSEPPE – Veniva la gente da lontano a comprarseli…
AGOSTINO – E quando si macellava il porco? Il sapore di quella salsiccia oggi ce la possiamo solo sognare… Da leccarsi il muso…
ALBERTO – Tutta roba genuina che veniva dalla nostra campagna Felice’. Io facevo il Maestro elementare, tu capisci, e il pomeriggio ero sempre libero. Così quasi tutti i dopo-pranzo io e la buonanima di mia moglie ci andavamo a ricreare in campagna. Fin quando loro sono stati piccoli ce li portavamo appresso; io avevo una “Giardiniera familiare” che si riempiva come un uovo; ma appena fatti grandicelli, niente: la campagna la sparavano col fucile: Bum!…
FELICETTO – Si sa che dal dopoguerra ad oggi, col progresso e col benessere raggiunto, assistiamo all’esodo dalle campagne verso le città… Ciò rientra nell’ordine naturale delle cose…
ALBERTO – D’altronde tu ne sei una dimostrazione: hai fatto l’Ingegnere e mica hai fatto l’Agronomo, è vero o no?
FELICETTO – Be’, si!
ALBERTO – Eh, ma così non va bene figli miei. Il “progresso ad ogni costo” non va bene. Quando capiremo che così stiamo andando verso l’autodistruzione? Vi ricordate Chernobyl? Poi abbiamo paura della fine del mondo...
FELICETTO – Tutti i governi, insieme, dovrebbero fare un passo indietro, anche a costo di rallentare la produzione e il profitto, investendo nella ricerca di energie pulite per il futuro…
ALBERTO - A proposito di “futuro” Felicè, quell’annuncio lo faccio io o lo fai tu?
FELICETTO – Don Albe’, per me è lo stesso…
ALBERTO – Ed io ci tengo che lo fai tu Ingegne’…
FELICETTO – E vada! (si alza in piedi col bicchiere in mano) Signore e signori Picciano, io mi onoro di entrare a far parte di questa famiglia… Voi sapete che “faccio l’amore” da otto…
LUCIA – Si dice “fidanzati”, ma che ingegnere sei?…
FELICETTO – Voi sapete che sono fidanzato con Lucia da più di otto anni e nel corso di questi anni ho avuto il piacere di conoscervi in occasione di Feste comandate, matrimoni, funerali…
LUCIA – Ma i funerali non te li potevi risparmiare ingegne’…
GIUSEPPE – Però Lucì, ti devo fare un rimprovero: alle case nostre a Felicetto non ce l’hai portato mai una volta…
LUCIA – Peppì, io già mi sbatto tra casa e Chiesa… Noi siamo una truppa di fratelli e sorelle e se mi facevo il giro di tutti quanti ci avrei messo un paio d’anni; senza contare quelli che stanno fuori Matera… Così almeno non s’offende nessuno…
IDA – (A Luisa di fianco) Hai capito come è uscita “fina fina” (furbetta) la piccolina?…
ALBERTO – Ma queste so’ fesserie figli miei; abbiamo interrotto l’annuncio; (a Felicetto) prego, procedete…
FELICETTO – Vado?
TUTTI – E vai va! (alla Uccio De Santis)
FELICETTO – In breve volevo dirvi, che l’ultima vostra figlia don Albe’, (poi rivolto agli altri) e l’ultima vostra sorella, presto convolerà a giuste nozze col qui presente Ingegner Felicetto Strazzone…
AGOSTINO – (non resiste alla tentazione e farà una pernacchia tra l’ilarità generale) PRRR… Scusate ingegnere, ma mi è venuta spontanea…
LUCIA – Agosti’, tu sei sempre stato “spontaneamente” la “pecora nera” della famiglia …
ALBERTO – Agosti’, ma che maniere sono queste di trattare il nuovo arrivato in famiglia…
FELICETTO – Ma si è già scusato, non importa… capisco che era un’occasione invitante…
ALBERTO – E io no!... Quando i miei figli vivevano in casa mia, io non permettevo queste cose… no, né a scuola e né in casa. Avevo una bacchetta nella mia cartella che portavo sempre con me…
AGOSTINO – Papà, non ti commuovi a ricordarti le bacchettate che ci hai dato?
ALBERTO – Il giusto! “Mazz e panell fann i figli bell”… Figuriamoci se non ve le avessi dato: ”quella pernacchia poteva diventare una scoreggia”, scusate la volgarità… Ma adesso non rivanghiamo il passato, facciamo un bel brindisi per l’annuncio che abbiamo testè ascoltato…
ANTONIO – Io ce l’ho già pronto papà… “Questo vino è malvasia, facciamo un brindisi a Lucia”.

(Ovazioni a soggetto dopo ogni “brindisi”)

GIUSEPPE – Adesso io: “Il sangue Picciano ci scorre in petto, facciamo un brindisi a Felicetto”…
AGOSTINO – Tocca a me: “Lucia dice che so’ a pecora ner, e io faccio un brindisi all’Ingegner”
ALBERTO – Bravo Agostino… ora tocca a me…
LUCIA – Papà, ma tu sei astemio… rischi di ubriacarti…
ALBERTO – Ah è così Lucì? “Uh, quant’è seccante questa figlia, brindisi faccio a chi se la piglia”
FELICETTO – Un capolavoro Don Albe’! Complimenti, ma ora tocca a me! “Con me Agostino s’è scusato, poiché mi aveva spernacchiato, ma poi è stato bacchettato, brindisi faccio al cognato acquistato”…
ALBERTO – Bello! Ricambio i complimenti… Ma le figlie mie, niente brindisi?
LUCIA – Si, ma con l’acqua… “Otto lunghi anni ho atteso, ma alla fine me lo sono preso”…
IDA – E io che so’ più scema? “Meno male che ti sposi sorella bella, un altro poco e rimanevi zitella”…

(le solite ovazioni da parte di tutti, meno Lucia che guarda in cagnesco Ida)

IDA – Luci’, era solo una battuta: mica t’offendi?
LUCIA – E di cosa? Lo so che sei invidiosa!
ALBERTO – Ma guarda tra sorelle come si amano… Ida e Lucia, le permalose di casa mia… Oggi è il mio compleanno, fatelo almeno per vostro padre!...
LUISA – Be’, qua rimango solo io… zitti, fatemi pensare: “Questo brindisi è per mio padre, che oggi fa il compleanno, sperando che con Lucia non ha combinato qualche danno”…

(dopo gli applausi di rito)…

LUCIA – Luisa, ma a cosa ti riferisci? Non ti veniva un’altra rima?
ALBERTO – Che c’entra mo questo danno Luì?
GIUSEPPE – E forse ho capito quello che vuol dire Luisa papà… Possiamo sapere le condizioni di questo matrimonio?
ALBERTO – Che condizioni figlio mio? Oggi faccio 73 anni e sono un uomo anziano; tua sorella ha assistito prima vostra madre malata e poi negli ultimi 10 anni ha accudito me… Ma che peccato ha fatto questa ragazza per non formarsi una famiglia? Mica deve morire con me in questa casa?
LUISA – Ma dove andrà ad abitare?
LUCIA – A casa mia Luì, siamo già tutti d’accordo…
IDA – Tutti chi? Voi tre! (Tu , papà e Felicetto)
AGOSTINO – E papà rimane qui solo come un cane?
ALBERTO – Perché come un cane? Rimango solo, ma Grazie a Dio la salute per il momento, non mi manca. Sto male se invece penso che Lucia non si sistema per colpa mia…
ANTONIO – Ma come farai per mangiare, per la roba da lavare, da stirare, le pulizie di casa, se ti viene una linea di febbre… un mal di testa…
ALBERTO – Ho una bella pensione Anto’: provvedo a tutto io, non vi preoccupate… Se stessi male, allora… ma io sto bene… L’ha detto pure il dottore poco fa…
GIUSEPPE – Ma se rimani solo in questa casa, papà… non è troppo grande per te?
LUISA – Giusto! Perché non la vendi e ci dai i soldi, ‘chè tutti abbiamo bisogno, visto le famiglie numerose che abbiamo…
IDA – E’ vero papà: vendi questa casa di 120 metri e ti prendi in fitto un locale al piano terra vicino casa mia…
ALBERTO – Ma io ci sono affezionato a questa casa, ci abito da 50 anni, da quando ho sposato vostra madre… Poi dalle parti di casa tua starò in periferia; io invece faccio quattro passi e sto in piazza…
AGOSTINO – Papà, parliamoci chiaro: tu oggi stai bene e domani non lo sappiamo; noi apposta siamo venuti qui senza mogli e figli per parlarti di questo: vendile adesso le tue proprietà, perché ora è arrivato il momento che abbiamo tutti bisogno…
LUISA – Papà, Agostino ha ragione: la pensiamo tutti come lui. Se rimani da solo, questa casa sarebbe ormai un lusso per te; e pure il terreno ormai non ci rende più niente, visto che tu da solo non ce la fai più e nessuno di noi ti può aiutare… Papà, vendi tutto e ci darai una bella boccata d’ossigeno…
ALBERTO – Vi capisco figli miei: avete ragione!... Ma questa decisione che avete preso di comune accordo “voi sei” che state a Matera, l’avete comunicata ai vostri fratelli che vivono lontano?
GIUSEPPE – E perché papà?... Quelli che stanno fuori “in primis” stanno bene economicamente; “in secondis”, si schifano di scendere a Matera pure per farsi le vacanze o per farci una visita… Papà, da quanto tempo non ti vengono a trovare? Sono anni! A mamma sono venuti a vederla che stava chiusa nella bara… Vergogna! A questo punto io non ci tengo a mantenere rapporti con loro, e penso che anche voi (guardando i fratelli) la pensate come me…
TUTTI – E’ giusto, è così…
IDA – Papà, il ricavato della vendita ce lo prenderemo “noi sei solamente”…
ALBERTO – Ah!... Quindi, avete intenzione di dividere solo in “sei” e non in dieci, è questo che mi state dicendo?
TUTTI – Si… in sei.. noi sei soltanto!
ALBERTO – (si alza e passeggia) Bene! Anzi male, malissimo!... Figli miei, voi che siete pure genitori, vi sentireste di trattare in modo diverso i vostri figli? Uno lo vestite bene e uno lo vestite male; ad uno baci e carezze e all’altro sempre bacchettate; a uno pasta al forno e all’altro brodino…
LUISA – Che significa papà? I figli so’ tutti uguali finché sono piccoli, ma poi si sa che uno prende una strada, uno ne prende un’altra e alla fine c’è sempre qualcuno che fa “i capricci” e ottiene sempre di più…
ALBERTO – Per un padre i figli so’ sempre piccoli, pure a 80 anni, e i capricci “non li asseconda” per evitare le guerre fratricide… Darei la vita per questo… Io, in questo momento, per la pace nella famiglia Picciano mi dilanierei le carni: tu che vuoi un braccio? Eccoti il braccio! Tu invece vuoi una gamba? Eccoti la gamba! Tu vuoi il cuore? Prenditi il cuore! Il fegato, il cervello… tutto! Fino a restare “niente”… Non potrei vivere con questo scrupolo sulla coscienza…
LUISA – Papà, ma tu credi di campare cent’anni con questa bella salute che ti ritrovi adesso?
IDA – Papà, se tu ti ammali domani, e rimani in un fondo di letto, saremmo noi ad assisterti, noi sei! Faremmo i turni notte e giorno, mica quelli che stanno fuori… quelli se ne sono sempre fregati…
LUCIA – Onori ed oneri papà…
IDA – E poi una volta che sei morto, pensi alla coscienza?
ALBERTO – Ida, che cosa vuoi dire?
IDA – Papà, se non vuoi vivere con questo scrupolo di coscienza verso gli altri figli, allora devi fare un Testamento a favore di noi sei… Un Testamento che sarà valido solo dopo la morte…
ALBERTO – (pensa) E già, col Testamento si rimanda il problema… E Teresa, Rosina, Alfonso e Carmelo, i vostri fratelli che stanno fuori… a chi sono figli? A Ciccioformaggio?
AGOSTINO – E che te ne frega papà? Tu per loro sei già morto! (gli altri gli faranno eco)
ALBERTO – Ah, so’ già morto? Non fa niente! (arrabbiato) Ma io un Testamento come lo volete voi non lo faccio! Mi volete far rivoltare nella tomba?... Io vendo anche domani, ma dividerò in dieci parti uguali!... (con calma apparente) …Benedetti figli: ma se mi sono consigliato pure col Notaio e con Don Biagio; chiedete a Lucia, mezz’ora fa stavano qui…
LUISA – Lo sappiamo, ce l’ha già detto, e lei è d’accordo con noi…
ALBERTO – (guarda Lucia e poi urla forte verso tutti) Ma lo capite che se io faccio Testamento per favorire voi sei, gli altri miei figli esclusi lo impugneranno sicuramente per la “legittima”? Lo capite che nella famiglia Picciano si scatenerà la guerra?…

