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GIUSEPPE CONIGLIO


     
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CROCI ASTILI, UN PATRIMONIO DA SALVAGUARDARE

CROCI ASTILI, UN PATRIMONIO DA SALVAGUARDARE
Nel settore il Materano vanta una nobile ed antica tradizione


Le Croci astili che da sempre conferiscono maggiore dignità e solennità alle varie cerimonie religiose, ai riti sacri ed alle processioni, costituiscono un patrimonio artistico da valorizzare e salvaguardare, poiché il materano vanta in tale settore una nobile e secolare tradizione, i cui aspetti vanno comunque ancora più approfonditi, anche per sfatare una buona volta il facile luogo comune di un’arte conoide- rata minore. Già nel lontano 1493, operava in Basilicata, un certo maestro Santoro, che realizzava Croci astili e che era un vero maestro anche nell’intaglio del legno e nella lavorazione dei metalli. Ma un rilievo del tutto particolare assumono nel panorama artistico del mezzogiorno le cinque Croci astili di Armento, Craco, S. Mauro Forte, Aliano e Pisticci, tutte realizzate da Giovanni Angelo Chiarito, che si firmava come “orefice della Terra di Craco”. La tipologia delle sue opere risulta ben definibile, seppure schematica e ripetitiva, molto vicina a quella dei fratelli Conte di Castrovillari, al quale forse egli si ispirava. Presentano, fra l’altro, motivi floreali stilizzati e ricche “macule” d’argento, con fini decorazioni. La Croce astile di Craco è di certo tra le opere più delicate e suggestive, finemente modellata e con equilibrata strutturazione anatomica, con ai piedi la rappresentazione in rilievo del teschio di Adamo.
Sul nodo, invece, l’effigie, sempre in rilievo, della Madonna del Rosario e di San Nicola Benedicente. La Croce di Armento fu commissionata nel 1680 dal clero per la chiesa di S. Luca Abate e quella custodita nella chiesa dell'Assunta a San Mauro Forte risale al 1689. Già da un primo esame delle sue opere, appare evidente che il Chiarito era un abilissimo e capace artigiano, autore di opere commissionate da varie località della Basilicata. Dall’archivio parrocchiale di Craco si rileva che egli sposò nel 1660 Margherita Francavilla. Il parroco di Craco don Franco Laviola, che avviò già anni fa una interessante ricerca sull’autore delle Croci astili, ritiene che abbia frequentato una bottega orafa a Napoli, per la presenza sulle opere dei Bolli Camerali napoletani. Non risulta che in Basilicata abbiano operato altri orafi, per cui Giovanni Angelo Chiarito “orefice della Terra di Craco” può considerarsi il promotore di questa particolare tecnica artistica. E questo fa presupporre che abbia istituito a Cuna officina o bottega artigianale, per la lavorazione e produzione di arredi sacri.


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