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CARMEN DI GIULIO


     
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3 - A MYRIAM

Con un visino fresco e luminoso
correndo viene a me la mia piccina,
esala odor di vento dai capelli.

C’é il risveglio nel suo aspetto festoso
di primavera, l’alba montanina
di un bel giorno di maggio e degli uccelli

la garrula brama di libertà.

Tutto un brillio é la sua personcina,
come il cristallo in cui si frange il sole,
come la prima stella della sera.

Brillano i suoi dentini in bianca trina,
sui riccioletti ambrati un riso suole
fulgido folleggiar. Nella sincera

pupilla é un tremolar d’onda marina,

riverbero di liquidi colori.
E in fondo in fondo trema un filo d’oro
della mia vita il filo conduttore.


Pubblicata sul libro “Primo incontro” casa editrice “La Zagara” (Milano), anno 1958.



3 - A MYRIAM
Questi versi sono quasi una risposta ai precedenti, dedicati al padre. La vita riprende a scorrere nel cuore di Carmen. E’ come se si accorgesse d’un tratto che accanto a lei cresce un fiore fresco, vivo e vitale, pieno di quella gioiosa bellezza che la morte non può insidiare. La descrizione della sua bambina non lascia spazi a commenti, tanto affettuosa appare e precisa nel cogliere gli elementi minimi del suo essere, accostati a quanto di più bella la natura, in primavera, ci può donare. E’ un canto alla gioia, alla speranza, al desiderio di continuare l’avventura in questo mondo, per dare anche un senso più pieno a ciò che si è perduto.


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