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Gaudiano Carmelo


     
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4) Titolo : "11° NON GIUDICARE - Fatevi i c... vostri!" (in Italiano)



11°: NON GIUDICARE !
Fatevi i c… vostri

(Versione in lingua italiana)


Commedia in 2 atti di Carmelo Gaudiano


Personaggi:

1) Tonio Marra;
2) Donna Nannina Marra, vedova Laguardia, sua sorella;
3) Don Lorenzo Matera, proprietario della casa di Nannina;
4) Bettina, figlia di Don Lorenzo;
5) Rocco Strozza, primo affittuario, fidanzato di Bettina;
6) Gegetta, l’affittuaria che subentrerà;
7) Angelina, cameriera di Nannina;
8) Nicolino Galletti, amico di don Lorenzo e donna Nannina;
9) Marietta Galletti, moglie di Nicolino;
10) Dr.ssa Ventura, medico di Tonio;
11) Maresciallo Cirillo
12) Carabiniere Randazzo
13) Contessa Rosaspina

N.B. Il linguaggio utilizzato nel testo - un italiano semplice e spesso sgrammaticato in uso nei primi anni ’50 - è quello che meglio si presta, anche per naturale cadenza, alla trasposizione in vernacolo.


LA TRAMA

Questa commedia vuol essere un omaggio al pensiero “Eduardiano”, rivisitato in chiave più verosimilmente vicina ai giorni nostri, al fine di rendere meglio comprensibili i messaggi “valoriali” in esso contenuti. La storia in questione, infatti, rappresenta la fantasiosa continuazione di “Ditegli sempre di si”, poiché comincia lì dove termina il detto capolavoro di Eduardo.
Le vicende qui narrate, pertanto, evolveranno in situazioni tragi-comiche di assoluta ed originale fantasia.
Tonio Marra è il vero cardine su cui ruota l’intera commedia; egli è un malato di mente che viene dimesso dal manicomio per essere condotto in casa di sua sorella, la vedova Nannina, altra significativa figura di spicco.
Lo squilibrato, nel confrontarsi col mondo contaminato dei “normali”, ingabbiato da vizi, convenzioni e compromessi, evidenzia l’incapacità di adattarsi ad esso.
Donna Nannina, “dovendo” assistere continuamente il congiunto è costretta ad abbandonare i progetti di matrimonio con Don Lorenzo Matera, anch’egli vedovo e suo padrone di casa.
Tonio, tuttavia, si renderà protagonista di alcuni “colpi di testa” passibili di denuncia, che lo porteranno ad essere nuovamente internato; ciò spianerà la strada non solo al matrimonio della sorella, ma renderà possibile l’evoluzione di altre storie, di altre vite connesse in qualche maniera alla sua “misteriosa” vicenda.
Qui prenderà corpo il disdicevole vizio di giudicare tutto e tutti, da sempre l’esercizio di gruppo più praticato nella nostra società.
La storia si dipanerà tra pregiudizi, insinuazioni, invidie e rancori che soggiogheranno i personaggi di scena, dimentichi della vera sostanza della vita: il valore dei sinceri rapporti interpersonali, ancor più importanti se riguardano gli affetti familiari ai quali siamo fortemente ed umanamente legati.
Quegli affetti che nel finale affioreranno prepotentemente e ci faranno riflettere:
tutti, svelato il mistero, saranno portati a riformulare i propri giudizi inopportuni, frettolosi, rivelatisi privi di ragionevole fondamento…
Avverrà così, che dopo tante risate spensierate saremo travolti dai sentimenti, e forse assolveremo o almeno comprenderemo coloro che avevamo mal giudicato.
Merito del Teatro, della sua potenza, della sua essenza…




L’autore


PRIMO ATTO

La storia è ambientata a Matera nella primavera del 1951.
I coniugi Galletti, in occasione del loro 25° anniversario di matrimonio, invitano a pranzo Nannina e Tonio Marra, Don Lorenzo e sua figlia Bettina, oltre a Rocco Strozza, segreto fidanzato della ragazza. Dopo il pranzo, i nostri personaggi si ritroveranno tutti in casa di Donna Nannina…
La scena si svolge nel salotto della casa della vedova Nannina; dall’ultima quinta a sinistra, rispetto al pubblico, si accede alla camera che occupa Rocco Strozza, “sfrattato” per l’arrivo di Tonio; di fronte al pubblico si accede alla cucina ed all’interno della casa; al centro destra della scena c’è un pannello-disimpegno che da verso la porta d’ingresso, non visibile; in casa di Donna Nannina c’è solo la cameriera che gode di un po’ di libertà…
Musica che sfuma (nell’originale è “Palummella”, musica del 1873 di Teodoro Cottrau)

PRIMA SCENA (Angelina; poi Nannina e Tonio)

A discrezione del regista, il seguente monologo si potrebbe accorciare.

ANGELINA – (Quando si apre il sipario è appisolata sulla sedia. Ai 5 rintocchi del pendolo… dopo un grosso sbadiglio, si sveglia e guarda subito l’orologio)
Uè, sono già le cinque! Povera me: mi sono addormentata e non ho fatto le faccende! (prende la scopa e comincia a spazzare per terra) Per forza, in questa casa non si dorme! Stanotte, quello sfatigato di Rocco Strozza, che dorme qui a pensione, si è ritirato dopo mezzanotte. Non bastava lui? No! Ieri in questa casa è arrivato pure il fratello di Donna Nannina la padrona, Tonio Marra. Eh, sI, perché ieri l’hanno dimesso dal manicomio e l’hanno portato qua… E quel pazzo stanotte non è proprio tornato a casa. Io e Donna Nannina l’abbiamo aspettato come due cretine: niente! Ma io di questo pazzo ho proprio paura. Già tengo una padrona “dittatora” che mi spia e mi controlla passo passo. Una continuazione: Angelina, hai lavato per terra? Angelina, hai fatto il caffè? Angelina, corri alla porta! Uffa! Giustizia gli deve venire! Oggi mi ha lasciato un poco in pace perché dovevano andare tutti quanti a mangiare a casa dei signori Galletti. Io ci sarei voluta andare, ma la padrona non ha voluto: “No, tu Angelina no!” Non si fa così: manco i cani si trattano in questo modo! Eh, ma quando torna la padrona la faccio crepare!...

1) CAMPANELLO: ------------------------------------------------------------------

dopo 5 secondi 2) CAMPANELLO insistente---------------------------------

ANGELINA – Ecco, mo si ritira… Arrivo, arrivo, e basta a suonare… (prima di aprire, con la scopa spingerà la polvere che aveva spazzato, per nasconderla sotto il tappeto)
NANNINA – Angelina, e tanto ci vuole ad aprire? Quando suona il campanello devi stare già dietro alla porta. Dì la verità: te ne eri andata al sonno, non è vero?
ANGELINA – Signo’, qua non si dorme nè di notte e né di giorno! Tenete pure la faccia di rimproverarmi… Stavo facendo i servizi…
NANNINA - Cammina, “i servizi”, se non ti conoscessi; non ti azzecca quando sto io, figurati quando manca il gatto come abballa il topo. Non hai neanche lavato a terra, questa sporcacciona! Mo, lascia tutto e vieni in cucina a farmi un bel caffè…
ANGELINA - (tra sé) Uè, neanche è arrivata, spezzata di gambe…

Nannina ed Angelina vanno in cucina, mentre Tonio, prende uno specchio dalla cassettina che porta sempre sotto un braccio e comincia a parlargli.
Sottofondo musicale da film giallo… Tonio si pone la mano sulla testa dolorante.

Anche il monologo che segue, a discrezione del regista, si potrebbe accorciare.

TONIO – E tu ancora qua stai? Tonino, ti ho detto vattene una volta per sempre e lasciami in pace… Ma non ti basta ciò che mi hai fatto? Ti mi hai rovinato la vita. E adesso che sono guarito che vuoi? Mi vuoi fare carcerare, è vero? Lo so, te lo leggo negli occhi. Quanto sei brutto, Tonino. Hai gli occhi cattivi… Ah, ah, ah…e adesso ridi pure? Ah, sei contento di quello che mi hai fatto oggi? Eri tu quella falce, non è vero, sei diventato una falce, si, e sei stato capace di chiamarmi e di comandarmi di tagliare la testa a Rocco Strozza, brutto assassino… Che dici? Rocco Strozza aveva già perso la testa per Bettina e l’ama da morire? Peggio per lui! Quello è un artista, Tonino, è un poeta, e gli artisti dicono puttanate a non finire. E sfasciano le famiglie; gli artisti sono brutta razza… E adesso che vuoi? Vuoi sapere il mio segreto? No, no, quello mai, non te lo dirò mai, neanche se mi ammazzi. Vattene e non tornare più, vattene, vattene, vattene e lasciami in pace, lasciami solo, lasciami solo…

Nannina torna dalla cucina e vede Tonio che parla con lo specchio.

NANNINA –Tonino, cos’è quello specchio che hai in mano?
TONIO – SSSh! Zitta! (si guarda intorno) Questo non è uno specchio!
NANNINA - E cos’è allora?
TONIO – (alzando la voce) E’ il segreto di Tonio Marra!
NANNINA – Un segreto? Allora non gridare se no diventerà il segreto di tutto il vicinato. (cambiando tono) Tonio, mo che stiamo soli, mi devi dire che gli volevi fare a Rocco Strozza con quella falce nel giardino di casa Galletti?
TONIO – (dopo averla fissata un attimo) Ma tu chi sei?
NANNINA – Chi sono io?
TONIO – Si tu! Perché mi fai tutte queste domande?
NANNINA – Santa Vergine di Gesù. Tonino, ma fai veramente o mi stai prendendo per scema? Io sono Nannina, tua sorella.
TONIO – Io non ho mai avuto sorelle… Una volta tenevo un cane marrone, ho avuto pure un cappello bianco, e tenevo pure la zita con una vesta bianca e marrone… Chissà che brutta fine hanno fatto… Boh!...(pausa) Uhm… No, no… adesso mi sto imbrogliando di nuovo, mannaggia alla testa disgraziata: Tonio Marra non ha tenuto né un cane, né una zita e neanche un cappello!
NANNINA – (alzando il tono, disperata) Tonio, ma che stai dicendo fratello mio; e come, non mi conosci più? Io sono Nannina tua sorella…
TONIO - (pensa) Nannina… Nannina… Ah, Nannina mia sorella! Si, ora mi ricordo di te… Sono proprio contento che mi sei venuta a trovare, veramente.
NANNINA – (scuotendolo) Tonio, mi stai facendo tremare come una foglia: e tutto il bene che ti ho voluto, tutto il bene che ti voglio ancora adesso, dove è andato a finire?
TONIO – (indifferente) Si, mi volevi bene, è vero! Mi ricordo che una volta mi hai dato pure un bacio… Ah ah ah (ride)… Ma eri tu?
NANNINA – E chi doveva essere? Un bacio? Centinaia te ne ho dati Tonino mio! Tu eri piccolo quando mamma morì, e quando la notte avevi paura correvi sempre da me che ti coprivo di baci e ti rincuoravo, sangue del sangue mio…
TONIO – (le frasi di Nannina lo fanno tornare in sé) Hai ragione Nannina… ma ogni tanto mi prende questo male alla testa (tocca la tempia) e mi gira la casa intorno intorno tanto che non ricordo niente più… Ma adesso però mi sta passando… mi sento meglio…
NANNINA – (con un sospiro) Benedetto Iddio… Perciò Tonio, te lo chiedo di nuovo: che gli volevi fare con quella falce a Rocco Strozza?
TONIO – (con rabbia) A Rocco Strozza? Gli volevo accorciare il ciuffo…
NANNINA – E che sai fare pure il barbiere?
TONIO – Si! Solo che non trovavo le forbici…
NANNINA – E se trovavi un coltello da macellaio che gli dovevi fare? La barba?
TONIO – (con violenza) Si! E se trovavo uno zappone gli dovevo fare una bella scrima in mezzo alla fronte! (fa il gesto)
NANNINA – Nooo, fratello mio, adesso basta a scherzare! Dimmi perché ce l’hai tanto con quel giovanotto …
TONIO – Perché è un’artista, Nannina. Gli artisti sono pericolosi. Sono bugiardi e masciari… E poi lo sai che va dicendo? Dice che ha perso la capa per Bettina, la figlia di Don Lorenzo, dice che la ama da morire… Se la vuole sposare, hai capito? Hai visto con che occhi da pazzo la guarda?
NANNINA – Si, ma a te che te ne importa?
TONIO – Come che me ne importa? Noi a Bettina l’abbiamo cresciuta! Mica possiamo farla rovinare con quell’artista disgraziato…
NANNINA – Quello è disgraziato e tu come sei? Dove sei stato stanotte per non tornare a casa?
TONIO – Nannì, ricordati che io sono un uomo… e dopo un anno di ospedale finalmente sono tornato da Matrona Gisella, dove la vita è ancora bella… (ride)
NANNINA – Ah, disonesto! Là sei stato tutta la notte! Fratello mio, così ti prenderai una brutta nominata: la sera ognuno torna a casa sua… lo sai che le persone non si fanno mai i fatti loro…
TONIO – Nannina, i fatti miei non li deve sapere nessuno, devono stare tutti chiusi qua dentro (nella cassettina che ha sotto il braccio)
(Angelina come al solito, origlia…)

