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14) Titolo: IL MONDO DALL'ALTO (Corto Teatrale)

Titolo: IL MONDO DALL’ALTO
Sottotitolo: Nostalgie scolastiche
Corto teatrale di Carmelo Gaudiano

“Ragazzi, oggi vi stupirò!”

disse l’Ing. Rizzo entrando in classe con agilità insospettata. A questo dire noi studenti di 1° Geometri, sempre così turbolenti specie durante il cambio dell’ora, ci zittimmo pregustando la nuova trovata bislacca del nostro anziano docente di Matematica.

“Vi ricordate quando vi parlai del mio progetto delle città capovolte? Di quelle palazzine a sbalzi crescenti, che da una piccola base finivano per congiungersi all’ultimo piano per diventare delle strade sopraelevate? Io, 20 anni fa, avevo già risolto il problema dello smog e del traffico per i pedoni… Ma loro niente!... I grandi professoroni non mi hanno voluto ascoltare. Anzi, ridevano! Ma adesso…”

Il Prof. si liberò di soprabito e cappello e lesto si munì di cassino per nettare la lavagna. Ciò fatto, scagliò lontano la spugnetta e si armò, scartandolo, di un gessetto nuovo. Dopo ancora squadrò gravemente ognuno di noi, quasi per verificare se fossimo ben pronti ad assimilare la sua imponente lezione; quindi, continuò deciso:

“Dopo questa mia scoperta dovranno ricredersi sul mio conto! Tutti dovranno ricredersi!... Dovete sapere miei cari ragazzi, che ogni tesi, ogni assunto principio, ogni legge di natura è comprovata da una formula matematica.
Ebbene mi è successo che ieri sera, come San Paolo di Tarso, sulla strada di casa sono stato fol-go-ra-to dalla voce di un amico che mi ha detto:
< Come non lo sai? Pasquale ha avuto un incidente, ed è mezzo morto! >

“MEZZO MORTO?” - ripeté il professore filando alla lavagna per scrivere detta asserzione a caratteri cubitali;

“Cosa vuol dire mezzo morto? Niente! Tutto! O il loro contrario! Qui c’è un’incognita da scoprire con un’equazione, cioè quell’uguaglianza che, recuperando la parte mancante, ci risolve algebricamente il problema. Capite ragazzi?”

Silenzio assoluto; e mentre cercavamo invano in quegli occhi raggianti il motivo della loro contentezza, io incrociai quella lenza di Tortora, che dal banco davanti ruotò il capo per mostrarmi, oltre all’orrendo apparecchio dentale anche il suo irresistibile ghigno beffardo…

“Cos’hai da ridere tuuu?” - Disse il professore sgamandomi – “Quando avrò finito vedremo se sarai ancora miscredente… Intanto, visto che qui si muore di caldo, vediamo come te la cavi con gli angoli acuti: apri quella finestra esattamente a 45 gradi”.

Eseguii l’ordine! Lui si avvicinò, verificò scrupolosamente il mio operato, e, mentre si dirigeva a scrivere sul registro, mi chiese:

“E tu chi saresti?”

“Sono Cardiano, Professore”, risposi timoroso.

“Bravo!… Nove!”… Poi continuò: “Bene! Eravamo rimasti?”

“Eravamo mezzi morti”, disse Tortora, e giù tutti a ridere.

“Ssssshhhh, SILENZIO!”, - gridò nervoso il Prof. - “E qui casca l’asino: se uno è mezzo morto che cosa vuol dire? Eh? Che per l’altra metà è rimasto vivo!”.

Così dicendo corse agitato per scrivere di fianco a MEZZO MORTO = MEZZO VIVO.

Fatto ciò, si girò tronfio verso noi:

“Avete capito adesso? Mezzo morto è uguale a mezzo vivo!”

Tortora non perse la ghiotta occasione, e, battendo le mani, urlò:

“Bravo Professo’ ”, subito imitato dall’intera classe che dispensò applausi scroscianti verso il docente, il quale prese a camminare tra i banchi con occhi gioiosi e commossi per inebriarsi da vicino di quei consensi spontanei e meritati da parte dei suoi discepoli. Completato il glorioso giro dell’aula ritornò alla lavagna per apporre l’ultima solenne ciliegina.

“E non pensiate che finisca qui, cari miei; come vi ho accennato prima, questa è un’equa...”

A questo puntoTortora, sveglio e sfrontato piĂą che mai, si prese il lusso di interrompere e continuare:
“ un’equazione di primo grado Professo’ ”…

Ci facemmo tutti piccoli piccoli tra i banchi, pensando che quella volta aveva davvero esagerato; infatti l’insegnante, divenuto paonazzo in viso, sbottò:

“TUUU, COME TI CHIAMIII?”…

E rosso come lui il nostro compagno: “Tortora Professo’, ma io non volevo…”

“ZITTO!”, disse l’ingegnere volando deciso presso la scrivania…

“Tortora, Tortora… DIECI!”… Quindi, calmatosi tornò alla lavagna:

“Si, questa è proprio un’equazione di primo grado che stanotte dovevo assolutamente risolvere! E come l’ho risolta io? COME L’HO RISOLTA IO?”.

E agitando il lungo gessetto come la bacchetta di un direttore d’orchestra:

“Che nessuno di voi fiati stavolta, perché siamo giunti ad una svolta e-po-ca-le… Non solo mezzo morto è uguale a mezzo vivo, ma se opero ugualmente sui due membri secondo il principio della moltiplicazione e quindi moltiplico il mezzo X (per) 2” – affrettandosi come un ossesso dai banchi alla lavagna e viceversa – “cancello i due valori uguali ottenuti, ovvero uno a destra e uno a sinistra” – e mentre sbarrava con una croce detti valori, fracassava il gessetto e lo frantumava coi tacchi - “e risolverò così la prodigiosa equazione che ci rivela inconfutabilmente” - alzando le braccia al cielo – “CHE MORTO E’ UGUALE A VIVO !!!”

Infine, preso un fazzoletto dalla tasca, asciugò il sudore che gli imperlava la fronte e andò a terminare in un crescendo travolgente:

“E questa mia geniale scoperta, SVELA, con una semplice formula matematica…
IL MISTERO DELLA FEDE E DELLA RESURREZIONE !!!”…

Il nostro sbigottimento durò solo una frazione di secondo, ma poi in classe si scatenò l’apoteosi allorché tutti scattammo istintivamente per correre ad abbracciare e sollevare in aria il Professor Rizzo, che tutto contento prese a sventolare al cielo quel fazzoletto bianco - come solo un bambino farebbe - per salutare il mondo dall’alto della sua infinita purezza.

Cala la tela

FINE

(Episodio realmente accaduto nell’Ist.Tecnico Comm.le per Geometri – A. S. 1969/1970)



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