TUTTI – E GUERRA SIA!

ALBERTO – (fa una smorfia di dolore e pone la mano destra sull’avambraccio sinistro e poi sul petto… Fa fatica a respirare e si regge con le gambe poggiate al tavolo. Si sforza nel parlare e dice) … Per i soldi?

TUTTI – PER I SOLDI!

ALBERTO – (in preda al malore con le ultime forze dirà)
… SETTANTATRE’…. L’OSPEDALE…

FELICETTO – (lo sorregge) Papà!… (concitatamente verso tutti) Questo sembra un infarto: telefonate all’Ospedale!!! Presto… Presto…

TUTTI - (Scene di panico tra i figli, che, come degli sbandati, mettono le mani in tutte le tasche, nelle borse e borselli per trovare il cellulare, dicendo)… Chiamiamo l’Ambulanza, l’Ambulanza… Chiamiamo il 118, il 118… (La prima a trovare il cellulare è Luisa…)

LUISA – Ecco l’ho trovato! (impacciata) Madonna che agitazione…(armeggiando sul cellulare) Ma che cavolo di numero si fa per chiamare il Centodiciotto?…

TUTTI – (urlando) CENTODICIOTTO !!! (Uno, uno, otto !)


CALA LA TELA

FINE PRIMO ATTO









SECONDO ATTO

I sei figli che abitano sul posto sono tutti a casa dell’anziano papà Alberto.
Questi è a letto, appena dimesso dall’Ospedale, in stato di “presunta incoscienza”.
Il dottore di famiglia ha appena terminato di visitarlo, ma si dimostra alquanto “laconico”…

Scena 7^
(Il dottore, Alberto, più i suoi 6 figli)

Dottore: (mentre ripone gli attrezzi nella borsa e legge alcuni fogli) Signori, io ho finito…
Giuseppe: Allora dotto’?
Dottore: Allora che?
Lucia: Allora, come sta papà?…
Dottore: Ah, non lo sapete?... Questi giorni, in ospedale, non vi hanno detto niente?
Giuseppe: (guardando gli altri) A me no…
TUTTI - (uno dopo l’altro) Neanche a me; pure a me; a me no; etc. etc.
Dottore: Ah, siete stati a trovarlo in ospedale, ed ai medici non avete chiesto niente?

Tutti i figli si guardano furtivamente senza parlare; poi il figlio maggiore trova il coraggio…

Giuseppe: Lucì, tu abiti ancora con papà e neanche una visita gli hai fatto per sapere…
Lucia: Ma io ero impegnatissima con la Chiesa ed ho chiesto ad Antonio se andava……
Antonio: E’ vero! Ci dovevo andare io, ma poi ho avuto un contrattempo e ho chiesto ad Agostino…
Agostino: E pure io ho avuto tanti impegni; perciò ho domandato a Giuseppe…
Giuseppe: Ma io credevo che ci andasse Lucia!... E poi, mica ci stiamo solo noi maschi, ci stanno pure le figlie femmine…
Ida: Ma le figlie femmine tengono una casa sulle spalle, e i figli da crescere…
Luisa: … E poi papà è pesante, ci vogliono gli uomini…
Dottore: Ho capito! Nessuno dei tanti figli, maschi o femmine, si è premurato di visitare il proprio padre in Ospedale, né si è informato sul suo stato di salute!... Veramente una bella cosa…
Lucia: Scusate dotto’, ma si è trattato solo di un equivoco…
Dottore: Oh, ma non dovete scusarvi con me, ma con vostro padre e con la vostra coscienza… …
Giuseppe: Dotto’, ma sapete com’è: quando si è tanti figli poi sorgono i malintesi…
Alberto: (con voce artatamente cavernosa) Meglio un cane…
Luisa: (prenderà sempre fischi per fiaschi) Vuoi il pane papà?
Alberto: (non risponde)
Giuseppe: … Dottore, diteci la verità…
Dottore: La verità è che vostro padre è molto grave…
Antonio: Insomma, dotto’, sta più di là, che di qua?
Dottore: E chi lo può dire?... Per fortuna è stato soccorso subito, altrimenti potevate non vederlo più…
Agostino: … Ma adesso quanto gli rimane?
Dottore: Chi lo sa! Può lasciarci anche domani, anche stanotte!
Tutti insieme: (meravigliati) Stanotte?
Dottore: Eh, stanotte! …Stiamo tutti sotto il cielo!... (guardando Giuseppe) Pure voi!
Giuseppe: (preoccupato) Pure io?
Dottore: Eh!… Come non lo sapete?
Agostino: (intuisce) Stai sotto il cielo Peppì… Dotto’, ma secondo la vostra esperienza…
Dottore: Secondo la mia esperienza, se supera stanotte e le prossime 48 ore, potrebbe anche riprendersi, almeno in parte. La casistica è molto diversa da caso a caso: c’è chi ci rimane sul colpo e chi riesce a sopravvivere per anni ed anni…

Tutti i figli insieme: (meravigliati) Per anni e anni?

Dottore: Certo! Con delle buone cure di mantenimento e con il calore della famiglia può vivere anche parecchi anni.
Giuseppe: Dotto’, ma non lo possiamo portare di nuovo in Ospedale? Si cura lì!
Dottore: Ah, benedetta ignoranza! Questi casi successivi all’infarto non vengono curati in Ospedale: le medicine sono quelle che hanno già prescritto ed è una terapia che si può seguire anche a domicilio. Ed è meglio con il calore e l’affetto della famiglia, dato che siete una famiglia numerosa… Ma siete tutti presenti?
Ida: In tutto siamo 10 figli dotto’, sei presenti e quattro abitano lontano da Matera…
Antonio: E ventitre nipoti!
Luisa: Eh, ma appena lo sapranno che il padre sta grave, correranno tutti al suo “capèzzolo”…
Alberto: (solita voce rauca) …“Capezzàle”…
Luisa: (al padre) La testa ti fa male?
Dottore: (sorvola su quello che dice Alberto) … Be’, certamente non soffrirà la solitudine…
Luisa: (col suo tormentone) Eh, dotto’, siamo stati sempre una famiglia unita: mai una lite, un risentimento… Come si dice dotto’: siamo stati sempre “un corpo e un’anima sola”…
Dottore: E me ne sono accorto subito…
Giuseppe: Dotto’, prima che ve ne andate, ci potete scusare un momento: facciamo solo una brevissima riunione di famiglia…
Dottore: E va bene, fate, ma solo un minuto perché mi attendono altre visite…

(i sei figli vanno all’interno della casa per accordarsi tra loro)

Alberto: (Rialza il busto e si rivolge piano al dottore) Dotto’, che vi avevo detto in Ospedale? I miei figli non sono venuti neanche a farmi una visita, figuratevi se hanno intenzione di assistermi…
Dottore: Su questo devo darvi ragione Maestro, ma adesso finiamola con questa messinscena…
Alberto: Dotto’, ma io devo sincerarmi, “devo” metterli alla prova: mi basta solo un’oretta…
Dottore: Fate come volete! Ma cercate di non tradirvi, e soprattutto di non coinvolgermi… E cercate di non replicare come avete fatto prima…
Alberto : Dotto’, ma è più forte di me: io quando sento certi spropositi…

(si sentono i passi e le voci dei figli che stanno per rientrare)

Alberto: (stringe la mano al Dottore) Grazie dotto’, non temete, starò attento! Verrò a ringraziarvi di persona…

(si rimette a letto disteso come prima; quindi, i figli rientrano mogi e in fila indiana)

Ida: Dotto’, scusateci, ma avevamo bisogno di parlare di questa situazione tra di noi… (fa cenno verso il padre)
Agostino: Dotto’, ma papà ci sente? Ma capisce qualche cosa?
Dottore: No, no: lo escludo categoricamente…
Ida: Dotto’, ma in confidenza: papà la potrebbe mettere solo una firmetta… (sul Testamento)
Dottore: Ma stiamo scherzando? In questo momento non è in grado di intendere e di volere… Antonio: Dotto’, un’ultima informazione: ma lo possiamo portare in una Casa di Cura per Anziani?
Dottore: Impossibile! In queste condizioni non lo prenderebbero mai: lo capite che vostro padre per adesso non è autosufficiente?…
Giuseppe: … Eppure certe volte sembra come se ci volesse dire qualche parola…
Dottore: Parole senza alcun senso: in questi casi è facile che venga recuperata la memoria del passato, magari dell’infanzia. Potrebbe avere qualche “sprazzo di lucidità”, ma non fateci caso a quello che potrebbe dire… Bene, allora io vado... Arrivederci.
Tutti: Arrivederci!