NANNINA – Mica dipende da te o da me? Le persone sono intriganti… Metti che Angelina capisce qualcosa, devi vedere come deve sparlare in giro… Quella cià la lingua lunga…
TONIO – Ah! Sì? Allora dobbiamo accorciare la lingua pure a lei!
(Angelina si mette le mani fra i capelli, barcolla, e se ne torna all’interno)
NANNINA – (paziente) Nee, e mica puoi fare sempre come piace a te: così volevi sistemare pure il fatto di Rocco Strozza!... Allora Tonino, facciamo così: da ora in poi, quando devi fare qualcosa, prima lo devi dire a me che sono la tua unica sorella grande…
TONIO – (dopo aver riflettuto) …E va bene! Però devi cacciare subito quell’artista masciaro dalla camera mia. Anzi, vicino a quella porta devo appendere questo cartello, l’ho già preparato; (va a prendere il cartello) sta scritto il nome mio: “Tonio Marra”… Così lo sapranno tutti che quella è la camera mia.
NANNINA – Neee, Madonna mia… e che devono dire le persone che vengono qua e lo vedono?
TONIO – Che devono dire? “Ah, qua possiamo stare, ma in quella camera no: è di Tonio Marra”.
NANNINA – (Rassegnata) Va bene, come vuoi tu… Angelina, hai tolto la roba di Rocco Strozza dalla stanza di Tonio, come ti ho detto ieri?
ANGELINA – Sì, la roba l’ho messa tutta in questa valigia di cartone: (la prende) una maglia pesante, un pigiama, una lametta, un ombrello rotto, una mutanda tutta buchi buchi e poi…. Ho trovato pure questo orinale…
TONIO – E mica è un orinale questo! Questo è il cappello mio che non trovavo più. Lo sapevo: me l’aveva fregato quel ladro di Rocco Strozza… (se lo mette) Mi va giusto giusto, è vero Nannina? Come sembro?
NANNINA – Bello assai assai!.... (ad Angelina) E le altre cose di Rocco?
ANGELINA – Le altre cose? Sono quelle 4 pezze che porta addosso signò…
NANNINA – Povero a lui! Mò vai in cucina e aspettami lì’…(poi al fratello dice) Tonio, dimmi, ma pure nel telegrammo contro a Nicolino Galletti c’è lo “zampillo” (zampino) tuo?
ANGELINA – (si era attardata ad uscire e torna per rispondere) Lo zampillo? Signora Nannina, lo zampone di Natale… Ieri mattina mi diede i soldi e mi mandò “urgente” a fare un telegramma… ad Attilio Galletti, Via Duomo, Milano…
TONIO – (arrabbiato, si alza e va verso Angelina che si protegge dietro Nannina) Questa linguacciuta ruffiana… Angelina, stai attenta a quella lingua lunga che tieni… (tira fuori la sua lingua e fa il segno delle forbici con indice e medio) senò ZAC! (Angelina scappa dentro impaurita; i due si risiedono e lui parla calmo alla sorella) Hai sentito a quella ruffiana? Eppure, questa volta tiene ragione, ho fatto tutto io Nannina, e mo ti racconto il fatto: ieri mattina Nicolino mi ha detto che sta ancora in lite con suo fratello Attilio; wè, per una puttanata non si parlano da 10 anni. Io ho insistito “fate la pace”, allora lui mi ha detto: “va bene! Io la pace la farò, ma solo da morto. Come gli fa la testa a Nicolino io non lo so: un morto che sta steso, può fare la pace con uno vivo che sta in piedi? E la mano chi la stringe, solo uno? No, si stringe in due e perciò bisogna essere tutti e due vivi… Allora, come lo lasciai venni qua, chiamai a Angelina, e le diedi un biglietto dove avevo scritto così: “Caro Attilio Virgola corri e corri Punto stamattina tuo fratello Nicolino non si è alzato vivo come faceva prima, ma ha steso i piedi con tutto il resto Virgola inzomma… è morto punto firmato: un amico. E poi sotto ho aggiunto: ”E non ti credere che sono Tonio Marra”…
Io, furbo, Nannina…. ancora si credeva che ero stato io… Uè, dopo neanche mezza giornata Attilio da Milano è venuto alla casa di Nicolino a dare le condoglianze… Si sono trovati faccia a faccia …tutti e due vivi! Risultato: si sono stretti ambedue la mano e dopo dieci anni, hanno fatto la pace…
NANNINA – Risultato: loro hanno fatto la pace e tu adesso starai in lite con loro!
TONIO – E che vuoi fare? Dice il proverbio: fai bene e dimenticati!
NANNINA – Invece quell’altro proverbio dice: “Chi si mette in mezzo la prende in quel posto”…

3) CAMPANELLO -------------------------------------------------------------

SECONDA SCENA (Si aggiungono Don Lorenzo e Bettina)

NANNINA – Angelina, svegliati! L’hai sentito o no il campanello?
ANGELINA – Corro, Signò (poi tra sè) Uffa, povera a me solamente… (guarda dallo spioncino e riferisce) E’ Don Lorenzo, il padrone di questa casa con la figlia Bettina…
TONIO – Nannì, io mi vado a mettere la giacca da camera …
NANNINA – Vai, vai, e riposati (poi dice ad Angelina) Ma come, sei proprio scema che li fai stare fuori dalla porta (mentre A. corre, la richiama) Vieni qua, stupida: mo te lo dico, non ti prendere confidenza davanti agli ospiti se no ti caccio. Adesso corri, falli entrare… (Angelina esegue)
DON LORENZO – C’è permesso? (porge cappello e giacca ad Angelina)
NANNINA – Avanti, avanti…
BETTINA – (le va vicino) Signora Nannina, eravamo preoccupati… ve ne siete andati all’improvviso senza dirci niente…
DON LORENZO – Eppure ve l’ho detto sempre, cara Nannina: quando avete di bisogno, Don Lorenzo Matera, sta sempre a disposizione vostra…
NANNINA – Lo so, mi dovete scusare se me ne sono andata senza salutare, ma Tonio mio fratello ha voluto che l’accompagnassi subito a casa…. Accomodatevi!... Volete un bicchierino di rosolio? Senza complemento…
DON LORENZO E BETTINA – (insieme) Ma cooome!…
NANNINA - Angelina, portaci il rosolio e i bicchierini….
ANGELINA – Ah, allora qua non si finisce mai …
NANNINA – (fa finta di non capire) Che hai detto?
ANGELINA – (mette una pezza) No, ho detto: allora quanti bicchierini?
NANNINA – E’ rimbambita Angelina! Sai contare fino a tre? Noi 3 siamo
ANGELINA – Lo so, ma mi credevo che a questo giro facevate passo … visto che 5 minuti fa vi siete scolata la caffettiera…
NANNINA – Fatti i cappri tuoi se no a fine mese farò passo veramente e non ti pago… Bah! (cambia tono) Don Lorenzo, allora com’è stata la festa? Avete mangiato bene?
DON LORENZO – Una festa di lusso, cara Nannina! Che peccato che non c’eravate… Ci siamo mangiati la pasta al forno, l’agnello con le patate, una frutta di tutto, il dolce (si alza infastidito) e poi l’amaro. Wè, oggi che ci dovevamo “dichiarare” in presenza di tutti, Nannina, e che è successa, la guerra?
BETTINA – E’ vero signora Nannina: quando abbiamo saputo il fatto ci siamo presi una paura….
DON LORENZO – E che paura brutta, Nannina! (andandole vicino) La verità, oggi a tavola vostro fratello mi ha detto: “Don Lorenzo, voi vi dovete bere l’acqua, perché il vino fa male”… A me (faceva male), però lui, il vino, se lo stracannava dalla bottiglia… Nannina cara, io penso proprio che vostro fratello sta ubriaco dalla testa ai piedi
TONIO - (Origliava e fa capolino dalla sua camera) Buona sera Don Lorenzo
DON LORENZO – (si precipita al suo posto a bere il rosolio) Buona sera
TONIO – Buona sera Bettina…
BETTINA – Buona sera
TONIO – Ah… vi state bevendo un bicchierino di rosolio… Bravi, bravi… è buono il rosolio … perché fa crescere i capelli…
BETTINA – E come, il rosolio adesso fa crescere pure i capelli?
TONIO – Si, quello nostro fa crescere i capelli! E poi questo è speciale, l’ha fatto Nannina con le sue mani…
NANNINA – Tonino, veramente questo l’ho comprato… (accattato)
TONIO – Ah! Va bene: l’ha accattato Nannina con le sue mani. Bevete, bevete, Don Lorenzo
DON LORENZO – (l’ha già finito) Grazie, ma ho già bevuto: è proprio di lusso…
TONIO - Eh, come… la bottiglia sul tavolo è ancora piena…
DON LORENZO - Sì, ma il mio bicchierino me lo sono bevuto… Eh!
TONIO – No, no, no. Ve ne dovete bere un altro, assolutamente …o mi offendo…!
BETTINA - E che vi offendete a fare… papà non ne fa cerimonie… E’ che i liquori gli fanno aggirare subito la capa…
TONIO - (rabbiosamente) Don Lorenzo, bevete per la miseria! Ma possibile che dovete stare sempre a contrariarmi? Insomma, se vi ho detto di bere, bevete e finitela di fare tanti ceci a mollo… (cerimonie)
NANNINA - O Cristo mio! Don Lorenzo, fatelo per l’anime del purgatorio (versa)
DON LORENZO – Per le anime del Purgatorio, Nannina… (beve)
TONIO - Com’era?
DON LORENZO - Di lusso!...
TONIO: - Oh! Avete visto? Tutte quelle mosse: lo voglio, non lo voglio… Ne volete un altro?
DON LORENZO – No. (poi guarda Tonio)… Ma proprio un goccetto Nannì
TONIO - Beh, mo non esageriamo! (arrabbiato) Che ve lo dovete finire tutto voi? Angelina, metti a posto questo rosolio, che Don Lorenzo se lo vuole finire tutto lui...

4)CAMPANELLO ------------------------------------------------------------------

NANNINA – Angelina, scattare: il rosolio e poi la porta…
ANGELINA – Scatto signò (mentre ripone il rosolio, dice tra sè) Questa mi farà schiattare in corpo veramente…
TONIO – Ecco, mo viene qualche altra spiga vuota, come se non bastano quelle che stanno già in casa. Nannina, io me ne vado in camera mia e non ci sto per nessuno… per nessuno; … sempre a contrariare, sempre a contrariare...

TERZA SCENA (Si aggiungono i Compari GALLETTI)

