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CARMEN DI GIULIO


     
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45 - RONDINI

Tra fasci di luce e iridate trine
garriscono le rondini nel cielo,
solcan l’aria con salde ali corvine,
rapide come strali. Con che zelo

volteggiano inebriandosi d’azzurro!
Lanciandosi tra lor striduli appelli,
sfiorano i tetti, i nidi e da un sussurro
d’attesa accolte, lievi, accanto a quelli

sostano un po’ con alucce frementi;
forse ai piccoli narrano una fola…
quindi tornano a correre impazienti
come i bimbi quand’escono da scuola.

Oh! Quante acrobazie e trilli d’oro
per le dorate vie del ciel, stamane,
nell’aer trasparente tutte in coro
cinguettano festose e niun rimane,

ché sempre in gara vanno allegramente.
Garrule figlie della primavera,
voi il verno ignorate eternamente
ché l’ira sua fuggite e la bufera.

Ad altre primavere voi tornate,
sorvolate altri prati verdeggianti,
altri lidi, altri mari rimirate
e nei tramonti ancora rosseggianti

altre curve in quei cieli descrivete.
Felici voi, che gli incubi e i cimenti
delle tetre giornate sconoscete,
lo sferzante e rabbioso urlo dei venti.

Tra zaffiri e topazi il vostro canto
scivola lieve come un fresco rivo
tra le dipinte valli. Nell’incanto
dolce, malioso, dal colore vivo

delle rosate aurore, arabescate
di voli il cielo; nei glauchi languori
all’amore e alla vita inneggiate
tra guizzi, tuffi e letizia di cuori.



45 - RONDINI
Vi è quasi un senso di malcelata invidia, per le rondini, che Carmen prova constatando la fortuna che questi uccelli hanno ereditato dal destino. Sono il simbolo della primavera, che ritorna, per noi, dopo il grigio inverno, ma che loro non conoscono mai. Le loro "ali corvine" le portano sempre dove è primavera, fuggendo e sfuggendo dai rigori e dalla tristezza della stagione morta. E' anche quì "dinamicamente" pittorica la descrizione della scena che si presenta ai suoi occhi, scena che tutti noi abbiamo osservato tante volte, e che subito riconosciamo magistralmente rappresentata dai suoi versi. Sembra quasi di vederli, quegli uccelletti, inseguirsi festosi tra i tetti, lanciando trilli gioiosi, non trascurando qualche rapido passaggio a controllare i nidi dove i loro piccoli li attendono per essere nutriti. Stupendo è il paragone del loro gioioso fluire a frotte nel cielo, con l'allegra folla degli scolaretti che escono da scuola, assaporando una libertà momentanea, con gioia velata dalla coscienza di dover, nuovamente, comunque tornare ad affrontare fatica e tristezza.


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