Il dottore esce. Tutti i figli seduti o in piedi restano in silenzio per un po’.

8^ Scena
(I detti, meno il Dottore)

Ida: (sospirando) Eh, povero papà, s’è peggiorato tutta una volta: s’è sciolto come una candela in processione…
Antonio : (poetico) Si, si è sciolto come la neve al sole……
Agostino: (tono affranto) Un pezzo di uomo, anzi, un uomo tutto di un pezzo…
Luisa: (pratica e risoluta) Allora, come ci vogliamo regolare? Adesso papà ha bisogno d’assistenza e non si sa fino a quando. Voi però lo sapete già che io non mi posso muovere: lavoriamo io e mio marito.
TUTTI: E il sabato e domenica?
Luisa: Sabato e domenica ciò la casa da riordinare, perché nel resto della settimana non riesco a fare niente. E mica mi vedete di andare a passeggio?…
Ida: Su di me non fate nessun affidamento: io ciò i figli che vanno a scuola…
Antonio: Uè, signora, che i figli li teniamo tutti quanti…
Ida: Ma quando tornano a casa, io devo fargli trovare il piatto da mangiare…
Luisa: E perché noi i figli non li facciamo mangiare? Comunque, io sono capace di farmi pure in quattro; ma voi lo sapete che io già faccio i turni per assistere a mia suocera…
Agostino: Ma questo è tuo padre Luì: a maggior ragione…
Luisa: Ma io preferisco cento volte assistere mio padre invece di mia suocera. Ma con papà ci vogliono gli uomini: papà è pesante un accidente…
Giuseppe: Ma quale pesante che è rimasto pelle e ossa come a “Santo Meserille”… (o altro)
Luisa: Si? E quando si deve cambiare e lavare, chi lo spoglia e lo riveste a papà? E’ sempre un uomo…
Antonio: E che fa? Stiamo a badare a queste cose? Noi di giorno andiamo a lavorare…
Ida: Eh, si! Voi andate a lavorare, e noi, in casa, che vi credete che ci grattiamo la “panza?”

A questo punto Alberto, per il disappunto, emette un lamento! Tutti taceranno! Poi Alberto, inizia volutamente a farfugliare parole che diventano sempre più chiare man mano che le ripete.

Alberto: Mmmm... E’ buono…
Agostino: (cercando di capire e di aiutarlo) Che cos’è buono, papà?
Alberto: Il porco…
Ida: Quale porco?...
Alberto: (sempre sforzandosi ad arte) Fa bene…
Giuseppe: Hai sete papà?
Alberto: …Il porco fa bene...
Luisa: (ripete meravigliata) Il porco fa bene!
Alberto: (riuscendo nella frase a metà) E’ buono “far bene” al porco…
Ida: Ah, è buono e “fa bene” il porco…
Antonio: Abbiamo capito, papà, non ti sforzare più!
Alberto: (sempre nervoso e affannato continua) … dopo ti lecchi il muso!
Luisa: Ti vuoi pulire il muso papà?
Agostino: Non hai capito Luì! Col porco ti lecchi il muso. A papà gli è venuta la voglia della carne di maiale.
Alberto: (riuscendo nervosamente nell’impresa) E’ buono far bene al porco… ‘ché dopo ti lecchi il muso...
Ida: (assecondando) Di nuovo! Abbiamo capito papà…
Giuseppe: Ma non è che sente quello che diciamo noi?
Ida: Nooo, questa è la memoria dell’infanzia che ha detto prima il dottore …
Luisa: Si, come ha detto? “lo spruzzo di lucidità”…
Antonio – Si, non ti avvicinare Luì, che papà ti sputa in faccia…
Agostino – (ride) Luì, il dottore ha detto “sprazzo”, no “spruzzo”…

Bussano o suonano. Lucia va ad aprire. e fa accomodare Pasquale e Saverio, i due confinanti…

9^ Scena
(I detti, più Pasquale e Saverio, confinanti del terreno di Alberto)

Pasquale e Saverio: Buon giorno, buon giorno…

Gli altri rispondo al saluto e invitano ad accomodarsi vicino al letto.

Saverio: Be’, come sta Don Alberto?
Luisa: Sta grave! Ce l’hanno portato così dall’ospedale.
Pasquale: Povero Maestro...
Saverio: Ma vi riconosce?
Ida: Non credo proprio! Pure il dottore ha detto di no…
Agostino: E ogni tanto dice scemenze...
Ida: Papà, stanno gli amici tuoi confinanti: Pasquale e Saverio!... Papà, sono venuti a trovarti gli amici tuoi…
Saverio: Don Albe’, come andiamo? Mi riconosci? So’ Saverio…

Alberto non risponde…

Pasquale: Saverio il “rinsecchito”… (Sicch-Sicch)
Saverio: (a Pasquale) Asino! C’era bisogno del soprannome?
Pasquale: Save’, certe volte così si arriva prima…
Saverio: Ah, si? Don Albe’, ci sta pure quel “Nasone” di Pasquale…
Pasquale: Niente da fare!... (alza la voce) Caro Maestro, che mi dite? Vi alzate da questo letto o no?... Niente! (poi ai figli) Ma almeno mangia?
Luisa: Per la verità ce l’hanno portato un’ora fa: il dottore ci ha detto di aspettare…
Saverio: Don Albe’, dovete mangiare, come si dice: “Sacco vuoto non si regge in piedi”… Perché se mangiate uscirete da questo letto e vi alzerete di nuovo in piedi….
Pasquale: … E non vi preoccupate per la campagna, ‘ché ci pensiamo noi….
Alberto: (biascicando di nuovo ad arte le parole) Andate, andate…
Saverio: Dove dobbiamo andare?
Pasquale: Dove andiamo?
Alberto: (idem) Andate…
Pasquale: Devi venire pure tu…
Saverio: Don Albe’, senza di voi non andiamo da nessuna parte. Siamo stati sempre uniti…
Pasquale:.Come fratelli e sorelle…
Saverio: (a Pasquale) La sorella sei tu?
Alberto: (idem c.s., magari in dialetto) Ma andate a fa… Andate “affanciullo”…
Pasquale – Azz… Senza sale e pepe…
Antonio – Sembra come se ti risponde, ma sono soltanto degli “sprazzi di lucidità”…
Pasquale: Ma proprio non capisce più niente?
Ida: (sospira) Eh, purtroppo: così ci hanno detto i dottori....
Pasquale: (ai figli) Eh, come ci dispiace. Eppure è stato sempre bene. Una salute di ferro.
Saverio: Lavorava per due: la mattina di cervello (a scuola) e la sera di braccia (in campagna)
Luisa: Sacrifici, sacrifici, e sempre sacrifici per i figli.
Saverio: E l’unico svago il Circolo al sabato o la domenica: la scopetta, il tre sette e “na passatella” ogni tanto. Ma sempre senza esagerare. Pure col bere…
Alberto: (idem come prima) Andate…
Pasquale: (ormai sorvola) … Ma sicuramente in questi giorni verranno pure gli altri amici del Circolo, ma ditelo voi se è il caso di farli venire o meno…
Saverio: Il malato e chi l’assiste hanno bisogno di riposo e certe volte le visite sono più un fastidio che altro…
Ida: No, non ve ne fate di questi problemi….
Luisa: Le visite fanno sempre piacere….
Giuseppe: Papà teneva un sacco di amici.
Antonio: Era come il prezzemolo: stava da tutte le parti, sempre pronto ad aiutare e dare una mano dove c’era bisogno…
Agostino: Per questo lo chiamavamo “Prezzemolo in ogni minestra”…
Pasquale: Noi invece lo chiamavamo “Pulcinella”…
Saverio: Già: “Sette di denari”…
Pasquale: Perchè alla scopa napoletana non lo superava nessuno…
Saverio: Il settebello lo teneva sempre lui… E’ stato sempre Fortunato Fortunato, ma con la “EFFE” grande di Farmacia…
Pasquale: E’ mo pure è Fortunato Fortunato, perché tiene tanti figli…
Saverio: Almeno tiene sempre chi lo assiste e non soffre di solitudine…
Luisa: (sospirando) Eh, noi siamo stati sempre una famiglia unita: mai una lite, un risentimento… Come si dice: siamo stati sempre “un corpo e un’anima sola”…
Saverio: Beati voi! Con mio padre invece, me la sono vista io da solo: chi era sposato e stava fuori, chi teneva i figli piccoli, e chi non teneva “lo stomaco”. Ma quando è morto si sono presentati tutti quanti per dividere! Quando si doveva pulire il sedere a papà, parlando con rispetto, non esistevano mai; allora non ce l’avevano il padre. In poche parole, con le mie sorelle siamo arrivati in Tribunale. Si sono offese per la casa. Ma io gliela lascerei pure, perché la casa io ce l’ho, ma è per principio. Pensate che sono arrivate a negare il Testamento: hanno detto che la firma non era di mio padre. Ma se papà teneva la paralisi, la firma è andata com’è andata. No, papà doveva chiamare il Notaio! Ma insomma, si va a badare a queste cose? E che ci voleva il Testamento per farglielo capire? Io sono l’unico figlio maschio e in più l’ho assistito durante la malattia. Per tutto quello che avevo fatto per papà, loro stesse dovevano dirmi di prendermi la casa e tenermi pure i soldi …
Tutti: (all’unisono, come presi da una comune ingordigia) I soldi?
Saverio: Eh, i soldi!
Ida: E’ brutto quando in una famiglia si arriva a queste cose…
Saverio: Ci si avvelena il sangue figlia mia. Io sono sicuro che all’altro mondo i genitori si rivoltano dentro la tomba quando i figli stanno in lite tra di loro….
Luisa: (rafforzando) E’ vero. E’ vero…
Saverio: Sono dodici anni che stiamo in causa: le mie sorelle le vedo solo in Tribunale…
Pasquale:. A chi lo dici Save’? Ma la più grande fesseria l’abbiamo fatta noi; voi la sapete la storia, perché la voce ha fatto il giro della città. (rivolgendosi all’amico) E’ cominciata proprio come a voi: chi non teneva tempo, chi stava lontano e chi non teneva il fegato; insomma, senza farla lunga, siamo arrivati a far assistere mio padre da una femmina: una badante straniera…
Tutti: (fingendo meraviglia) Una straniera?
Pasquale: Eh! Una straniera russa! (facendo il verso al popolino) “Si usa… fanno tutti così… si usa…”. Be’, papà dopo un poco tempo s’è ripreso. Questa donna russa l’ha fatto resuscitare. Così quando papà è guarito ha intestato tutta la proprietà a ‘sta mala femmina: la casa e i soldi!
Tutti: (come prima) I soldi?
Pasquale: Eh, i soldi! Mo stiamo in causa per la “legittima”, perché la legittima ai figli spetta di diritto. Ma io ci avrei pure rinunciato, perché i figli sono figli quando i genitori hanno bisogno; con che coraggio ci presentiamo davanti al Giudice? Ma le mie sorelle hanno insistito: “devi firmare pure tu, devi firmare pure tu!”. Stanno arrabbiatissime: la proprietà la vogliono tutta, non solo la legittima, perché secondo loro papà è stato imbrogliato: era interdetto! Invece io dico che papà era impedito quando stava malato, ma poi quando è guarito papà ragionava benissimo, e i soldi…
Tutti: (idem) I soldi?
Pasquale: Eh, i soldi! I soldi la badante se li è portati a casa sua alla Russia. Ah, ma io non me ne faccio una malattia, come quella scema di mia sorella che è caduta in “repressione”. L’unico scrupolo che tengo è che a nostro padre non lo abbiamo assistito com’è di dovere … Solo che figura abbiamo fatto davanti alla gente che ci conosce… (Pausa) Eh, beati voi, che state attenti attenti se vostro padre ha bisogno di qualcosa… Zitti zitti e tutti pieni pieni di premure intorno a lui …
Luisa: (solito tormentone) Eh, ma noi siamo stati sempre una famiglia unita: mai una lite, un risentimento… Come si dice: siamo stati sempre “un corpo e un’anima sola”… (pausa di sospiri)
Saverio: … Scusate se mi permetto, ma volevo dirvi che nella campagna vostra si sta perdendo tutta la frutta e la verdura di stagione…
Pasquale: E’ peccato: aranci, limoni, mandarini, pere, cime di rape, carciofi, verze, finocchi…
Giuseppe: E chi tiene il tempo di raccogliergli? Papà sta così: pigliateveli voi…
Saverio: Voi ci date il permesso?
Antonio: Ma si, papà di voi si fidava…
Pasquale: Grazie assai!
Saverio: Eh, buon sangue non mente! Vi portiamo qui qualche cassetta di frutta e verdura vostra…
Giuseppe: A proposito Savè: ma la terra nostra vi interessa?…
Agostino: Papà ci aveva detto che la voleva vendere…
Pasquale: Si e no: ma è troppo grande! Magari metà per ciascuno… (Saverio lo zittisce e fa capire che parla lui)
Saverio: La verità, ci aveva detto che voleva vendere per darvi i soldi, ma voleva troppo…
Pasquale: Si, per noi era troppo, troppo assai… (Saverio lo fulmina con lo sguardo)
Giuseppe: E quanto vi ha cercato per la terra papà?
Saverio: Voleva 80 mila Euro in contanti…
Antonio: Da ognuno di voi?
Saverio: No, 80 in tutto! Poi noi avremmo diviso la spesa a metà: 40 e 40…
Giuseppe: E che facciamo? I saldi di fine stagione?... Quella terra vale almeno il doppio…
Agostino: … Almeno 150 mila Euro… Non un Euro di meno…
Antonio: Non un Euro di meno…
Pasquale: Save’, qua il prezzo per me “oscilla troppo”…
Saverio: Pure per me… (ai tre figli maschi) Se ci veniamo incontro ne possiamo riparlare…
Pasquale: Già, invece di 40, ci sforziamo per arrivare a 45 ciascuno… Non un Euro di più…
Antonio: All’anima dello sforzo…
Agostino: Vedete che noi non siamo “fessi” come papà, e la “beneficienza” non la facciamo…
Saverio: Ma la terra così verrà trascurata… e in un anno si dimezzerà il suo valore…
Giuseppe: Ah! Si dimezzerà il suo valore in un anno? Lo sapete che c’è? Allora ci vediamo l’anno prossimo!
Agostino: E la frutta e verdura della campagna nostra non si tocca: lasciatela marcire. Vuol dire che vi basta la vostra…
Saverio: Come volete voi! Pasquà, ce ne possiamo andare…
Pasquale: …Buon giorno! (sottovoce a Saverio) Save’ hai visto? Dovevo parlare io… (escono)