ANGELINA - (visto di chi si tratta, si avvicina alla padrona) Sono arrivati i compari gardelli (mimando con le braccia un uccello che vola)
NANNINA – Questa strega maleducata, così si dice? Mò ti devo spennare come una gallina. Fai subito entrare i compari Galletti, che aspetti?...
ANGELINA – (esegue) Wè, i compari Galletti, trasite, trasite…
MARIETTA – Buona sera commare Nannina. Hai visto? Siamo venuti noi a trovarti! Mica diamo fastidio?
NANNINA – Che fastidio commà Maria? Mi fate piacere, accomodatevi… Volete un bicchierino (di rosolio)?
NICOLINO E MARIETTA GALLETTI – (insieme) Ma cooome!…
NANNINA – Angelina, porta subito il rosolio e degli altri bicchierini, e porta pure dei biscotti…
ANGELINA – Sine… (al pubblico) Wè, questi non si “abbottano” mai…
NICOLINO – (si alza in piedi) E siccome oggi è la mia festa, voglio fare un brindisi con Don Lorenzo…
DON LORENZO – (si alza) Nicolino, non te la prendere, ma io rosolio non ne voglio (si risiede)
NICOLINO – No, no: un goccio ve lo dovete bere Don Lorenzo, se no m’offendo…
DON LORENZO - Pure tu? Ma che vi sieti messi d’accordo? E poi, i capelli lunghi non mi sono mai piaciuti…
NICOLINO – E mo che c’entrano i capelli? (a Nannina) Ma che sta ubriaco Don Lorenzo?
NANNINA – Combà Nicolino, bevete se tenete da bere, che ognuno sa i cappri suoi…
ANGELINA – Ah, Signora Nannina, dovevate dire a Don Lorenzo che deve aggiustare il cesso…
NANNINA – E come, così si dice? Cafonazza!... Don Lorenzo, per piacere, potete vedere perché corre sempre il cabinetto? (la vaschetta scarica acqua di continuo)
DON LORENZO – Corre il cabinetto? (Ad)dove deve scappare? Per voi faccio tutto. E’ pensiero mio, prevvedo subito, con permesso (va verso il bagno)
ANGELINA – Vieni Bettina, che ti faccio vedere una cosa (escono anche loro)
NICOLINO – Commare Nannina, eravamo preoccupati: oggi pomeriggio siete arrivata a casa, vi siete presa a Tonino e ve ne siete scappata senza neanche salutare… (Per questo siamo passati)…
MARIETTA GALLETTI – (allusiva) In fin dei conti tutto è bene quello che finisce bene… non è così?
NANNINA – (Le viene da piangere; ormai non può più nascondere l’evidenza e decide di parlare; perciò li invita a stare più vicino a lei)
Eh! Povera a me, dentro a che brutta situazione mi dovevo trovare, ormai non ve lo posso più nascondere… Non so come mi devo comportare con mio fratello… Sto assai preoccupata per la sua salute…
MARIETTA GALLETTI – Hai ragione, commare mia. Come ti compatisco… ma adesso Tonio dove sta?
(Angelina porta dei bicchierini e piatto di biscotti. Poi torna all’interno)
NANNINA – Sta nella camera sua (fa segno di avvicinare le sedie. Nannina è al centro, a stretto contatto di gomito dai compari curiosi) Ieri mattina lo hanno fatto uscire dal manicomio…
MARIETTA – Ahhh! Al manicomio stava?
NANNINA – Si, ieri mattina lo hanno dimesso e me lo hanno portato qua. Io mi credevo che stava bene, quello invece sta peggio di prima. Certe volte fa che non mi conosce più, si fissa che deve fare tutto come dice lui e mi risponde male. Tiene la testa dura come una pietra. Quello mi farò cadere malata pure a me. Stanotte poi, non si è ritirato a casa: per questo che non sono venuta a mangiare a casa vostra. Stamattina ho fatto la pazza per cercarlo dentro Matera, ma niente di nullo. A mezzogiorno mi sono ritirata afflitta e sconsolata. Ma verso le 3 di pomeriggio ho fatto un pensiero e ho detto: ”vuoi vedere che Tonino è andato direttamente a mangiare a casa dei compari?” Infatti, quando sono arrivata l’ho trovato subito che stava nel giardino vostro con Rocco Strozza: che impressione… Solo Gesù lo sa come ho fatto a salvare quel povero giovane di Rocco da morte sicura…
MARIETTA – (facendosi 3 volte la croce) Padre Figlio e Spirito Santo, tentazione levati davanti…
NANNINA – Stava conciato per le feste: teneva una sciarpa arrotolata in testa, una mantellina sulle spalle e una falce in mano… Solo che lo racconto, sorella mia, mi viene la pelle d’oca. Teneva gli occhi di fuori e la falce in mano, alzata sopra la testa di Rocco come se doveva tagliarla in quel momento… Allora mi sono buttata in ginocchio per terra (lo fa) e mi sono messa a gridare: “no fratello mio, che stai facendo? Andiamocene a casa”…. Così, come se si era (fosse) svegliato da un brutto sogno, ha lasciato la falce e se n’è venuto con me… Mo lo posso raccontare, ma se ero arrivata un secondo più tardi… Madonna mia, non ci voglio neanche pensare…
MARIETTA – Madonna Santa, che guaio brutto assai: così stanno le cose? Eh, commara mia, tu stai passando i guai con tuo fratello e i cristiani hanno pure da sparlare sopra…
NICOLINO – (per far girare Nannina verso di sé, le da una gomitata sul braccio) Dicono che avete sbagliato a riprendervi in casa a Tonino…
MARIETTA – (stessa gomitata) Dicono che l’avete fatto per la pensione: ma vedi dove arriva la malignità dei cristiani…
NICOLINO – (idem) Malelingue, i cristiani sono malelingue…
MARIETTA – (idem) Ma io vi ho difeso, commare: ho detto che Tonio prende una pensione di morto di fame…
NANNINA – Siete fatta bena…
MARIETTA – Ho fatto bene eh? Prende davvero poco di pensione, è così?
NANNINA – Volete sapere preciso quando prende Tonino di pensione?
NICOLINO – (idem) Nooo! Dove stai a pensare commara. Tu ci conosci: noi della famiglia Galletti, ci facciamo sempre i cappri nostri…
MARIETTA – (idem) Commà Nannì, è per rispondere alle malelingue delle persone;… io dico che non prende più di 10, 11.000 lire al mese…
NANNINA – Così dico io, ma Tonino di sicuro la tiene nascosta “la libretta”
MARIETTA – E valla a trovare questa “libretta” (tira Nannina a sé per un braccio)
NICOLINO – Sine, valla a trovare dove sta… (pure lui le tira il braccio)
NANNINA – Una parola! Chi lo sa (ad)dove la tiene screata (nascosta)
MARIETTA – Ma hai visto sopra all’armadio? (continua a strattonarla)
NICOLINO – Ma hai visto sotto il materasso…(idem anche se Nannina non ha neanche il tempo di rispondere)
MARIETTA – (gomitata) E nella cucitura della giacca?
NICOLINO – (idem) E nella cucitura dei mutandoni? (o dei calzoni)
NANNINA - (si alza arrabbiata) Wè, e mo basta! Mi state spezzando le braccia… Angelina, Angelina, ma ha finito Don Lorenzo con questo cappro di cesso?
ANGELINA – Ha finito, ha finito proprio adesso! (Don Lorenzo entra asciugandosi le mani col suo fazzoletto…)
NANNINA – Don Lorenzo, corre ancora il cabinetto?
DON LORENZO – Tutto a posto Nannì! Il cabinetto non si muove più…
NANNINA – E che cos’era successa?
DON LORENZO – Roba di niente Nannina, si era incantato lo sgalleggiante...
NANNINA – Meno male Don Lorenzo… grazie assai… Wè, mo mi stavo per scordare, senti Bettina: vedi che mio fratello Tonio non tanto lo può vedere a Rocco Strozza, perché dice che è un artisto, e dice che gli artisto so’ tutti masciari… Adesso, poi, gli è venuta un’altra fissazione: si crede che Rocco Strozza è innamorato di te…
DON LORENZO - Che cosa? Rocco Strozza innamorato di mia figlia? Ma che stiamo scherzando? Noo. Se è per questo, cara Nannina, potete dormire a sette cuscini: Bettina si sposerà chi voglio io, e non certo quello sfaticato e morto di fame di Rocco Strozza.
BETTINA – Papà! Ma se neanche lo conoscete… Certo, Rocco adesso è povero, ma è ricco di nobili sentimenti; e poi lui dice di amarmi veramente…
DON LORENZO – Ah! Disgraziata! Ti ama (av)veramente!!! ... Bettina… mo non ti posso fare niente, ma quando andiamo a casa ti spezzo le gambe! Ma vedi un poco tu se si devono mischiare le scorze con le fave! Bah!... Mo cambiamo pagina che devo parlare di cose serie…Mia cara Nannina, io ho paura che vostro fratello farà qualche altra fesseria e allora “andremo tutti scappando”… Perchè noi stiamo vedovi e dobbiamo pensare a domani. Insomma, è ora di dirlo a tutti: basta con questa vedovanza, io e Nannina ci vogliamo sposare...
BETTINA - (si alza e gli corre al fianco) Papà, che bella notizia! Sono davvero felicissima per voi due... Però, signora Nannina, papà ha ragione, con vostro fratello libero per casa siamo tutti in pericolo…
NANNINA – No figlia mia, non dire così, non me la sento di mandarlo arreto al manicomio… Caro Don Lorenzo, mi dispiace: non sarebbi una buona moglia per voi. Come si dice: Cristo mi ha dato questa croce e io non posso pure cantare… Tonio tiene solo a me…

5) CAMPANELLO ------------------------------------------------------------------

QUARTA SCENA (Si aggiungono Cirillo, Randazzo e Strozza)

NANNINA - Angelina, Angelina, che aspetti che vado io?
ANGELINA – Si, fin quando vi muovete voi! (apre e va a riferire da vicino alla padrona) E’ ritornato Rocco Strozza… con due Carabinieri…
NANNINA – Sorte mia! Rocco Strozza coi Carabinieri?
BETTINA – (grida addossandosi al padre) Papà, mi viene da rimettere, mi gira la capa, mi sento di svenire…
DON LORENZO – Wè…Wè… che è stato? (sorregge Bettina aiutato da Angelina e la conducono in cucina) Bella mia… Angelina, portiamola di là
MARIETTA – (appena escono dirà a Nannina) A noi ci deve frecare? (fare fessi) Quella sporcacciona sta sicuro prena (in cinta) (indica una pancia grossa)
NANNINA – Ne Madonna Santa, zitta, che se ti sente il padre non gli devi fare venire un tecco maligno… (o infarto)
NICOLINO – (alla moglie) Ma non ti puoi stare zitta? Ma una volta tanto te li vuoi fare i cappri tuoi? Invece di parlare, andiamo a vedere come stanno le cose…
MARIETTA – (bersagliera) Andiamo a vedere, andiamo a vedere (escono)

6) CAMPANELLO ----(Angelina non ha più aperto per soccorrere Bettina)

NANNINA – Wè, abbiamo lasciato pure i Carabinieri fuori alla porta (tra sé) e chi se lo scorda il giorno di oggi (va ad aprire) Avanti, avanti…..
MARESCIALLO CIRILLO – Buona sera. Finalmente vi siete decisi ad aprire: non è che per caso stavate “occultata”?
NANNINA – No, io non ci stavo angora cuquata! (coricata)
CIRILLO - …. Cominciamo bene!... Perché io altri 4 secondi apettavo, al massimo 5, dopo di che sfondavo la porta…
RANDAZZO – Sfondavamo la porta, signò…
CIRILLO – Stai zitto, e sull’attenti… Signora, sono qui per indagare su fatti, direi anche abbastanza gravi di mia conoscenza; devo fare delle domande: cerco la signora Nannina Marra…
NANNINA – Sondo io, ditemi tutto… (Cirillo guarda Rocco che conferma) Però prima che lo accettate un bicchierino di rosolio?
CIRILLO – Grazie lo stesso, non si scomodasse signora, ma noi Carabinieri non beviamo quando siamo nell’esercizio delle nostre funzioni…
RANDAZZO – Grazie lo stesso signora… che mò proprio siamo usciti dal bar…
CIRILLO – (irato) Ssst! Zitto! Muto devi stare, qua parlo soltanto io! (a Nannina) Siamo appena usciti dal bar qua sotto dove ho eseguito un controllo. Il Maresciallo Cirillo sono, lui l’appuntato Randazzo è… Signora Marra, vi informo che è pervenuta presso la locale Caserma una denunzia inoltrata dal qui presente Rocco Strozza a carico di un certo Tonio Marra, il presunto colpevole. Mi è stato riferito che è vostro fratello e che questo è il domicilio del reo. Voglio capire com’è successo il fatto…
NANNINA – Va bene, si! Tonio è mio fratello; mo sta nella camera sua. (poi rivolta a Rocco) Signor Rocco, non me lo credevo propito, dopo tutto quello che ho fatto per leo, mi portate i Carabinieri in casa mia?…Giustizia ti deve venire, non si fa così però…
ROCCO – (ride) “Non si fa così? Ma signora Nannina, vi volete fare capace che qua la situazione è molto grave? Io lo so che mi avete trattato come un figlio, che mi avete tenuto il pensiero e che mi avete persino salvato la vita! Ma proprio per questo sono scappato subito a denunciare quel pazzo di vostro fratello…
CIRILLO – Comunque, Signora Nannina Marra, ho urgente bisogno di sapere: ADDIERRE’, sapete che cosa vuol dire?
NANNINA – La diarrèa? Angelina, accompagna al cabinetto il Maresciallo che va a diarrea…
CIRILLO – Ma che avete capito? ADDIERRE… A punto DI punto ERRE punto, che vuol dire “a domanda risponde”… Ma roba da pazzi!... Signora: è vero che c’è stato un tentato omicidio contro Rocco Strozza, e che voi per fortuna avete tratto in salvo il malcapitato, dalle mani del vostro legittimo germano?
NANNINA – Maresciallo: ma adesso che cosa c’entra la Germania?
CIRILLO - E chi ha detto “Germania” (a Randazzo) L’hai detto tu?
RANDAZZO – (verso Rocco) L’hai detto tu?
ROCCO – No…
MARESCIALLO (a Randazzo) L’hai detto tu Germania?
RANDAZZO – Io muto stavo marescià…
NANNINA – Marescià, lo siete detto a me proprio mo adesso …
CIRILLO – Io ho detto ger-ma-no, inteso come vostro fratello! … maledetta 'gnoranza…
RANDAZZO – Gnoranza, signò…
TONIO – (esce dalla camera e dice) Buona sera: sono Tonio Marra. Scusate ma dalla mia camera ho sentito tutto… Ma cosa dite, maresciallo: ”tentato omicidio”? Ma io volevo solo mettere in fuga i diavoli di Rocco Strozza. Lui dice che è artista, poeta e attore… la verità è che tiene i diavoli in corpo… che ridono e piangono al posto suo … E’ un masciaro, non vedete che tiene gli occhi da fuori? (A Rocco) Fai vedere gli occhi schaccati (spalancati) che tieni!
ROCCO – (ride) Tu ce li hai gli occhi da fuori, non io!
TONIO - (gli lancia una ciabatta che prende dalla cassettina) Brutto jettatore!
ROCCO - Wè, wè, Maresciallo, scrivete, mi ha tirato un mattone e mi ha pure scalunniato…
TONIO - Porta la disgrazia nelle famiglie. Maresciallo, metteteci a confronto e vedrete chi è più sano di mente tra noi due.
MARESCIALLO CIRILLO – E sì: adesso subito subito vi faccio fare “quattro e quarantotto”, un esame di pazzia! Io sono Maresciallo, decorato al valore di Guerra e qui rappresento la legge, non sono un dottore!.. Perciò… signora Marra, vi intimo ufficialmente di far giungere, testè in loco il sanitario che tiene in cura il vostro congiunto… avete capito?
NANNINA – No…
CIRILLO – Dovete mandare a chiamare subito il medico di vostro fratello…
RANDAZZO – Signora, il medico di vostro fratello… avete capito? (Cirillo se lo vuole mangiare)
NANNINA – Mo ho capito! Angelina! Jangjljn!!!
ANGELINA – (esce correndo dalla cucina) Dite signò…
NANNINA – Come sta la ragazza?
ANGELINA – Si è ripresa, sta meglio…
NANNINA – E allora, ancora qua stai? Vai subito a chiamare la Dr.ssa Ventura…
ANGELINA – E che vado a fare? La ragazza s’è ripresa, non ci serve più la dottoressa mo…
NANNINA – Ma vedi un poco questa ficcanasa frecata! Vai e zitta!
CIRILLO – E senza discutere, capito!
ANGELINA – (mentre esce) Io me ne devo andare da questa casa di pazzi...
RANDAZZO – (segue Angelina che esce) E senza riscuotere… capitooo?
CIRILLO – Randazzo! Muto e sull’attenti… (Randazzo esegue)
TONIO – … E’ un diavolo! Ecco come stanno le cose, Maresciallo Birillo!
CIRILLO – Cirillo, Cirillo, prego!;
TONIO – Sempre a contrariare, sempre a contrariare. Birillo o Cirillo, stiamo in democrazia? Allora ognuno è come la pensa… Maresciallo, Rocco Strozza mi odia perché mia sorella gli ha dato il preavviso di “sfratto” dalla mia camera e per tenersela vuole farmi carcerare. (a Rocco) Ma pure se mi arrestano, io ritorno e se ti ritrovo qui, te la taglio veramente la testa…
ROCCO – (alle spalle del Carabiniere Randazzo, a distanza da Tonio) Avete sentito? Mi minaccia pure davanti a tutti … Me lo dice in faccia che mi vuole tagliare la testa, avete sentito Maresciallo Ciccillo!…
CIRILLO – (molto infastidito) No, no, no: ho detto Cirillo! Ci-ri-llo! Sentitemi bene: il prossimo che non mi chiama come mi chiamo io, e che si mette a fare giochetti col mio cognome, gli faccio prendere il sole a scacchi, lo associo definitivamente alle patrie galere… Randazzo questi non mi conoscono e mo m’hanno abbuffato. Tieni pronte le catene così vediamo se qualcuno continua a fare lo spiritoso… Sig. Rocco Strozza, vada avanti e si attenga a raccontare i fatti…
RANDAZZO – Attengatevi ai fatti… (Cirillo lo fulmina)
ROCCO – Scusate Maresciallo, non v’ingazzate: sappiate che io la penso come a voi. Ma sapete perché questo minghiarlone mi vuole tagliare la testa? Perché quando se lo portarono in manicomio, Donna Nannina mi affittò la camera sua e allora lui, tornando e trovandola occupata, per riaverla… è andato a pensare, il meschino, che mi vuole tagliare la capa! Perciò, datemi retta, Maresciallo: ogni cosa al proprio posto, e il posto suo è il manicomio! (Tonio gli lancia un’altra ciabatta che Rocco schiva) Eppoi a me la camera sua non mi serve più, perché fra poco mi sposo con la figlia di Don Lorenzo, la mia fidanzata Bettina…

