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Adulterio & adulteri

L'adulterio indica l’unione sessuale di una persona coniugata, con una persona diversa dal coniuge, ovvero la violazione della fedeltà coniugale.
Tale convenzione è considerata da questa società (troppo spesso ipocrita e falsa), da tutti i benpensanti (che solitamente in pubblico hanno una morale irreprensibile e, in privato, tantissimi vizi) e, soprattutto, dalla chiesa (che s’ispira a Cristo ma ha costruito templi fastosi diventando opulenta come il peggiore dei ricchi), uno dei fondamentali doveri del matrimonio.
L'adultero è colui che si macchia del “crimine” dell’adulterio; la persona che non mantiene fede a questo “imprescindibile” dovere coniugale e cede alla tentazione della carne. Per dirla più semplicemente, l’adultero è colui che non resiste alla bontà (o bontitudine) di una provocante e procace vicina, collega, amica o sconosciuta che sia. Secondo me, più che un reato, l’adulterio è piccolo peccato (tra l’altro comprensibile) di cui nessuno ha colpa e in cui tutti possiamo cadere. L’uomo e la donna sono deboli e, per natura, portati a tradire.
Anche un noto e antico proverbio assicura che "l'erba del vicino è sempre più verde". Inoltre “al cuore non si comanda” (e neanche e sopra tutto ad altri organi assai meno nobili).
Con il matrimonio l'uomo e la donna dichiarando, in presenza di parenti, amici e al cospetto di Dio, che saranno fedeli per tutta la vita (se non nelle intenzioni, almeno col corpo) pongono una seria ipoteca sulle loro aspettative e desideri futuri.
Ma siamo tutti oramai abbastanza grandi e vaccinati per sapere che le promesse, specie quelle a lunga scadenza e difficili da mantenere, sono una cosa e la vita un'altra.
In realtĂ , piccole e passeggere scappatelle, non solo sono state messe in debito conto e abbondantemente previste al momento della solenne promessa ma saranno in seguito tollerate, consentite, ignorate o, se preferite, sopportate, anche dal coniuge piĂą geloso, se si verificheranno dopo molti anni di matrimonio (a patto che non diventino di pubblico dominio e alla condizione che si concludano entro un tempo ragionevole).
Secondo alcuni il tradimento in sé non ha mai fatto troppo male al matrimonio.
Sono molti, difatti, quelli che sostengono che tradire, almeno una volta, sia inevitabile durante un lungo rapporto e che la scappatella, qualche volta, possa addirittura consolidare un matrimonio.
L’avventura è, dicono, quasi sempre una valvola di sfogo alla monotonia della vita di coppia e, qualche volta, può far rinascere e rinsaldare l'amore e l'interesse per la compagna (o il compagno) destinato a spegnersi definitivamente.
Secondo altri, invece, il tradimento è insopportabile e, dunque, non può che far male al rapporto tra due persone.
Se il tradimento faccia bene o faccia male, io non so ma sono certo che, in entrambi i casi, è meglio che il tradito o la tradita non vengano mai a saperlo.
Tradire sapendo tradire, ovvero senza farsene accorgere è, secondo il mio modesto parere, la ricetta e il toccasana di tantissimi matrimoni alla deriva.
In sostanza, se il tradimento è fatto a regola d’arte, non comporta gravi conseguenze ma può essere, invece, un sistema, come e più di ogni altro, per rendere la propria vita meno noiosa e più accettabile.
Il tradimento può rappresentare, invece, un grosso e insormontabile problema se scoperto. Soprattutto, se diventa di pubblico dominio in quanto dalle mie parti, ma anche in moltissime altre parti di questo straordinario pianeta, nonostante le cose stiano lentamente e inesorabilmente cambiando, è ancora considerato come un gravissimo affronto al quale l'uomo (e sottolineo l’uomo) non può restare indifferente.
Per fortuna, oggi, i traditi non ricorrono quasi più a quegli esagerati ed esasperati atti che, in un tempo non molto lontano, concludevano nel sangue quelle storie iniziate con “pizzichi e baci”.