Le tre sorelle non approvano l’operato dei fratelli e si coalizzano per criticarli

Luisa: (accende la miccia) Quando vi associate tutti e tre, fate certi “affari”…
Ida: Come no?...Papà ci andava d’accordo da tanti anni, e voi in cinque minuti ci avete litigato…
Lucia: Almeno ci avrebbero curato la campagna e ci portavano un po’ di frutta a domicilio…
Luisa: Siete tre campioni: uno meglio dell’altro…
Ida: Si: “Cicì, Cocò e Naso Cacato”…

I tre fratelli: (incassano in silenzio, ma poi partiranno all’attacco)

Agostino: Hanno parlato le “Tre Grazie”…
Giuseppe: Ma quanto siete brave: voi siete infallibili…
Antonio: Eh, le femmine cianno tutte il “fiuto degli affari”…
Agostino: Si, lo annusano (e annusa veramente)… come i cani da caccia…
Giuseppe: Specialmente quando devono scegliere qualcuno (o il marito) da spennare…

CAMPANELLO

Giuseppe: (ordina) Lucì, vai ad aprire un po’….
Antonio: Cominciano ad arrivare altre visite....
Ida: (A Lucia) Chi cavolo è?
Lucia: (spiando dalla porta) E’ quella rompiscatole di comare Filomena!
Antonio: (subito, di scatto) Uè, dovesse salire col cane...
Giuseppe: Diglielo di lasciarlo giù al portone…
Lucia: (idem c.s.) Lo sta già legando con uno spago…
Ida: Ci mancava solo lei… Non le date retta altrimenti questa non se ne va più…
Luisa: Ida ha ragione: poca confidenza.
Antonio: Quel cane è stupido: come mi vede abbaia! E se non sta legato col guinzaglio è capace di avventarsi. Filomena abita proprio di fronte a casa mia e io quando esco o quando rientro so’ costretto a stare sempre con la paura addosso… Ma chi gli ha fatto niente?...
Agostino: E pure tu Anto’! Tieni paura di un cane…
Antonio: Si vede che non lo conosci bene! Un cane lupo mostruoso, con gli occhi di sangue, che pesa almeno un quintale…Se ti attacca non si sa come va a finire…

Si sente abbaiare

Antonio: (grida impaurito al cane) “Zaaaa! Vai via!”
Giuseppe: Ha ragione Antonio: è un cane rabbioso. Uè, io non ho mai avuto paura dei cani perché ne ho cresciuti parecchi, ma di questo ho paura…
Antonio: Più di qualcuno è andato a lamentarsi dai vigili. Le hanno detto che deve portarlo al guinzaglio. Ma davanti a casa sua spesso sta slegato. Ma vedi un po’ se prima di uscire devo andare a spiare dalla finestra…
Giuseppe: I cani dipendono dal padrone: se il padrone non li sa crescere, vengono male. Sono come i bambini, che devi sapergli dare l’educazione…
Antonio: Ma voi la vedete quando va girando per il paese? Quella col cane suo ci fa i migliori ragionamenti…
Ida: Secondo me quella lì se n’è andata fuori di testa…
Luisa: Sicuro!... Ma la vedete come va vestita?

Ancora altro abbaiare e rumore di un portone che sbatte. Spavento generale.

Scena 10^
(I detti, più Filomena)

Filomena: (voce dall’esterno) Che ti possano uccidere! A cuccia, a cuccia! Lo sai che non puoi salire: vado un minutino da Zio Alberto, ma stanno pure i figli e perciò tu devi stare giù…

Entra Filomena, vestita in modo molto trascurato, con colori accesi e con uno strano copricapo.

Filomena: (entrando) Buon giorno. Scusate, ma ho legato il cane al portone altrimenti voleva salire pure lui….

Gli altri salutano a soggetto.

Filomena: Be’, come sta zio Alberto?
Ida: E come sta, Filome’? Tu come lo vedi?
Filomena: (avvicinandosi al letto) Zio Alberto, come andiamo? So’ commare Filomena…(pausa di silenzio; poi grida) Zì Albe’… Niente! (ai figli) Che fregatura che abbiamo avuto… Questo non accusa più…
Alberto: (biascica come prima) Il cane…
Filomena: Eh, il cane! Il cane sta giù… Vuoi a Zorro? Lo faccio salire?
Gli altri tutti insieme: No… no…no…
Ida: E’ meglio di no… Il dottore ha detto che non può essere “avvicinato” agli animali...
Filomena: Eh, ma Zorro mio sta “avvaccinato”… Il “vetrinaio” (veterinario) gli ha fatto pure la tessera… Ogni settimana lo porto a visita… Ultimamente lo vedevo sempre stanco, che non se la fidava più neanche di mangiare. Allora ho detto al “vetrinaio” : dottò che si può fare? Prima ha voluto sapere quanti anni tiene Zorro. Più o meno una ventina, ho detto io… e lui ha risposto: “Buona salute! Allora tiene più di cent’anni; ma la macchina quando si ferma vuole la benzina!”… Allora ha preso una siringa con una medicina rossa, proprio colore della benzina; ma non ci riusciva a fargli la puntura. Allora mi ha detto “Provaci tu che sei la padrona”. Appena Zorro mi ha vista con l’ago in mano, è scappato nella sala di “aspettativa”. La ci stava una signora con un gatto moscio moscio sulle gambe. Come Zorro ha visto il gatto, ha cominciato a rincorrerlo come un diavolo dentro la stanza. La signora gridava “Fifì! Fifì!” e il dottore gridava “Signo’, a Zorro, a Zorro!” Povera a me; insomma, Zorro ha afferrato il gatto e lo teneva fermo sotto di lui! Allora ho preso coraggio e con la siringa ho mirato a Zorro, ma Zorro s’è scanzato e la siringa l’ho fatta al gatto! La povera bestia ha fatto di una maniera che pure Zorro s’è accucciato sotto a me… faceva impressione: Miaoooooooo! Il gatto scappava come un pazzo, saliva e scendeva da un attaccapanni che stava fissato al muro, e non si poteva fermare più… Inzomma, a un certo momento il gatto è caduto da sopra e ha sbattuto per terra…Pah! Non si muoveva più…
Luisa: Era morto?
Filomena: “No! Si era finita la benzina!”
Ida: Ma che dici Filome’… e noi cretini che ti stiamo a sentire…
Filomena: E così ha detto il “vetrinaio”…

Si sente abbaiare il cane…

Filomena: Lo sentite? Quello mi ha sentito di raccontare di nuovo questo fatto e mi ha risposto… (Pausa) Eh! Povero zio Alberto, gli voleva tanto bene a Zorro. Era l’unico affezionato al cane mio. A lui Zorro non l’abbaiava mai, anzi, quando lo vedeva gli faceva sempre la festa… E’ meglio che non glielo dico a Zorro che Zio Alberto sta male, se no si dispiace la povera bestia…
Abbiare del cane.