7) CAMPANELLO --------------------------------------------(apre Nannina)

QUINTA SCENA (I detti più la Dottoressa VENTURA)

ANGELINA – (a Nannina, col fiatone) Donna Nannina, Madonna mia che corsa, arriva la Dr.ssa Ventura.
NANNINA – Brava Angelina… affalla trasire che è urgenza…
DR.SSA VENTURA – Buona sera signora Marra… cos’è quest’urgenza! Ma cos’è successo? La vostra cameriera non mi ha fatto capire niente: io curo vostro fratello, mica faccio la "levatrice!"
NANNINA – No, la cameriera è un poco scema, Dottoressa: a noi non ci serve la "lavatrice", (guardando Tonio) sta Tonio che non sta bene… E voi non l’avete dato né una pìnola, né una naziona, (pillola e inezione); e poi a voi vi vogliono i Carabbonieri…
VENTURA – E cosa c’entro io coi Carabinieri!!! Mah... (verso i Carabinieri) Sono la Dr.ssa Ventura: a vostra disposizione!
CIRILLO – E io il Maresciallo Cirillo sono; questo il Carabiniere Randazzo è… Dunque, Dottoressa, il presente Rocco Strozza, ha presentato una denuncia contro Tonio Marra; lo Strozzo riferisce di avere subìto un gravissimo attentato alla sua persona fisica da parte del vostro paziente… Secondo voi è possibile che ha fatto una cosa così grave?
DR.SSA VENTURA – Signori, abbiate pazienza, ma cos’è questo fatto così grave? Vogliamo parlare qui della gravità? Ieri mattina, ho personalmente accompagnato Tonio Marra a casa di donna Nannina, sua sorella e unica parente perchè dopo diversi anni di cure ho riscontrato una regressione dei sintomi e l’ho dimesso! A sua sorella l’ho detto: non dovete preoccuparvi; non lo contrariate mai e non avrete problemi! Signori, ma posso sapere di preciso l’accaduto?
CIRILLO – Sig. Tonio Marra, volete riferire alla dottoressa qui presente cosa è successo oggi a casa dei Galletti…
RANDAZZO – Che cosa è successo oggi a casa dei Galletti? (Cirillo lo fulmina ancora)
TONIO – Allora: oggi ero ospite a pranzo dei nostri compari Galletti. Dopo il pranzo, per digerire meglio sono uscito in giardino a fare due passi. E che vedo? Caro mio, stava l’artista masciaro Rocco Strozza seduto appanzato sopra una sedia e lì vicino appoggiata alla parete stava un bel falcione affilato di fresco, ma non una falce normale, una falce speciale che parlava con la voce e che mi chiamava: “Tonio, Tonio prendimi…Tonio, Tonio prendimi”. Io che potevo fare? L’ho presa in mano e ho pensato di far prendere un bello spavento a Rocco Strozza. Lo sapete che va dicendo? Dice che ha perso la testa per Bettina, dice che l’ama da morire… Insomma, io l’ho fatto a fin di bene , per far rinsavire quel cretino…Ohhh! In quel mentre è giunta mia sorella Nannina, e vistomi con la falce in mano ha pensato chissà che cosa, ma io… Io sono un cittadino onesto e incensurato… La gente non si giudica “pazza” o assassina quando non c’è nemmeno il morto ammazzato! E’ vero che ogni tanto mi fa male la testa e il mio cervello si accende e si spegne come un albero di Natale, ma credetemi Maresciallo, io volevo fargli solo uno scherzo innocente…
NICOLINO – (avendo ascoltato, esce dalla cucina per dire la sua) Alla faccia dello scherzo innocente!!! (rivolgendosi al Maresciallo) Marescià, Tonio non è più lui! Ve lo garantisco io che lo conosco da una vita…
CIRILLO – E voi chi siete?
NICOLINO – Sono Nicolino Galletti, Marescià.... Siccome oggi è il 25° anniversario del mio matrimonio, ho invitato a mangiare tutti quanti a casa mia. Siccome Tonio si era messo in testa di farmi fare la pace con mio fratello Attilio, che mi ha combinato? Ieri stesso ha fatto un telegramma a Milano (lo tira fuori e lo dà al Maresciallo) dicendo a mio fratello che ero appena morto… Mio fratello si è precipitato qui facendo un viaggio di 1.000 chilometri con l’apparecchio, e non solo, ha pure telefonato al fioraio che sta nella piazza grande e ha ordinato una ghirlanda di fiori… Io stavo rimanendo secco-stecchito quando ho visto la corona per il mio funerale, con la scritta bella grande: “il fratello Attilio… pose”. Comunque Maresciallo, io lo so come mi devo cautelare (apre la giacca che all’interno è piena di corni, corone d’aglio e vari scongiuri. Quindi esce ridendo come un pazzo tirandosi dietro le spalle delle manciate peperoncini rossi)
MARESCIALLO – Dottoressa, ma questo chi è? Un altro vostro paziente in libertà provvisoria? (poi va verso Tonio) Ammettete che questo telegramma l’avete fatto voi?
TONIO – (lo guarda appena) No!
MARESCIALLO – Allora chi l’ha fatto?
TONIO – E forse è stata Angelina la bugiarda!
ANGELINA – Neee, Dio mio, questi ti fanno andare in galera. Maresciallo io so’ pure "alfabeta": questo biglietto me lo ha dato lui per farmi fare il telegrammo (prende un bigliettino che conserva in tasca e lo da al Maresciallo che lo legge…)
TONIO – Uffa quante storie! Sempre a contraddire, sempre a contrariare… Alla fine i fratelli hanno fatto la pace? E allora…? Invece di ringraziarmi, mi buttate la croce addosso? Ma cose da pazzi. In manicomio ci dovete andare voi, e non io! Io al massimo posso farmi qualche mese di carcere, come succede a tanti onesti cittadini, vittime di qualche equivoco giudiziario.
MARESCIALLO CIRILLO – Equivoco o non equivoco, adesso col verbale che andremo a stendere è difficile che il Giudice si sbaglia… A quanto pare, Sig. Marra, in un solo giorno di libertà vi siete dato alla “pazza gloria” (accortosi della gaffe) Ehm, volevo dire: ne avete combinate di tutti i colori!... Sentiamo l’autorevole parere della Dottoressa
DR.SSA VENTURA – Maresciallo, ma cosa volete che vi dica in tutto questo turbinio mentale! Volete forse che vi faccia una lezione di psichiatria! E poi in tutta questa confusione saprebbe lei distinguere il normale dal pazzo?!
CIRILLO – Veramente qui i sospettati sono tanti…
VENTURA - Ma si capisce che non è successo niente di grave... Sig. Tonio Marra, questi non vi conoscono ancora… Qui non hanno capito che non vi devono contrariare. E voi che mi combinate? E io cosa vi ho dimesso a fare per farmi deridere da tutte le malelingue della città? Ora voi vi rendete conto che la legge deve fare il suo corso?... A meno che non venga ritirata la denuncia dal sig. Rocco "Struzzo"…
ROCCO – (ride) Strozza, prego! Voce del verbo affocuare (affogare)... Ma dottoressa io sono vivo per miracolo: ho il dovere di denunciare. Qua la cucina sta piena di coltelli che parlano… E se quel pazzo mi uccide stanotte? Io non ritiro proprio niente…
DR.SSA VENTURA – Maresciallo, se le cose stanno così, se permettete vorrei confidarvi in privato l’idea che mi sono fatta: certamente Tonio Marra non è guarito del tutto, molto probabilmente è colpevole, ma per il suo bene non posso riportarlo subito in clinica, perché subirebbe uno shock tremendo, né potrebbe mai restare qui col rischio che commetta altre azioni sconsiderate; visto che lui stesso ha valutato l’ipotesi di essere carcerato, col vostro permesso, vi consiglierei di assecondarlo! Perciò sarebbe bene portarlo in camera di sicurezza almeno per stanotte e domani verrò al Comando per vedere il da farsi…
MARESCIALLO CIRILLO – Acquisisco questo vostro parere e a tutela della incolumità pubblica prendo una decisione "in seduta stante". Sig. Tonio Marra, visto che stavate per commettere un grave reato, anche se a fine di bene, contro il Sig. Rocco Strozza; visto che il medesimo non intende ritirare la denuncia, voi, anche se onesto cittadino incensurato, dovete essere custodito in carcere fino a quando il Giudice non dispone diversamente. Carabiniere Randazzo procedi: mettigli le catene e portiamolo in Caserma.
RANDAZZO – Finalmente Maresciallo, perchè stavamo facendo tardi…
CIRILLO – Tardi perché?
RANDAZZO – Avete detto che all’ora di cena dobbiamo “controllare” la Trattoria del Matarrese…
CIRILLO – (rabbioso) Statti muto crrretino!!!
TONIO – Io comunque ti avviso Rocco Strozza: lascia stare a Bettina perché se no me la pagherai cara. (poggia le mani sul capo dell'Appuntato) Lo giuro sulla capa dell’amico Randazzo.
RANDAZZO – Wè! Bell Bell colle parole: che cappro c’entro io adesso? Il cetriolo è vostro e lo volete dare a me? So’ cose da pazzi! Cose da pazzi!
NANNINA – Tonino, fratello mio, io non volevo che finisse così: io ti volevo aiutare ma non sapevo come fare…
TONIO – Nannina, non ti mangiare la testa; tu non mi capisci, io non vi capisco, non si capisce la figlia con la mamma: è il mondo che ormai gira tutto alla rovescia (Nannina l’abbraccia)
RANDAZZO – Andiamo, signor Marra…
TONIO – (porta le mani legate alle tempie) Mi è tornato questo maledetto mal di testa!... (indicando Nannina a Randazzo) Ma chi è quella signora?
RANDAZZO – (con pazienza) Poi te lo dico…
TONIO – (indicando Rocco Strozza) E quello chi è?
RANDAZZO – Poi te lo dico… (in crescendo)
TONIO - E chi sono queste persone?
RANDAZZO – Poi te lo dico… (sempre più forte)
TONIO – E tu chi sei?
RANDAZZO – (irato) Wè, mo basta! Le domande le facciamo noi Carabinieri (asciugandosi il sudore dalla fronte) Ammazza oggi che giornata di merda... (escono)
CIRILLO – Dr.ssa Ventura, Sig.ra Marra: vi aspetto in Caserma domani mattina alle 9,00 perché ho bisogno di voi per stendere il "rappotto"… (avendo accento siciliano)
NANNINA – E dobbiamo venire apposta apposta in Caserma per stendere il "cappotto" a voi?
CIRILLO – Il cappotto? Ma che avete capito? Ho detto Ra-ppo-rto, con la erre (R) di Santa Rosalia che mi deve dare la pazienza. Vi aspetto domani alle 9,00. Buona sera… (esce)
NANNINA- Buona sera. Angelina, accompagna il Maresciallo alla porta…

ROCCO – (Sentendosi in colpa dice con enfasi) Signora Nannina, perdonatemi, ma sono stato costretto a comportarmi così per proteggervi tutti quanti da Tonio Marra… Dottoressa, e ditelo pure voi che ho ragione…
DR.SSA VENTURA – Effettivamente, temo proprio che Rocco Strozza abbia ragione! La malattia mentale non si può spiegare e a volte non si può nemmeno capire; credetemi ho fatto tutto il possibile per guarire vostro fratello… Credo che col benestare del Giudice dovrò riprendermelo in cura già da domani; mi dispiace davvero Donna Nannina!
NANNINA - (rassegnata) E che dobbiamo fare? Sia fatta la volontà di Dio!
DR.SSA VENTURA - Bene signori, io adesso devo proprio andare… (a Nannina) Mi raccomando, ci vediamo domattina alle 9,00 in Caserma. Buona sera a tutti.
NANNINA – Buona sera.

SCENA SESTA (Tutti meno Tonio, Cirillo, Randazzo e Ventura)

Richiusa la porta, rientrano dalla cucina Marietta sottobraccio a Bettina, oltre a Nicolino e Don Lorenzo.

