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Guerrieri Gaetano


     
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La mia Napoli



Napoli, la mia Napoli, la città in cui non sono nato e non sono vissuto ma che sento più mia. La città dove mi sento più io. Oggi vado a Napoli, ci mancavo e mi mancava da mesi, da sempre. Napoli, una città conosciuta vent’anni fa, il posto ove scappo quando non sto bene e ho le palle piene, quando ho voglia e bisogno di distrarmi e guardare la vita e la gente in faccia, senza l’ipocrisia e le convenzioni della normalità. Appena ci arrivo inizio a respirare, scompare l’angoscia e, come per incanto, torno a sorridere, a vivere.
Suona la sveglia, non era necessario, sono sveglio da almeno quindici minuti. Mi giro per un attimo, Maria sta ancora dormendo; meno male, posso evitare il peso di vederla prepararmi il solito caffè. Provo al alzarmi ma Lei mi anticipa, così decido di fermarmi ancora qualche minuto a letto. Mi siedo guardandomi intorno. Le pareti bianche, l’armadio stracolmo di vestiti, il balcone su via Vaccaro e il rumore di auto, come al solito. Accendo lo stereo, metto il cd dei Rammstein, ascolto “Mutter” con la cuffia per non disturbare i miei figli che stanno ancora dormendo e guardo il soffitto. Sotto la doccia sorrido mentre m’insapono, una sciacquata veloce; esco, mi guardo nello specchio e mi trovo, anche oggi, accettabile, meglio così. A volte mi trovo d’un brutto terrificante, oggi no, per fortuna; vado a Napoli, quando parto per questa città è sempre così.
L’autobus non si ferma, distratto da un cartello attaccato alla colonnina del telefono non ho fatto segno all’autista di fermarsi e il pulman se ne è andato senza prendermi. Cazzo, lo sto perdendo. Decido di andare alla fermata successiva, scelgo la fermata a valle. Ci sono delle scalinate che, forse, mi consentiranno di arrivare prima di lui. Corro e, intanto, sorrido per quanto sono stato, come al solito, scemo. L’autobus si ferma e salgo, incazzato con l’autista ma, per rovinarmi l’umore decido di non dirgli nulla. Saluto i miei amici e mi siedo da solo, l’autobus riparte, vado a Napoli comunque. Sono a Napoli, scendiamo e decidiamo camminando il percorso da fare.
Si passa dalla Dukeska, il mio itinerario preferito. Siamo tra le bancarelle del mercatino di tutti i giorni, il solito caos, la solita merce. Sto bene, sono a casa mia; la Dukeska mi mette sempre a mio agio nonostante le urla dei commercianti, il caos e le auto che l’attraversano scansando i passanti.
Sulle bancarelle cd contraffatti, pantaloni di marca perfettamente falsificati e tutta la merce che esiste a questo mondo, a poco prezzo; in qualche modo un “affare” ma non compriamo niente. I miei amici hanno un po’ di paura a restare, gli spiego che non è pericoloso, basta stare attenti, al massimo ci possono fare “un pacco”, che a me l’hanno già fatto, ci ho rimesso settanta mila lire ma mi sono divertito, sono bravi e simpatici i napoletani persino quando ti fregano. Un ambulante grida “ E’ n’affare che non vedeto? Siete cecati?” guardo la sua bancarella con magliette di marca, probabilmente false e, il prezzo, cinquemila lire, “Un vero affare!” penso.
Ce ne andiamo per corso Garibaldi, ci fermiamo al bar a mangiare qualcosa e a bere un caffè poi andiamo verso il Duomo. Lungo la salita, su un muro, un annuncio funebre “ All’età di… Si è spento ….. detto ‘U Chiattone “ . Qui, a Napoli, anche la morte è differente, normale, come la vita, a differenza delle altre città, questa è vera, è come la vedi. Napoli è così, puoi amarla come me o odiarla ma resta sempre straordinariamente vera, differente da ogni altro posto. Il Duomo è sconvolgente ma lo stanno ristrutturando e non riusciamo a vedere tutta la cappella sulla sinistra, quella con le bacheche sui lati, e non riusciamo nemmeno a scendere da San Gennaro, sotto l'altare principale, è chiuso, purtroppo.
Andiamo nella cappella del cuore di San Gennaro, ci passiamo qualche decina di minuti osservandola, in silenzio poi usciamo.