Filomena: (intimando ad alta voce) A cuccia, a cuccia, ora scendo! Io lo riprendo sempre quando abbaia alle persone grandi; ma ai bambini non li abbaia mai… Io dico che è stato il dispiacere che ha avuto quando è morto mio padre, perché Zorro era di mio padre e quando lui morì Zorro era cucciolo. Io da allora non l’ho mai lasciato e me lo sono cresciuto come un bambino. Eh, i cani capiscono i sentimenti delle persone e soffrono come i padroni… (Guardando Alberto) Povero Zio Alberto: mi ricorda come stava mio padre. (Ai figli) Ma non vi scoraggiate! Pensate che io l’ho assistito da sola e pure papà è campato altri quindici anni…
Tutti: Quindici anni?
Filomena: Si, nel letto, senza potersi alzare, ma assistito sempre bene bene. Sempre da vicino, ogni minima cosa. Le medicine ad orario, la cucina leggera e due rosari al giorno…Io pregavo sempre, sempre, e dicevo: “Signore, pure così, ma fammelo campare! Ogni giorno questa preghiera… Ma l’ultima volta, che dicendo dicendo ‘sta preghiera, mi addormentai sulla sedia vicino al letto di papà, sentii una voce che mi rispose: “Eh, Filomé, ma tuo padre è arrivato pure a novant’anni! Che te lo vuoi tenere sempre con te?” Be’, la mattina dopo papà non s’è svegliato più… (Si asciuga gli occhi commossa) Scusate, ma io gli volevo veramente bene a papà… come a Zorro…

Si sente abbaiare.

Filomena: Lo sentite? (Accenna un’occhiata all’orologio) E’ tardi! Questa è l’ora che deve mangiare…

Altro abbaiare.

Filomena: Io vorrei stare un altro poco, ma quello mi chiama; magari domani vengo più presto e mi trattengo un poco di più…
Gli altri: No, no… Non ti preoccupare. Noi siamo tanti e non abbiamo bisogno…
Filomena: Bravi figli: tutti intorno a papà…

Abbaiare ancora più nervoso.

Filomena: Ti ho sentito! Ora vengo! (Si fa presso Zio Alberto) Zio Albe’, mo me ne vado io…
Alberto: Il cane…
Filomena: Il cane? Sta giù, ora che scendo te lo saluto…
Alberto: E’ meglio…
Filomena: Si, è meglio che non ti vede così, ma non ti scoraggiare: vedrai che ci arrivi pure tu a novant’anni come a papà...

A questo punto si alzano i figli maschi e l’accompagnano fuori, mentre a soggetto continua a parlare e salutare…

Antonio: Fai presto Filome’, ‘ché Zorro tiene fame e si può mangiare pure qualche cristiano (esce)

Scena 11^
(I sei figli con il padre)

Luisa: E che cosa è?…Non se ne voleva andare più…
Ida: La paura di quel cane, m’ha fatto scatenare un dolore di testa…
Agostino: Prima Pasquale e Saverio e poi pure Filomena…
Ida: E questa che è, la casa del buongesù?... Noi dobbiamo pensare a papà…
Luisa: A proposito: non ci dobbiamo scordare di avvisare i fratelli nostri che stanno fuori, perché la porzione l’hanno avuta pure loro quando si sono sposati…
Gli altri: (a piu’ voci) E’ giusto, è giusto!
Antonio: Innanzitutto gli dobbiamo telefonare e ci dobbiamo far sapere che papà sta grave e lo teniamo a letto in casa…
Agostino: Luisa, faglielo tu un colpo di telefono…
Luisa: Mo’ chiamo a Rosina: che è quella che ragiona un poco di più…
Ida: L’hai scelta proprio bene! Forse è meglio se chiami a Teresa...
Giuseppe: Pure io la penso così: Teresa è quella che si presta di più. Per lei papà “cià un debole”…
Luisa: (estrae il cellulare dalla borsa) Devo tenere il suo numero registrato…
Ida: (prende il suo cellulare) Se no lo tengo io….
Antonio: Ce l’ho pure io…(estrae dalla tasca il suo cellulare)
Luisa: Ma non prende? Qua il “fodavon” non ci “piglia”…
Ida: Il mio invece è “timma”, ma tengo la batteria scarica…
Agostino: Invece il mio ha finito i minuti della carica…
Giuseppe: Io invece lo tengo senza scheda…
Antonio: Pure il mio non ci prende: è della “CONAD”…
Luisa: Allora mo telefono con il “fisso” di papà…
Alberto: (borbotta) Mmmm, il fesso…

Luisa prende il telefono a filo.

Luisa: … Ida, per piacere, dettami un poco il numero di Teresa…
Ida: (fissando il suo cellulare) Aspetta che mi metto gli occhiali…

E mentre tutti sono distratti e intenti a cercare nelle rubriche del proprio cellulare…

Alberto: (con un filo di voce suggerisce a Luisa che le sta accanto) Zero
Ida: (fissando il cellulare e senza rendersi conto di chi le suggerisce) Zero
Alberto: Due…
Ida: Due
Alberto: Cinque… quattro… due…
Ida: (sempre fissando il cellulare) Cinque, quattro, due
Alberto: uno… otto… zero…
Ida: uno, otto, zero.

Luisa attende… (potrebbe azionare il Viva-voce al fine di far ascoltare a tutti la conversazione)

Luisa: Pronto Téré? Come state? (Pausa) E noi pure! Vedete che papà s’è aggravato e sta a casa. Ha bisogno di assistenza. (Pausa) All’Ospedale non si poteva curare e ce l’hanno mandato qua. (Pausa) Come voi che dovete fare? Dovete venire, che è padre pure vostro e dobbiamo fare i turni, giorno e notte. (Pausa) Si, ma la famiglia ce l’abbiamo tutti quanti. (Pausa) Come sarebbe che mo stanno le Feste in mezzo! Ah, dopo le Feste! (Agli altri, otturando la cornetta) Ha detto che adesso sta la Pasqua in mezzo, e dopo le Feste forse scendono…
Ida: Questi pensano a farsi Pasqua, Pasquina e Pasquetta con papà in queste condizioni. E meno male che era la figlia preferita…
Giuseppe: Dille che la finisse di fare tante storie e scendesse subito…
Luisa: Tere’… come? (Pausa) Il dottore ha detto che la malattia si può portare alle lunghe… Che hai detto? Per assistere papà dobbiamo metterci una badante?...
Ida: (intervenendo) Ma con tanti figli che siamo, ci dobbiamo far criticare da tutti quanti?...
Luisa: Tere’, sembra brutto assai. Voi non ci state qua e ve ne fregate, tanto la figura la facciamo noi... (Pausa) Come? Lucia? Ma Lucia mo abita da sola, non sta più in casa con papà. E’ andata ad abitare alla casa di mamma. E va bene, mo ci ragioniamo e ti facciamo sapere. Ti chiamo dopo… Come? Vuoi salutare a papà! Ma papà non capisce più niente, ogni tanto “spruzza” qualche parola a cavolo… E mo’ ci provo. (Porgendo l’apparecchio a Ida, più vicino al padre) Ida, passa il telefono a papà che Teresa lo vuole salutare…
Ida: (scandendo bene all’orecchio del padre) Papà, sta Teresa da Milano che ti vuole salutare. Teresa? Tua figlia? Quella più grande?
Alberto: (dopo una pausa d’ascolto alla cornetta) Va…. Va…. Va fa… Vaffanciulla...
Ida: (riprendendo subito l’apparecchio, notando la sforzo e la convulsione del padre) Niente Tere’… Sono Ida. Non farlo sforzare! T’ha chiamato “fanciulla” che si ricorda quand’eri piccola! (Pausa) Va bene. Mo ti facciamo sapere. (Chiude il telefono) Ha detto che se non vogliamo mettere la badante, lo potrebbe assistere Lucia. E non ha tutti i torti: è l’unica che ha più tempo libero…
Antonio: Ha ragione! (Alla sorella Lucia) Luci’, lo potresti assistere tu a papà: sei ancora giovane. Ti prendi la sua pensione e facciamo pure la domanda per ottenere l’accompagnamento…
Lucia: Ma io il mese prossimo mi devo sposare… e poi sto assai impegnata in Parrocchia: ho un sacco di ragazzini che ci faccio il catechismo, oltre a tante coppie di fidanzati che devo preparare per il matrimonio!... Don Biagio ci tiene tanto che lo faccia proprio io…
Giuseppe: Ma lascia stare queste fesserie: assisti papà che è più necessario; queste sono le cose più importanti, altro che i corsi dei fidanzati…
Lucia: Lo dici tu che sono fesserie, invece sono cose molto serie. Io sono l’unica che ha il patentino (grazie a Don Biagio) per fare queste lezioni alle giovani coppie…
Luisa: Ma tuo padre e più importante! O no?
Lucia: Ma è pure vostro padre Luì, mica solo mio? Solo perché sono ancora nubile! Ma io ho la mia vita: ho fatto la mia scelta, come l’avete fatta voi che vi siete sposati…
Agostino: Ma tu hai avuto pure la casa di mamma… e tutti quanti ti abbiamo messo la firma…
Lucia: Per forza, ‘ché a mamma solo io l’ho assistita. Prima mamma, poi papà! Oh! Ma che volete da me? Che faccio l’infermiera a vita?…
Ida: Ma mica lo farai per niente. Ti prenderai la pensione e poi pure l’accompagnamento…
Lucia: E che me ne faccio, se poi mi faccio vecchia a stare ad accudire tutti quanti?
Giuseppe: (sottovoce a Lucia) Ma no! Hai sentito? Il dottore ha detto che può morire pure stanotte!
Lucia: E, ma ha detto pure che con l’amore dei figli intorno può ancora campare molti anni…
Agostino: (persuasivo a Lucia) Ma solo se è assistito bene, proprio bene bene!!!
Altro lamento del vecchio e solito fraseggio confuso che indicherebbe disapprovazione…
Alberto: Mmmm…. La viiita…
Antonio: Che c’è papà?
Alberto: Mmmm… La ruooota…
Giuseppe: Che ruota?
Alberto: Mmmm… giiira…
Ida: … Ah! Gli gira la testa come una ruota!
Alberto: Mmmm… giiira viiita…
Antonio: Mo ti serve il giravite, papà? Boh!
Alberto: Mmmm… (in crescendo) La viiita è ‘na ruooota che giiira!
Luisa: (non capisce ed equivoca) … La zita ha una coda che gira?
Alberto: Mmmm… (in crescendo) Oggi a mee, domaani a tee…
Ida: (non capisce) … Si papà: domani ti faccio il tè!