MARIETTA – Commà Nannina, da quella parte ho sentito tutto… Povero Tonino: dieci anni di carcere non glieli toglie nessuno
NANNINA – Commà Marì, allora non hai capito niente: non si sa niente ancora, domani mattina si saprà qualche cosa…
(Rocco vede la fidanzata Bettina, le prende la mano e le chiede)

ROCCO – Che ti è successo Bettina? Tu stai bianca come la farina…
MARIETTA – Giovanotto, non toccare la ragazza, questo porco maiale …
ROCCO – Porco a me! Ma che ho fatto? Bettina, dillo tu come sta il fatto!
BETTINA – Signora Marietta, finitela di pensare sempre a male; è stato il rosolio che mi ha fatto girare la testa: io sto come mi ha fatto mamma mia. Ohhh…
ROCCO – Ebbene sì! Sappiate signori, che l’artista ha il cuore puro come un fiore (prende un fiore dalla tasca e sfiora Bettina delicatamente sulla guancia) e solo con un fiore potrei sfiorare il mio amore…
NICOLINO – Wè, basta con questi cappri di fiori oggi… (si riferisce alla corona da morto)
DON LORENZO – Wè giovanotto, tenete il fiore a posto… E ricordatevi che il zito di mia figlia, se ha il coraggio, deve passare prima sul mio cadavere...
ROCCO - E che me ne importa Don Lorenzo? Io per Bettina passo sopra le montagne, perché io sono un sognatore di sogni… un artista di arte… un poeta di poesie; e per questo signori miei, in questo momento d’ispirazione vi voglio "reclamare" una poesia che ho fatto in un lampo di genio, positivamente per ringraziare a Donna Nannina…
NANNINA – A me?
ROCCO – Certo. Il titolo è: “A quella disgraziata di Donna Nannina”.
DON LORENZO: Embèh? E come vi permettete? Qui se c’è un disgraziato, siete voi… (verso gli altri) ma vedete se è una cosa normale…
ROCCO – Ma Don Lorenzo, cercate di capire… Non “disgraziata disgraziata”, ma disgraziata come per dire sfortunata. E’ una piccola licenza che ci prendiamo noi poeti…
DON LORENZO: La licenza di maleducato! Nannina, per piacere licenziatelo voi a questo, se no mo lo caccio a calci nel sedere…
NANNINA: E vabbè, Don Lorenzo, non vi arrabbiate così: che sono sfortunata è vero, e mo sono pure curiosa… Rocco, sentiamo questa poesia… avanti
ROCCO - (si pone di fronte al pubblico ed avrà gli altri attori alle spalle) Solo un momento di silenzio, prego…

(Si concentra invano perché Don Lorenzo va verso Nannina facendo rumore coi tacchi. Quindi, indispettito, e non sapendo con chi prendersela.. dirà)
ROCCO: Ma signor Galletti… un po’ di silenzio per favore, e che cappro, vi ho chiesto solo un po’ di concentrazione…
NICOLINO – (si alza furente) Ma chi cazz ti ha detto niente?
ROCCO – Vabbè ho capito... Allora…: “A quella disgraziata di Donna Nannina”

Mia cara Nannina, che luce stasera
se non mi salvavi la notte era nera
io (stavo) al cimitero, e tu stavi in galera.
Tuo marito è morto, Tonio se lo son portato
sei rimasta da sola col cuore strappato.
Perciò che ti dico: mo basta a soffrire
chè la vita è una e il tempo può finire.
Perché non lo butti quel vestito nero,
e apri le finestre e vestiti a fiori
vai a vedere il mare, e sdraiati al sole…
Perché non ti compri un costume da bagno
e non vai al mare con un nuovo compagno
Il sole io ce l’ho e si chiama Bettina
me la sposassi pure cramatina
perché la guerra è ormai finita
e da domani ricomincia la vita.
Perciò lo ripeto, mia cara Nannina
cambia di colore, ritorna signorina…
wè… mà mò che ci penzo…
che brutto colore che cià Don Lorenzo…

Fine - Rocco si inchina al pubblico
(Bettina si alza in piedi ed applaude convinta; gli altri un po’ meno)

ROCCO - Be’ Signora Nannina, allora vi è piaciuta la poesia?
NANNINA – Grazie assai Rocco, ma la la verità di Gesù, io non ci ho capito niente. E poi, io il bagno me lo faccio a casa mia nella tinozza che non mi vede nessuno… Bah!!! (A Don Lorenzo) Alla mia età mi devo andare a comprare il costume da bagno per andare a vedere il mare…
DON LORENZO – Ma non gli date retta Nannina…teniamolo contento (lo canzona) Sig. Rocco, invece a me m’avete tirato pizzicate di carne. Wè, bella veramente (si gira dall’altra parte) “Che vuoi buttare il veleno dalla gola”…
ROCCO – Sono contento che vi sia piaciuta, Don Lorenzo: allora, se permettete, vorrei "reclamarne" un’altra a vostra figlia Bettina…
DON LORENZO – E mo siete fesso! E perché non la "reclamate" a quella disgraziata di vostra sorella?! Voi non siete un poeta, voi siete un povero alluso (illuso)
MARIETTA - Don Lorenzo, scusate, ma perché siete così cattivo con questi giovani innamorati; e voi Rocco, se volete sposare Bettina, dovete promettere di lasciare perdere questi sogni di fantasia e trovare un lavoro onesto. Se volete, io e mio marito abbiamo sotto le mani un lavoro buono per voi, così le cose si possono aggiustare… (continua per passare volutamente ad altro argomento)
Ma voi Don Lorenzo e voi, commara Nannina, quand’è che vi dovete sposare?
DON LORENZO – Oh, finalmente… Allora cara Nannina, noi ci dobbiamo sposare prima che finisca quest’anno 1951. Una volta sposati, io e Bettina possiamo venire ad abitare qui, ma da oggi non dovete più pagarmi l’affitto, perché vi considero la padrona di questa casa… (battimani di tutti) Beh, che cosa mi rispondete?
NANNINA – (si alza in piedi) Don Lorenzo, che vi debbo dire? Io ciò tanto onore per questa proposta di matrimonio, ma la risposta non ve la posso dare qui, su questi due piedi. Se potete aspettare almeno fino a domani mattina. Se non potrò più stare vicino a mio fratello vuol dire che il destino mi chiuderà una porta e mi aprirà un portone di nuova felicità. (tutti ribattono le mani)
DON LORENZO – E come Nannina! Vi ho aspettato dieci anni e non vi aspetterò fino a domattina? Vedrete che tutto si aggiusterà… Ma tu Rocco, se vuoi la mia Bettina, da oggi devi filare dritto dritto sulla lama di un coltello…
BETTINA – Grazie papà! Come sono felice! Rocco non vi deluderà!
ROCCO – (corre verso Don Lorenzo) Grazie papà!!! (lo bacia) … Ma io sono commosso di commozione… Grazie don Lorenzo; io l’ho sempre saputo che siete un galantuomo…. Quante volte l’ho detto, Bettina?
BETTINA – Puuuff! Un sacco di volte…
ROCCO – Io ricompenserò la vostra fiducia e presto mi riterrete degno di Bettina; si, rinuncio alla mia arte (si siede, piange disperato e le donne vanno a consolarlo) sì, sono disposto pure a lavorare come un morto di fame, si, si, mi voglio fare tanto di culo (un culo così)… (si alza e ride) Ma no, che fate? Ci siete cascati di nuovo? Vi siete scordati che sono un artista di arte? Si… Io piangevo di gioia…
DON LORENZO – Piangevi di gioia? (si toglie la cinghia dai pantaloni e lo rincorre) Ti farò piangere come si deve, disgraziato farabutto. Vieni qua, pagliaccio insolente… che ti faccio il culo a strisce… (tutti corrono intorno al tavolo dietro Rocco e Don Lorenzo con una tarantella di sottofondo musicale)

Cala la tela

FINE PRIMO ATTO















II° ATTO

Si riprende 2 anni dopo nello stesso ambiente, in casa di Nannina e don Lorenzo che nel frattempo si sono risposati. E’ il 3 luglio ’53 – come indica il calendario sulla scena - il giorno dopo la Festa Patronale.
Rocco e Bettina, sposi da pochi mesi, abitano al piano superiore, nell’altro appartamento di don Lorenzo, il quale possiede anche l’appartamento dirimpetto a quello di sua figlia. Angelina è sempre a servizio di donna Nannina, nonostante le sopraggiunte ristrettezze economiche di don Lorenzo. Dopo il matrimonio di Bettina con Rocco, Lorenzo e Nannina hanno affittato la famosa e contesa camera vuota ad una ragazza stravagante…
SCENA SETTIMA (Don Lorenzo e NANNINA)

Don Lorenzo legge il giornale (adattare alla Festa del luogo)

DON LORENZO – Ah, che bellezza! Senti moglie! Senti che ha scritto il Prof. Pizzilli sulla festa patronale di ieri: “Il Carro Trionfale della Madonna della Bruna di quest’anno 1953 realizzato da Francesco e Raffaele Pentasuglia, è stato strappato nella Piazza grande come vuole la tradizione materana. Distruggere il Carro significa demolire i vecchi princìpi, alla ricerca di nuova dignità, di case, lavoro e istruzione nella pace e nella demòcrazia. Grazie De Gasperi, grazie America, Matera rinnoverà il suo Carro e risorgerà insieme ai Sassi più bella di prima”… Ah… parole sante Nannina mia… Ma hai visto quante case popolari che stanno costruendo?
NANNINA – (ha un tavoliere sul tavolo e sta impastando la massa) E meno male; io mi ricordo che quando venni ad abitare qui, solo per l’acqua corrente e il cabinetto sono rinata. Quando abitavo nei Sassi, mi alzavo tutte le mattine all’alba per lavare il “quandro” e l’annessa “pezza” nel fiume Gravina (il “quandro” era un recipiente di argilla nel quale si depositavano i “bisogni corporali” della famiglia) Lorenzo, mi devi credere, mi rivoltava lo stomaco, una puzza da svenire… mi prendevo il caffè a prima mattina…
DON LORENZO – Hai ragione Nannì, tempi brutti… Eh, ma adesso col procresso è tutta un’altra cosa… Ciò che è giusto: si va meglio sull’automobile e non sopra il ciuccio, non è vero Nannì? (gira pagina)
NANNINA – Che come no? Noi almeno la siamo vista la miglioria; i genitori nostri invece non hanno mai visto manco un po’di luce per i figli loro; sono morti nella miseria quei poveretti…
DON LORENZO – (la interrompe spaventato) Per la miseria Nannina! Qua sta spiegato bene il fatto mio: senti che cosa sta scritto: “Addio grammofono a tromba: diventerai il nostro più caro soprammobile. (guarda il vecchio grammofono posto di fianco) Là ti puoi stare tu, come un quandro… e statti...(torna a leggere) E poi dice: Da quando sono in commercio anche in Italia i nuovi dischi mi-cro-so-lco inventati in America, si vendono solo i giradischi elettrici…(si alza punto dalla tarantola) Hai capito Nannina: Teneva ragione l’onorevole: Tutta colpa del procresso che viene dall’America. Ed è vero! I grammofoni che fa la mia Ditta che ciò a Bari, sono arretrati: non se li compra nessuno più…
NANNINA – E che devi fare? Mica ci possiamo accidere. Mo mettiti con la santa pazienza e insegnati a fare i giradischi nuovi…
DON LORENZO – Subito lei: e che tengo la bacchetta magica? Devo cambiare tutte le macchine e ci vogliono i peperoni (soldi). Per questo ho dovuto firmare tutte quelle carte in Banca: mi devono dare "quartodici miglioni"...
NANNINA – (arrabbiata) Così ti stai facendo (i)potecare tutte le proprietà, e mo hai pure fittato per quattro soldi la casa del piano di sopra a quella grande signora, la Contessa Rosaspina, l’amante dell’onorevole…

8) CAMPANELLO ------------------------------------------------------------------

D. LORENZO – Per forza Nannì: quel (cornuto) dell’onorevole fa pure il direttore della Banca che mi deve prestare i soldi…

SCENA OTTAVA
(Si aggiunge la Contessa Rosaspina ed Angelina che va ad aprire la porta)

ANGELINA – (spia e riferisce battendo la scopa sul pavimento) Signo': è quella grande signora del piano di sopra…
NANNINA – Ecco. Parli del diavolo e spuntano le corne. Che vuole mo quella simbaticona… (ad Angelina) Tu vai in cucina che (la) apro io…
DON LORENZO – Nannina, arrivano i soldi, mi raccomando: statti calma…
CONTESSA – (entra con aria di superiorità) Buona sera…
NANNINA – Buona sera Contessa, speriamo che portate notizie buone…
CONTESSA – (a Nannina con distacco) Dipende dai punti di vista! (poi a Don Lorenzo) Don Lorenzo, quale mio padrone di casa devo informarvi che la situazione è diventata ormai insostenibile; se non vi ponete riparo mi vedrò costretta a sospendervi il pagamento dell’affitto…
DON LORENZO – Eh no, Contessa, l’affitto no!... E come: noi vi facciamo tanto di cappello… (si gira verso Nannina) e voi ci fate un cappello tanto (col gesto)
NANNINA – Wè Contessa, a nij n’avost’n u cozz’r nust… (traduce dopo)
ROSASPINA – Ma signora, se voi parlate africano, io non vi capisco!
NANNINA – Ah, non capisci? Ho detto che a noi ci abbastano i cazzi nosti…
ROSASPINA – E pure a me!
NANNINA – (insinuante) Non credo!
ROSASPINA – Cooosa? (intuendo l’insinuazione maligna)
DON LORENZO – (guarda Nannina come per pregarla di calmarsi) Niente Contessa, per piacere, diteci il fatto che noi stiamo sulle spine…
ROSASPINA – Oh! Insomma, Don Lorenzo: prima lamentavo che la radio di vostra figlia, mia dirimpettaia, era sempre ad altissimo volume…
DON LORENZO – E va bene Contessa! E il giorno dopo che vi siete lamentata la radio s’è abbruciata sola sola…
ROSASPINA – Bene! Poi ho avuto una brutta allergia ed ho scoperto che dipendeva dal pelo del gatto di vostra figlia…
NANNINA – Eh! E la dia depp la iott ì crjpet! (vedi traduz. pross. battuta)
ROSASPINA – (non ha capito di nuovo e chiede:) Checcooosa?
NANNINA - E il giorno doppito la iatta morse!!! (con 3 dita che girano)
ROSASPINA – Benissimo!!! Don Lorenzo, adesso ci sta vostro genero che ride come un pazzo fino a tarda sera…
NANNINA – E che vuoi fare crepare pure a quello? Quello è un attore, ha bisogno, deve ridere la sera, senò schiatta (crepa) in corpo…
ROSASPINA – (snob) Ah! Deve ridere? Cos’è una nuova terapia? Io non rido mai eppure sto benissimo. Che m’importa? Lui può ridere quanto vuole ma non dopo le 9 di sera. Io vivo da sola proprio perché sono una donna di "graaande" cultura ed ho bisogno dei miei spazi… e la sera ho bisogno di leggere i miei classici in santa pace…
NANNINA - Cè professofess! Sai tutte queste belle cose e non sai che quando si spannano (stendono) le robbe colorate bisogna strengerle (tira il collo ad una gallina) sennò si sporcano quelle che stanno stennute sotto?
DON LORENZO – Lascia perdere Nannina, queste sono fesserie… Non vi preoccupate Contessa: da stasera mio “scenero” non ride più. (A Nannina) Stasera gli faccio un cazziatone…
NANNINA – Che devi fare tu?...
ROSASPINA – Bene! Voglio sperarlo Don Lorenzo, altrimenti l’onorevolo...
DON LORENZO – Già, l’onorevolo: quando lo vedete salutatelo calorissimamente e ricordatelo che aspetto sempre quei soldi dalla Banca sua…
ROSASPINA – Vedrò cosa posso fare Don Lorenzo: (recita) Amore con amor si paga! (esce torcendosi scimmiottata da Nannina e Don L.) Buona sera…
DON LORENZO – (ammaliato, l’ha seguita fino alla porta) Buona sera…
NANNINA – Don Lorenzo: “Amore con amor si paga”… Paga l’affitto, zoccolona!!!
DON LORENZO – (cammina nervosamente sul palco) Nannina, tu non devi fare così, tu non la devi trattare così a quella… Tu devi capire che noi stiamo "tra l’inculo e il martello", e quella si approfitta che noi stiamo assoggetti all’onorevole. Che possiamo fare? Dobbiamo chiudere un occhio…
NANNINA – Eh sì: chiudi un occhio oggi e chiudi un occhio domani, arriva il momento che una persona (si stanca e) comincia e menare botte alla ceca(ta)