In chiesa c’è un matrimonio ed assistiamo all’arrivo della sposa, con il padre, lo sposo è già sull’altare ad aspettare e ci fermiamo per un po’ a guardare la sposa. “Dite di NO” penso, “Salvatevi, scappate” penso a voce alta; qualcuno mi sente e mi guarda male così ce ne andiamo, ci aspetta San Gregorio Armeno, la strada dei presepi.
San Gregorio Armeno è incantevole, ci fermiamo a guardare le chincaglierie delle bancarelle, i personaggi dei presepi fatti a mano. C’è Bossi con l’immancabile scritta “ce l’ho duro”, Tarricone del “grande fratello” e, manco a dirlo, il cavaliere Berlusconi. Fra due domeniche a Napoli si vota per il sindaco ma sui muri troviamo solo pubblicità per il candidato della destra intento a guardare l’orizzonte con Berlusconi, alle spalle, che gli indica la strada con la mano protesa. Non vediamo manifesti della Iervolino “E’ troppo brutta” penso “non vogliono spaventare gli elettori del centro – sinistra, per questo non hanno messo i manifesti, chi vota a sinistra non ha bisogno della pubblicità, vota e basta anche se stavolta sarà più dura, votare per la Iervolino è quasi una missione impossibile, quasi come quella di votare i candidati democristiani a Potenza, domenica scorsa, alle politiche”. “A Molinari l’ho votato” dico ai miei amici “Mi sono dovuto tappare il naso ma l’ho fatto, mi ero sufficientemente preparato ma quando ho letto Boccia sull’altra scheda …Ho avuto un crampo allo stomaco e ho barrato lo stemma di Rifondazione Comunista, non me la sono sentita proprio… Era troppo…Per Gruosso non ho avuto troppi problemi, anche se mi hanno detto che è uno stronzo ma io non lo conosco e ho ignorato i suggerimenti…”
Anche loro mi confermano che hanno avuto gli stessi problemi, lo sospettavo, andare a votare diventa sempre più difficile e siamo tutti stanchi di votare solo “per evitare danni peggiori”.
Anche questa volta non è servito, Berlusconi ha vinto lo stesso e abbiamo votato per un centro sinistra troppo uguale alla vecchia democrazia cristiana, il partito che abbiamo sempre combattuto in nome di quegli ideali di giustizia e di libertà ma, si sa, il comunismo è morto e definirsi comunisti oggi significa autorizzare gli altri a dirti : “Ma sei scemo; Il mondo va verso la globalizzazione e l’efficientismo e tu ancora stai a farti le pippe con queste cazzate?
”Beh, preferisco restare scemo e continuare a immaginare un mondo diverso che massimizzarmi e fare la fine di tutti quei bravi e bei ragazzi in doppio petto e coi capelli sempre a posto convinti sostenitori di Berlusconi o di quei compagni che hanno accettato, non senza drammi e pianti, di sotterrare per sempre la falce e il martello e darsi completamente a una specie di Socialdemocrazia che sta allontanando la gente dalla politica rinnegando tutti i sacrifici e le lotte di tanti compagni”.
Entriamo nella chiesa di Santa Patrizia a San Gregorio Armeno, io l’ho già vista ma la trovo sempre sconvolgente. I miei amici la guardano meravigliati “E’ la chiesa più sconvolgente che avete mai visto vero ?” Mi danno conferma della mia supposizione e ci lasciamo affibbiare figurine, preghiere e libretti di Santa Patrizia da una piccola monaca accanto all’altare, in un pertugio sotto uno degli organi, quello sulla destra.

Sul pulman per il ritorno, una giornata che è letteralmente volata tra visite a chiese e vicoli, una pausa per la pizza, molto suggestiva la visita alla Napoli sotterranea e al Monastero di santa Chiara.
Napoli, un altro giorno con te, quando ho pensato di scrivere questo testo ho deciso di descrivere tutte le sensazioni provate in un giorno ma è impossibile farlo.
Il testo sarebbe risultato troppo lungo e, forse, anche troppo “palloso” così ho deciso di fermarmi e saltare le tante incredibili e suggestive emozioni provate.
Napoli, la mia Napoli è così, incredibilmente vera, straordinariamente bella.
Se non ci siete mai stati non mancate di andarci, Napoli non può mancare alla vostra esperienza, non può non impressionarVi, è unica!


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