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CARMEN DI GIULIO


     
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50 - TRISTEZZA DI PLENILUNIO

Anche stasera in ciel brilla la luna
che con la fredda e cruda sua chiarezza
fruga nel cuore;

e nel silenzio un poco inopportuno
strappare all’ombra vuol la sua bellezza,
il suo mistero.

Io penso ad un sepolcro in Cimitero
in fra le croci muto e impenetrabile
nel quale giace

chi a me, padre ed amico, e non par vero,
la morte rapì in modo esecrabile
son poche sere.

La luna sale lenta, maestosa
candido sui cipressi stende un velo,
tenue, impalpabile,

e la funebre quiete silenziosa
col suo bianco metallico di cielo
copre pietosa.

Tutto intorno tace, splendono i marmi,
sopra di essi i riflessi delle stelle
treman lucenti;

oh! di morti uno stuolo veder parmi
piano aggirarsi ed abbracciare quelle
nere epigrafi,

ultima voce dei loro cari.
La luna intanto tremula accarezza,
gelida mano,

occhi senza fulgori, tristi e amari,
cuori senza passioni, né dolcezza.



50 - TRISTEZZA DI PLENILUNIO
E' un momento di poco successivo alla scomparsa del Padre. A Carmen pare strano che comunque, la vita continui, che la Luna brilli nel cielo notturno cercando di strappare all'ombra la sua bellezza. E' questa che ella cerca, l'ombra. In essa si identifica il suo animo scosso da un dolore che mai si sarebbe aspettato di poter provare. Immagina quel luogo poco lontano dalla sua casa "bantina" in cui il corpo del "padre-amico" giace ormai inerme. Le pare di vederlo e l'immagine che si compone nella sua mente è vivida, chiara, quasi la osservasse realmente. Così, allo stesso modo, reale le appare lo stuolo di anime vaganti, in cerca di quelle epigrafi che ancora possono rendere possibile un contatto amoroso con chi le aveva tanto amate. Fra queste anche lei, spera...


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