9) CAMPANELLO -----------------------------------------------------------------

SCENA NONA (Entrano i coniugi Galletti)

ANGELINA – (tra sé) E che è, la casa del buongesù? Io questo campanello lo devo sfasciare… Buona sera! Ci sono, ci sono, trasite….
MARIETTA – Commare Nannina, stavamo facendo due passi per il corso e abbiamo pensato di farvi una visita…
NANNINA – Avete fatto bene, che piacere vedervi qui… Sedetevi… Lo volete un bel caffè?
NICOLINO e MARIETTA – (insieme) Ma cooome!
NANNINA – Maria, giacchè stai, mi devi aiutare a impastare?... chè devo fare due orecchiette…
MARIETTA – Ma coome!
NANNINA – Angelina, porta il caffè e porta subito un grembiulo per Marietta…
ANGELINA – (tra sé) Uffa! Che più?
MARIETTA - Don Lorenzo, dal portone abbiamo visto uscire una bella signora con un cappello tutte piume: chi è?... Mica è la nuova “famosa” inquilina vostra?
DON LORENZO – (stava seduto, ma si alza e corre verso il centro del palco) Wè, non mi date veleno pure voi! Ma avete visto quante arie che si da? Quella sporcacciona frecata ci sta mettendo in croce come a Gesù… (o come a che)
NANNINA – Che bella frecatura: questa porta pure scarogna, che ne sapete voi?
DON LORENZO – (Torna al suo posto) Che ne sapete voi? Quella è la mantenuta di un onorevole che mi ha promesso di salvarmi la Ditta. Si chiama Contessa Rosaspina: giustamente! Solo che il profumo di rosa lo da all’onorevole e a noi ci sta dando solo le spine…
NANNINA – (E’ lei che) Deve andare a fare nelle spine! Lorenzo: se arrivano i soldi, bene, perchè questa sta cercando tutte le scuse per non pagare l’affitto… Io la tengo proprio sullo stomaco: aspetto un altro mese e poi la caccio fuori…
NICOLINO – Don Lorenzo, ma non vi avvelenate la vita! Gli affari sono così: ci sono gli alti e i bassi. Siete proprietario di questa bella casa e dei due appartamenti del piano di sopra; male che va vi venderete la licenza (della Ditta) e dovete vivere di rendita…
DON LORENZO – Si, Nicolino, ma non mi conviene di vendere adesso: non mi devono mettere il coltello alla gola… Perciò sto studiando prima la maniera di sollevarmi…
NANNINA – Lorenzo, mentre il dottore studia, l’ammalato muore, più aspetti e peggio è; come si dice? Meglio pochi, maledetti e subito… Eh, commara Maria, le cose vanno malamente. Meno male che ci state voi: io vi devo ringraziare per quello che avete fatto per noi. Grazie a voi Rocco Strozza ha trovato un bel lavoro e così si è potuto sposare a Bettina nostra che era un’altra bocca da sfamare… (Don Lorenzo, agitato, va a lucidare il grammofono)
MARIETTA – No, e che sono queste cose; se non ci aiutiamo tra noi e noi… L’assenziale è che Rocco si trovi bene e guadagni bene in quella Impresa di Pompe Funebri…(Sprecamurt)
DON LORENZO – (Sbotta nervosamente e torna al centro) Wè, finitela di darmi veleno! Va bene, di guadagnare guadagna, ma io volevo che mi desse una mano nella mia ditta di grammofoni…
NANNINA – E meno male che ha rifiutato, mò che si dovevano mangiare? Pane e odore di musica?
DON LORENZO – Eh, povero a me. Tutta colpa di quella cecata della fortuna… Io per mia figlia volevo un giovane bravo e ricco, invece so’ stato costretto a farla sposare a un attore sfallito, che gli piace di piangere ai funerali: come fa solamente…
NANNINA – Come fa fa: quello porta i soldi a casa…
DON LORENZO – Sin Nannin, ma come li porta?… Dentro Matera lo prendono tutti quanti a caricatura… Ah!.... Lo sapete come lo chiamano adesso?
TUTTI – Come lo chiamano?
DON LORENZO – Rocchino occhi pisciati…
TUTTI – Neee, e perchè?
DON LORENZO – Che piange sempre, piange a comando... Wè, pure se non lo conosce a quello che è morto, piange come un deficiente: (lo imita) UH, UH, UH, UH….
NANNINA – Che te ne frega a te: lo sa lui quello che fa…
DON LORENZO – (Tornando al suo posto) Ma che ne sa lui, Nannì? Che ne sa?… Io mi sento proprio di andare in quel posto, perchè Bettina adesso… non è più la figlia di Don Lorenzo Matera, è diventata la moglie di Rocchino occhi pisciati, e io, IO, so’ diventato il suocero di occhi pisciati… e se mi nasce un nipotino, lo devono sfottere “occhi pisciati”… (Nicolino ride sotto i baffi)
MARIETTA – E va bene, quanto veleno che vi prendete Don Lorenzo, ma si sa che a Matera quasi tutti ce l’hanno il soprannome: allora alla famiglia di Nicolino mio marito non li chiamano “Cacatosto”? (Don Lorenzo si gira di spalle e ride)
NICOLINO – Zitta, maledizione a quella lingua! Non te la puoi mozzicare quando parli… (per vendicarsi) Allora fanno bene che alla famiglia vostra vi chiamano “Boccaperta” ... (anche Nannina non riesce a trattenersi dal ridere)
DON LORENZO – Va bene, ma voi lo tenevate prima di nascere… ma io prima non lo tenevo il soprannomo, ma da quando è arrivato quello jettatore di Rocco Strozza, sono caduto in rovina e m’ha stroppiato pure il lignaggio della famiglia …
NANNINA – Lorenzo, mo non essere bugiardo: la verità io sapevo che a te ti chiamavano “Fuocoinculo”… (Fuch ‘nghjl)
NICOLINO – Fuch ‘nghil? (ride) Neee, e perchè?
NANNINA – Che quando si arrabbia va zompando zompando come un grillo…
DON LORENZO – Questo mi hai fatto, Nannì? Questo mi hai fatto?... E voi lo sapete come la chiamano (dicono) a lei?
NANNINA – Lorenzo, non mi fare ingazzare: fatti i cazzi tuoi…
LORENZO – Ecco, cosi la chiamano: “Nannina cazz cozz” (Nannina gli lancia un pezzo di massa che stava impastando sul tavoliere)
NANNINA – Disonesto, mi deve fare agitare pure a me… Cambiamo ragionamento che è meglio… Commà Marì, volevo soltanto fare qualche piccolo progresso per spignorare quanto prima questa casa, e poi volevo cacciare al più presto la signorina Gegetta che teniamo a pensione nella camera di mio fratello da quando si è sposata Bettina. Purtroppo quei soldi della camera ci fanno comodo, perciò la teniamo in casa a quella specie di cristiana…
DON LORENZO – (preoccupato) Perchè Nannina? Che problema ci sta con la signorina Gegetta? Quella ci paga bene… (e va a lucidare il grammofono)
NANNINA – (insinuante) Lorenzo, non fare lo “gnorro”, non fare lo stupido: lo so che tu solo che la vedi a Gegetta stai tutto contento… (poi a Maria) Commà Marì, lo sai come si trova qua (con disprezzo) quella signorinella?
MARIETTA – (facendo finta di non sapere) No, non so niente!
NANNINA – (Dovete sapere che) Due giorni dopo che si sposò Bettina, si presentò alla porta questa giovane, che portava in mano una lettera della Madre Superiora di un orfanotrofio di qua vicino. Sopra questa lettera stava scritto che la ragazza era orfana e visto che era diventata maggiorenne, le avevano trovato un lavoro in una sartoria di Matera. Diceva che questa era una brava ragazza e che potevamo stare sicuri. Infatti sembrava buona buona, timida timida, è vero Lorenzo?…
DON LORENZO – (alludendo) Buona, buona veramente, Nicolino…
NANNINA – Marietta mia, se la vedi adesso che cosa è diventata: è uno scandalo. Io mi vergogno solo a pensare che sta nella mia casa; lo so che le persone sparlano, ma che ci posso fare, Mica è figlia mia! Ah, maledetti soldi! Se stavano i soldi l’avrei già cacciata a quella svergognata…

(Angelina porta finalmente il caffè che porge ad ognuno)

DON LORENZO – Nannina, scusa, ma mo ti stai sbagliando: alla fine dei conti Gegetta è una buona ragazza; i giovani sono tutti così: sono stravaganti, hanno tutti un po’ la testa tra le nuvole…
NANNINA – Eh sì, Lorenzo, si capisce, pure tuo genero era stravacanto, teneva la capa nelle nuvole; allora dicevi che non era adatto per Bettina, dicevi che era pazzo; invece adesso Gegetta è una buona ragazza… La verità è che per te Gegetta è una ragazza “bona”; questa è la verità di Gesù: Lorenzo, ammettilo che con Gegetta ti fai gli occhi…
NICOLINO – (si alza e le va incontro ridendo) Commà Nannina, che fai la gelosa? Siete proprio come a due fidanzatini… Questa si chiama “scenata di gelosia”. Ma potete stare tranquilla: conosco Don Lorenzo da tanti anni e conosco la sua serietà; potete dormire a sette cuscini: lui tiene gli occhi solo per voi …

10) CAMPANELLO -----------------------------------------------------------------

SCENA DECIMA (Si aggiunge GEGETTA)

NANNINA – Angelina….
ANGELINA – Vado… (rientra ancheggiando) E’ la signorina Ge-ge-tta, quella che fa “rotolare”… la borzetta (cenno con la mano dx)
GEGETTA – (Entra ancheggiando con alti tacchi a spillo e una gonna leggera e svolazzante al di sopra del ginocchio) Buona sera a tutti, (nota la presenza degli ospiti) oh; se non sbaglio voi siete i Signori Galletti. Se non ricordo male, ho avuto il piacere di conoscervi nei primi giorni di lavoro presso la sartoria.
MARIETTA – (con ironia) E ti ricordi bene, carina! Io quasi non ti riconoscevo più: come sei cambiata da quella volta che ti ho vista in sartoria, bella mia; (dando di gomito a Nannina) si vede che ti fa bene l’aria… l’aria della libertà!
GEGETTA – E si capisce; l’aria della libertà è la migliore medicina; allora ero appena uscita dal Collegio: 20 anni con le suore (sbuffa) non è uno scherzo! (poi cambiando discorso) Don Lorenzo, se permettete, volevo dirvi che da domani prevedo di tornare più tardi la sera; vi chiederei la gentilezza di darmi una copia della chiave d’ingresso, così non sveglio nessuno quando rientro…
DON LORENZO - Ma cooome signorina Gegetta: mò vi do proprio l’oricinalo e poi domani …
NANNINA – (al marito) Subito lui, l’oricinalo! Aspetta un momento! (insinuante) E come mai Signorina Gegetta pinsate di fare più tardi? Dovete fare le straordinarie? Non ci stava scritto sulla lettera della Superiora che dovevate lavorare fino a notte! (da di gomito a Maria Galletti) E poi noi ci risvegliamo lo stesso se voi tornate tardi: con quei taccazzi che portate…
GEGETTA - Per me fa lo stesso; era per non disturbare voi e pure Angelina che deve aprirmi la porta; poi, se vi può interessare, ho trovato un nuovo lavoro, migliore di quello della sartoria; ora posso finalmente pagarvi con l’aumento che mi chiedeste (apre la borsetta, prende i soldi e li mette sul tavolo). Adesso vi saluto e vado a riposare nella mia camera…(si avvia ancheggiando) Oh, i miei poveri piedi: sapeste che scarpe scomode che fabbricano oggi!
ANGELINA – Oh, poverella!; io mi credevo che erano le scarpe “artopetiche”…, che neanche cadi e ti spezzi le gambe (Gegetta fa finta di non sentire e si chiude in camera. Intanto le mogli sono risentite coi mariti che non avevano tolto gli occhi di dosso a Gegetta.)
MARIETTA GALLETTI – Wè, Nicolino, vieni un poco qua! Prima hai detto che don Lorenzo “tiene gli occhi solo per commà Nannina!” E tu? Per chi ce l’hai gli occhi tu? Ti ho visto come la guardavi a “quella”, questo vecchio rimbambito! (dà schiaffo sulla spalla e prende a impastare con forza scaricando la rabbia)
NICOLINO GALLETTI - (vistosi attaccato) Vecchio rimbambito a me? Ma che dici Marietta: ma che fai la gelosa pure tu? Dopo 27 anni di matrimonio; e che cappro! Ma non lo vedi che quella è una bambina; a me e a don Lorenzo “ci può essere figlia!”…
DON LORENZO–Bravo Nicolino! Ci può essere figlia! (e lucida il grammofono)
NANNINA - Forse voi non la guardavate con malignità, combà Nicolino, ma a mio marito lo guardo da tanto tempo, e quando vede quella “bambina” diventa un altro: gli occhi gli diventano pizzuti pizzuti, perde la lingua e le orecchie: diventa completamente sordo e muto… Quando Gegetta gli passa davanti, non la guarda mai in faccia. Gli occhi vanno dai piedi al petto, salgono e scendono, salgono e scendono e lui rimane teso come uno stoccafisso… Lorenzo, adesso lo so: tu sei un vecchio porco “pirofilo”…
LORENZO – Ehh, pirofilo? Ma sei sicura Nannina? Io non so nemmeno che significa… (ma ha intuito; per non ascoltarla mette la testa nella tromba del grammofono)
NANNINA – Che significa? Mo lo dico a tutti: quelle poche volte che Gegetta mangia con noi, il signore si fa cadere sempre il tovagliolo per terra… Wè commà Marì, una volta mi cadde veramente pure a me, (grida e Lorenzo si spaventa) e allora capii perché a lui cadeva così spesso. Lorenzo, mò sono sicura: tu sei un vecchio porco cinchialo! (cinghiale)
DON LORENZO – Ma che stai dicendo Nannina? Mo cominci di nuovo! Ha detto bene Nicolino prima: stai facendo la gelosa a vuoto: Gegetta è una bella ragazza, ma ha un brutto difetto: quella cià 20 anni e io potrei essere… suo nonno
NANNINA – Povero nonno… Stammi a sentire bene, io t’avviso: se vogliamo andare d’accordo “si guarda e non si tocca”, e speriamo di non avere più bisogno di questi soldi (li prende dalla tavola e se li mette in petto) perché io a quella la devo cacciare al più presto. (gomitata a Marietta) Chissà che bel lavoro ha trovato adesso…