Oggi il tradito, o la tradita, molto spesso si limitano a ricambiare la “cortesia”; altre volte volutamente lo ignorano (per interesse o per amore familiare), qualche volta ricorrono a scenate, urla e qualche “mazzata” e, quando proprio non riescono a sopportarlo, utilizzano il sistema migliore, divorziano o restano insieme legati dal portafogli, più che dal cuore, e vivono benissimo da separati in casa facendo ognuno quello che gli pare.
Tradire in amore, specie dalle mie parti, però è ancora considerato grave ed è più grave se è perpetrato nel tempo (specie se con la stessa persona).
Un altro metro di valutazione dell’infedetà è il "numero" degli "sgarri".
Inoltre, è giudicata più pericolosa e compromettente, una sola relazione che dura tantissimo che molte relazioni che durano poco. In sostanza, se possono essere maggiormente capite e perdonate, brevi storie di sesso, più gravi e imperdonabili appaiono quelle lunghe. Ciò in considerazione che, secondo la comune convinzione, nel primo caso si tratta solo di sesso (quindi di semplice attrazione fisica) mentre, nel secondo, l'amore e il coinvolgimento sentimentale (quindi l’innamoramento) sono aggravanti imperdonabili. Ma, queste considerazioni e valutazioni, valgono solo per l’uomo che tradisce. Per la donna che tradisce è, invece, usato un solo criterio, molto più semplice e definitivo: lo hai fatto con uno perché sei una puttana, l’hai fatto con tanti sei una troia; in ogni caso non hai diritto a nessuna comprensione, sei una zoccola e la devi pagare.
Giudizio che trae forza dalla convinzione che l’uomo è un essere debole e superficiale, che non dà molta importanza al sesso e all’amore, mentre la donna è un essere forte, ostinato e fortemente motivato.
In pratica, l’uomo lo sa fare senza lasciarsi coinvolgere e, dunque, può essere perdonato mentre la donna, proprio perché è decisa e passionale, se tradisce lo fa con convinzione e passione e, quindi, tradisce veramente e, di conseguenza, non può essere capita e perdonata.
Personalmente penso che, se la mia donna dovesse tradirm,i preferirei lo facesse per una grande storia d'amore e non solo per qualche ora di sesso.
Sono convinto che sia la donna, che l’uomo, possiedano la stessa forza e le stesse debolezze e che, tutto sommato, possano vivere il sesso, l'amore e il tradimento con lo stesso interesse e la stessa passione. Credo, inoltre, che quando si tradisce la colpa (se proprio dobbiamo attribuire una colpa a qualcuno) debba essere equamente suddivisa tra chi tradisce e chi è tradito.
Un altro notissimo proverbio sostiene che, in caso di tradimento, il cornuto (o la cornuta) è sempre l'ultimo a saperlo. Sono convinto della sua bontà. Non solo è vero ma credo che probabilmente, il tradito o la tradita, potrebbero anche riuscire a non saperlo mai se non ci fossero quei deliziosi personaggi che, comunemente chiamiamo amici o amiche (alle quali confidiamo i nostri sentimenti e dalle quali ci aspettiamo riservatezza e rispetto) ma che sembrano esistere solo per darti cattive notizie o crearti delle complicazioni.
L'amica o l'amico, difatti, è proprio quella persona che, il più delle volte, ti mette a corrente del “fatto”. Lo fa con una così sconvolgente solidarietà e impressionante partecipazione che, alla fine, sei tu che devi consolare lui.

