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Chiaro inusuale - 01

Il cielo, quel giorno di fine febbraio, era d’un chiaro inusuale.
Non faceva freddo né caldo, non pioveva e non c’era il sole. Sembrava che non ci fosse niente. Niente altro che quel chiaro, stantio ed esagerato inusuale che vedevo in ogni cosa intorno. Lo vedevo nel cielo e nelle nuvole che sentivo lontane e distratte, nella terra che avvertivo fredda e contratta, nei palazzi e nelle strade che trovavo orribili e brutte.
Lo trovavo anche nella gente, quella poca gente che incontravo per strada e che non degnavo di un solo sguardo.
Ero uscito di casa col cane solo a fare due passi, pensare e fumare una sigaretta e avevo dentro quello che vedevo, vedevo e vivevo fuori; quel chiaro inusuale forte, denso, pregno di stantio e di un malevole dolcissimo e tristissimo. Persino Bruto, il mio cane, mi sembrava che fosse come tutto il resto e che, anche in lui, ci fosse quel chiaro grigio che vedevo e trovavo dappertutto.
Era già un bel po’ di tempo che mi sentivo così anch’io.
Era come se mi svegliassi ogni mattina con quel colore, che conservavo dentro e che, poi, trasferivo intorno e su ogni cosa mi circondasse.
Mi addormentavo e mi risvegliavo con quel colore e quell’umore e non saprei dire se era l’uno a condizionare l’altro o se fossero, invece, entrambi parti o dipendenze dello stesso sentirsi o essere.
Mi sentivo un gabbiano e, proprio come un gabbiano, mi sembrava di volare piuttosto che camminare. Il mio volo, però, non era un volo vero e proprio con le ali e nel libero cielo ma un camminare, quasi scivolando, sulla terra. Facevo le cose di sempre, vivevo come tutti gli altri ma, ogni cosa, ogni faccenda, era fatta e vissuta come attenuata o, addirittura, attutita o ovattata, come i miei passi. Tutti e tutto mi scivolava vicino, intorno, come se fosse eseguita o fatta da un’altra persona, come se il mio corpo e la mia mente avessero scelto di ignorare e vivere senza alcuna partecipazione, quasi con distacco, come se tutto e tutti fossero interessi di un’altra persona e di un’altra realtà e non mi riguardassero.
Non sentivo quasi piĂą niente, nessuna emozione, nessun sentimento, nessun dolore, nessuna gioia, solo assenza.
Anche i miei pensieri, in quel periodo, erano diventati indipendenti e vivevano come in una dimensione propria, lontano da me, dalle esigenze materiali della vita e della mia esistenza. Mi sentivo anima ospitata da un altro corpo che faceva azioni che non lo riguardavano e trascorrevo il tempo in una specie di limbo ad ascoltarmi senza neanche partecipare.


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