SCENA UNDICESIMA (Stessi personaggi di prima)

GEGETTA – (esce spaventata dalla sua camera con una corta vestaglietta) Ahhh! Angelina, presto, prendi il picchietto; o è una zanzara o è una mosca cavallina: mi ha morsicato il ginocchio

(Gli uomini fanno posto a Gegetta sul divano. Gegetta, si siederà al centro, gli uomini ai lati)

ANGELINA - Signorì, e che cappro: sempre ‘sta commedia!... Ma che vi portate gli animali sotto la gonnella? E se le vestaglia era più longa, il ginocchio non ve lo mozziquava nessuno!!!
GEGETTA – Che c’entra, Angelina!... E’ perché ho lasciato la finestra aperta. C’è talmente un cattivo odore in questa camera…
ANGELINA – Neee… cattivo odore? (guardando donna Nannina che approva) (Ap)prima di voi ci sono stati due uomini in questa camera e sono sicura che “apprima” non si era mai sentito il “cattivo odore”; (entra in camera) ve lo dico io che da anni, tutti i giorni, “rifaccio” quella stanza.
DON LORENZO – (in difesa di Gegetta) Mah! Nicolino, hai sentito come la pensano le donne? Da quando sta la signorina Gegetta quella camera … afeta…(puzza) Mah… Può essere questo fatto?
NICOLINO - (fa il galante) A me mi è sembrato il contrario: quando è arrivata Gegetta mi si è aperto lo stomaco… ho sentito fluttuare il vento profumato dei fiori di primavera… (la moglie ha uno scatto d’ira)
GEGETTA - (prima di rientrare in camera dice) Signor Galletti, che frase galante; che poeta affascinante; (poi a Angelina) Angelina hai sentito? “il vento profumato dei fiori di primavera”; a te l’avevano mai detto prima?
ANGELINA - (l’aggredisce) Wè Gegetta, hai finito adesso! Per forza, con tutto quel profumo e quelle schifezze che ti metti addosso! E poi, sappi, che se non vuoi sentire la puzza, quando apri la finestra, (Gegetta rientra in camera) devi mettere sulla parapetta quelle scarpe che stanno sotto il letto; anzi, quando apri la finestra, buttati giù così la finisci!
DON LORENZO – Wè… wè! Angelina la nervosa. Stai al posto tuo e pensiamo alle cose serie: metti un po’ di spirito sulla gamba di Gegetta, che quella si può anfettare…
ANGELINA – Don Lorenzo, Gegetta la “bua” se la dinfetta sola sola. Da quando sta lei in questa casa io non ciò un secondo per respirare: ci vuole una beby-sister solo per lei (va comunque nella camera di Gegetta a verificare)
NANNINA – (approva) Brava Angelina: se vuole una "babesina" solo per lei se ne andasse da un’altra parte…
MARIETTA – (si avvicina al marito) Nicolino! Quella ti può essere figlia, è vero? Come hai detto prima? Ah: ”il vento profumato dei fiori di primavera”… E perché queste belle frasi, alle tue “figlie vere” e a me non le hai dette mai? Però, appena hai visto (a) Gegetta, ti è “schattata” la poesia… Ma fammi il piacere! (lo picchia) questo vecchio rimbambito che non sei altro; a casa faremo i conti! Ti caverò gli occhi… (si risiede e ricomincia ad impastare facendo traballare il tavolo come se volesse schiacciare il marito sotto le mani invece della massa)

11) CAMPANELLO -----------------------------------------------------------------

SCENA DODICESIMA (Si aggiunge Rocco)

NANNINA – Angelina, Angelina! Corri ad aprire…
ANGELINA – (esce dalla camera di Gegetta con delle scarpe in mano a debita distanza) Ecco: questo è il vento profumato dei fiori di primavera!!! E che tiene sotto il letto? il colera! tiene la rogna!!!… (quindi apre la porta e annuncia) é il sig. Rocco…
ROCCO – (entra canticchiando una canzone in dialetto locale) Buona sera… Oh, che piacere, ci stanno pure i miei benefattori… (fa un inchino e poi dice a don Lorenzo) Papà, sapete dov’è Bettina? Sono tornato dal lavoro, ma non era in casa, e allora ho pensato che stesse qui…

(Don Lorenzo cerca di rispondere ma Nannina lo anticipa)

NANNINA - E’ uscita: è andata ad accattare (comprare) un paio di scarpe; Mo deve venire, ha detto che passerà di qui per farmele vedere; aspettala qui. Vuoi un caffè?
ROCCO – Ma cooome, signora Nannina…
NANNINA – Angelina, vai a fare altri 2 caffè, per Rocco e per me…
ANGELINA – Signò, poi dici che tremi tutta quanta… Brutta fine farete!!!
NANNINA – (fa le corna) Ma tu i cappri tuoi non te li sai fare proprio? Bah!
MARIETTA - Beh! Rocco, parlaci del lavoro: ti piace? Se non ti trovi bene in quella ditta di Pompe Funebri, io e Nicolino ti possiamo aiutare a cambiare lavoro: abbiamo saputo che tra qualche giorno si libera un posto di camposantaro… (o custode del cimitero)
DON LORENZO – (Si alza, e mentre finge di impiccarsi al proprio cravattino dice) Alla faccia del cambiamento… (e si risiede sfiduciato)
ROCCO - Grazie tante “commare” Marietta; il lavoro è faticoso, ma mi piace assai; da quando sto io, la ditta (d sprecamurt) va di lusso: ogni giorno faccio in media 5 funerali. Comincio di prima mattina; piango 2 ore per ogni morto, per un totale di 10 ore al giorno; quando mi ritiro la sera, la casa mi gira tutta intorno intorno, ma mi sento proprio soddisfatto. Lo sapete che sogno di fare l’attore, e piangere ai funerali mi mantiene, come dire, in allenamento. Al contrario, (comincia a ridere) fuori dall’orario di lavoro, cerco di ridere più che posso; sapete, (convinto) un attore deve essere completo! (ride ancora)
DON LORENZO – Scusa Rocchino, mi devi togliere una curiosità: come fai a ridere e a piangere… a comando!?
ROCCO – (continua a ridere) Giusto, papà, questo è un segreto che non ho mai rivelato a nessuno, ma visto che me lo chiedete voi… Allora, ogni attore ha il suo segreto: per esempio se voglio piangere faccio finta di essere vostra figlia Bettina che piange davanti al vostro cadavere…
DON LORENZO – Al mio catavere, ma non ne stavano più? Ma guardate che mi tocca di sentire!... Scusa Rocchino, qua sta Nicolino che ti ha trovato questo bel lavoro: fai finta che è morto e piangiti a lui!!! (Nicolino fa le corna e Maria si fa la croce)
ROCCO – Ma non ci riesco, papà: che mi volete far perdere il posto? (di lavoro)
NANNINA – Che gli devi far perdere il posto (a tuo genero)?
DON LORENZO – Quella gioia di posto? No, non voglio!!!
ROCCO – Papà, ma è solo una finzione… così vi allungo la vita… Invece, per esempio, se voglio ridere (già ride) mi immagino la faccia vostra che non vendete più un grammofono da due anni… Ah ah ah, oh oh oh uh uh uh (ride forte)
DON LORENZO – Discraziet farabbutt… Nannina, questo ce l’ha proprio con me… Questo incosciente mi farà perdere pure i 14 miglioni…. Diglielo tu il fatto della contessa …

12)CAMPANELLO ---------------------------------------------------------------

Angelina va ad aprire questa volta senza ordini, visto che Nannina sta parlando...

NANNINA – Avveramente Rocco, vedi di non ridere più dopo le nove di sera che i vicini si lamentano… Quelli mica lo sanno che tu fai "l’allevamento" (da attore)

SCENA TREDICESIMA (Si aggiunge Bettina)

BETTINA – Buona sera! Oh, i compari nostri: è sempre un piacere vedervi… Rocco, sei sempre il solito: ti ho sentito ridere dalla strada. (comincia a sfilare sulla scena, mirandosi le scarpe dal tacco alto) Allora… Come mi vedi?
ROCCO – (che insieme agli altri le guarda quelle scarpe bizzarre, così all’avanguardia) Diversa! Molto cambiata! Ma che scarpe hai comprato? Ma come caspita cammini? Sembri un trampoliere che sta per ciampicare (inciampare) da un momento all’altro (ride da solo forzatamente, alternando le vocali)
NANNINA – E’ vero: non hai mai portato questo tipo di scarpe. Com’è che hai cambiato pensiero? Dicevi sempre che se le mettevano quelle donne lì, non sai? …come a Gegetta
BETTINA – Infatti, sono uguali a quelle di Gegetta! Guardatele bene: mi sono accorta che con queste scarpe ho una camminata più morbida e più femminile, (mentre sfila avanti e indietro sul palco) non ti pare Rocco? Per strada ho notato che gli uomini mi guardano con certi occhi… e mi fanno pure tanti complimenti…
ROCCO – Una camminata più morbida e femminile? Ma perché con le scarpe che portavi prima, avevi una camminata più tosta e maschile? AH… AH ….AH…
DON LORENZO – Bettina, a papà, porta subito indietro quelle scarpe: non ti ho mai visto di torcerti in questo modo; oggi gli uomini ti hanno fatto i complimenti, (in crescendo) ma domani ti chiederanno quanto ti prendi!!!
NANNINA – (vendicativa) Lorenzo, tu sei all’antico e bugiardo. Eccome, se quelle scarpe le porta Gegetta ti piacciono, se le porta tua figlia, no… Lo sai che ti dico? Pure a me mi piacciono; anzi, Bettina, andiamo di la che me le voglio provare anch’io: pure io mi devo torcere come a Gegetta… Commà Marì, che vieni pure tu?
MARIETTA – Si, pure io mi devo torcere come a Gegetta (insieme a braccetto si dirigono verso la cucina, torcendosi in modo esagerato)
ANGELINA – Signò! E io?
NANNINA – E vieni pure tu! (Angelina le segue torcendosi pure lei tutta contenta)
DON LORENZO – Ma le hai viste Nicolino? Roba da mettere le mutande ai ciucci: si deve torcere come a Gegetta? E io le devo torcere il collo come alla gallina…

QUATTORDICESIMA SCENA (Nicolino, Lorenzo, Rocco e Gegetta)

NICOLINO – Don Lorenzo, lascia perdere: sono capricci di femmine… Piuttosto, (si avvicina) che sorta di femmina che tieni dentro casa… Se tua moglie la caccia a Gegetta, dimmelo, che me la prendo in casa mia…
DON LORENZO – Si, così tua moglie ti accoppa di mazzate… Amico, se vuoi sentire l’aria di primavera, devi venire qua… Caro mio la "trottura" dei cinesi…

(si apre la camera ed esce Gegetta, ma non trova Angelina ad aiutarla)

GEGETTA – Angelina… dov’è? (Ingenuamente, anche se ci sono solo uomini) Venite, presto, sotto il mio letto ho visto un topo!
I TRE UOMINI – Un topo?... Andiamo a vedere, andiamo a vedere!!!