Non contento d’averti dato la stupefacente notizia, l’amico ha sempre un sacco di consigli da darti e ti suggerisce cosa devi fare e non fare. All'amico è inutile spiegare che l'amate e che anche lei vi ama, che non è possibile, che non poteva trattarsi di lei (Lucio Battisti e Francesca in questo settore sono stati, senza ombra di dubbio, dei precursori), perché, così facendo, gli offrite solo l'occasione, tanto sperata, per svelarvi tutti i torbidi retroscena della "tresca". Saprete così, anche se non ne avete nessuna voglia e vi fa tanto soffrire, da chi, di come, quante volte, dove e con chi è stata vista e se, per caso, non trovate la forza di mollargli un cazzotto sulla testa e tramortirlo all'istante, arriverà a svelarvi anche i particolari, ancora più dolorosi e imbarazzanti, sino a concludere con la frase che vi farà ancora più male:
- Ma tu, scusa, sei stato tanto stupido da non accorgerti proprio di niente?... Guarda che lo sanno e ne parlano proprio tutti e io, proprio perché ti sono amico, te l'ho detto…
E se, per caso, sareste stati anche disponibili a far finta di niente e a continuare a tenervi il fedifrago o la fedifraga (tanto fanno il loro dovere e non vi fanno mancare niente) sono gli amici che vi imporranno, sotto forma di disinteressati consigli, di dichiarargli guerra e iniziare una sorta di sciopero della ragione che, il piĂą delle volte, se non porta alla separazione conduce, inevitabilmente, alla rottura completa di ogni forma di rapporto.
Ma gli amici sono importanti e di loro proprio non se ne può fare a meno.
Si sa, come sostiene un altro noto proverbio, chi trova un amico trova un tesoro così il vostro dopo avervi informati "del fattaccio", di orientarvi sulle tecniche di guerriglia matrimoniale vi sputtanerà in lungo e in largo cosicché, nel giro di qualche giorno, il vostro dramma sarà conosciuta dall'intero pianeta e tutti sparleranno di voi.
Ma torniamo al tradimento e all’adulterio.
Se il soggetto che pratica questa divertente e salutare attività fisica è maschio di solito è considerato uno stallone, un bontempone o, al massimo, un farfallone. L'uomo che tradisce, molto spesso è invidiato e, in qualche misura, protetto da amici e parenti, mentre se l’attività è praticata da una donna, questa è definita puttana, troia o zoccola. In buona sostanza, una poco di buono.
In questo paese, dove niente e nessuno è uguale, dove anche la legge non è la stessa per tutti, il tradimento non poteva fare eccezione e, se a tradire è lui, la comune morale è disponibile a perdonare e a "capire" l'errore.
Si sa, la carne è debole e l'uomo è cacciatore, mentre se è lei a tradire la cosa si complica, il perdono diventa impossibile, la condanna è unanime e senza possibilità di appello. In questa società ove, ogni reato e ogni azione, è giudicata a seconda di chi la commette, fare le corna alla moglie non è poi cosa tanto grave mentre, farle a un marito, è cosa gravissima ed è, forse, per questo motivo che anche il cornuto si differenzia dalla cornuta. Se è lui che tradisce il perdono e "far finta di niente" appare la soluzione più ragionevole se, invece, è lei l'offesa ricevuta richiede una punizione esemplare.
Ma ritorniamo ancora alla parola, alla sua definizione corretta e a qualche considerazione sull’amore e sull’adulterio.
Adultera, adultera e adulterio, sono parole che possiamo tutte ricondurre alla parola adulterazione, adulterato; piĂą semplicemente andato a male, come il matrimonio, appunto.
Se il matrimonio è la tomba dell’amore, il tradimento ne è, in qualche caso, l’assassino e, in qualche maniera, il mandante.
Ma se l’amore è un male o, se preferite, un bene al quale non sappiamo o non vogliamo fare a meno, le corna non sono un’espressione inevitabile di cui possiamo diventare vittime e carnefici senza volerlo?
Se le corna derivano da un atto d’amore, possiamo far finta di niente e accettarle perché sono l’odio e la guerra i soli mali che dobbiamo temere?
Per concludere non mi resta che citare le parole del mio più caro amico il quale, tornato a casa senza avvisare in un orario e in un giorno sbagliato, trovò la moglie a letto con l’amante e, nello scoprire che quell’uomo era il suo migliore amico, lo fissò per qualche secondo senza dire una parola e uscì.
Ritornò a casa molte ore più tardi, come se non avesse visto niente.
Così facendo conservò l’amico e la moglie.
E’ passato qualche anno e lui non ha più ripetuto quell’errore. Non è più rientrato a casa senza avvisare.
Di questa cosa non ne abbiamo mai parlato.
Da allora ci vogliamo un gran bene ma ci vediamo solo raramente e mai a casa sua.


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