CAMPANELLO

Ida: Chi sarà? “Qualcuno” andasse ad aprire (Tutti guardano Lucia con la pretesa che vada lei).
Lucia: (sbuffando) Eh, si, io di secondo nome faccio “qualcuno”…
Ida: (a Luisa) Ma guarda tu come è uscita questa… la piccolina!
Luisa: E’ cresciuta viziata: siccome era l’ultima, nessuno ci ha dato l’educazione…
Lucia: (rientra tutta entusiasta) Accomodatevi, don Biagio, accomodatevi…

Scena 12^
(Ai detti si aggiunge don Biagio)

Don Biagio: Pace e bene a questa casa.

Gli altri salutano in coro e a soggetto. Si alzano, sono un po’ confusi ed imbarazzati per la presenza del Parroco.

Don Biagio: Allora, come sta, papà? Cosa hanno detto i dottori?
Lucia: (che si è accostata ora vicino al genitore e gli tiene la mano, risponde con ostentata aria di afflizione) Ormai c’è poco da fare… povero papà…
Alberto: (si lamenterà e farà sollevare un po’ la coperta) Mmmm…. Mmmm…
Don Biagio: Capisco. Comunque è di conforto vedere tanto amore e tanto affetto intorno al proprio genitore. Ah! Ce ne fossero di famiglie così al giorno d’oggi.
Luisa: (ripetendo il tormentone) Eh, don Biagio, noi siamo stati sempre una famiglia unita, mai una lite, mai un risentimento. Come si dice: siamo stati sempre “un corpo e un’anima”…
Don Biagio: Lo so, lo so. E da una famiglia così non poteva che venir fuori una catechista come Lucia.
Alberto: (idem c.s.) Ohi, ohi, ohi….

(Secondo il gusto del regista, ci potrebbe stare una scoreggia di Alberto con imbarazzo generale)

Don Biagio: …Ma è cosciente? Conosce?
Luisa: A spruzzi, don Biagio, a spruzzi...
Lucia : A sprazzi Luì, il dottore ha detto a sprazzi…
Don Biagio: Eppure domenica scorsa stava così bene, anche se era un po’ preoccupato… Domani tornerò comunque per confessarlo.
Ida: Ma non capisce, don Biagio… Papà non è più lui...
Alberto: (idem c.s.) Mmmm…. Mmmm…

Antonio: Don Biagio, scusateci, ma papà ogni tanto parla a vanvera e fa dei rumori strani….
Don Biagio: Anche il delirio è una confessione, anzi, spesso, è la vera confessione, perché molte volte la ragione pone dei freni al proprio io.
Giuseppe: Don Biagio, papà è sempre stato un uomo buono e onesto. Mai una bestemmia, mai una lite con la buonanima di mamma; e non ci ha fatto mancare mai niente…
Don Biagio: Ma certo che lo so, e so anche del posto che ha prenotato in Paradiso… Uno che ha cresciuto dieci figli come voi, non può non andare in Paradiso… E’ vero don Alberto?
Alberto: Mmmm… Il cane…
Ida: Papà, Filomena non ci sta più, né lei e né il cane. Questo è don Biagio.
Lucia: Poco fa è venuta in visita la signora Filomena con il cane. Perciò papà si ricorda del cane.
Don Biagio: Ah, quella povera donna. Con quel cane terribile! La scorsa settimana ha fatto celebrare la messa a suffragio dell’anima di suo padre. Insisteva che pure il cane entrasse in Chiesa. Il cane ringhiava verso di me come se avesse capito la mia disapprovazione. Comunque il Sindaco deve fare qualcosa. L’ho detto anche ai vigili. E’ strano che non spaventi i bambini…
Antonio: Sì, è vero. Io ho mio figlio piccolo che quando lo incontra ci gioca. Invece a me non mi può vedere…
Don Biagio: Si, ho notato come anche il chierichetto lo carezzava… e si lasciava fare. Ho provato anch’io dopo: fulmini e saette! Se mi afferrava il braccio me lo staccava. Be’, pazienza. Fino a quando non ci scappa un ferito…
Antonio: …o un morto.
Alberto: (intervenendo con artato affanno) Mmmm… I fiiigli…
Don Biagio: …Vi chiama.
Alberto: (idem c.s.) I fiiigli…
Don Biagio: Sono tutti qui i vostri figli, caro Alberto. Tutti vicini a voi… (ai figli) Ah, quanto vi ama....

E in effetti, sono tutti accorsi intorno al letto del genitore con esagerata premura e attenzione.

Alberto: (delirando ad arte ma seccamente) Uccidili!….

Imbarazzo dei figli…

Don Biagio: Ma no, caro Alberto. Dopo chi vi assiste?
Alberto: (biascicando piano) Il caaane…
Lucia: Papà, ma che dici? Non c’è più il cane….
Luisa: Eh, come “spruzza” a vanvera….
Ida: Luisa! Di nuovo? …
Don Biagio: … Ah, come siamo fragili! Questa natura umana che si corrompe. Ma lo spirito no, quello non deve mai corrompersi, anzi deve fortificarsi con gli anni. E questi sono i momenti in cui noi dimostriamo di essere veri cristiani. Quando sappiamo essere vicini a chi soffre.
Alberto: (idem c.s.) Mmmm… I fiiigli…
Don Biagio: Come vi chiama accorato. Anche in questo momento occupate la sua mente e il suo cuore.
Alberto: (secco come prima) Uccidili!….
Don Biagio: Ma no, don Alberto. Anche i vostri figli vi adorano.
Alberto: (biascicando piano) Fa beeene…
Don Biagio: Sì, i figli sono un bene.
Alberto: (idem) Fa beeene… il pooorco….
Lucia: Papà, ma che dici? Non ci badate don Biagio.
Don Biagio: Oh, ma non fatevi scrupoli, capisco la situazione. E’ la malattia. Beh, ora devo andare. Vi sono vicino con le mie preghiere. Ah, Lucia, anche i ragazzi ti sono vicini, come pure le giovani coppie.
Lucia: Grazie don Biagio, io non li abbandonerò…
Don Biagio: Conosco il tuo coraggio e la tua forza. Il mese prossimo ti sposi con quel bravo ragazzo di Felicetto, ma so che saprai far fronte a tutto: in casa come in Parrocchia. Pace e bene a tutti voi.
Gli altri: (confusamente e a soggetto) Arrivederci e grazie per la visita.
Lucia: Don Biagio, vi accompagno.
Don Biagio: Grazie (ed esce con Lucia)
Agostino: Ma in testa a lui? Vuole confessare a papà. Glielo abbiamo detto che papà sparla (sdice)
Ida: E’ stato gentile comunque a venire a trovarlo…
Luisa: E mica è venuto per noi: è venuto per Lucia…
Ida: E per me no?... ‘Chè pure io la domenica vado a Messa…
Luisa: E pure io allora, che c’entra?…
Giuseppe: Come non c’entra? Io ogni anno porto addosso la statua dei Santi Medici…
Antonio: E pure io porto la statua di Sant’Eustacchio…
Agostino: E pure io sto nel Comitato delle Feste per la Madonna della Bruna…
(Rientra Lucia)

Lucia: Allora, facciamo così: proprio adesso ho parlato al cellulare con Felicetto! Papà lo assisteremo noi due!

Sospiro di sollievo di tutti che commenteranno a soggetto…

Alberto: (istintivamente esterna un po’ di soddisfazione) Be’, be’ be’…
Lucia : Vuoi bere papà?
Alberto: (cautamente, non risponde)
Ida: (sottovoce a Luisa) Si vede che Don Biagio l’ha convinta. Meno male…
Lucia: Però, a queste condizioni: Prima: voglio che questa casa sia intestata a me!... Seconda: con i soldi dell’accompagnamento assumerò una badante che mi aiuterà ad assistere papà…
Luisa: Vuoi mettere una donna per papà? Niente di meno! Dobbiamo farci dire dalla gente che con tanti figli che siamo, abbiamo dovuto mettere una badante per papà…
Antonio: E poi, ti stai allargando un po’ troppo Lucì! Non basta la casa di mamma? Pure questa ti vuoi fregare?
Lucia: Come ti permetti?... Queste sono le mie condizioni, altrimenti niente…

CAMPANELLO

Giuseppe: Lucì, vai ad aprire che dopo continuiamo… Tu, la più piccola, vuoi dettare le condizioni a noi che siamo più grandi? Ma dove s’è visto mai…
Tutti: Ma quando s’è visto mai…

Scena 13^
(Si aggiunge Sofia)

Sofia è una giovane badante albanese molto avvenente; qualche settimana addietro aveva preso degli accordi preliminari con Alberto; reca un bel mazzo di fiori in mano.


Lucia: (la vede e si mostra sorpresa) E voi chi siete?
Sofia: (dall’esterno) Permesso? Cerco Maestro Alberto Picciano… Mi chiamo Sofia…
Alberto: (vorrebbe cacciarla perché non è il momento) Sciò…
Lucia: Ah? (guarda verso il padre) Non la vuole! (poi guardando fratelli e sorelle) Avanti!
Sofia: (entra) Buon giorno tutti, mi chiamo Sofia, sono di Albània…
Luisa: Ah!... (la squadra con disprezzo dalla testa ai piedi)
Agostino – (tra sé) Sofia, bella ciaciona mia…
Luisa: Cercate Alberto Picciano?…
Ida: E cosa volete da lui?
Sofia: Ma voi siete figli? Lo sapevo che tanti figli… Ma lui come stare? Io sapere che scendere stamattina da Ospetale…
Ida: Si, ma voi non ci avete ancora risposto: che siete venuta a fare?
Luisa: E come lo conoscete?
Sofia: Io conosce un giorno che lui visitare mio padrone malato con febbre…
Giuseppe: E chi “essere” vostro “padrone?”
Sofia: Don Ciccio “La Panza”…
Luisa: Ah, voi siete la badante di Don Ciccio…
Ida: (con ironia) Io l’avevo saputo che a 80 anni si era scelta una badante “giovane”…
Luisa: (idem) Che pure lui si stava ringiovanendo come si deve…
Sofia: No giovanendo, no: padrone morto stanotte …
Antonio: Ah!... Pace all’anima sua… E da noi che cosa volete?
Agostino: Perché i fiori non li portate a lui?…
Sofia: A povero mio padrone fatto cuscino di fiori; questo mazzo portato vostro padre…
Luisa: Se non te ne vai te lo facciamo noi… (il “mazzo”)… come ti permetti?
Ida: Luisa, stai calma! (a Sofia) E perché gli hai portato i fiori?
Sofia: Perché io sapere che Italia, quando visitare malato, usa portare fiori o cioccolatini…
Alberto: (solita voce falsata) Mmmm… Cio…cco…latì…niiii…
Giuseppe: … (commentando il padre) Ecco la memoria dell’infanzia che diceva il dottore…
Lucia: Insomma, si può sapere che cosa volete da noi?
Sofia: Papà vostro detto me che se morto Don Ciccio io stare senza lavoro, io venire chiede lavoro questa casa…
Luisa: (falsamente) Ah, brava!... Intanto questi fiori li prendo io…

(le strappa i fiori di mano e “come un Carabiniere” se li porta all’interno della casa)

Ida: E comunque se avremo bisogno della badante lo decideremo noi figli…
Lucia: E la badante ce la scegliamo a piacere nostro…
Sofia: Voi ragiona bene, ma se non fidare, chiede informazione a figli Don Ciccio …
Ida: La conosciamo la famiglia di Don Ciccio la Panza, ma noi siamo un’altra cosa… Arrivederci… (le mostra l’uscita)
Sofia: … Ma io rimasta senza lavoro, senza casa: voi mettere me a prova…
Agostino: Fosse per me… (vi proverei)
Giuseppe: (insinuante) Signorina, avete provato sulla SS. (statale) 99?
Sofia: Perché? Avere bisogno donna servizi?…
Agostino: Sicuro! …Ma portatevi un copertone di càmion, perché la sera fa freddo…
Sofia: Ah! Voi scherzare: io avere famiglia in Albània… io manda tutti soldi famiglia…
Luisa: E vattene in Albània!... Che vuoi sfasciare la famiglia nostra?

