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Guerrieri Gaetano


     
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Muri

Anche stasera nessuno l’ascolta, nessuno gli rivolge la parola. A casa c’è la solita aria d’affollato abbandono e di sufficiente insufficienza.
Moglie e figlia in cucina a parlare sottovoce e il figlio chiuso, come sempre a chiave, nella sua stanza.
I muri trasudano la consueta e protratta abbreviazione e i silenzi, studiati e naturali, riempiono l’aria d’una insopportabile sopportazione.
Una vita tediosa e melmosa fatta di frasi fatte, di accettate e comprese incomprensioni mai chiarite e di rumorosi silenzi sempre più grandi e interminabili.
Il loro continuo costruire é fatto di un umano e intollerabile abbandonarsi e di un’amorevole discordia che serpeggia, più cattiva e palese, durante i pasti conditi da una strana calma irritante.
Hanno rinunciato a lottare da tempo, hanno smesso di combattere e si sono rassegnati a sopravvivere come degli estranei combacianti.
I rapporti tra loro sono limitati a una sciatta attenzione quando i contatti sono inevitabili.
Stasera lui sente più forte il peso della solitudine e più crudele e meschino gli appare l’esilio in casa a cui è condannato senza processo.
Stasera si domanda se l’ignara e consapevole estraneità consanguinea che è la caratteristica fondamentale della sua famiglia valga tutta l’angoscia che ha provato negli ultimi cinque anni e se mai riuscirà a fare a meno di quest’unico legame che ancora lo tiene al lavoro, in questa città e lo costringe a un’insulsa vita spesa a cercare spiegazioni e soluzioni.
Affine estraneità la loro.
Un disaccordo accordo fatto di un vivere ignorandosi, di gesti e di parole intrise di una sgarbata cortesia, di convenevoli villanie che arrecano un danno innocuo.
A volte si guardano in silenzio, altre volte si evitano e sempre l’incomprensione e il silenzio sono i soli incontrastati padroni del loro vivere insieme e si palesano in affabili ostilità cui nessuno dà ormai più peso.
Credo si tratti, più che altro, di un venerabile disprezzo frutto di un grezzo decoro. L’autentica falsificazione di uno stato di sopportazione cui nessuno sa più rinunciare.
Spesso preferiscono mettere muri tra loro, ognuno in una stanza diversa, a fare cose differenti e a chiedersi il perché di quest’ottusa finezza che dà il senso e la misura della loro proverbiale e inadeguata adattabilità.
Lei, un’abominevolmente adorabile, l’estranea compagna di tutta una vita. Orgogliosa e testarda, tanto intransigente con lui quanto permissiva coi figli; l’esempio preciso di una casalinga perfetta. Credo lo odi al punto da non voler rinunciare alla sua presenza per portare a termine una crudele vendetta.
Lei l’accidia operosa di una donna che pubblicamente ha saputo sempre mantenere il decoro e una ricercata ed apparente purezza familiare.
Dotata di una contenuta arguzia e di una detestabile moralità non ha mai saputo o voluto perdonargli la sua volubile fedeltà e il suo mite amore.
Lei, la sintesi perfetta di un naturale equilibrio e di una dedicata abnegazione, la regina di tutte le madri.
L’onesta e risoluta truffa per un morto annoiato.
La figlia, la prosperosa calamità per un padre bambino, il lodevole impegno di una gioia variegata; spesso assente o impegnata al telefono, mai in sintonia con la sua voglia di tenerla vicino per parlare.
Il figlio, giovane vecchio, sempre serioso e intransigente, sempre pronto a ignorarlo e ad avvilirlo, la coscienza terrena di una posteriorità antecedente, il fedele seguace di un’ostilità perenne.
E lui, il vero apocrifo di questa famiglia.
Inconcludente e puttaniere, eterno infelice di un’analogica intemperante incomprensione.






Persone unite da vincoli di parentela innalzano tra loro muri d'indifferenza e di silenzio grandi e impercettibili al mondo esterno…
Certe volte si è tanto più lontani quanto più si è vicini. Si può vivere sotto lo stesso tetto e condividere solo noia insofferenza.


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