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Guerrieri Gaetano


     
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Adulti (Atulti. Io me medesimo)

Chi crede, o solamente immagina, che io sia adulto o, peggio, vecchio si sbaglia di grosso.
Io, adulto, non lo sono mai diventato veramente.
Basterebbe frequentarmi fuori da Facebook, fuori dal lavoro, fuori dalla logica delle cose che normalmente scrivo per capire, comprendere e accorgersi, che io sono, effettivamente e realmente, fuori.
Fuori come un ragazzino, felice, libero e disincantato, che gioca nel sole senza curarsi e preoccuparsi troppo del tempo, delle convenienze, dei doveri e degli altri.
Una delle cose più vere, e lontane, dal mero esercizio letterario, che pure mi affascina e mi prende spesso e con una certa frequenza, è un testo come questo o anche siffatto che, con marcata ingenuità e, mica tanta, spavalderia nonché saggezza o convenienza, semmai incoscienza, mi descrive in parte; ma non credeteci completamente e totalmente.
Diffidate, dunque, dalle apparenze e da tutto ciò che, semplicisticamente, può apparire scontato e ovvio, specie se ha a che fare con me.
Io con i miei figli, per esempio, sono, praticamente, coetaneo. Con loro non posso e non riuscirei, infatti, a essere severo, non ci crederebbero e, di certo, non mi filerebbero neanche per un secondo.
Per come mi sento, e per come mi vedono quelli che mi conoscono realmente, o pensano soltanto di conoscermi, io non ho piĂą di due anni tondi tondi.
Per come ho vissuto, poi, negli ultimi anni e, per come ho amato, respirato, camminato, viaggiato e sentito negli ultimi cinque, dovrei avere almeno un figlio di due anni. Anche tre, quattro, addirittura cinque.
Non è così, purtroppo, i miei tre figli ne hanno, tutti e tre, più di venti ma, se l’avessi, il figlio di due anni, praticamente saremmo coetanei.
In pratica, tra me e i miei figli, c’è sempre stata una stranissima relazione: o i miei figli hanno quarantacinque anni oppure sono io, ad averne ventidue. E, naturalmente, io, i ventidue, non li ho ancora compiuti. Né li compirò a breve, tutt’altro.
Non sbagliate, però, non scambiate tutto ciò per immaturità, superficialità o, peggio, sciatteria.
L’uomo Gaetano, ha alle spalle una storia difficile e, allo stesso tempo, coraggiosa e, persino, eroica.
Una storia fatta di ideali e speranze, a lungo inseguite e di continui sradicamenti.
Lui, Gaetano, cioè io, nato in un piccolissimo paesino della Lucania incastonato tra le montagne dell’appennino lucano.
Io Gaetano, cioè lui, che ho girato tutta l’Italia per correre dietro a delle speranze e alla ricerca di qualcosa che non trovava nel suo paesino e che, anche girovagando tanto, non ha trovato in nessun’altra parte di questo paese. Almeno sino ad ora.
Metaforicamente sono come un televisore perché, vivendo la mia vita, ne ho viste e passate di tutti i colori. E non solo, anche il bianco e nero.
La vita, infondo, è uguale o simile un po’ per tutti ma, quando c’è da scrivere riassumendo l’esperienza e il proprio sentire, è lì che viene fuori e si vede il vero poeta. L’uomo, con la sua anima e il suo cuore.
E, nonostante le amarezze e le troppe sfortune, ho continuato a scrivere poesie, perché non sono mai diventato troppo serio e nemmeno troppo grande. Purtroppo nemmeno alto, almeno non quanto avrei voluto essere. Sono alto appena un metro e ottanta e, a tratti, gli ottanta li ho superati solo con il peso.
Se la maggior parte degli uomini, dopo i trent’anni, ha il problema di come riuscire a far sopravvivere il bambino che c’è in ciascuno di loro, io ho avuto e, credo, avrò sempre il problema di capire come spegnerlo, di come distrarlo, al punto che, per farlo continuare a scrivere, ho idealizzato e immaginato anche situazioni e vicende mai accadute, se non nei sogni, o nelle aspettative. Anche negli incubi.
L’energia che scorre nelle mie vene, è la stessa che scorre nella mia vena poetica. Ammesso che ci sia, che esista, la vena. Poetica o no.
Instancabilmente in me si è manifestata attraverso gli innumerevoli, anche troppi a essere sincero, testi e poesie che ho scritto e continuo a scrivere.
Dai testi ai un racconti, dalle poesia agli aforisma, con me si può entrare in un mondo fatto di emozioni e di sensazioni riscontrabili nella vita di ciascuno.
Con la semplicitĂ  e la limpidezza, spero, di un bimbo che non ha ancora conosciuto il male.
Beh, so benissimo che “chi si loda si sbroda” ma, credetemi, con questo testo, soprattutto con questo, non mi sono affatto lodato. Tutt’altro.


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