(la prende per un braccio e l’accompagna alla porta)…

Sofia: Voi non avere bisogno?… Voi chiama me se avere bisogno papà: io cucina, lava, stira, pulisci, fare tutto casa….(la badante esce)
Ida: No! Azz… è tosta…
Agostino: (allude verso Antonio) Tosta veramente frate’…
Antonio: …Questa viene dalla casa del morto: vuoi vedere che va portando “la sciagura” casa per casa…
Agostino: … Ha portato i fiori: vuol dire che il “malocchio” l’ha scaricato prima al fioraio…
Ida: Ma ai fiorai il malocchio non attacca, altrimenti sarebbero già tutti morti…
Antonio: Luisa, ma come t’è venuto in testa di prenderti quei fiori col “malocchio”…
Luisa: Ma i fiori erano destinati a papà: io mica me li porto a casa…
Alberto: (si vede che tocca ferro sotto le coperte perché queste si alzano; dice piano le prime parole e aumenta su “non quaglia”) Mmmm… Fattuura che non quaglia…
Giuseppe: Mo’ gli è venuto il desiderio della quaglia…
Lucia: … Quanto siamo fessi: all’albanese non le abbiamo chiesto manco quanto si prende …
Agostino: (allude) E quanto si può prendere Lucì?…
Lucia: (intuisce) Agostì, sei sempre il solito porco…
Alberto: (finge di vaneggiare) …Mmmm… E’ buoono il poorco…
Ida: Lucì, si sa la tariffa delle badanti: oggi siamo arrivati a 500 Euro al mese per quelle che stanno 24 su 24 ore a disposizione…
Agostino: (allude sempre) E che disposizione …
Alberto: Mmmm.. E’ buoono il poorco…
Lucia: (non volendo ci azzecca) Agosti’, te lo dice pure papà…
Luisa: Ha ragione Agostino: quella ci toglieva pure le mutande… e si faceva fare il Testamento a favore suo…
Lucia: Ma perché ragionate ancora così? Per una badante disonesta ce ne sono cento bravissime…

CAMPANELLO

Lucia: Vengo, vengo…

Scena 14^
(Ai detti si aggiunge il Notaio Gaudillo, amico di Alberto)

Lucia: Avanti, avanti Notaio: eh, avete saputo di papà immagino…
Notaio: Me l’ha detto Don Biagio poco fa: ma guardate che disgrazia; povero don Alberto… Io non sapevo nemmeno del malore di domenica scorsa… stava così bene…
Alberto: Ohi, ohi, ohi…. (si intuisce che fa gli scongiuri sotto le coperte)…
Lucia: Povero papà… eh , ma lui se lo sentiva: il presentimento lo teneva…
Alberto: (sospira come per dire: avete visto che avevo ragione?) Ehhh…
Notaio: (si avvicina e si siede al fianco di Alberto) Ma capisce qualcosa?
Luisa: A spruzzi Notaio, solo a spruzzi…
Lucia: (corregge) Ha sprazzi di lucidità Notaio, la memoria dell’infanzia…
Giuseppe: Sig. Notaio, siete capitato proprio come al “fagiolo”… Se vi trattenete qualche minuto, noi andiamo di la per fare una piccola riunione di famiglia…
Notaio: Fate, fate, io per vostro padre, “5 minuti” li sottraggo al mio lavoro …

Giuseppe: (mentre escono) Agosti’, all’anima dello sottrazione che ha fatto (il Notaio)…
Agostino: E ti pare poco Peppì: quello in 5 minuti guadagna più del mensile tuo e mio …

(i figli vanno di nuovo all’interno della casa)

Alberto: (allontanatisi i figli, rialza il busto) Ah, non me la fido più… mi duole tutta la schiena…
Notaio: Ma voi state bene! Parlate pure… (fa per gridare) Mira…(colo!)…

(ma Alberto gli strozza il grido mettendogli una mano sulla bocca)

Alberto: Sssh! (mettendosi l’indice sulla bocca) Ma quale miracolo Nota’? Domenica sera mi prese solo un brusco abbassamento di pressione… Voi vi ricordate come stavo agitato? Poi sono venuti i miei figli per farmi fare Testamento in loro favore… E tanto “veleno” mi hanno dato che io non ci ho visto più: sono proprio svenuto!… In Ospedale mi hanno fatto tutti gli accertamenti e mi hanno dimesso perché ho tutto in ordine…
Notaio: Ahhh! Capisco, capisco! Ma Don Biagio mi aveva detto…
Alberto: No sa niente nessuno! Solo voi e il dottore! Se sto montando questa messinscena è perché voglio mettere alla prova i miei figli…
Notaio: Ma don Albe’: prima o poi loro lo capiranno…
Alberto: Non vi preoccupate Nota’: io capirò prima di loro…Un favore solo vi chiedo, fosse anche l’ultimo, assecondateli sempre, assecondateli…
Notaio: Assecondarli in cosa? Don Albe’, non mi mettete in questo pastrocchio…
Alberto: Da quello che ho inteso finora non hanno nessuna intenzione di assistermi… Adesso se ne verranno con qualche altra diavoleria…(sentono che stanno per tornare) Mi raccomando Nota’… … Assecondateli… sempre… (si infila di nuovo sotto le coperte)

(I figli hanno preparato la parte da recitare davanti al Notaio)

Giuseppe: (entrando dice al notaio) Caro Notaio, be’, che ve ne sembra di papà? Vi ha conosciuto?
Notaio: Macchè: non da segni di vita… Vaneggia… povero Maestro…
Lucia: (tutta contrita) Sig. Notaio, io dico che vi ha mandato la Provvidenza…
Luisa: (con falsa commozione) Non sappiamo nemmeno se papà arriva a domani…
Ida: (idem) Il dottore ha detto che può lasciarci anche stanotte…
Antonio: (idem) Perché stiamo tutti sotto il cielo…
Agostino: (idem) E potrebbe campare così per tanti, lunghissimi anni…
Giuseppe: (idem) E che vita sarebbe questa?
Lucia: Ma noi da figli abbiamo il dovere di assisterlo giorno e notte…
Notaio: Questo l’ho capito! Voglio capire perché mi ha mandato la Provvidenza…
Giuseppe: Perché domenica sera, prima che papà si sentisse male, noi l’avevamo convinto a fare Testamento a “favore nostro”… che stiamo a Matera…
Agostino: … e mentre stavamo per fare un brindisi al Testamento già concordato…
Luisa: Gli è venuto l’occidente…
Lucia : L’accidente Lui’…
Notaio: Oh, ma che peccato…quanto mi dispiace…
Ida: (ennesima bugia) Avevamo già deciso pure i due testimoni…
Antonio: Il lunedì mattina io mi sarei preso un giorno di riposo e sarei venuto a trovarvi per fissare l’appuntamento per stipulare l’atto…
Notaio: (li asseconda) E mica c’è bisogno di fissare l’appuntamento: per l’amicizia che mi legava a vostro padre, in qualunque momento io sono a vostra completa disposizione…
Ida: (esagera) Quella sera papà diceva: “speriamo che il Notaio e sua moglie accettano l’invito e vengono a mangiare una fetta di torta, così il Testamento lo facciamo stasera stessa”…
Notaio: (asseconda) Avessi saputo, sarei passato volentieri… veramente volentieri…
Lucia: (contrita come prima) Solo che adesso papà sta così, e non sappiamo…
Luisa: (commossa) Se è capace di mettere almeno una firma…
Ida: Lui ci teneva tanto a fare questo Testamento…
Notaio: (idem c.s.) E che problema c’è?... Appena sono arrivato mi avete detto che ha degli sprazzi di lucidità… E allora, appena lo vedete un poco lucido mettetegli il foglio sotto la mano e fatelo firmare… Anche un foglio in bianco… Per il resto me la vedo io…
Giuseppe: Ma dite veramente Notaio?
Alberto: (sibila) Siiiii!
(i figli si girano verso il padre ma non afferrano)

Notaio: (riprende subito per attirare l’attenzione su di sé) …Ehm, ohhhh… per gli amici si fa questo ed altro… Voi fatelo firmare…
Giuseppe: (ai fratelli) Prendiamo carta e penna… presto… (tutti cercano in giro come dei matti)
Notaio: Ma non vi affannate! (prende la cartellina) Ho tutto l’occorrente… Attenzione a questa penna che è “stilografica”…
Alberto: (farfuglia ad arte) Firma fi’!
Giuseppe: (si volge verso il padre) Forse ha capito qualcosa…Adesso è il momento lucido… Luci’, una cosa da mettere sotto il foglio...