(I tre si precipitano con lei nella camera; a questo punto si sentono i mugolii e le grida di Gegetta e dei tre uomini che sono alle prese con il topo. Dopo una dozzina di secondi rientrano le donne che, attirate dai rumori si avvicinano sospettose alla camera di Gegetta, ma non aprono nè bussano: stanno ad origliare per sentire cosa succede. Le donne sono deluse dal comportamento dei loro mariti: gesticolano tra di loro e si preparano alla vendetta)

QUINDICESIMA SCENA (Si aggiungono le altre 4 donne)

NANNINA – Si pote sapere che state facendo in questa camera?
MARIETTA – Uscite di lì, questi brutti porchi cinchiali…

A questo punto gli uomini escono in condizioni pietose, cercando di ricomporre i capelli e gli indumenti in disordine, seguiti da Gegetta, anch’ella scapigliata. Nicolino ha una mutanda in testa, mentre Don Lorenzo ha un reggipetto sulla spalla…

BETTINA – Rocco, parla tu… sentiamo che scusa ti inventi
ROCCO – (ricomponendosi, comincia a ridere dell’equivoco) Calma, fatemi spiegare… Allora: Gegetta è uscita dalla camera spaventata perché ha visto un topo sotto il suo letto; Angelina non c’era, voi nemmeno e allora noi ci siamo fatti coraggio e siamo entrati per prendere il sciorgio…
GEGETTA – (accortasi dell’equivoco creato) E’ tutto vero! E’ tutto vero! Io poi ho richiuso la porta per non fare uscire il topo…
NANNINA - Zitta tu! Scualtrina!!! (pausa - Nannina e Marietta incrociano lo sguardo soddisfatte, come per dire: ben detto)
MARIETTA– Parla quando piscia la gallina! (idem tra Nannina e Marietta)
NANNINA – (di nuovo a Gegetta) Chi ti ha chiesto niente?
ANGELINA – Sta scapiddata (spettinata) la deficiente!
NANNINA - (ad Angelina) Addove ci azzecchi mo tu?
ANGELINA – Ah, non ci azzecco niente?… Allora me ne vado proprio…
NANNINA - E vattene...
BETTINA – (impaziente) Rocco, vai avanti; sentiamo fino a che punto arriva la vostra faccia tosta…
ROCCO – Allora, stavo dicendo: noi tre ci siamo subito buttati sotto il letto per prendere il topo: ma un po’ perché stavamo stretti, un po’ perché la puzza di scarpe non ci faceva respirare… inzomm, non abbiamo accapozzato (capito) niente… fino a quando Gegetta non ha visto il topo uscire dalla finestra… Ecco, questo è tutto quello che è successo lì dentro …
NANNINA – Ah, e vi dobbiamo pure credere! Vi dobbiamo dare pure una medaglia per il coraggio che avete avuto. Tenete la faccia di bronzo di negare così. Ve lo dico io che cosa è successo la dentro: (in crescendo) Voi siete andati per prendere un topo sotto il letto, e avete preso una zoccola sopra il letto …
DON LORENZO – Ehhh… Nannina, per piacere finiscila di fare queste brutte scenate… Ma perché le donne dovete sempre pensare a male! Che quanto tempo siamo stati lì dentro? Un minuto, un minuto e mezzo; ma come fate a dire che in un minuto e mezzo… è successo… un fattaccio?
NANNINA – (lo“sputtanamento” pubblico) Stai zitto tu, Lorenzo, che a te, per quel fattaccio, un minuto e mezzo, ti basta e ti avanza…

(Nicolino e Rocco ridono sotto i baffi, mentre Lorenzo, per la vergogna, si nasconde la faccia dentro un fazzoletto)

MARIETTA – (anche lei, per vendetta, rivela l’intimo segreto) E tu Nicolino, che tieni da ridere? Tu sei tutto il contrario: tu fai come a nonnò: cominci a mezzogiorno e finisci a mezzanotte…

(Nicolino, per la vergogna, ripete il gesto di Lorenzo, che adesso può ridere di Nicolino)

BETTINA – (con disgusto) E tu Rocco, mi hai proprio deluso… Io da domani tacchi a spillo e gonna corta sopra al ginocchio (poi dice al padre) Papà, noi ce ne andiamo (escono)
DON LORENZO – No!
MARIETTA – Scusate commà Nannina, ma pure noi ce ne andiamo. (prende il marito per la collottola) Nicolino cacatosto, a casa a dormire, che mi fa male assai la testa… (escono pure loro)
NANNINA – (cammina nervosa sul palco come Don Lorenzo) Lorenzo, mò basta! Deciditi: o cacci a Gegetta o me ne vado io!!!
DON LORENZO – (zoppicando se ne va) Nannina, con te non si può ragionare… tu stai come una caffettiera bollente! Io me ne vado alla cantina, mi voglio ubriacare alla faccia tua!!!
NANNINA – E vattene pure tu, fuocoinculo…
DON LORENZO – (prima di uscire ricambia il soprannome) Cazz cozz…
GEGETTA – (che ha seguito tutto davanti alla porta della sua camera) Scusatemi Signora Nannina, ma io non volevo fare niente di male! (comincia a piangere) Perché ce l’avete tutti con me?
NANNINA – (la canzona) Tutti con te… Sì, piangi, piangi pure, bella mia…non mi freghi… Le conosco “quelle” come a te che vanno sfasciando le famiglie…
GEGETTA – Le famiglie? (si commuove) Io una famiglia non l’ho mai avuta, non so cosa sia… Da quando sono qui mi sono chiesta tante volte, signora Nannina: (piange) se fossi vostra figlia… mi trattereste così? (aspetta ansiosa una risposta)
NANNINA – Io una figlia come a te? Mai e poi mai! (Gegetta si chiude in camera)

13) CAMPANELLO ----------------------------------------------------------- --

SEDICESIMA SCENA (Si aggiunge Tonio)

NANNINA - Angelina, la diavola della porta…
ANGELINA - (pensa a voce alta) Wè, oggi non ce la faccio più... (torna con aria seria) Signora Nannina, è vostro fratello Tonino!
NANNINA - Tonino? E perché non mi ha avvisato la dottoressa? Bah...

(va verso la porta mentre Tonio avanza con passo stanco)

NANNINA - Entra Tonino... E... come mai?
TONIO - Ciao Nannina! (ha indosso una giacca al disopra del pigiama)
NANNINA - (l'abbraccia) Fratello mio, che bella sorpresa! Sono proprio contenta... E com’è che sei uscito senza avvisarmi?... Io ti vedo assai stanco... siediti!
TONIO - (si siede) Si, sono proprio stanco... Scusa l'intrusione... Ma non ti preoccupare… me ne vado subito... (trasognato) Sono venuto… per rivedere questa casa… dove ho abitato tanti anni con te (dopo che tuo marito morì in guerra)… Ma com’è cambiata … (cambia umore e si alza) pure il cartello sopra alla porta della mia camera avete tolto…chi sta? Ancora quel disonesto di Rocco Strozza?
NANNINA – No, Rocco Strozza l’ho cacciato, come volevi tu…. La verità, da qualche mese la camera tua l’ho fittata a una ragazza che veniva da un Collegio di suore di qui vicino… ma non ti preoccupare: la devo cacciare al più presto; ricordati che qui il posto per te sta sempre. Angelina, prepara un letto per Tonio…
TONIO – Nannì… per favore, non mi contrariare pure tu… Non c’è tempo, come te lo devo dire? Me ne sono scappato dall’ospedale e devo tornare prima che mi vengono a prendere…
NANNINA – Sei scappato dall’ospedale? E perché?... Tonino, possibile che sei fuggito soltanto per rivedere questa casa?
TONIO – Eh, Nannì, tu mi stai sempre addosso… Vuoi sapere quello che faccio… quello che penso… E’ stato sempre così… Tu mi volevi aiutare e io non mi volevo fare aiutare… Tu volevi sapere… e io non volevo parlare… Ma oggi… oggi è diverso… A tenere troppo la bocca chiusa, i pensieri diventano segreti… i segreti diventano rimorsi… e i rimorsi diventano tarli che scavano e mangiano, mangiano e scavano, fino a farti precipitare... fino alla pazzia!
NANNINA - Fratello mio, ma fammi capire: che sono questi segreti che dici sempre...?
TONIO - (fa un lungo sospiro) Ti ricordi, Nannì… Molti anni fa ho vissuto per un po’ di tempo a Bari… Lì conobbi una ragazza greca bellissima… ci innamorammo… andammo a vivere insieme e dopo qualche anno nacque una creatura. Era bella come la madre, tenera e delicata come una farfalla… e noi perciò così la chiamavamo: farfallina…(trasognato) far-fa-lli-na…
Eravamo felici… o almeno io… ero felice. Ma la nostra storia improvvisamente finì…La bambina non teneva neanche un anno… Una mattina mi svegliai e Vassileva non c’era più! Vassileva era scappata, mi dissero, con un poeta… un artista… Quante volte te l’ho detto, Nannì, che gli artisti sono brutta razza… sono masciari… portano la disgrazia nelle famiglie… Rimasi solo, con una bambina piccola a cui badare…e non sapevo che fare: ebbi paura… E feci l’unica cosa che non avrei mai dovuto fare: presi la farfallina mia… la misi in una cesta con una lettera… e la lasciai davanti ad un orfanotrofio. Mi nascosi in un angolo e aspettai… aspettai fino a quando una suora uscì… la vide… e se la portò dentro. L'ultima volta che l'ho vista aveva 6 anni, ma il rimorso di averla abbandonata non mi ha lasciato mai, né di giorno e né di notte...
E adesso vengo dall'orfanotrofio (di Bari): l’ho persa… Gegetta se n’è andata…
NANNINA - Gegetta? Che mi stai dicendo fratello mio! Ma allora quella ragazza che sta adesso nella camera tua, è tua figlia… è mia nipote! (abbraccia Tonio)

(A questo punto, Gegetta esce dalla sua camera)

GEGETTA – (spaventatissima) Angelina! Angelina, corri, ti prego! … In camera mia è entrata una farfalla e forse mi si è andata a posare sui capelli!
TONIO - (si gira e commosso le si avvicina piano dicendo) Una farfalla? Proprio una farfalla? (trasognato per la visione angelica della figlia) Non muovetevi, signorina… E’ sulla vostra spalla… Permettete? … (la prende) … Ecco qua! (sorride guardandosi i pugni chiusi nei quali tiene una farfalla immaginaria)
GEGETTA - (si rivolge ignara a suo padre) Grazie signore... ma adesso cosa ne farete?
TONIO – Io… vorrei tenerla un po’ con me… ma lei… lei è nata per volare…
Scusate… ma ora io… me ne devo proprio andare… (compie qualche passo)
NANNINA – E no, fratello mio, non te ne puoi andare così, senza una carezza, un bacio, una parola buona…

(Gegetta ha capito e porta le mani alle tempie)

NANNINA - E io, adesso, cosa devo fare col tuo segreto?
TONIO - (Si ferma per rispondere) Sorella mia, te lo affido: il mio segreto adesso è tuo! (riprende a camminare dando le spalle a Gegetta)
GEGETTA – (decisa) Nossignore, è il segreto della mia vita!... Prima di uscire dall'orfanotrofio, la Superiora mi ha parlato di voi e mi ha dato questo indirizzo… Perciò, se siete il fratello di Donna Nannina, siete mio padre!!!...
TONIO - Ma cosa dite signorina? State facendo un grosso sbaglio…
GEGETTA - Non avete neanche il coraggio di guardarmi in faccia... (con risentimento) Giratevi!
TONIO - (sì gira piano) Ma… avete capito, signorina? Io sono pazzo... (Strabuzza gli occhi e le si avvicina un poco) Vi piacerebbe di avere un padre malato di mente?
GEGETTA - No... Ma prima d’ora… io…io non avevo niente…
TONIO – (mentre le si avvicina di più) Ma io... io faccio pena... vedete...
GEGETTA - (gli scruta il viso da vicino)… Gli occhi, non posso dimenticare i vostri occhi: sono gli stessi di 15 anni fa. Era il mio 6° compleanno. Quell’unica volta che avete avuto il coraggio di venire a trovarmi in Collegio, mi dissero: "Vieni, è venuto tuo padre... per farti gli auguri... Io, tremavo... Ma voi non mi prendeste in braccio, non mi colmaste di baci, non eravate lì per portarmi a casa… come ho visto fare tante volte… Quanto tempo è passato: il mio turno non è mai arrivato... E voi, senza dirmi una parola, mi porgeste una bambola di gesso, come se quella cosa (regalo) potesse... bastare... Io, la scaraventai per terra facendola in mille pezzi... e poi scappai... Io vi ho odiato!... Voi eravate un gigante ed io ero troppo piccola per rimproverarvi, per prendervi a schiaffi, per capirvi...
TONIO - (passa volutamente al TU) E credi di capire adesso? Le tue parole sono peggio degli schiaffi per me... Ma sì, continua, scava pure nella mia ferita…
GEGETTA - No, io sento che hai pagato abbastanza, e adesso se stai qui… lo stai facendo per me…
TONIO - …Forse… o forse solo per dare un volto ai miei incubi…
GEGETTA - Ma io non voglio che ti tormenti… Ora, io, non ti odio più...
TONIO - … ma sono io che mi odio… e odio tutto ciò che mi sta intorno…
GEGETTA – Non m’importa… E se anche l’odio non diventasse mai amore, tu... sarai sempre mio padre... (lo abbraccia e incomincia a piangere) Ma non capisci che ho bisogno di te? Io non ti lascerò andare… (Tonio si sottrae all’abbraccio)
TONIO – E invece devi lasciarmi libero… libero di dimenticare…
GEGETTA – Dimenticare?... Smettila papà, tu non sei pazzo, sei soltanto solo... come me...

(Nannina abbraccia Gegetta; ha capito il dramma della nipote che non si rassegna alla perdita del padre appena ritrovato)

TONIO – Ma io, io non posso…. ho provato a stare qui, con voi … che vedete le cose al contrario di come le vedo io… Con voi che vivete ingabbiati nella vostra normale ipocrisia… Perciò me ne voglio tornare là … io devo stare con quelli come me… che sono veri… che sono liberi…

Quando la musica di sottofondo arriverà al culmine, le luci inquadreranno principalmente le mani chiuse di Tonio, il quale… libererà la farfalla immaginaria verso il cielo… e, con viso ridente, pian piano si dirigerà verso l’uscita.


Si chiude il sipario

Fine


Opera rappresentata nella stagione teatrale 2008/2009 in 10 repliche.

Per eventuali contatti: [email protected]


Autore:
Carmelo dott. Gaudiano
Piazzetta Ignazio Silone, 4
75100 – MATERA –
Cell. 3471194351 – 0835/349499 – 0835/333714
e-mail: [email protected]

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