(Giuseppe prende carta e penna mentra Lucia prende una cartellina rigida per poggiarvi il foglio)

Antonio: (ad Agostino) Agosti’, prendiamo papà sottobraccio e solleviamolo, così può firmare
Alberto: (fa resistenza fingendo di farsi male) Ohi, ohi, ohi…
Giuseppe: (verso il padre mettendogli la penna in mano) Papà, firma… Firma papà, ‘chè dopo ti passano i dolori…
Alberto: (Appena Giuseppe gli molla un attimo la penna, se la farà sfuggire di mano…)
Notaio: Non me la rompete che è stilografica…
Luisa: Se si rompe Nota’, ve ne regaliamo una più “stelografica” ancora…
Giuseppe: (suda sette camicie per tenere Alberto diritto, poiché questi si lascia andare come un sacco di patate) Papà firma, firma papà… (mentre guarda gli altri sfiduciato) Niente, non ce la fa…
Alberto: (approfittando del fatto che Giuseppe ha mollato la presa, scaglia la penna per terra e scivola di nuovo sotto le coperte)
Notaio: La mia penna…
(Lucia la raccoglie e la riporta a Giuseppe)

Luisa: L’ho visto! Ha gettato la penna: mo è lucido papà, mo è lucido!!!
Giuseppe: E mo vediamo chi la vince: (ha intenzione di ricopiare la firma) Luci’, prendi la delega che ti fece papà per ritirare la pensione…

(Lucia esegue e corre in camera da letto)

Notaio: (intuisce l’intenzione) No, no, no: questo non lo posso accettare…
Alberto: (biascicando, dice velatamente al Notaio) Secooo, secooonda…
Ida: Mo è lucido, mo è lucido…

(Agostino e Antonio rialzano Alberto, mentre questi fa resistenza come prima)

Notaio: Provate di nuovo, ma deve farlo di proprio pugno… altrimenti non vale… deve essere leggibile…

(intanto Lucia torna con la delega firmata dal padre)

Giuseppe: (mette la delega sotto il foglio bianco, prende il braccio del padre e prova a fargli sovrapporre la firma)
Alberto: (sembra che stia al gioco; ma appena i figli tutti contenti dicono “PI-CCI-A”, e il figlio Giuseppe allenta un poco la morsa, da uno strattone e strappa il foglio…)
Giuseppe: Porca della miseria… (corre dal Notaio per fargli vedere il foglio) Come stava andando?
Notaio: No, no, così non va bene! Questo è uno scarabocchio! Vi ho detto che la firma deve essere le-ggi-bi-le…
Giuseppe: Allora riproviamo…
Notaio: Si però, io non posso più trattenermi… fate con comodo. Aspettate il momento buono e portatemi il foglio firmato in calce… Ah, ricordatevi di venire con i due testimoni di fiducia…
Antonio: Entro stasera vi portiamo tutto Notà, ci potete scommettere…
Notaio: Bene! Vi aspetto! (guarda l’orologio) Com’è tardi! Ben 15 minuti di pausa… (esce)
Agostino: (appena uscito il Notaio, dirà verso il pubblico) Che vita di merda che fanno i notai: ogni pausa che fanno ci rimettono l’osso del collo… Poveretti…

Scena 15^ - Finale -
(Alberto e i sei figli)

Giuseppe: (come se asciugasse il sudore dalla fronte) E facciamo pure noi una piccola pausa frate’, che questa firma è assai faticosa …
Antonio: Meno male che il Notaio ci ha creduto Peppì…
Luisa: Dovete dire grazie a noi donne…
Agostino: (alle sorelle) Grazie!... Ma il Notaio non fa niente per niente: vedrai quanto ci spara al Testamento…
Giuseppe: Sicuro!...Ma torniamo al discorso di prima; senti Lucia, tu la devi finire di ricattarci sempre... Ti prendi la pensione e l’accompagnamento, ma poi basta… per la casa e il terreno io voglio…

Si scatena a questa battuta una confusione generale in cui ognuno rivendica, a soggetto, i propri presunti diritti di prelazione sulle proprietà del genitore.
Nel frattempo il povero papà, non visto, si alza dal letto e si dirige all’interno della casa… Nessuno noterà il movimento del genitore, essendo tutti presi dall’accanito litigio.

Tutti: (a soggetto, concitatamente) Questa casa spetta a me… A me serve più che a voi… Ai maschi la terra e a noi la casa… Allora la terra me la vendo io… Tu hai già avuto abbastanza… La casa serve a mia figlia che si sposa… Ma io sono il primogenito… E io sono la piccola…. Papà me l’aveva promessa… Mamma non voleva così…

Ma visto che la trattativa non sortisce alcun effetto concreto, qualcuno prova ad azzardare delle ipotesi di accordo…

Ida: Basta! Facciamo così: la proprietà si vende tutta e si divide in sei parti uguali…
Antonio: Ma voi femmine che c’entrate? Avete già avuto la dote e il mobilio….
Ida: Perché voi quando vi siete sposati non avete avuto i soldi?
Agostino: Ma se voi venivate ogni giorno sempre a piangere per scroccare qualcosa; credete che non lo sappiamo?
Luisa: Perché voi no?
Ida: La proprietà si vende e basta! Anzi, le porzioni nostre devono essere “cinque”… perché Lucia ha già avuto la casa di mamma…
Lucia: (risentita) Ma quella casa valeva poco e niente….
Giuseppe: Ma tu che dici? Te la stai aggiustando con i soldi della pensione di papà. Mo vorresti pure la porzione su questa casa come noi?
Ida: Ha ragione Giuseppe! Tu non ti sazi mai Lucì! Eppure vai sempre in Chiesa a pregare …
Lucia: Ma io ho assistito mamma per anni e anni, senza farvi prendere nessun fastidio…
Luisa: Ma che cosa hai assistito Luci’?... ‘Ché se non venivamo noi a cambiare a mamma, tu eri capace di farle “cuocere il sedere”…
Lucia: Siete delle bugiarde invidiose …

(A questo punto Luisa e Ida, esasperate, tenteranno di accapigliare Lucia, la quale opporrà un’accanita resistenza e passerà al contrattacco; quindi, i fratelli si prodigheranno per dividerle)

Giuseppe: (grida per sedare la lite) E basta! Smettetela con questa commedia… Io sono il figlio primogenito e sono stato l’unico ad aiutare papà in campagna, Ho fatto i sacrifici pure per voi…
Luisa: (forte) Ma se a papà l’hai sempre deluso, e a tuo figlio non l’hai chiamato neanche Alberto come a lui.
Giuseppe: (incalza verso Luisa) E perché tu a tuo figlio l’hai chiamato Alberto?
Antonio: (gridando più dei due) Io, solo io ho chiamato mio figlio Alberto come papà; sono l’unico che l’ha “puntellato!” (“proverà” a convincerli con una bugia)… E papà una volta mi disse che che questa casa avrebbe voluto lasciarla proprio a mio figlio… E mo vediamo se si ricorda pure lui…

(Avvicinandosi al letto del genitore) Papà! Papà? (Quando nota il letto vuoto, chiama gli altri che sono ancora intenti a litigare) Uè, finitela adesso!... Papà non c’è più!…Papà s’è alzato!…

Gli altri insieme: (girandosi verso il letto vuoto) S’è alzato?

Tutti si fanno intorno al letto rimanendo attoniti. Alberto, intanto, si è già rivestito, e dopo qualche secondo uscirà dalla camera interna attraversando il palcoscenico; indossa di nuovo il bel vestito del primo atto e reca in mano il mazzo di fiori portatogli dalla badante.

Giuseppe: (scioccato)… Papà, tu cammini! Allora tu stai bene! …
Agostino: Papà, allora tu… fingevi, e hai sentito tutto quello che dicevamo…
Antonio: E noi stupidi che abbiamo litigato… e ci stavamo azzuffando “per niente”…

Alberto: Per niente? No! A qualcosa è servito figli miei! Vi voglio raccontare una storia: una notte, un uomo, esasperato dalla malattia del vecchio padre, se lo caricò sulle spalle deciso a lanciarlo in un dirupo fuori paese. Arrivato a mezza strada, sfinito, distese il padre per terra e si sedette su una roccia liscia. “Papà” - gli disse - “devo prendere fiato, sei troppo pesante”. E il vecchio padre, con un filo di voce gli rispose: “Ti capisco figlio mio: 50 anni fa, anch’io feci come te e mi dovetti riposare su quella stessa roccia”…
Lucia: … E dopo?
Alberto: Quell’uomo capì: riprese suo padre sulle spalle e se lo riportò a casa… Ma è solo una “memoria dell’infanzia”… E adesso scusatemi, ma me ne devo andare…

Ida: … Ma dove vai papà? Che cosa hai intenzione di fare?
Luisa: (insinuante) Ho capito! Sta andando a riportare i fiori a “quella badante” di prima…
Alberto: E anche se fosse? A me è bastata solo un’ora di finta malattia per capire qual’è la cosa che vi interessa di più… No, non il “bene” di vostro padre, ma “i beni” di vostro padre… Che delusione figli miei!… Ma io non vi odio! Voi non siete solo figli miei, siete pure figli di questa “società malata”, schiava del Dio denaro… Io non vi odio, no… Io odio questo mondo di falsi valori, questo mondo che calpesta tutto, tutto, anche il bene dei genitori, e che mette i fratelli contro gli altri fratelli… il sangue contro lo stesso sangue…

Lucia: (commossa) Papà, siamo stati degli ingrati… Ma adesso che farai? Vuoi punirci? Vuoi andare da un’altra donna e regalarle il frutto dei sacrifici che hai fatto per la tua famiglia?…

Alberto: No, Luci’, potete stare tranquilli tutti quanti… E questi non sono per la badante: “questi fiori sono per vostra madre”… In Ospedale sono stato solo come un cane e nessuno di voi è venuto a trovarmi, “da vivo”, figuriamoci se avete avuto il tempo per portate dei fiori freschi sulla tomba di vostra madre… “Questi sono per lei”… E dopo, me ne andrò a chiedere ospitalità alla Casa di Cura per Anziani… Si, al “Brancaccio”… (Ospizio di Matera)

Giuseppe: Come Papà?... Te ne vuoi andare veramente all’Ospizio?...

Alberto: Si Peppi’, è meglio per tutti! Io non vi darò più alcun fastidio…L’Ospizio sarà la mia casa fino a quando vuole Dio…E i miei beni li vendo: ognuno di voi riceverà presto quanto gli spetta di diritto…

Ida: (commossa) Ma tu, papà, dopo quello che ti abbiamo fatto, non vorrai vederci più?

Alberto: E perché? Siete sempre figli miei e vi amo “tutti” alla stessa maniera; perciò, quando “capirete”, vi aspetto a braccia aperte… Perché anch’io ho capito una cosa: non è detto che tutto il bene che si fa, ti deve venire ricambiato tale e quale… I proverbi non sbagliano mai!…(lentamente e scandendo) Fai bene e scordatelo!… (uscendo piano) Un padre campa cento figli, ma cento figli non campano un padre!... Ma fai bene e scordatene!... Perché un padre campa cento figli, ma cento figli non campano un padre!... Ma fai bene e scordatelo!...

Ed esce, cantilenando questi adagi popolari, mentre cala il sipario.


FINE

Opera dei coautori Carmelo Gaudiano e Alfonso Piccirillo


Tutela Siae


<< Indietro

INDICE

Avanti >>


 

.



 

 

 



Contatore: 34.649

[ Home ]

[ Scrivimi ]